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Manifesto per una formazione umanistica

Una nuova iniziativa della Casa della Cultura: un manifesto, sottoscritto da 12 autorevoli studiosi, relativo alla formazione degli adulti.


Il manifesto
La formazione da tempo non è più circoscritta alla sola fase iniziale della vita e per un numero sempre maggiore di persone è un’esperienza significativa che, con modalità e obiettivi diversi, attraversa l’intera esistenza. Essa coinvolge sempre di più anche nuovi target: donne, adulti immigrati, cittadini di seconda generazione, coloro che fuoriescono dal circuito formativo, gli over quaranta ecc.
Alla pervasività della formazione degli adulti non sempre corrisponde un’adeguata attenzione nella progettazione, nell’operatività e nella scelta delle modalità di erogazione.
Noi invece riteniamo che la formazione degli adulti debba:
1. recuperare le sue origini e la sua ispirazione umanistica. Al centro della sua proposta vi deve essere la crescita complessiva della persona per metterla in grado di far fronte e di rispondere, in modo sempre più autonomo, riflessivamente consapevole, critico e competente alle nuove sfide della “società della conoscenza”.
2. far emergere, valorizzare, mettere alla prova e capitalizzare il ricco bagaglio di risorse, abilità ed esperienze di ciascun adulto per favorire una loro possibile rivisitazione e riutilizzabilità.
3. proporsi l’arricchimento globale e il maggiore consolidamento dell’individuo adulto, stimolandone le attitudini all’(auto)riflessività, creatività, capacità di lavorare sulle proprie emozioni. Ogni momento formativo costituisce un tassello che arricchisce il percorso lavorativo e la vita personale di una persona e stimola uno stretto intreccio tra identità professionale e personale, tra vita vissuta e formazione.
4. potenziare le competenze culturali e professionali delle persone e costruire abilità e strumenti per orientarsi più agevolmente in un mondo in rapida e tumultuosa trasformazione, che richiede disponibilità a continue discontinuità nella vita privata e professionale.
5. sostenere gli individui adulti dando loro strumenti critici anche per mettere in discussione l’obbligo alla flessibilità nella vita privata e professionale.
6. prendere le distanze dagli assiomi della cultura del mercato che sospingono verso una proposta formativa standardizzata e tecnicistica con deprivazione di possibili orientamenti educativi e critici
7. evitare il ricorso spregiudicato alla logica dell’intrattenimento in base alla quale questioni complesse vengono considerate e affrontate secondo orientamenti rischiosamente riduttivi se non banalizzanti, agitando forti emozioni e rincorrendo facili seduzioni e illusorie soluzioni.
8. ritematizzare il problema della vita adulta esposta oggi a forme coattive di fragilità, vulnerabilità e flessibilità, con l’obiettivo di contribuire alla costruzione di una personale visione critica della realtà che eviti la subalternità a bisogni e desideri eterodiretti.
9. recuperare una matrice narrativo-autoriflessiva, anche autobiografica, per rimettere al centro il soggetto adulto che apprende e si forma: un adulto competente in grado di costruire sapere su di sé e sulla propria identità e storia professionale (di lavoratore in azienda, di professionista della cura, di educatore, di insegnante, ecc.).
10. interrogarsi sulle premesse epistemologiche, sugli orientamenti di senso, sulle opzioni metodologiche e quindi sulla identità della formazione degli adulti. Essa ha profondi significati educativi ed esistenziali: è una scienza pedagogicamente connotata, dentro una matrice umanistica, oggi offuscata da derive di vario tipo, tra cui quelle da “intrattenimento” o da eccessi di tecnicismi, che segnano tanta parte della vita pubblica e privata contemporanea.

Pier Luigi Amietta, Franco Bochicchio, Renata Borgato, Ferruccio Capelli, Micaela Castiglioni, Andrea Ceriani, Duccio Demetrio, Elena Marescotti, Salvatore Natoli, Gianpiero Quaglino, Maura Striano, Pino Varchetta



Le domande
1. Quale senso ha oggi la formazione degli adulti? Che compiti le possono essere affidati?
2. Alcuni di noi ritengono importante che alla formazione degli adulti debbano essere affidati compiti di sviluppo complessivo della persona in senso umanistico e non solo funzioni strumentali. Condividi questa impostazione?
3. Se la risposta è affermativa, quali metodologie e quali tecniche possono essere utilizzate in coerenza con tale obiettivo?

Il nostro manifesto sta provocando una vivace discussione. Sono pervenuti molti contributi, alcuni in forma di risposta alle "tre domande", altri come brevi saggi sulle questioni sollevate.

Li pubblichiamo in ordine alfabetico:
(clicca sul nome per visualizzare il testo)
Amietta Pier Luigi, Astrologo Dunia, Biasin Chiara, Bisceglie Renato, Bisio Carlo, Bochicchio Franco, Borgato Renata, Canavese Vittorio, Castiglioni Micaela, Ceriani Andrea, Cicci Monica, Cornacchia Matteo, Di Giorgi Sergio, Di Rienzo Paolo, Duccio Demetrio, Formenti Laura, Forti Dario, Gamberini Samantha, Gamelli Ivano, Godino Antonio, Grande Nicola, Mapelli Barbara, Marescotti Elena, Pievani Telmo, Prati Giacomo, Quaglino Gian Piero, Riva Maria Grazia, Striano Maura, Trupia Pietro, Varchetta Giuseppe, Vergnani Paolo, Zucchi Elena e Pasinato Alessandra

Con il contributo di: