Luigi Mazza  
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CITTA' E TERRITORIO TRA GIURISDIZIONE E PRATICHE CORRENTI


Un commento all'ultimo libro di Paolo Maddalena



Luigi Mazza


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Confesso che il libro del professor Maddalena mi ha intimidito per almeno due motivi. Da un lato la vastità e la difficoltà dei temi affrontati e presi di petto con grande vigore. Dall'altro lato il sapere, non solo giuridico, dell'autore, un sapere che attraversa in modo pregnante tutti i temi del libro e che, per molti aspetti, mette il lettore non competente con le spalle al muro.

Maddalena disegna un quadro giuridico costituzionale e una giurisprudenza molto più avanzati delle pratiche concrete della vita sociale. Basti pensare, ad esempio, alle opportunità offerte dall'azione popolare e che non vengono utilizzate. Lo scollamento tra ciò che è permesso, suggerito o addirittura prescritto dal quadro giuridico e ciò che succede nella realtà è scoraggiante.

Così scoraggiante da richiamare, ad esempio, la decennale polemica politica condotta, con scarso o nessun successo, dai radicali per denunciare l'illegalità del nostro Stato. Un'illegalità difesa dalle pratiche partitiche in un sistema che, anche quando si vede costretto a prendere provvedimenti per rispristinare la legalità violata, procede con una lentezza tale da vanificare la sostanza dei provvedimenti finalmente assunti. Si consideri, ad esempio, accanto alla drammatica vicenda delle carceri, la vicenda quasi comica, ancorché tragica per la legittimità, delle firme false sulle liste elettorali in Lombardia.

Ma tra quadro giuridico e pratiche in molti casi non vi è scarto, in quanto il quadro giuridico corrisponde all'immaginario collettivo. È quello che accade a proposito dello jus aedificandi, e allora diventerebbe indispensabile una 'profonda revisione delle leggi, della giurisprudenza e aggiungerei soprattutto, come scrive Maddalena, 'dei convincimenti che dominano in materia ', perché insieme alle leggi è l'opinione pubblica che dovrebbe essere modificata.

Le argomentazioni di Maddalena sono dirette ad evidenziare l'appartenenza in proprietà collettiva del nostro territorio. Un'appartenenza che ha due grandi nemici su cui bisognerebbe intervenire. Si tratta di due squilibri, lo squilibrio della 'devastazione ambientale ', a cui aggiungere le 'privatizzazioni ', e lo squilibrio della 'speculazione finanziaria '.

Con riferimento al doppio squilibrio ambientale ed economico finanziario l'autore descrive criticamente la lunga storia dei concetti chiave di proprietà collettiva, proprietà privata e interesse pubblico.

I problemi e i conflitti che si sviluppano intorno a questi concetti vengono esaminati e ricondotti alle criticità che si determinano quando sono confrontati con il quadro costituzionale e giurisprudenziale. Il quadro che le nostre pratiche dovrebbero rispettare e che, troppo spesso, non rispettano.

Nella disanima complessiva svolta da Maddalena i pilastri della legge sono i riferimenti cardinali contro i quali conflitti e squilibri dovrebbero infrangersi per dar vita finalmente ad una vera palingesi rivoluzionaria. La parola rivoluzione non sembri fuori luogo, perché Maddalena mette in discussione senza risparmio e vuole superare la cultura borghese e il pensiero unico liberista che ormai prevale nel nostro mondo. A tal fine non esclude anche provvedimenti molto drastici e problematici, come ad esempio l'uscita dall'euro per ricuperare il controllo della nostra moneta.

La rivoluzione deve essere una rivoluzione culturale e sociale, in quanto Maddalena non esita a riconoscere che per quanto riguarda, ad esempio, lo ius aedificandi, nel nostro paese la cultura politica e sociale della stragrande maggioranza è quasi estranea e in contraddizione con l'idea fondamentale di territorio come bene comune di tutti gli italiani.

Osserva Maddalena, che 'nell'immaginario collettivo non è affatto chiaro che al presunto diritto di proprietà del privato è da opporre il diritto reale di proprietà collettiva del territorio ' con tutto quello che consegue da questo assunto fondamentale. 

Si tratta di sradicare pratiche dominanti ormai da molto tempo, e dotate di una particolare forza e potenza. Nella maggior parte dei casi le idee in circolazione si fondano sul primato dell'individuo e della proprietà. Questo è un mondo in cui il diritto alla proprietà privata e la ricerca del profitto prevalgono su qualunque altro possibile diritto.

La tensione di Maddalena nell'auspicare e perseguire un cambiamento dell'immaginario collettivo, mi ha ricordato la predicazione di un autore, Henri Lefebvre, che è stato centrale negli anni sessanta e settanta del secolo scorso,  ha ispirato i movimenti del '68, e promosso l'affermarsi delle rivendicazioni dei diritti sociali. 

In particolare mi ha ricordato un'affermazione di Lefebvre secondo cui bisogna pensare l'impossibile per poter realizzare il possibile. Resta da vedere se per Maddalena il possibile sia sufficiente, ho l'impressione che non sia così. Per quanto è possibile un confronto, Maddalena mi sembra più esigente dello stesso Lefebvre.

Insieme a Lefebvre mi ha ricordato la predicazione di un altro autore, David Harvey, che a Lefebvre si richiama direttamente. Harvey considera la città il terreno privilegiato per ogni forma di critica anticapitalista e per ogni pratica politica. Egli identifica nei processi urbani gli strumenti più efficaci per la riproduzione del capitale e l'affermazione della cultura liberista.

Entrambi questi autori auspicano un cambiamento rivoluzionario culturale e sociale, ma, e in questo sta una differenza con Maddalena, il loro termine di riferimento e strumento di cambiamento non è la legge, è la lotta politica. 

Maddalena ha ben chiaro che l'evidente scarto tra quadro giuridico e pratiche è da attribuire alla povertà politica della nostra comunità. Alla sua incapacità di corrispondere ai propri doveri e di rivendicare concretamente i propri diritti. 

Si tratta di una comunità contraddistinta da un'idea limitata e povera di cittadinanza, da un'idea ormai deformata dall'individualismo del pensiero unico neo-liberista.

E qui sta il punto su cui non mi sembra che Maddalena si soffermi a sufficienza: in quale modo  si possa giungere ad una profonda revisione dei convincimenti dominanti e poi anche delle leggi e della giurisprudenza. Una revisione che Maddalena auspica con forza. Come giungere, in altre parole, ad una concreta azione popolare.

Un tempo non ci sarebbero stati dubbi, sarebbe stata la sinistra ad agire nella direzione che Maddalena indica. Ma oggi, nell'era del cambiamento, complice la globalizzazione, i termini del problema sono mutati, l'opposizione tradizionale tra destra è sinistra non è più chiara come un tempo. Come scrive Franco Cassano, la sinistra si muove ormai 'Senza il vento della storia '.

Non che non esista più differenza tra destra e sinistra, al contrario la differenza esiste come e più di prima, ma la distinzione non si caratterizza più in un solo blocco sociale. È in atto un conflitto tra diritti. La comparsa di diritti nuovi comporta nuove classificazioni delle priorità, con il risultato che gruppi sociali o segmenti diversi di essi, possono essere danneggiati o favoriti dalla prevalenza dell'uno o dell'altro diritto. 

L'espansione generale dei diritti mentre dilata certi spazi, ne comprime altri, in questo modo sono favorite alcune aree sociali e penalizzate altre. Provare a rendere compatibili due diritti in conflitto è necessario, ma difficile e richiede tempo, fiducia, e la disponibilità di risorse economiche e culturali che permettano di sopportare i costi sociali derivanti dai mutamenti che si vogliono realizzare.

Un caso classico è la tutela dell'ambiente che può colpire l'occupazione o viceversa la difesa dell'occupazione può impedire la tutela ambientale. 

Un altro caso è il diritto all'accoglienza degli immigrati che si scontra con l'insicurezza di chi percepisce i nuovi arrivati come un pericolo per il proprio diritto al lavoro e alla sicurezza.

Un altro conflitto tra i diritti può prodursi all'interno del blocco sociale della sinistra. La lotta per l'uguaglianza delle opportunità e per la realizzazione di una piena valorizzazione individuale, che procede in modo molto diseguale.

Mentre in alcune aree si producono risultati, ad esempio riducendo le discriminazioni di genere, in altre aree aumenta il divario, ad esempio, nella dotazione di servizi.

Il risultato è che si procede in modo asimmetrico, mentre alcuni conseguono importanti conquiste civili, altri soffrono forme di esclusione. L'egemonia dei temi ha conseguenze sul definirsi del blocco sociale che si cerca di rappresentare: alcuni si aggiungono, altri se ne vanno.

Sarebbe ipocrita e semplicistico concludere che siamo preda di nuovi egoismi, anche se questo è almeno in parte vero. Per venirne a capo si tratta di capire le dinamiche conflittuali dei processi reali che non possiamo risolvere solo con l'imposizione della norma, e poi quale norma? Come diversificare e articolare una norma capace di tener conto dei conflitti e delle contraddizioni che continuiamo a registrare.

Ci troviamo ormai in un mondo in cui l'incremento delle libertà e dei diritti individuali avviene riducendo le sicurezze collettive e in cui la competizione individuale sembra essere l'unico canale per l'accesso alle risorse. 

I diritti individuali non sono più un complemento dei diritti collettivi, ma tendono ad essere i loro sostituti.

L'estensione globale dei mercati ha esaltato le forme di concorrenza tra i lavoratori, con effetti positivi per le aree più arretrate ed emergenti ed effetti negativi per le aree più sviluppate. Nel nuovo quadro globale che si è venuto a creare è molto difficile pensare a forme di accordo tra i lavoratori salariati di tutto il mondo secondo il modello classico di conflittualità destra-sinistra.

In questo modo vengono meno forme di lealtà tradizionali e se ne formano altre che attraversano i blocchi sociali tradizionali e creano nuovi schieramenti, nuove frizioni e nuove forme di difesa contro la concorrenza che viene dall'esterno e in particolare dalle aree emergenti.

I vantaggi per le aree emergenti possono essere apprezzati dai gruppi socialmente e territorialmente meno esposti, ma vengono percepiti dai gruppi sociali più esposti come un pericolo e in molti casi con ragione.

In questo quadro la definizione degli squilibri ambientali e finanziari non è semplice se facciamo riferimento, e non potrebbe essere altrimenti, a gruppi sociali specifici.

Il quadro che ho descritto è un breve resoconto delle pagine intense di Cassano e vi rimando al suo piccolo formidabile libro per poter cogliere il senso del suo contributo.

In conclusione, se le osservazioni svolte hanno un senso, il fare riferimento quasi esclusivo al contesto costituzionale e legislativo può rivelarsi un riferimento insufficiente, anche se necessario, per orientarci nell'individuazione di torti e ragioni dei gruppi sociali che oggi confliggono sul territorio comune.

Intendiamoci, la cronaca di questi giorni, con l'intervento della Corte costituzionale sulle pensioni, sembra dar ragione a Maddalena: è la Corte a indicare il da farsi. Ma così facendo la Corte surroga la politica, e avviene quello che è stato definito un fenomeno di giurisdizionalizzazione della politica, un fenomeno non solo italiano. 

In questo modo la politica perde ulteriormente prestigio e credibilità presso la popolazione, e ne consegue che il cambiamento e il riorientamento dell'opinione pubblica risulta, se possibile, sempre più difficile.

                                                                                                          Luigi Mazza


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20 Maggio 2015

 

CITTÀ BENE COMUNE

 

Ambito di dibattito sulla città, 

il territorio e la cultura del 

progetto urbano e territoriale

 

a cura di Renzo Riboldazzi 

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Le città fallite (Donzelli, 2014)

 

- J. Muzio, intervento all'incontro con T. Montanari su Le pietre e il popolo(mimum fax, 2013)

- P. Panza, segnalazione (sul Corriere della Sera dell'11.05.2014)