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OLD LABOUR


Il compito non facile di ridisegnare l'identità dei laburisti






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Che fare? Negli ultimi venti anni non è mai stato così urgente per il Labour dare una risposta a questa domanda. Le elezioni sono andate peggio del previsto, e non è chiaro quale sia il percorso da intraprendere per uscire dalla crisi. Le dimissioni del segretario, che erano inevitabili per le regole non scritte della politica britannica, sono il primo passo del processo che si concluderà con la selezione di un nuovo leader che avrà il compito non facile di ridisegnare l'identità dei laburisti.


Lo scenario che il nuovo segretario si troverà di fronte è complesso. Da un lato dovrà confrontarsi con un governo conservatore dotato di una salda maggioranza parlamentare, che già annuncia di voler continuare le politiche economiche portate avanti nella legislatura che si è appena conclusa. Ciò vuol dire nuovi tagli di spesa, ulteriori arretramenti nei settori del Welfare e dell'istruzione, una spinta ancora più decisa nella direzione di un'economia che vede nella finanza il proprio punto di forza. Dall'altro, per la prima volta, i laburisti avranno a che fare con un Parlamento in cui c'è una consistente rappresentanza di un partito nazionale, lo Scottish National Party, che ha un'anima socialdemocratica. Lo Snp non è infatti una formazione paragonabile alla nostra Lega. Gli indipendentisti scozzesi devono la propria forza in larga misura a una piattaforma che vede nella difesa del Welfare e dell'istruzione pubblica, che in Scozia sono da sempre di ottimo livello, uno dei suoi punti di forza.


La scomparsa del Labour nel nord del Regno Unito si deve al fatto che secondo gli elettori scozzesi il partito non si è dimostrato un interlocutore credibile per chi si oppone alle politiche economiche dei conservatori. Tale atteggiamento è verosimilmente anche la spiegazione di un altro aspetto del risultato elettorale: la disfatta dei liberaldemocratici, che sono apparsi troppo appiattiti sull'agenda economica conservatrice, non si è tradotta in un travaso di voti verso i laburisti, come si poteva sperare. La componente dei Social Liberals, la sinistra del partito liberaldemocratico, pare che abbia trasferito i propri consensi ai Verdi, piuttosto che al Labour di Milliband.


L'unica realtà sociale in cui i laburisti sono andati abbastanza bene è quella dei grandi centri urbani (in particolare Londra), che hanno un elettorato in cui spicca una forte presenza multiculturale che plasma la sensibilità di una borghesia benestante, istruita, e aperta. Questi sono gli elettori cui potrebbe piacere la candidatura a segretario del partito di Chuka Umunna, un giovane avvocato di colore figlio di un immigrato nigeriano, che pare goda del sostegno del principale architetto del New Labour, Lord Mendelson. Umunna è indubbiamente un personaggio interessante, anche se c'è chi gli rimprovera di non essere in grado di raccogliere consensi fuori dalle elites urbane. L'obiezione di chi non guarda con simpatia a una sua ascesa verso la leadership è che una sinistra moderata che si appoggi solo su tali ambienti non può aspirare a diventare maggioranza nel paese. Allo stato attuale chi si sente escluso preferisce l'Ukip, e chi spera di migliorare la propria situazione economica preferisce scommettere sugli effetti di lungo periodo delle politiche pro-mercato già sperimentate dal governo Cameron, di cui si annuncia un consistente rilancio con il ritorno di Ian Duncan- Smith come responsabile del dicastero da cui dipende la gestione del Welfare.


Oltre alla questione dell'elettorato di riferimento c'è poi quella, strettamente connessa, della piattaforma politica del partito. Umunna appartiene alla generazione più giovane dei modernizzatori che vorrebbero riportare il Labour al centro, accogliendo l'invito lanciato nei giorni scorsi da Tony Blair.
Un'ipotesi che piace molto anche a diversi esponenti del Pd, cui ovviamente nessuno nel Regno Unito pensa di chiedere un parere, ma che sarebbero ben felici di trovare un nuovo punto di riferimento internazionale da indicare come modello per Renzi. Tuttavia, dato che quel che conta alla fine è il voto dei cittadini britannici e non quello del popolo delle primarie, ci sarebbe da chiedersi se questa strada sia praticabile.


L'ostacolo principale per una rinascita del New Labour è che in questo momento il 'centro ' politico nel Regno Unito è saldamente presidiato dai conservatori, che non danno alcun segnale di volerlo abbandonare. Se è vero infatti che il governo di coalizione in questi anni ha portato avanti una politica economica di destra, basata sui tagli di spesa e sulle misure a favore delle imprese e dei ceti più abbienti, bisogna anche riconoscere che il volto del partito conservatore, il primo ministro David Cameron, si è ben guardato dal caratterizzarsi come politico disattento alle esigenze dei cittadini comuni. Al contrario, il messaggio che egli ha costantemente trasmesso è quello di un conservatorismo compassionevole, che vuole rendere i servizi pubblici più efficienti, ma non ha un'ostilità ideologica nei confronti del Welfare. Ovviamente, in un paese che viene da decenni di politiche neoliberali, questo non vuol dire molto, e soprattutto non comporta alcun impegno a porre in essere politiche redistributive. Ma è sufficiente per poter vantare un profilo di politico moderato che evidentemente piace a larghi settori dell'opinione pubblica.


La strada della competizione per il centro politico sarebbe per il Labour molto più accidentata rispetto a quella che ha percorso Renzi in questi mesi. A Londra non ci sono un Berlusconi o un Salvini a spaventare l'elettorato moderato, e la sconfitta elettorale dell'Ukip, con l'uscita di scena di Nigel Farage, rafforza questa posizione dominante dei conservatori. In altre parole nel Regno Unito la sinistra socialista è nell'angolo. Stretta tra una competizione con un forte partito di centro, al quale per ora essa non rappresenta un'alternativa credibile, e una deriva radicale. La via intermedia, che è stata quella di Ed Milliband (tutt'altro che un estremista), si è rivelata perdente.


Certo è possibile che le cose cambino. Mai come oggi l'assetto costituzionale del Regno Unito appare minacciato da spinte centrifughe che i conservatori non sono in grado di contrastare: e anche il referendum sull'Europa potrebbe avere risultati drammatici per Cameron. Ma queste difficoltà non sarebbero necessariamente vantaggi per un Labour che ha perso i propri consensi in Scozia e potrebbe perderli anche in altre aree del paese, come il Galles e l'Irlanda del Nord.


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03 Giugno 2015

EDITORIALE

MONDOPERAIO 5/2015