Francesco Somaini  
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ATTUALITA' DEI FRATELLI ROSSELLI


Una serata alla Casa della Cultura, nel 78°del loro assassinio



Francesco Somaini


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Non so a quanti sia mai capitato di recarsi in Normandia, e di andare a vedere il luogo il luogo in cui il 9 giugno del 1937 furono trucidati i fratelli Carlo e Nello Rosselli.
Io ci sono stato, alcuni anni or sono. E' un luogo suggestivo quel tratto di strada - la Dipartimentale 335 - che da Alençon conduce a Bagnoles-de-l'Orne, perché l'aspetto è ancora molto simile a quello che esso doveva avere 78 anni or sono.

Carlo Rosselli, il più intransigente e determinato degli esuli anti-fascisti, si era recato a Bagnoles (che aveva fama di stazione termale e di località di cura) per riprendersi  dai postumi di una flebite: una fastidiosa infiammazione alle gambe che pochi mesi prima lo aveva costretto a rientrare in Francia dalla Spagna, ove l'anno precedente era stato tra i primi ad accorrere alla testa di una colonna di volontari anti-fascisti italiani, decisi a prestare soccorso alla Repubblica spagnola contro il colpo di Stato dei generali e di Franco.Nello, a sua volta  militante anti-fascista, ma attivo più che altro sul piano intellettuale - era salito dall'Italia per render visita al fratello esule (Carlo Rosselli mancava dall'Italia dal 1929, cioè dai tempi della rocambolesca fuga in motoscafo dal confino di Lipari).

I due fratelli quel 9 di giugno si erano recati in gita ad Alençon.  Verso sera si erano avviati per rientrare in auto a Bagnoles; e lì, in quel tratto di strada, non lontano dal castello di Couterne, era appunto avvenuto l'agguato. Un auto si era messa di traverso a bloccare la carreggiata, fingendo un guasto al motore. Un'altra auto era sopraggiunta da dietro. Nello Rosselli era sceso dalla vettura per accertarsi della situazione, quando l'uomo che era chino sul motore dell'auto di traverso si voltò all'improvviso e gli esplose addosso una revolverata. Dall'auto giunta da dietro sopraggiunsero altri sicari, che spararono al volto di Carlo, rimasto al volante della sua Ford. Alle revolverate si aggiunsero poi dei colpi di pugnale per finire i due fratelli.
I due corpi, sfigurati, vennero quindi buttati nel bosco accanto alla strada, là dove ora sorge un commovente cippo commemorativo, che ricorda i due fratelli 'tombés ici pour la justice et la liberté '. I cadaveri furono ritrovati solo due giorni dopo.

I sicari che avevano compiuto il delitto appartenevano all'organizzazione di estrema Destra francese della 'Cagoule '. Questi 'cagoulards ' erano stati espressamente contattati, ingaggiati e pagati (con armi e denaro) da uomini dei servizi segreti italiani, a loro volta incaricati di procedere all'eliminazione dei due Rosselli per espresso volere del ministro degli estreri Galeazzo Ciano, con probabile avallo (tacito o esplicito) dello stesso Mussolini (di cui Ciano, come noto, era il genero, ed anche colui che all'epoca veniva da tutti considerato come l'erede politico più naturale).

Finiva così, in quel tragico modo, la vicenda dei due fratelli Rosselli (oltre a Carlo e Nello ve ne era stato in realtà anche un terzo, Aldo, il maggiore dei tre, che era però morto in guerra nel 1916).

Carlo, brillante teorico politico (era stato l'autore del grande lavoro sul Socialismo Liberale) e indefesso organizzatore di un'instancabile attività antifascista, era certo il bersaglio principale dell'agguato omicida. La sua azione di inflessibile oppositore del regime (tra le altre cose mi piace qui ricordare il suo ruolo decisivo, assieme a Sandro Pertini, Ferruccio Parri ed Adriano Olivetti, nell'organizzare nel 1926 la fuga da Milano e dall'Italia del grande leader del Socialismo Italiano Filippo Turati) era divenuta col tempo assolutamente intollerabile per le autorità fasciste, soprattutto dopo che dalla Spagna Rosselli aveva fatto conoscere alla stampa internazionale uno scoop giornalistico particolarmente imbarazzante. Egli aveva infatti dimostrato che le truppe italiane sconfitte a Guadalajara del marzo del 1937 dai repubblicani spagnoli non erano quei formidabili volontari anti-bolscevichi di cui parlava il regime, bensì dei semplici poveracci mandati a combattere per raggranellare quattro soldi e senza nemmeno ben sapere cosa stessero facendo e perché. Questo smacco propagandistico, che si sommava all'onta della sconfitta sul campo, era stato avvertito come uno sgarbo gravissimo dal governo di Roma, poiché ne smontava quell'immagine di fiera muscolarità guerriera con cui il regime cercava da tempo di presentarsi. Contro il fondatore di 'Giustizia e Libertà ' era stata dunque pronunciata un'inappellabile condanna a morte, che i sicari di Bagnoles si premurarono di mandare ad effetto. Nello, rispetto a questo preciso disegno omicida, era indubbiamente un bersaglio meno significativo agli occhi del regime. Ma la sua morte non avvenne per caso. Il suo lavoro di studioso e di storico del Risorgimento, legato al suo vecchio maestro Gaetano Salvemini, lo avevano fatto notare come un intellettuale decisamente scomodo. Più volte egli era stato arrestato e condannato al confino. E quando presentò alla Questura di Firenze la richiesta del passaporto per potersi recare in Francia dal fratello, il documento per l'espatrio gli venne rilasciato con insolita e sospetta facilità.

Sono ora trascorsi 78 anni da quel duplice e brutale delitto. Ma i fratelli Rosselli trasmettono ancora un messaggio importante. Non si tratta soltanto del persistente e grande valore di un'opera come 'Socialismo Liberale ' di Carlo - che non è, si badi bene, un Socialismo che si annacqua di moderatismo liberale, ma è un Socialismo che sussume ed assorbe fino in fondo il tema decisivo della Libertà, e che proprio per questo può rappresentare ancor oggi un orizzonte teorico di grande potenza per una Sinistra che deve in parte ritrovare il proprio 'ubi consistam '. Né si tratta della qualità ancora alta degli studi di Nello (tra cui i lavori su Mazzini e Bakunin, o quello su Carlo Pisacane conservano ancora un valore storiografico alto).

No. Al di là di questo (e in aggiunta a questo), le figure dei due Rosselli continuano infatti a rifulgere di una luce particolarmente vivida e intensa proprio per l'altissimo valore morale e civile della loro vicenda. Sono il loro volontarismo, la loro energia di militanti e di intellettuali, la loro fede incrollabile nel valore dell'impegno politico e civile (nel pensiero e nell'azione), e la loro autentica religione della libertà ad esprimere ancora oggi un messaggio alto e forte, da cui trarre stimolo ed ispirazione (tanto più in un'epoca di disincanto, di cinismo e di disillusione come sembra essere quella attuale). Nello Rosselli lo aveva intuito con lucidità nelle bellissime pagine conclusive del suo 'Pisacane ', dove rievocando l'impresa di Sapri (per molti versi disperata) del grande patriota piemontese, ricordava che quella spedizione nel Regno borbonico, destinata a ben vedere a sicuro insuccesso, aveva comunque un suo alto valore testimoniale, perché era in realtà come un sasso gettato in un fiume e precipitato nel fondo: un gesto, cioè, apparentemente insensato, ma che avrebbe un giorno consentito ad altri di poter posare il piede sicuro su altre pietre che a quella fossero seguite, sapendo che ' quelle scomparse nel gorgo sosterranno il suo peso '. E Carlo, in una lettera a Salvemini del 1925, aveva ripreso questo stesso concetto con parole non meno illuminanti ed intense: 'Forse non avrà apparentemente alcuna positiva efficacia ' - scriveva a proposito della sua battaglia contro il Fascismo - 'ma io sento che abbiamo da assolvere una grande funzione, dando esempio di carattere e di forza morale alla generazione che viene dopo di noi '.

Ebbene questo slancio volontaristico, questa etica del dovere, questa potente passione civile, di matrice davvero mazziniana e risorgimentale, sono il lascito principale che i fratelli Rosselli ci possono trasmettere. E furono il grande retaggio che i due fratelli seppero trarre dall'insegnamento della loro madre - Amelia Pincherle Rosselli -, e dal milieu culturale di lei, in cui ebraismo laico, cultura cosmopolita, grande apertura internazionale ed intenso spirito patriottico si saldavano in modo mirabile.

Ad Amelia Rosselli, ed alla figura di Leone Sinigaglia, un cugino e corrispondente di lei, valente musicista e compositore, poco conosciuto ma di qualità (e di recente riscoperto da Marco Cavallarin e Lydia Cevidalli), abbiamo dunque pensato di dedicare la bella serata del 9 giugno scorso, svoltasi appunto a Milano alla Casa della Cultura. Abbiamo così proiettato un documentario (di Marco Cavallarin) su Leone; ascoltato una bella lezione di Marina Calloni e una toccante testimonianza di Paola Rosselli (figlia di Nello) sulla figura di Amelia; assistito alla lettura di alcune lettere di Amelia e Leone, recitate con passione da Elena Savino e Marco Cavallarin; e infine goduto di alcuni brani musicali inediti e rari di Sinigaglia, eseguiti da Lydia Cevidalli, Elena Marazzi, Cristina Pederiva, Issei Watanabe e Caterina Trogu Roehrich. 
'Parole e suoni di un'altra Italia ' è il titolo che abbiamo scelto per l'inizativa.
E' quell'altra Italia in cui i fratelli Rosselli si vennero formando. Ed è un'Italia che oggi, in tempi di mediocrità e cattivo gusto trionfanti, si dovrebbe per molti versi cercare di ritrovare.


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24 Giugno 2015

L'autore è presidente del

Circolo Carlo Rosselli

Milano