Peppino Caldarola  
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FRATELLI DI SANGUE


Se la Berlino di Haffner fa capolino nelle nostre città



Peppino Caldarola


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Mi immagino, e potete farlo anche voi, la scena. Siamo negli anni Trenta, Hitler è già al potere. Un giovane scrittore, forse giornalista forse assistente sociale, Ernst Haffner, forse tutte e due le cose, viene convocato dal Reichsschrifttumskammer, la camera del Reich che decide la politica culturale del ministero della propaganda guidato da Goebbels. Da quel giorno non si sa più nulla di lui, letteralmentee sparisce. Di lui resta un solo libro, bruciato dai nazisti nei roghi del '33, che, in italiano, ha un titolo forte: "Fratelli di sangue". Questo libro è stato nelle scorse settimane ripubblicato da Fazi editore con una iniziativa encomiabile. Le cronache di quegli anni dicono che fu recensito entusiasticamente da Siegfried Kracauer, un intellettuale ebreo che scriveva sulla Frankfurter Zeitung, scappò dalla Germania nazista e visse dapprima a Parigi poi negli Usa. Fu sociologo, seguace della scuola di Adorno, critico cinematografico, un mito per i cinefili della mia generazione degli anni Sessanta.

"Fratelli di sangue" è la storia di otto ragazzi di Berlino, della Berlino sconvolta dal disastro sociale postbellico e che cadrà poco dopo preda del nazismo. Haffner del nazismo non parla. Segue con puntigliosità cronistica, e con la forza narrativa di Faulkner, la vita di questa banda giovanile che vive arrangiandosi, non sapendo mai dove mangiare, dove dormire, coprendosi a mala pena con abiti consumati e soprattutto facendo tutte le esperienze di una generazione che qualche decennio dopo avremmo definito ""perduta"".

Furti, scippi, bevute colossali, prime esperienze d'amore spesso a pagamento con altrettante adolescenti o con vecchie prostitute disincantate, malattie veneree e polizia sempre al calcagno. Ognuno di loro ha una storia personale tragica, genitori scomparsi o alcolisti, senza dimora, a caccia di locali malfamati in cui passare le ore per scaldarsi. Persino una civile biblioteca cittadina diventa un luogo in cui rifugiarsi nelle ore consentite per togliersi di strada e dal freddo. Tutti gli otto ragazzi sono scappati da istituti e non vogliono più tornarvi anche a costo di finire per qualche giorno in prigione.

Questa vita di vagabondaggio, furti, birra e superalcolici a garganella, sesso rubato non sembra avere alternative tranne che per due di loro che cercano di mettersi in commercio, legalmente, raccogliendo, riparando e rivendendo scarpe usate e quasi inservibili. Gli altri non si fanno domande né cercano risposte. Vivono come possono. Le storie di ciascuno sono drammatiche ma è il gruppo tutto insieme che colpisce ma soprattutto colpisce l'habitat in cui le loro storie si svolgono. È una Berlino che vediamo solo attraverso gli occhi di questi relitti umani, così come tempo dopo impareremo a vederli nelle fogne della Romania del post 89 e forse, oggi, in molte periferie abbandonate alla guerra per bande delle città europee e americane dove si aggirano altrettante anime disperate.

Tutto per questi ragazzi è impossibile, persino muoversi da una città ad una altra ed uno di loro sceglie di viaggiare per ore accucciato sotto un treno quasi a contatto con le ruote ferrate e il terreno al gelo lancinante per raggiungere gli amici, un po' come facevano, più o meno qualche anno prima i vagabondi, per scelta, della provincia americana, e quei sindacalisti che sfuggivano all'agenzia Pinkerton, passata alla storia per essere un corpo privato di polizia ma essendo stato in effetti il più potente gruppo armato contro il sindacalismo nascente negli Stati Uniti.

Questo mondo di privazioni, di violenza, spesso di poveri su poveri, di uno Stato incapace di vedere la sofferenza e tanto meno di provvedere a ridurla, era la Germania di Weimar, quella ombra di Repubblica che lasciò il passo all'hitlerismo. Chissà se l'autore, se fosse vissuto e avesse continuato la sua storia, non avrebbe rintracciato nella gioventù gioventù hitleriana alcuni di questi paria di Occidente.

Il racconto degli anni in cui la democrazia declina è sempre annunciato da crisi sociali paurose. La letteratura tedesca ci ha consegnato opere magistrali e io ricordo sempre l'effetto che fece un romanzo che la Mondadori pubblicò addirittura nel '42, bonificato nella scrittura, di Hans Fallada, nickname di Rudolf Wilhelm Friedrich Ditzen, che narra la storia angosciosa di Giovanni Pinneberg, un "kleiner mann", che a poco a poco, perdendo il lavoro, viene sospinto ai margini sociali con la giovane moglie, di famiglia comunista, mentre si sentono i primi successi e le prime violenze dell'armata hitleriana.

"Fratelli di sangue" sta nello stesso filone ma su una superficie più bassa. Fallada dice quanto può essere distruttiva la perdita di ruolo e di sostegno economico per un un piccolo borghese declassato, Haffner ci racconta le gesta, tutte uguali, di una banda di ragazzi , alcuni ragazzini, che la società non vede più, perché sono diventati invisibili, tranne che alla polizia che talvolta li arresta, li riporta negli Istituti dove istruttori feroci li tormentano fino a spingerli a nuove fughe. La storia ha, come accennavo, anche due personaggi positivi che da questo girone infernale vogliono uscire, ma neppure loro riescono a togliere quel carattere disperato di un pezzo di società che è andata fuori, schizzata lontano, persa nella tragedia degradante di un vivere quotidiano di stenti, vizi, delitti, e solidarietà cameratesca impressionante.

Haffner ha scritto un piccolo capolavoro che andrebbe fatto leggere ai giovani d'oggi, ma forse più che a loro, a chi governa le nostre società e vede numeri invece che persone. Vede numeri di disoccupati, di poveri, di senza tetto e non guarda le vite dei singoli. C'è chi si stupisce che in questi mondi di invisibili alberghi la violenza e spesso l'odio per altri ancora più poveri. Molti a cospetto di tanta degradazione non sa pensare ad altro che a camionette di polizia che fanno retate spesso inutili.

Haffner ha scritto poco meno di un secolo fa. Non poteva immaginare che il suo mondo, brutto e terribile, comincia a fare capolino anche nelle nostre città non più opulente, se non per pochi. Né poteva sospettare, né potevano sospettare soprattutto coloro che hanno combattuto il mostro che ha ucciso Haffner, che si stanno ricreando in molte società occidentali le stesse condizioni di degrado da cui può nascere un'altra mostruosità politica fascinosa per disperati di ogni tipo.

Peppino Caldarola


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22 Marzo 2016

 

 

 

Ernst Haffner, Fratelli di sangue, Fazi 2016