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PIACERE, SONO GIOVANNI L'AMBIZIOSO


Elasti: “Il potere delle parole di indicare sostanza, piena e sessuata”






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Il mio primo lavoro, nel 1996, fu in una sala operativa di una società di intermediazione mobiliare. Facevo trading sui derivati. Nella pratica, compravo e vendevo in Borsa titoli chiamati futures e opzioni, spostando enormi quantità di soldi (altrui) con un click del mouse. I miei colleghi erano tutti uomini e erano convinti che, lì dentro, una donna avrebbe certamente portato sfortuna. 'Quindi ti chiameremo Giovanni ', mi dissero. 

Resistetti quattro mesi. Poi, un giorno, stufa di essere un Giovanni così diverso dagli altri Giovanni della sala operativa, ringraziai, presi la porta e me ne andai.

Quando la presidente della Camera, Laura Boldrini, ha inviato a tutti i deputati una lettera affinché rispettino la parità di genere linguistica quando parlano di deputate e ministre donne, evitando di riferirsi a loro con titoli maschili, mi è tornato in mente il povero Giovanni, con la sua giovane età, le sue belle speranze, i suoi capelli lunghi e le sue calze colorate ma senza un nome che gli, anzi, le somigliasse.

Aldo Grasso sostiene, dalle pagine di Sette, che il sessismo linguistico va combattuto ma 'bisogna stare attenti al carattere prescrittivo che procede negando la realtà, cioè il fattore linguistico, e dando tutto il potere a formule 'astratte ' che deformano in modo anche grottesco ciò che nel sentire comune non è '.

Premesso che, oltre a un Giovanni dalle lunghe chiome, trovo grotteschi e forzati un deputato di nome Isabella e un ministro Beatrice, visto che entrambi i sostantivi maschili singolari sono serenamente e facilmente declinabili al femminile, e premesso che credo fortemente nel potere e nel dovere delle parole di indicare sostanza, piena e sessuata, sono fiduciosa che la nostra lingua, con i suoi tempi e i nostri sforzi, si aggiusterà in modo indolore alla realtà di un mondo sempre più paritario e bisognoso di esprimere l'uguaglianza e la differenza tra Giovanni e Isabella. 

Tuttavia io, pur d'accordo con la presidente della Camera nel chiamare le cose, e soprattutto le persone, con i nomi giusti, non sono convinta che le rivoluzioni si facciano sostituendo lettere A a lettere O.

Credo invece che, più che il genere dei nomi, sia urgente cambiare gli stereotipi che albergano dentro quei generi e dentro quei nomi.

Uno studio di Irene Biemmi, ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze dell'Educazione dell'Università di Firenze, che ha analizzato alcuni testi di lettura per bambini delle maggiori case editrici italiane e ha pubblicato i risultati della ricerca in Educazione sessista, 

Stereotipi di genere nei libri delle elementari (Rosenberg and Sellier), rivela che, nei libri da lei monitorati, ogni dieci protagoniste femmine, ci sono sedici protagonisti maschi. E se questi ultimi possono scegliere tra 50 professioni diverse tra cui re, cavaliere, maestro, ferroviere, marinaio, mago, scrittore, dottore, poeta, giornalista, ingegnere ed esploratore, le protagoniste femminili, invece, di lavori, ne fanno solo 15, tra cui maestra, strega, maga, fata, principessa e casalinga.

Gli aggettivi riferiti esclusivamente ai maschi, rileva l'indagine, sono: sicuro, coraggioso, serio, orgoglioso, onesto, ambizioso, minaccioso, pensieroso, bruto, avventuroso, autoritario, furioso, generoso, duro, egoista e via così, su questo tenore. Gli aggettivi di appannaggio soltanto femminile sono: antipatica, pettegola, invidiosa, vanitosa, smorfiosa, civetta, altezzosa, affettuosa, apprensiva, angosciata, mortificata, premurosa, paziente, buona, tenera, vergognosa, silenziosa, servizievole.

A cosa serve una ministra vergognosa e vanitosa o una deputata pettegola e smorfiosa, se forti, onesti, ambiziosi, sicuri, coraggiosi e seri possono esserlo soltanto i Giovanni?

Avremo vinto solo quando abiteremo un mondo in cui i ministri saranno liberi di essere invidiosi e altezzosi e le ministre coraggiose e orgogliose, nella realtà, nelle parole che pronunciamo e nei libri che regaliamo ai nostri figli. 

 

Elasti alias Claudia de Lillo

 

 


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26 Marzo 2015

      la presidente della Camera, Laura Boldrini, ha inviato a tutti i deputati una lettera affinché rispettino la parità di genere linguistica quando parlano di deputate e ministre donne, evitando di riferirsi a loro con titoli maschili 

 

 

 

      non sono convinta che le rivoluzioni si facciano sostituendo lettere A a lettere O. Credo invece che, più che il genere dei nomi, sia urgente cambiare gli stereotipi che albergano dentro quei generi e dentro quei nomi