Gaia Caimi  
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LE PAROLE DELLA DEMOLIZIONE: POLLY JEAN HARVEY ALLA CASA DELLA CULTURA


Sabato 16 Aprile 2016 ore 20.15



Gaia Caimi


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A pochi giorni dall'uscita di The Orange Monkey, terzo singolo tratto dall'album The Hope Six Demolition Project, la cantautrice britannica Polly Jean Harvey presenterà alla Casa della Cultura di Milano la sua prima raccolta di poesie The Hollow of the Hand.

"Quando scrivo una canzone visualizzo l'intera scena. Posso vederne i colori, intuire l'ora del giorno, percepire lo stato d'animo, vedere il cambio di luce, le ombre in movimento, tutto è racchiuso in quell'immagine. Raccogliere informazioni da fonti secondarie sembrava troppo lontano da quello di cui stavo provando a scrivere. Volevo sentire l'odore dell'aria, sentire il suolo sotto ai miei piedi e incontrare le persone che vivono nei paesi che mi affascinano. Il mio amico Seamus Murphy ed io ci siamo accordati e abbiamo deciso di lasciare crescere questo progetto insieme - io avrei raccolto parole, lui fotografie, seguendo i nostri istinti per dirigerci in nuovi luoghi".

Così Polly Jean Harvey racconta la genesi di due diversi progetti, frutto della serie di viaggi intrapresi tra il 2011 e il 2014 in Kosovo, Afghanistan e Washington DC insieme al fotografo e regista Seamus Murphy: l'album The Hope Six Demolition Project (in uscita domani 15 aprile) e la sua prima raccolta di versi The Hollow of the Hand, edito da Bloomsbury Circus.

La loro collaborazione non è nuova: Murphy ha infatti realizzato la serie di 12 cortometraggi ispirati alle canzoni di Let England Shake (2011), registrato in soli due mesi in una chiesa del XIX secolo nella contea del Dorset, paese natio della cantante evocato nell'intimista White Chalk (2007) e protagonista, insieme a New York, di Stories from the City, Stories from the Sea (2000). 

Così come non sono nuove per i due artisti le indagini compiute sulla tematica della guerra, apprezzate a livello internazionale. Mentre PJ Harvey ha conquistato il suo secondo Mercury Music Prize nel 2011 (il primo è del 2001 per Stories from the City, Stories from the Sea) per Let England Shake, che ha scosso le coscienze della sua Inghilterra con una riflessione disincantata sulla battaglia di Gallipoli e i conflitti arabo-israeliani, Seamus Murphy ha ricevuto sette World Press Photo awards per il suo lavoro in Afghanistan, Sierra Leone, Gaza, Libano, Perù, Irlanda ed Inghilterra. 

La forte alchimia che si è instaurata tra i due è testimoniata dallo stesso Murphy

"Polly è una scrittrice che ama le immagini, io un fotografo che ama le parole. La nostra è una combinazione curiosa. È il nostro sguardo sul nostro paese e sul mondo".

Ma lo sguardo di Polly Jean, disilluso e tenero come quello di una bambina nell'ode England  lascia ora spazio ad una maggiore desolazione, a paesaggi visti nella loro crudezza essenziale. 

"Facce, arti, crani che rimbalzano" sono i bambini che spariscono nella giostra girevole di The Wheel ; un "sentiero di morte e distruzione" accomuna gli abitanti-zombie dell'Area 7 di Washington DC in The Community of Hope , evocati nei primi due singoli di The Hope Six Demolition Project.

Come nell'album, anche nella sua prima raccolta di poesie Polly Jean racconta lo smarrimento di fronte alla guerra e alle sue conseguenze, il dolore degli abitanti di terre abbandonate, erose dal conflitto o dall'indifferenza. Il tutto accompagnato, in toccante armonia, con gli scatti di Murphy che non cedono mai al giudizio e mantengono un forte lirismo visuale pur nella brutalità dei soggetti raffigurati.

Diviso in tre sezioni ed anticipato dalla poesia The Guest Room, recitata in anteprima per il New Yorker poco prima della pubblicazione, The Hollow of the Hand è uscito lo scorso ottobre nel mercato internazionale e viene presentato al pubblico italiano dalla stessa PJ con due reading: a Genova venerdì 15 aprile alle ore 18:00 presso il Salone del Minor Consiglio di Palazzo Ducale e a Milano sabato 16 aprile alle ore 20:00 presso la Casa della Cultura in Via Borgogna 3.

L'incontro con l'eclettica Polly Jean non è solo un'occasione imperdibile per quanti la seguono fin dal suo "burrascoso" esordio ma anche l'anteprima di presentazione del 22°Festival Internazionale di Poesia di Genova "Parole Spalancate".

Fondato e diretto da Claudio Pozzani e organizzato dal Circolo dei Viaggiatori nel tempo,"Parole spalancate" è la più grande manifestazione italiana dedicata alla poesia in tutte le sue forme. Anche la ventiduesima edizione, che si terrà dal 10 al 18 giugno 2016, ospiterà oltre 100 eventi gratuiti tra letture, concerti, performance, proiezioni, conferenze, mostre e visite guidate e un evento speciale il 19 giugno alla Casa di D'Annunzio, il Vittoriale degli Italiani: uno spettacolo sull'avventura di Fiume, un reading poetico e un intervento di Pietrangelo Buttafuoco.

Meta dei premi Nobel Walcott, Milosz, Soyinka e Coetzee, di artisti come Lou Reed, Albertazzi, Bergonzoni, Vecchioni, Zavoli, Ben Jelloun, Sanguineti, Capossela e di folle di appassionati da tutto il mondo, "Parole Spalancate" ha scelto quest'anno di riflettere sul tema della Libertà nella sua accezione più ampia. Come risulta evidente dal sottotitolo del Festival "La ricostruzione poetica dell'universo", la manifestazione mira al ripensamento della società verso dimensione più umana, legata ai valori della creatività, del senso del bello e della condivisione dei saperi, partendo proprio dalla Poesia, espressione più alta della parola. 

Molte le iniziative interessanti, come il Bloomsday, una giornata dedicata alla lettura integrale dell'Ulisse di James Joyce in 23 luoghi diversi del centro storico, o la rassegna su cinema e poesia "Poevisioni" che ospita il regista e artista Peter Greenway, con la proiezione di una personale di suoi film e un'inedita mostra di dipinti e disegni.

Tra i numerosi poeti invitati vi saranno Simon Armitage, Juan Calzadilla, Jack Hirshmann, Luis Garcia Montero, Bruno Tognolini, Amir Or, Michel Delville, Endre Szkarosi, Yekya, Mend-Ooyo. 

 


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15 Aprile 2016

 

 

 

 

THE GUEST ROOM

One gray dove circles the ruins.

A jet heads to the base.

A boy sings to the bird.

He carries a blue gas cannister.

Where shall I go?

I have no home. 

I had a place

but guests came

and they remained.

Where shall I go?

He leads us through the village.

One cockerel. A pile of shoes

outside a curtained door.

We sit on orange cushions.

Children bring us tea and bread.

I wish we had brought gifts.

I hope we know when to leave.

PJ Harvej