Rosario Pavia  
  casa-della-cultura-milano      
   
 

IL SUOLO COME INFRASTRUTTURA AMBIENTALE


Commento all'ultimo libro di Arturo Lanzani  



Rosario Pavia


altri contributi:



  rosario-pavia-suolo-infrastruttura-ambientale-lanzani.jpg




 

Il libro di Arturo Lanzani Città territorio urbanistica tra crisi e contrazione (Franco Angeli, Milano 2015) è il risultato di una densa riflessione sulle trasformazioni urbane e territoriali del nostro paese e di una attenta analisi dei limiti e delle prospettive della disciplina urbanistica. Lo sguardo è quello combinato del geografo e dell'urbanista. La familiarità con la lettura geografica del territorio consente a Lanzani di cogliere l'insieme delle trasformazioni, ma anche la molteplicità e la varietà dei tanti contesti locali (non solo le aree metropolitane e le grandi città su cui sembra convergere il dibattito per un'agenda urbana nazionale, ma anche le migliaia di comuni minori per i quali occorre trovare forme di aggregazione e spazi specifici d'intervento). La geografia produce una visione ampia, dall'alto, che si scontra con una realtà urbanistica bloccata da rigidi confini comunali e da normative obsolete e contraddittorie (non a caso Lanzani insiste sulla necessità di dare spazio istituzionale e operativo alla pianificazione di area vasta).

La geografia rivela un territorio che ha vissuto la fine della grande fabbrica e la crisi dei distretti industriali, che registra oggi una riduzione del decentramento produttivo molecolare e l'emergere di riaggregazioni polarizzate su aziende leader. Alla contrazione produttiva si accompagna una generale contrazione delle città, sia di quelle compatte - che vedono esaurirsi la spinta espansiva - sia di quelle caratterizzate da un'urbanizzazione diffusa. La geografia si apre al nuovo, intercetta la questione ambientale, i guasti di un territorio inquinato, i rischi legati al cambiamento climatico. L'urbanistica rivela invece la sua crisi, i suoi errori, lo squilibrio di una crescita dominata da un'offerta gonfiata, incentrata con ostinazione sull'edilizia residenziale, la sua inadeguatezza rispetto alla dimensione e alla velocità del cambiamento. La tensione del libro nasce da questo dialogo-scontro.

Il fallimento delle politiche e delle strumentazioni urbanistiche non distolgono Lanzani dal misurarsi con il fare urbanistica a scala locale (Monza e Desio). Un'esperienza necessaria che gli consente di avviare un processo, per così dire, di mantenimento del territorio, attraverso una strategia apparentemente minimalista, che rifugge dalle grandi infrastrutture (settoriali), dai grandi progetti urbani (sulla cui inefficacia e diversità nei confronti delle esperienze europee dovremmo riflettere a lungo), per riportare l'attenzione sull'ordinario, sulla riqualificazione della città e della rete infrastrutturale esistente, sulla riorganizzazione dei servizi e dello spazio pubblico, sull'esigenza di ricucire la dispersione, di riconnettere le differenti parti urbane attraverso corridoi ambientali (le reti verdi e blu) e una diversa articolazione della mobilità (riequilibrando quella carrabile con quella ciclabile e pedonale). Le argomentazioni e i piani di Lanzani ripropongono il tema  del riconoscimento del territorio urbanizzato da cui far emergere, mediante la sovrapposizione di griglie, gli spazi aperti e quelli inedificati, gli spazi pubblici e quelli privati, le reti ambientali-naturali e quelle infrastrutture (in particolare stradali di cui si denuncia la settorialità e la separazione dal tessuto urbano e dal paesaggio). La perimetrazione diviene un atto necessario: perimetrare l'urbanizzato per poter controllare il consumo di suolo, intervenendo direttamente nelle parti consolidate attraverso un uso estensivo del regolamento edilizio o attraverso  un ricorso meditato a progetti urbani di trasformazione. La strategia minimale di Lanzani richiede specifici incentivi fiscali, un uso mirato degli oneri di urbanizzazione, un impiego innovativo dei sistemi di perequazione e di delocalizzazione di un territorio compromesso sul piano ambientale e della qualità urbana e paesaggistica. La manutenzione del territorio diviene sempre più bonifica e rigenerazione ambientale. Trovare le risorse necessarie per tale fine non sarà facile. 

L'utilità di un libro sta nel porre interrogativi e nuove questioni. Quelle relative al tema del suolo - del suolo inedificato - ci sembrano di particolare rilievo. 

È la dimensione "geografica" del territorio che fa cogliere le molteplici relazioni sociali, economiche e spaziali di un contesto locale. In questo spazio dilatato, il territorio aperto, non edificato, con i suoi valori paesaggistici, le sue reti naturalistiche, ma anche con le sue aree di degrado e di abbandono diviene il vero nodo del processo di pianificazione. Non solo la città costruita, l'urbanizzato, ma piuttosto il suolo inedificato - quello che fino a ieri era lo sfondo neutro della città, il territorio "rurale" come riserva per l'espansione edilizia - diviene la base fondativa della nuova urbanistica. È questo il nodo su cui il libro di Lanzani invita a riflettere.

È in atto un cambiamento di sguardo e di prospettiva che fa considerare in termini nuovi il progetto di suolo di cui, dal 1986, ha iniziato a parlarci Bernardo Secchi (1). Il suolo non è solo lo spazio esterno agli edifici - lo spazio "tra" - da qualificare attraverso un disegno tecnico appropriato e attento ai rapporti con il contesto. Il suolo va oggi inteso nel suo spessore di supporto, di infrastruttura che sostiene l'insediamento urbano, l'affermarsi dei processi produttivi, il dispiegamento delle reti materiali e immateriali. Il suolo è anche il deposito di quello che resta dei processi di produzione e di consumo. I processi di produzione industriale e agricola lasciano sul territorio una sterminata quantità di aree in abbandono e volumetrie dismesse, ma anche scarti, residui, discariche che degradano il territorio e inquinano i suoli e le acque, ponendo con urgenza il tema della bonifica e del riciclo. Riciclare gli scarti della produzione industriale e riconvertire uno sterminato patrimonio immobiliare in abbandono è un processo complesso, difficile, troppo a lungo trascurato. In questa prospettiva il tema dei drosscapes posto da Alan Berger (2) si rivela sempre più un aspetto determinante, non solo per l'interpretazione delle trasformazioni territoriali, ma anche per le strategie progettuali d'intervento. Il suolo come risorsa limitata che metabolizza gli scarti organici da cui trae nuova vita, ma che nello stesso tempo - sottoposta a processi intensivi di utilizzazione - si impoverisce, si degrada. Kevin Lynch ha utilizzato l'espressione wasting away (tradotta da Vincenzo Andriello con "deperire") per indicare il processo di dissipazione che investe il territorio e gli oggetti, le cose, che vi insistono (3). 

Con Lynch il suolo assume una dimensione che va oltre la superficie, il disegno delle pavimentazioni urbane. Il suolo comprende il costruito e l'inedificato, il sopra e il sotto, il suo ruolo è quello di una grande infrastruttura indispensabile per l'equilibrio dell'ambiente e della vita degli insediamenti umani (4).  Con l'affermarsi della questione ambientale, l'intuizione di Lynch diviene sempre più netta all'interno della cultura urbanistica. Basti pensare alle elaborazioni di Bernardo Secchi e Paola Viganò (5) per la consultazione per le Grand Paris, alle posizioni di un paesaggista come James Corner (6) o ancora, più recentemente, ai piani strategici adattivi di città come Londra, Copenaghen, Rotterdam. Che il suolo funzioni come un'infrastruttura ambientale è un dato acquisito per scienziati come James Lovelock (7) o Stewart Brand (8). Per l'agronomo William Bryant Logan (9) il suolo, la crosta superficiale della Terra, è una "pelle", un organismo vivente, un manto stratificato, composto da materiali inerti e materia organica. La "pelle" respira, assorbe e respinge le radiazioni solari, incorpora carbonio, attiva processi chimici che decompongono e metabolizzano i residui organici di origine vegetale e animale. Il suolo contemporaneo non riesce più a metabolizzare tali scarti (ma potrebbe farlo se i rifiuti fossero trasformati in compost). Il suolo dell'antropocene, come infrastruttura che lavora per l'equilibrio dell'ambiente, mostra segni di affaticamento, ha bisogno di essere protetto, potenziato, attraverso la tecnologia e le scienze biologiche. La sua cura va sperimentata alla scala locale e di area vasta, con l'obiettivo di estenderla a tutto il territorio: in questo senso va inteso l'invito del paesaggista Gilles Clément  (10).

L'attenzione al territorio aperto, al valore della terra, allo spazio inedificato, al verde e al suolo agricolo, non è un fatto nuovo: la ritroviamo nella prima modernità con Olmsted, con l'ingegneria igienista, in Geddes - che come biologo lega la pianificazione all'orografia e alla qualità dei terreni -, è presente nei modelli di città giardino di Howard, in piani esemplari come quelli di Copenaghen (il piano "delle cinque dita") o di Colonia di Rudolf Schwarz (la città paesaggio), compare nel dibattito del Ciam e ancora di più nelle posizioni della IFHTP (International Federation for Housing and Town Planning). Oggi tuttavia l'attenzione è più profonda ed estesa. Si lega alla consapevolezza della gravità di una crisi ambientale che minaccia l'equilibrio del pianeta e di un mondo sempre più popolato e urbanizzato. La percezione di un futuro incerto, a rischio, politicamente e socialmente instabile, verosimilmente più povero, con minori risorse da destinare a investimenti  per la riqualificazione urbana e ambientale, introduce una nozione di tempo diversa rispetto alla modernità. Intervenire oggi sulla città significa misurarsi con il presente e nello stesso tempo avviare in modo flessibile e adattivo processi di medio e lungo periodo. In questo tempo lungo, la pianificazione dovrà assumere un carattere strategico senza rinunciare a intervenire nell'immediato con opere e programmi che possano migliorare le condizioni di vita della città esistente e avviare un processo di manutenzione e bonifica dei territori aperti e in edificati. Occorreranno interventi puntuali e altri a sistema legati alla riqualificazione delle reti naturali e infrastrutturali. Tra queste ultime, in realtà, non c'è una separazione netta: da tempo artificio e natura ibridano  l'insieme delle reti. Oggi dobbiamo operare affinché quelle naturali siano potenziate dalla tecnologia e quelle artificiali incorporino l'elemento naturale (11). Queste reti, che attraversano lo spazio urbano e soprattutto il territorio non ancora edificato, devono funzionare come infrastrutture al servizio dell'equilibrio dell'ambiente (attraverso la produzione di energia rinnovabile, la riduzione delle emissioni di gas serra, la difesa dal rischio idrogeologico…) e come primo telaio per dare forma e identità ai territori attraversati. È in questa prospettiva che il suolo inedificato diviene il nuovo paradigma (12), il cardine di una profonda revisione delle politiche urbane e ambientali, il bene comune da cui ripartire. 

Rosario Pavia

 

Note  1) Bernardo Secchi, Progetto di suolo, in "Casabella"n. 520,1986 2) Alan Berger, Drosscape. Wasting land in urban America, Princeton architectural 2007 3) Kevin Lynch, Deperire. Rifiuti e spreco, CUEN, Napoli 1992;  4) Rosario Pavia, Eco-Logiche in "Piano Progetto Città", n.25-26, 2012 5) Bernardo Secchi, Paola Viganò, La Ville poreuse. Un projet  pour le Grand Paris, et la métropole après-Kioto, Metispresses 2011 6) James Corner, Terra Fluxus, in Charles Waldheim, Landscape urbanism reader, Princeton Architectural 2006 7) James Lovelock, Gaia. Nuove idee per l'ecologia, Bollati Boringhieri, Torino 2011 8) Stewart Brand, Una cura per la Terra. Un manifesto di un ecopragmatista, Codice, Torino 2010 9) William Bryant Logan, La pelle del pianeta. Storia della terra che calpestiamo, Bollati Boringhieri, Torino 2011 10) Gilles Clément , Il giardiniere planetario, 22 Publishing, Milano 2008 11) Rosario Pavia, Il passo della città. Temi per la metropoli del futuro, Donzelli, Roma 2015 12) Carlo Gasparrini, In the city on the city, List, Trento 2014

 

NdC - Rosario Pavia è stato professore ordinario di Urbanistica alla Facoltà di Architettura di Pescara, direttore del Dipartimento Ambiente Reti e Territorio dell' Università degli Studi di Chieti - Pescara (DART) e del periodico "Piano Progetto Città". È stato consulente del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e visiting research associate presso la Northeastern University di Boston e visiting professor presso la Harvard Graduate School of Design. Tra le sue pubblicazioni: Cultura materiale, territorio, patrimonio culturale (Urbino: AGE, 1976); con Ercole Sori, Ancona (Roma: Laterza, 1987); Autopromozione edilizia e gestione del territorio (Roma: Gangemi, 1990); (a cura di) Città e territori del medio Adriatico. Colloquio internazionale di studio Italia-Jugoslavia (Milano: F. Angeli, 1990); L'idea di città. Teorie urbanistiche della citta tradizionale (Milano: F. Angeli, 1994); (a cura di), in collaborazione con L. Cortese et al., Taccuino di viaggio. Nel territorio della città, istruzioni (Pescara: DAU-Dipartimento di architettura e urbanistica, Facoltà di architettura Umberto Sala; Chieti: Università degli studi "G. D'Annunzio", 1995; Le paure dell'urbanistica. Disagio e incertezza nel progetto della città contemporanea (Genova: Costa & Nolan, 1996); (a cura di) Paesaggi elettrici: territori architetture culture (Venezia: Marsilio, 1998); con Alberto Clementi, Territori e spazi delle infrastrutture (Ancona: Transeuropa, 1998); con Claudio Angelone (a cura di), Nuova classificazione dei porti in Abruzzo e prospettive di sviluppo della portualità regionale (Milano: Giuffrè, 1999); (a cura di) Marche. Figure e luoghi della trasformazione (Roma: F.lli Palombi, 2000); Babele. La città della dispersione (Roma: Meltemi, 2002); (a cura di) Programmi urbani complessi (Pescara: Sala, 2002); con Lucina Caravaggi e Susanna Menichini, Stradepaesaggi (Roma: Meltemi, 2004); Adriatico risorsa d'Europa (Reggio Emilia: Diabasis, 2007); (a cura di) con Matteo di Venosa, Sea Bridge. Pescara, Ortona, Ploce, Bar. Verso un sistema portuale medio adriatico (Roma: Meltemi, 2007); con Matteo Di Venosa (a cura di), Ultimo miglio. Il progetto di interconnessione tra porto e città (Pescara: Sala, 2011); con Raffaella Massacesi (a cura di), Ricostruire L'Aquila (Pescara: Sala, 2012); con Matteo di Venosa, Waterfront. Dal conflitto all'integrazione (Trento: LISt, 2012); con Roberto Secchi e Carlo Gasparrini (a cura di), Il territorio degli scarti e dei rifiuti (Roma: Aracne, 2014); Il passo della città. Temi per la metropoli futura (Roma: Donzelli, 2015). I grassetti nel testo sono nostri.

Lunedì 16 maggio, alle 18.00, Arturo Lanzani sarà alla Casa della Cultura per discutere dei temi del suo libro - Città territorio urbanistica tra crisi e contrazione, Franco Angeli, Milano 2015 -, nell'ambito del ciclo di incontri "Città Bene Comune 2016" organizzato in collaborazione con il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano e patrocinato dall'Istituto Nazionale di Urbanistica.

RR

 

 


© RIPRODUZIONE RISERVATA

11 Maggio 2016

CITTÀ BENE COMUNE

Ambito di dibattito sulla città, il territorio e la cultura del progetto urbano e territoriale

a cura di Renzo Riboldazzi cittabenecomune@casadellacultura.it

 

 

Gli incontri 

- 2016: programma /presentazione

- 2015: programma /presentazione

- 2014: programma /presentazione

- 2013: programma /presentazione

 

Interventi, commenti, letture

- G. Tagliaventi, L'arte della città 100 anni dopo. Commento a: R. Milani, L'arte della città (il Mulino, 2015)

- A. Villani, Disegnare, prevedere, organizzare le città…, Commento a: F. La Cecla, Contro l'urbanistica (Einaudi, 2015)

- R. Milani, Per capire bisogna toccare, odorare, vedere... ,  Commento a: F. La Cecla, Contro l'urbanistica (Einaudi, 2015)

- M. Ponti, Il paradiso è davvero senza automobili? Commento a: A. Donati e F. Petracchini, Muoversi in città (Ed. Ambiente, 2015)

- S. Brenna, La strana disfatta dell'urbanistica pubblica. Note sullo stato della pianificazione italiana

- F. Ventura, Lo stato della pianificazione urbanistica. Qualche interrogativo per un dibattito

- G. Tonon, Città e urbanistica: un grande fallimento, intervento all'incontro con P. Berdini del 18 maggio 2015

- R. Mascarucci, A favore dell'urbanistica, commento a: F. La Cecla, Contro l'urbanistica (Einaudi, 2015)

 - P.Colarossi, Fare piazze, commento a: M. Romano, La piazza europea (Marsilio 2015)

- J.Gardella, Mezzo secolo di architettura e urbanistica, dialogo immaginario sulla mostra "Comunità Italia", Triennale di Milano, 2015-16

- G.Pasqui, Pensare e fare Urbanistica oggi, recensione a A.Lanzani, Città territorio urbanistica tra crisi e contrazione (Franco Angeli, 2015)

- L.Colombo, Urbanistica e beni culturali, Riflessione a partire da La Cecla, Moroni e Montanari  

- L.Meneghetti, Casa, lavoro, cittadinanza. Seconda parte

- F.Ventura, Urbanistica: tecnica o politica?, commento a: L. Mazza, Spazio e cittadinanza (Donzelli, 2015)

- P.C.Palermo, Per un'urbanistica che non sia un simulacro, commento a: L. Mazza, Spazio e cittadinanza (Donzelli, 2015)

 - S.Moroni, Governo del territorio e cittadinanza, commento a L.Mazza, Spazio e cittadinanza.(Donzelli, 2015) 

 - P.Berdini, Quali regole per la bellezza della città?, commento a S.Moroni, Libertà e innovazione nella città sostenibile (Carocci, 2015)  

 - R.Riboldazzi, Perchè essere 'pro' e non 'contro' l'Urbanistica, commento a F.La Cecla, Contro l'urbanistica (Einaudi, 2015)

 - P. Maddalena, Addio regole. E addio diritti e bellezza delle città, prefazione a: P. Berdini, Le città fallite (Donzelli, 2014)

- S. Settis, Beni comuni fra diritto alla città e azione popolare, introduzione a: P. Maddalena, Il territorio bene comune degli italiani (Donzelli, 2014)

- L. Meneghetti, Casa, lavoro cittadinanza. Il nodo irrisolto dell'immigrazione nelle città italiane

- M. Romano, Urbanistica: 'ingiustificata protervia', recensione a: S. Moroni, Libertà e innovazione nella città sostenibile (Carocci, 2015)

- P. Pileri, Laudato si': una sfida (anche) per l'urbanistica, commento all'enciclica di Papa Francesco (2015)

- P. Maddalena, La bellezza della casa comune, bene supremo. Commento alla Laudato si' di Papa Francesco (2015)

- S. Settis, Cieca invettiva o manifesto per una nuova urbanistica? Recensione a: F. La Cecla, Contro l'urbanistica (Einaudi, 2015)

- V. Gregotti, Città/cittadinanza: binomio inscindibile, Recensione a: L. Mazza, Spazio e cittadinanza (Donzelli, 2015)

- F. Indovina, Si può essere 'contro' l'urbanistica? Recensione a: F. La Cecla, Contro l'urbanistica (Einaudi, 2015)

- R. Riboldazzi, Città: e se ricominciassimo dall'uomo (e dai suoi rifiuti)? Recensione a: R. Pavia, Il passo della città (Donzelli 2015)

- R. Riboldazzi, Suolo: tanti buoni motivi per preservarlo, recensione a: P. Pileri, Che cosa c'è sotto (Altreconomia, 2015)

- L. Mazza, intervento all'incontro con P. Maddalena su Il territorio bene comune degli italiani (Donzelli, 2014)

- L. Meneghetti, Dov'è la bellezza di Milano? , commento sui temi dell'incontro con P. Berdini su Le città fallite(Donzelli, 2014)

- J. Muzio, intervento all'incontro con T. Montanari su Le pietre e il popolo(mimum fax, 2013)

- P. Panza, segnalazione (sul Corriere della Sera dell'11.05.2014)