Maria Teresa Giaveri  
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IL PIACERE DELLA POESIA


Sta per concludersi il ciclo di incontri sulla grande stagione francese



Maria Teresa Giaveri


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La poesia non è solo la "dama non cercata" (Giovanni Giudici), la "lunga esitazione fra il suono e il senso" (Paul Valéry), la "suonatrice di flauto" che anticipa ogni voce amata (Josif Brodskij): può essere anche un magico percorso che - uscendo dal recinto delle letterature - conduce a mondi vari e forse inconsueti.

Nei quattro appuntamenti organizzati questa primavera da Marina Giaveri alla Casa della Cultura, la poesia - in particola modo quella della grande stagione francese che vide la révolution du langage poétique - è chiamata appunto a penetrare e ad illuminare quattro di questi mondi apparentemente lontani: contaminando la musica (5 aprile), misurandosi con la pittura (19 aprile), invadendo l'architettura (3 maggio) e accompagnando con la sua evidenza di salvifiche parole il trauma di radicali trasformazioni urbanistiche (17 maggio).

Il primo appuntamento (provocatoriamente aperto da una contestazione dell'attuale uso sinonimico di "poeta" per "paroliere") vede sovrapporsi e differenziarsi due testi costruiti su identiche metafore: ma l'uno è di Rimbaud e ci dice l'inesprimibile, l'altro è di Brassens ed è funzionale a una deliziosa canzone. Ne discutono Marina Giaveri e Maurizio Cucchi, a cui si aggiunge Enrico Reggiani con interessanti dati legati all'area irlandese e all'invenzione poetico-musicale di quel folclore.

Il secondo dialogo è costruito intorno alla figura di Edgar Degas, non solo grandissimo pittore ma anche (cosa nota solo ad alcuni suoi contemporanei) volonteroso poeta. Marina Giaveri e Piera Giovanna Tordella ne delineano alcune scelte e ne analizzano le opere, confrontando poi un suo sonetto sul tema della ballerina con un'analoga poesia dell'amico Stéphane Mallarmé. Dopo un accenno al genere del "ventaglio" (oggetto concreto da illustrare ma anche soggetto da cantare nella poesia fin-de siècle), la parola passa a Gianni Contessi che presenta - in area italiana - non più pittori innamorati della poesia ma poeti che si fanno critici della pittura.

Il terzo dialogo vede Marina Giaveri e Carlo Olmo discutere degli incontri fra poesia e architettura nella vivacissima stagione artistica degli anni venti: ecco poesie e dialoghi di Paul Valéry, numeri di riviste d'architettura dedicati a Guillaume Apollinaire, mentre la parola "classico" aleggia e si sfuma. I quattro motti di Valéry sul Palais de Chaillot in occasione dell'Expo parigina del 1937 sono l'occasione per condurre il discorso fino agli anni trenta, mentre la presenza di Antonio Monestiroli prolunga in area attuale il dibattito sul senso stesso dell'architettura.

Il quarto incontro nasce dalla lettura della poesia baudelairiana proposta da Walter Benjamin e ormai classica: se è vero che "la forme d'une ville / change plus vite, hélas! que le coeur d'un mortel", la poesia può aiutare il nostro cuore a comprendere i cambiamenti del nostro ambiente, col suo mimare lo choc del nuovo ed esplicitare in parole il lutto della distruzione dell'antico. La riflessione - che si amplia dalla Parigi di Baudelaire alle "metropoli" di ieri e alle aree metropolitane di oggi,- è affidata (accanto alla competenza francesistica di Marina Giaveri)- alla voce di un noto filosofo della tradizione milanese, Laura Boella, e a quella di un giovane studioso che fa ora le sue prove a Berlino, Edoardo Toffoletto.

 


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12 Maggio 2016

 

 

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PROGRAMMA

 

Tutti gli incontri sono stati trasmessi in diretta streaming

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