Francesco Mangiapane  
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REPRESSIONE E TOLLERANZA DEL DISSENSO IN RETE


Libertà di pensiero e responsabilità della parola 



Francesco Mangiapane


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I discorsi sulla Internet violenta sembrano da qualche tempo aver soppiantato la retorica ottimista sul ruolo di Internet come orizzonte positivo di emancipazione. Luogo di stupidità, di offesa e prevaricazione, frequentata da “legioni di imbecilli”, la rete è stata recentemente accusata di ogni nefandezza. Queste accuse si presentano spesso come boutade mediatiche, umorali e soprattutto non argomentate. Per questo si sentiva la mancanza di un libro come “L’odio online” (2016), appena uscito per i tipi di Raffaello Cortina.

L’autore, Giovanni Ziccardi, al contrario dei tanti soloni che ininterrottamente disquisiscono di questo tema su giornali e blog, ha dedicato la sua vita di ricercatore proprio al delicato rapporto fra reti e sistemi giuridici, tanto che i suoi lavori – ricordiamo, fra gli altri “Internet, controllo e libertà” (2015) o ancora “Hacker – Il richiamo della libertà” (2011) – sono diventati dei classici per lo studio delle dinamiche politico/giuridiche dei media digitali. Diciamo subito che anche questo suo ultimo contributo non tradisce le aspettative. Imponente e dettagliato, esauriente e ricco di esempi, “L’odio online” si presenta come una disamina a volo d’uccello sulle più attuali questioni che la grande conversazione internettiana pone quando il gioco si fa duro, quando l’odio prende il sopravvento, i toni precipitano e le parole diventano cattive, avvelenando la relazione fra gli utenti on e offline.

Basta scorrere l’indice di questo prezioso volume, per capire quanto di questioni capitali si tratti: odio politico, razziale, religioso, omofobia, cyberterrorismo, stalking, bullismo, sono solo alcune delle forme che l’hate speech può assumere online. Temi di sicura rilevanza politica che quotidianamente tengono banco nell’agenda globale ma anche e soprattutto problemi esistenziali che toccano da vicino la vita quotidiana delle persone, la loro capacità di rappresentarsi ed interagire liberamente in rete. Ecco perché leggere questo libro, denso e opportunamente accademico, può essere utile anche ai non addetti ai lavori, a coloro che, per i più disparati casi della vita, si trovino a voler approfondire la delicata questione che lega libertà di pensiero e responsabilità della parola dal punto di vista giuridico e più generalmente sociale.

Cominciamo col segnalare un pregio del lavoro. In anni di deprecabile determinismo tecnologico, il libro mostra di non cadere nel tranello di postulare, come fanno, più o meno consapevolmente, molti politici, un “mondo nuovo” della rete, considerando i fenomeni di intolleranza che quotidianamente dalla rete provengono come fenomeni specifici, determinati da essa. L’odio, purtroppo o per fortuna, non è un’invenzione di Internet e la questione di come regolare il dissenso è costitutiva del discorso politico. Proprio per questo, sono preziosi gli approfondimenti storici e filosofici che il libro propone sui diversi modi di intendere e trattare l’odio politico nei vari contesti storici e legislativi.

Un tale incardinamento culturale è, anzi, la chiave che può rendere finalmente intellegibile il fenomeno dell’odio nella sua forma internettiana, oltre ogni isteria legata ai spiacevoli fatti di attualità (terrorismo in primis) a cui la questione si presta ad essere accostata. Si potrà, così, riflettere sul fatto che, nella giurisprudenza, esistano almeno due linee di pensiero sulla gestione delle manifestazioni di odio. Da una parte, c’è il mondo anglosassone e americano che, pensando l’agone politico come free marketplace of ideas, tende a essere indulgente verso le manifestazioni d’odio a patto che esse non costituiscano un pericolo di ordine pubblico documentabile e imminente. Dall’altra, l’approccio europeo, costituitosi a partire dalle dure esperienze di violenza politica costituite da nazismo e comunismo, molto più attento e cauto sulle attestazioni di odio anche generiche in grado di fomentare divisioni sul piano etnico, religioso, politico e sessuale.

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03 Giugno 2016

 

 

 

 

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