Francesco Ventura  
  casa-della-cultura-milano      
   
 

URBANISTICA: NÉ ETICA, NÉ DIRITTO


Commento al libro di Stefano Moroni  



Francesco Ventura


altri contributi:



  francesca-ventura-urbanistica-etica-diritto.jpg




 

Colgo l'occasione offerta dal dibattito sviluppatosi intorno all'ultimo libro di Stefano Moroni - Libertà e innovazione nella città sostenibile. Ridurre lo spreco di energie umane, Carocci 2015 - per svolgere alcune considerazioni generali sul suo pensiero. La sua produzione saggistica è tra le più rigorose nella comunità degli urbanisti. Le sue acute riflessioni sullo stato della pianificazione normativa sono sorrette da capacità non comuni di argomentazione. Il suo è un contributo significativo, a tratti decisivo, anche sul piano delle proposte pratiche per lo sviluppo del nostro sapere. Come è a tutti noto, perché reso esplicito da Moroni stesso (e questo è già di per sé un pregio), tutte le sue speculazioni e proposte si fondano sull'etica liberale. In ciò sta la forza e insieme il limite del suo pensiero.

Due sono i principali punti di forza. Il primo sta nel fatto che il più rigoroso pensiero liberale fornisce a chi lo studia una sufficiente dote di categorie filosofiche, senza le quali non si può comprendere a fondo il nostro tempo. Il secondo punto di forza sta nel fatto che l'etica liberale è, tra le etiche attualmente in campo, quella che ha il più alto grado di coerenza col pensiero del nostro tempo, ossia col tramonto necessario del dominio degli immutabili o, se si preferisce, della "metafisica". Due sono i principali limiti. Il primo sta nel fatto che il sorgere del pensiero liberale è una ramificazione periferica della speculazione filosofica centrale, più rigorosa e coerente, che nel corso degli ultimi due secoli ha portato al tramonto la tradizione (Leopardi, Nietzsche, Gentile, Heidegger, Severino). Per cui il liberalismo resta ancora intriso di metafisica al di là della consapevolezza dei suoi autori. Il secondo limite sta proprio nel fatto che si tratta di un'etica. La caduta della metafisica è, insieme, il tramonto dell'etica.

Ho avuto già modo di intervenire in un dibattito su un precedente lavoro di Moroni (Discutendo intorno alla città del liberalismo attivo, a cura di Giuseppe De Luca, Alinea, 2008) per mostrare la contraddizione in cui resta avvolto il liberalismo (almeno quello che ci presenta Moroni nei suoi, per altro preziosi, lavori). Richiamo quanto scrissi in modo molto succinto. Da un lato il liberalismo pone l'esistenza di un "ordine spontaneo" e dall'altro pone la necessità di costruire un ordine giuridico, appunto "liberale", che lo garantisca. Che l'ordine presupposto sia "spontaneo" significa che esiste comunque indipendentemente dal nostro intento di costruirlo, come qualcosa perciò di "naturale". E il liberalismo intende sostenere che quello spontaneo sia il miglior ordine che si possa avere. Intervenire su quest'ordine comporta il turbamento della spontaneità, o naturalità, e dunque il prodursi di una situazione peggiore. Perciò sono necessarie regole che impediscano i turbamenti della spontaneità. Peccato che la costruzione di regole e la loro necessaria imposizione ai riottosi non abbiano nulla di spontaneo, né di rigorosamente liberale.

Qui posso aggiungere che il presupposto dell'ordine spontaneo, ossia "naturale", e tutto ciò che il liberalismo ne fa seguire per costruire e tentare di fondare la propria etica, ha la stessa struttura semantica del motto natura sequi. Motto antico, per lo più religioso, ma in vario modo riproposto, a esempio, da certi settori dell'attuale ambientalismo ed ecologismo. Per demolire il motto natura sequi, e dunque il mito dell'ordine spontaneo in quanto avente la medesima struttura semantica, e così le varie etiche che lo assumo a fondamento, è sufficiente ricorrere a un saggio di una delle voci autorevoli del variegato mondo del liberalismo, John Stuart Mill, intitolato appunto Nature. Vediamo il senso di fondo di questa acuta speculazione nel modo più schematico e conciso possibile. Per poter mettere in luce se il motto abbia senso e cosa mai possa significare, Mill, innanzitutto, indaga il significato della parola "natura", con lo stesso metodo - dichiara - di Platone. L'indagine lo porta a enucleare due sensi principali della parola. Col primo s'intende l'intero sistema di cose noi compresi. Il secondo senso indica il sistema di cose indipendentemente dal nostro intervento. Perciò la conclusione è che nel primo caso il motto natura sequi è insensato: in quanto parte integrante della natura non possiamo che seguirla, che lo si voglia o meno. Nel secondo caso il motto è irrazionale e immorale. Irrazionale perché la sopravvivenza dell'uomo poggia tutta sulla capacità di intervenire a proprio vantaggio sulla natura. Immorale perché se l'uomo dovesse imitare le cose che accadono in natura i suoi comportamenti sarebbero i più orribili e riprovevoli che si possano immaginare.

Il punto è che in quanto etica il liberalismo non può far altro che fondarsi su un mito, ossia basarsi su una fede: l'ordine spontaneo. Si risolve perciò in un artificio retorico volto a persuadere. Si tratta di mitigare l'angoscia del nostro tempo conseguente la caduta degl'immutabili metafisici e religiosi, che lascia l'intera realtà in balia dell'assoluta imprevedibilità del divenire. Tranquilli - dice il liberalismo - la spontaneità, ossia il divenire in cui il mondo consiste, liberato dagli immutabili posti a suo dominio dalla tradizione, dà luogo al miglior ordine possibile. Una forma questa più sofisticata e mascherata di immutabile. Al contrario, la caduta degli immutabili mostra l'assoluta privazione di senso del divenire. Gli immutabili eretti dalla tradizione altro non erano che la volontà che il divenire fosse in ultimo prevedibile e avesse un senso, a esempio, facesse tendere tutte le cose al Bene, che perciò era di necessità "comune", sia che lo si intenda in senso platonico, contemplativo, sia che lo si intenda in senso aristotelico, deterministico. L'ordine spontaneo, il migliore per gli uomini, così lo propone il liberalismo, è appunto una delle numerose, e tra loro opposte, versioni oggi circolanti di Bene comune cui tutto (spontaneamente, per il liberalismo) tende o si vorrebbe che tendesse.

Ma il divenire è l'imprevedibile, è l'assoluta contingenza di ogni cosa, è libertà illimitata di essere e non essere. Ed è, insieme, la massima volontà di potenza sulle cose, possibilità infinita di costruzione e distruzione. La guida dell'agire in vista di fini, ossia della tecnica, la cui struttura è definitivamente conquistata dalla speculazione che Aristotele sviluppa nell'Etica nicomachea, dalla prassi politica normativa, come voleva il pensiero greco e l'intera tradizione non del tutto tramontata, passa alla razionalità scientifica. Questa ha raggiunto la propria coerenza al pensiero del nostro tempo quando è divenuta pienamente consapevole di essere una razionalità ipotetica e non più epistemica. Perciò è attualmente la forma più potente di previsione e di capacità pratica di trasformare il mondo, proprio in quanto è predisposta alle smentite che il divenire inevitabilmente compie.

La questione non è se lo Stato debba o meno intervenire, se debba o meno pianificare il territorio, se debba o meno limitarsi all'emanazione di regole relazionali. Il punto è che quando si vuol agire in vista di uno scopo, sia esso individuale o statale, se si vuol avere potenza occorre pianificare, ordinare, calcolare, secondo razionalità scientifica, quindi ipotetica, la connessione dei mezzi al fine. Ciò implica che, innanzitutto, il piano non sia normativo, perché se lo è non può essere ipotetico. Il che significa che l'urbanistica o, se si preferisce, la pianificazione spaziale non abbia a che fare, né con l'etica, né col diritto, in specie con il diritto di proprietà, se vuole costruirsi un sapere tecnico autentico e coerente al tramonto degli immutabili.

Questo libro di Moroni, come gli altri, depurato dalla dimensione etica, contiene proposte per la pratica di governo del territorio per lo più condivisibili e coerenti con quanto detto.

Francesco Ventura

 

NdC - Francesco Ventura è stato professore ordinario di Urbanistica all'Università degli Studi di Firenze, membro del collegio dei docenti del dottorato in Progettazione della città e del territorio e della giunta del Corso di Laurea magistrale in Architettura. Ha compiuto ricerche sull'istituzione della pianificazione urbanistica e sulla di protezione delle bellezze naturali e del paesaggio, indagando sulla cultura e l'origine delle leggi italiane in materia. Da anni ha orientato i suoi studi studi verso la dimensione teorica della progettazione dell'architettura e dell'urbanistica in relazione al pensiero filosofico del nostro tempo. Tra le sue pubblicazioni: L'istituzione dell'urbanistica. Gli esordi italiani (Alfani, Firenze 1999); Statuto dei luoghi e pianificazione (Città Studi Edizioni, Torino 2000); (a cura di), Beni culturali. Giustificazione della tutela (Città Studi Edizioni, Torino 2001); Regolazione del territorio e sostenibilità dello sviluppo (Libreria Alfani, Firenze 2003); La pianificazione come problema (in "Urbanistica", n. 133, maggio-agosto 2007, pp. 136- 140); Una negazione del piano che si nega da sé, in G. De Luca (a cura di), Discutendo intorno alla città del liberalismo attivo (Alinea Editrice, Firenze 2008); Sul fondamento del progettare e l'infondatezza della norma, in P. Bottaro, L. Decandia, S. Moroni (a cura di), Lo spazio, il tempo e la norma (Editoriale Scientifica, Napoli 2008, pp. 101-133); La verità del falso (in "Area, n. 105, XX, luglio-agosto 2009, pp. 4-20); Il monumento tra identità e rassicurazione, in G. Amendola (a cura di), Insicuri e contenti. Ansia e paure nelle città italiane (Liguori, Napoli 2011, pp. 199-221); La tutela e il recupero dei centri storici, in L. Gaeta, U. Janin Rivolin, L. Mazza, Governo del territorio e pianificazione spaziale (Città Studi Edizioni, Novara 2013, pp. 245-271); La progettazione del passato ed il ricordo del futuro, in A. Iacomoni (a cura di), Questioni sul recupero della città storica (Aracne Editrice, Roma 2014, pp. 243-260).

In questa rubrica Francesco Ventura ha pubblicato: Urbanistica: tecnica o politica? Commento critico all'ultimo libro di Luigi Mazza (14 Febbraio 2016); Lo stato della pianificazione urbanistica. Qualche interrogativo per un dibattito (1 aprile 2016).

Sul libro di Stefano Moroni oggetto di questo contributo v. anche: Marco Romano, Urbanistica: "ingiustificata protervia" (12 dicembre 2015); Paolo Berdini, Quali regole per la bellezza della città? (22 gennaio 2016); Loreto Colombo, Urbanistica e beni culturali (19 febbraio 2016). 

Di Stefano Moroni, in questa stessa rubrica, v.: Governo del territorio e cittadinanza (29 gennaio 2016).

 

RR

 

 

 


© RIPRODUZIONE RISERVATA

30 Giugno 2016

CITTÀ BENE COMUNE

Ambito di dibattito sulla città, il territorio e la cultura del progetto urbano e territoriale

a cura di Renzo Riboldazzi cittabenecomune@casadellacultura.it

 

 

Gli incontri 

- 2016: programma /presentazione

- 2015: programma /presentazione

- 2014: programma /presentazione

- 2013: programma /presentazione

 

Interventi, commenti, letture

G. Ottolini, Arte e spazio pubblico, commento a: A. Pioselli, L'arte nello spazio pubblico (Johan & Levi, 2015) 

- G. Laino, Se tutto è gentrification, comprendiamo poco, commento a: G. Semi, Gentrification. Tutte le città come Disneyland? (il Mulino, 2015)

- F. Gastaldi, Gentrification. Tutte le città come Disneyland?,  recensione del libro di G. Semi (il Mulino, 2015)

- G. Consonni, Un pensiero argomentante, dialogico, sincretico, operante, commento a G. Becattini, La coscienza dei luoghi (Donzelli, 2015)

- V. Gregotti, Bernardo Secchi: il pensiero e l'opera

- R. Pavia, Il suolo come infrastruttura ambientale. Commento a: A. Lanzani, Città territorio urbanistica tra crisi e contrazione (FrancoAngeli, 2015)

- G. Tagliaventi, L'arte della città 100 anni dopo. Commento a: R. Milani, L'arte della città (il Mulino, 2015)

- A. Villani, Disegnare, prevedere, organizzare le città…, Commento a: F. La Cecla, Contro l'urbanistica (Einaudi, 2015)

- R. Milani, Per capire bisogna toccare, odorare, vedere... ,  Commento a: F. La Cecla, Contro l'urbanistica (Einaudi, 2015)

- M. Ponti, Il paradiso è davvero senza automobili? Commento a: A. Donati e F. Petracchini, Muoversi in città (Ed. Ambiente, 2015)

- S. Brenna, La strana disfatta dell'urbanistica pubblica. Note sullo stato della pianificazione italiana

- F. Ventura, Lo stato della pianificazione urbanistica. Qualche interrogativo per un dibattito

- G. Tonon, Città e urbanistica: un grande fallimento, intervento all'incontro con P. Berdini del 18 maggio 2015

- R. Mascarucci, A favore dell'urbanistica, commento a: F. La Cecla, Contro l'urbanistica (Einaudi, 2015)

 - P.Colarossi, Fare piazze, commento a: M. Romano, La piazza europea (Marsilio 2015)

- J.Gardella, Mezzo secolo di architettura e urbanistica, dialogo immaginario sulla mostra "Comunità Italia", Triennale di Milano, 2015-16

- G.Pasqui, Pensare e fare Urbanistica oggi, recensione a A.Lanzani, Città territorio urbanistica tra crisi e contrazione (Franco Angeli, 2015)

- L.Colombo, Urbanistica e beni culturali, Riflessione a partire da La Cecla, Moroni e Montanari  

- L.Meneghetti, Casa, lavoro, cittadinanza. Seconda parte

- F.Ventura, Urbanistica: tecnica o politica?, commento a: L. Mazza, Spazio e cittadinanza (Donzelli, 2015)

- P.C.Palermo, Per un'urbanistica che non sia un simulacro, commento a: L. Mazza, Spazio e cittadinanza (Donzelli, 2015)

 - S.Moroni, Governo del territorio e cittadinanza, commento a L.Mazza, Spazio e cittadinanza.(Donzelli, 2015) 

 - P.Berdini, Quali regole per la bellezza della città?, commento a S.Moroni, Libertà e innovazione nella città sostenibile (Carocci, 2015)  

 - R.Riboldazzi, Perchè essere 'pro' e non 'contro' l'Urbanistica, commento a F.La Cecla, Contro l'urbanistica (Einaudi, 2015)

 - P. Maddalena, Addio regole. E addio diritti e bellezza delle città, prefazione a: P. Berdini, Le città fallite (Donzelli, 2014)

- S. Settis, Beni comuni fra diritto alla città e azione popolare, introduzione a: P. Maddalena, Il territorio bene comune degli italiani (Donzelli, 2014)

- L. Meneghetti, Casa, lavoro cittadinanza. Il nodo irrisolto dell'immigrazione nelle città italiane

- M. Romano, Urbanistica: 'ingiustificata protervia', recensione a: S. Moroni, Libertà e innovazione nella città sostenibile (Carocci, 2015)

- P. Pileri, Laudato si': una sfida (anche) per l'urbanistica, commento all'enciclica di Papa Francesco (2015)

- P. Maddalena, La bellezza della casa comune, bene supremo. Commento alla Laudato si' di Papa Francesco (2015)

- S. Settis, Cieca invettiva o manifesto per una nuova urbanistica? Recensione a: F. La Cecla, Contro l'urbanistica (Einaudi, 2015)

- V. Gregotti, Città/cittadinanza: binomio inscindibile, Recensione a: L. Mazza, Spazio e cittadinanza (Donzelli, 2015)

- F. Indovina, Si può essere 'contro' l'urbanistica? Recensione a: F. La Cecla, Contro l'urbanistica (Einaudi, 2015)

- R. Riboldazzi, Città: e se ricominciassimo dall'uomo (e dai suoi rifiuti)? Recensione a: R. Pavia, Il passo della città (Donzelli 2015)

- R. Riboldazzi, Suolo: tanti buoni motivi per preservarlo, recensione a: P. Pileri, Che cosa c'è sotto (Altreconomia, 2015)

- L. Mazza, intervento all'incontro con P. Maddalena su Il territorio bene comune degli italiani (Donzelli, 2014)

- L. Meneghetti, Dov'è la bellezza di Milano? , commento sui temi dell'incontro con P. Berdini su Le città fallite(Donzelli, 2014)

- J. Muzio, intervento all'incontro con T. Montanari su Le pietre e il popolo(mimum fax, 2013)

- P. Panza, segnalazione (sul Corriere della Sera dell'11.05.2014)