Lodovico Meneghetti  
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CITTÀ METROPOLITANA, POLICENTRISMO, PAESAGGIO


Tre imprescindibili aspetti di un nuovo piano



Lodovico Meneghetti


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Finalmente la politica, l'amministrazione pubblica, l'urbanistica, hanno introdotto nei discorsi qualche richiamo all'istituzione Città metropolitana e al corrispondente territorio. Il quale coincide al millimetro quadrato con quello della defunta provincia. Per i problemi di ogni tipo finora riferiti alla città di Milano, ossia una superficie di soli 181 kmq abitata da circa 1.340.000 residenti e frequentata giornalmente anche da 600.000-800.000 extra-murari (1), le "autorità" ne avranno di fronte una di quasi nove volte più estesa e una popolazione di meno che tre volte più numerosa distribuita in 134 comuni compreso Milano. Il sindaco metropolitano, semplice trasposizione del milanese, sembra dotato di poteri anche più ampi dei precedenti. Il Consiglio seguirà l'andazzo dei Consigli comunali e regionali dei nostri tempi? Sì, non ricupererà affatto, non lo si può più sperare, la tradizionale forza detenuta prima dello svuotamento dovuto alla riforma (circa due decenni fa): che col premio di maggioranza riduce a pura testimonianza la debolezza della minoranza, poi concede a sindaco e giunta (addirittura parzialmente non elettiva) diritti decisionali - se così si può dire - escludenti facilmente dibattiti e controlli consiliari. Infatti le minoranze dei Consigli da allora vivono anzi vivacchiano frustrate per generale impossibilità di contare di più che il due di picche (a briscola). "Grandi speranze", forse possiamo metterle in capo alla Conferenza metropolitana dei sindaci? Come il dickensiano Pip, quante avversità, con 134 dissonanti, incontreremmo?

La forma territoriale (non più che definizione del confine) corrisponde alla riduzione della configurazione storica provinciale a un minimo derivato dalle amputazioni volute dalle rivendicazioni territoriali autonomistiche. Non abbiamo per ora alcun disegno di divisione dello spazio, di organizzazione del medesimo secondo modalità urbanistiche di massima ma chiare rispetto alle destinazioni d'uso primarie. Né lo avremo presto giacché oggi vige l'indecisione su cosa dire di teoria e cosa disegnare (ah ah…) sulla carta in ambito di progetto necessario, liberato della zavorra che ha riempito sacconi di assurdi acronimi "urbanistici", utili per far ping pong fra urbanisti con le parole retrostanti. Gli organismi metropolitani penseranno a un piano intercomunale? O a cos'altro? È passato oltre mezzo secolo dal miglior Piano intercomunale milanese (benché criticato a destra e a manca, come usava e usa), formalizzato in modo comprensibile rispetto agli obiettivi condivisi (con molte incertezze) dai 94 comuni aderenti (estratti da un "comprensorio di studio" di 135 comuni). Progettisti Giancarlo De Carlo, Silvano Tintori, Alessandro Tutino; pubblicazione "Urbanistica", n. 50-51, ottobre 1967. Il piano investiva in particolare, giustamente, l'hinterland nord, contrassegnato da una più numerosa presenza di insediamenti predominanti rispetto agli altri contesti per economia (profitto e rendita), relazioni sociali, mobilitàtrasporto, tutte dotazioni di un certo livello ma soprattutto stabilmente in rapporto quotidiano con la "città centrale, o metropoli". 

È questo, secondo gli studi di oltre cinque decenni or sono di Alberto Aquarone, che designava il carattere metropolitano dell'area (2). Del resto, se allunghiamo il nostro sguardo verso nord e lo dilatiamo verso una comprensione storica, scopriamo che l'area milanese presentava caratteri metropolitani nel Settecento e nell'Ottocento, poiché era già percorsa da un fervido sistema di relazioni, anche se l'assetto fisico del territorio non appariva mutato. Lo spazio edificato poteva cambiare al suo interno, come quando una masseria diventava "fabbrica" o "pre-fabbrica", ma permaneva un territorio dotato di un chiaro, largo policentrismo, piccoli nuclei e anche piccole città separati da fasce agrarie più o meno vaste e continue a seconda del carattere aziendale dominante (nord, conduzione familiare; sud, azienda capitalistica). Sarà il territorio settentrionale, appunto povero di risorse agrarie e arretrato rispetto ai nuovi rapporti sociali, a esplodere poi in industrializzazioni e edificazioni che produrranno man mano condizioni territoriali sempre più caotiche, espansioni edilizie di ogni tipo, sempre meno giustificate, irragionevoli, "divoratrici della campagna" (3), fino alla realizzazione dello sprawl non solo nel milanese. Forse la tavola 4 del PIM pubblicata in "Urbanistica" 50-52 potrebbe rappresentare l'occasione e la speranza di conservare quanto restava del policentrismo storico (e non era poco). Il disegno, spazzati via i tentativi di definizione della pura figura (la "turbina" quella di maggior successo e insensatezza) non nega una porzione di completamento edificatorio di ogni centro, ma con questo lo compatta attribuendo massima nitidezza al limite con il "verde", nelle sue tre tipologie: attrezzato, boschivo, agricolo e di salvaguardia. Sembra davvero rivendicazione della morrisiana città ben delimitata e non divoratrice. Intanto il territorio meridionale sarebbe rimasto alla sua logica destinazione a campagna produttiva e avrebbe incorporato in seguito il grande Parco Sud. 

Torniamo alla "nostra" Città metropolitana. Non vogliamo confrontare un piano con una forma geografica. Questa è stata privata di buona parte del territorio settentrionale. La sottrazione della provincia Monza-Brianza sembra un morso di mela (Apple, eh eh…) che lascia un grosso vuoto come detta l'arco dentario, il pezzo succoso se lo sono portato via i brianzoli. Delle sette "aree omogenee" (non sappiamo in base a quali parametri) la Nord Milano (un residuo del morso) e la Nord ovest esibiscono il miglior sprawl. Siccome alcuni dei politici di cui sopra e circostanti architetti, nominata la Città metropolitana proseguono con enfasi "ora policentrismo!", dobbiamo capire dove ne potranno fare almeno un esercizio quasi-urbanistico pur in enorme ritardo. La fascia di territorio che come una grande V abbraccia Milano dal Magentino-Abbiatense all'Adda-Martesana attraverso le due aree omogenee meridionali dev'essere considerata in relazione a diversi aspetti. 

1 - La difesa del Parco Sud sia praticata senza alcun cedimento alle ricorrenti manovre delle amministrazioni comunali per concedere edificazioni a privati lungo e al di là dei confini consolidati. Si dovrebbe progettare un ampliamento del parco conservandone anzi rafforzandone il carattere agricolo. Tutta la campagna esistente, ben al di là della misura attuale del parco, fra il Milanese e il Pavese, grazie alla persistenza di aziende relativamente forti e alla possibilità istituzionale di renderle, per così dire, socialmente attive in caso di pericolo di alienazione all'immobiliare di turno, può costituire la componente principale del progetto per un policentrismo ovest-sud-est. Insomma, campagna produttiva e campagna parco si immedesimano l'una all'altra e rappresentano l'unica vera risorsa per la salvezza della metropoli dalla morte letteralmente per l'indefesso procedere della sintesi clorofilliana verso il livello zero. 

2 - Per costruire un assetto policentrico sensato (conveniente più di qualsiasi altro modello) occorre impedire ad ogni costo la tendenza edificatoria che nel nord Milanese, per causa di piani urbanistici o per mancanza di essi, ha provocato quel disastroso genere di territorio a cui corrisponde uguale genere di vita. L'espansione edilizia in comuni piccoli e medi celebra ancor oggi il consumo di suolo come indispensabile al benestare quando è vero il contrario, specialmente quando è il verde agricolo che passa seccamente a costruzione. 

3 - Il maggior pericolo incombente sul territorio meridionale è che si ripetano altri, differenti fenomeni distruttivi del paesaggio. Un'edificazione irruente secondo una forte dimensione del singolo intervento, presupposto di forme insediative di gigantismo, le più dannose, ha comportato il cambiamento diretto, di ben altra misura che nell'espansione in piccoli comuni, da aree agricole di seminativo irriguo altamente produttivo (azienda capitalistica o conduzione diretta efficiente con fondo adeguato), a grandi complessi, pro-gettati organicamente o no. Qualche esempio: 

- l'inconcepibile insediamento di Sesto Ulteriano, vecchio di vari decenni ma poco conosciuto, un'accozzaglia di duecento capannoni per lo più magazzini deserti, cittadella di stoccaggio di rara bruttezza che dobbiamo attraversare quando vogliamo andare a bonificarci di bellezza alle abbazie di Chiaravalle e di Viboldone; 

- i pretenziosi, colorati edifici per uffici di Assago, un affare dell'immobiliarista Cabassi (il medesimo, proprietario di una parte minoritaria dei terreni Expo); 

- la berlusconiana "Milano 3" nel piccolo comune di Basiglio (poche centinaia di abitanti), un castellum residenziale espropriatore di bellissima e fertile campagna, talmente erroneo dal punto di vista della pianificazione urbanistica che ha stentato a riempirsi di "clienti" giacché oggi vi risiedono solo 7500 di quei diecimila (al minimo) medio-borghesi previsti dotati di un reddito sufficiente per poter accedere a quest'isola creduta felice; 

- il "distretto" (pomposamente) commerciale di Lacchiarella, inizialmente prova fieristica speculativa di Paolo Berlusconi poi cresciuta secondo la consueta congerie di contenitori improduttivi, qualcuno diventato fortunata occasione  per sbattervi un po' di grossisti cinesi cacciati da Chinatown milanese perché disturbatori coi loro mezzi dell'allegro andirivieni di venditori e compratori al minuto. 

Una precisazione intorno alle possibilità di progetto e attuazione (vedi il punto 1). Purtroppo cresceranno i casi, destinati a diventare totalità a lungo termine, di aziende (pur anche proprietarie) in progressiva perdita del valore capitalistico e conseguente rischio di svendita alla consueta imprenditoria edilizia. Il governo metropolitano, magari imparando dal successo ottenuto da autorità nazionali e locali in altre aree geografiche, per esempio austriache, dovrà promuovere in base ad atti regolamentari interventi sostitutivi da parte di enti pubblici o privati convenzionati per conservare, restaurare e aumentare gli spazi agrari e ad ogni modo neonaturalistici, allo scopo di renderli usufruibili dalla popolazione sia in senso colturale (prodotti biologici) che culturale (studio e conoscenza del bene primario).

Lodovico Meneghetti

 

Note

(1) Sono molti decenni, peraltro, che ogni giorno entrano dai confini comunali non meno di 500.000 automobili, spesso due o tre centinaia di migliaia in più.
(2) Alberto Aquarone, Grandi città e aree metropolitane in Italia, Zanichelli, Bologna 1961, p. 6. L'autore indica i fattori costitutivi di un'area metropolitana: "Gli elementi essenziali e indispensabili di un'area metropolitana sono rappresentati da una città centrale, o metropoli…e da una serie…di centri minori circonvicini con i quali sia determinata o stia determinandosi…sopra tutto una stabile rete di rapporti quotidiani, economici e sociali, questi ultimi nelle accezioni più larghe", p. 6-7.
(3) William Morris. Cfr. L. Meneghetti, Dimensione metropolitana. Contributo a una didattica di storia e progetto del territorio, Clup, Milano 1983, v. p. 65-67, in part. il disegno a p. 67: "Schema interpretativo della riforma territoriale di Morris".

NdC - Lodovico Meneghetti è stato professore ordinario di Urbanistica alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano dove ha diretto (dal 1985 al 1988) il Dipartimento di Progettazione dell'architettura. Ha progettato e realizzato opere di urbanistica, architettura, arredamento e design pubblicate sulle principali riviste nazionali e internazionali ed esposte, per esempio, alla X, XI, XII, XIII Triennale di Milano. Tra le più note si ricordano le architetture dello studio Architetti Associati - Vittorio Gregotti, Lodovico Meneghetti, Giotto Stoppino - che dal 1953 al 1969 fu un importante punto di riferimento della cultura nazionale e della critica architettonica. È autore di libri e saggi sui problemi del territorio, della città, dell'abitazione; sulla cultura architettonica e urbanistica; sui problemi della scuola e dell'insegnamento del progetto; sulle amministrazioni pubbliche. È stato cofondatore dell'Archivio Piero Bottoni, una delle più vaste raccolte documentali del Politecnico di Milano dedicata a una figura cruciale dell'architettura e dell'urbanistica italiana del Novecento.

Tra le sue pubblicazioni: Aspetti di geografia della popolazione: Italia 1951-1967 (Milano: Clup, 1971); con G. Consonni e L. Patetta, Piero Bottoni: quarant'anni di battaglie per l'architettura (num. mon. di "Controspazio", Bari: Dedalo, 1973); Lo squilibrio insediativo della popolazione nell'Italia settentrionale (Milano: Clup, 1974); Abitazioni in Lombardia. Contraddizioni territoriali e sociali nell'interpretazione dei censimenti (Milano: Feltrinelli, 1976); Leggi urbanistiche, cultura urbanistica. Appunti didattici di storia fino alla seconda guerra mondiale (Milano: Clup, 1977); con B. Bottero (a cura di), Il problema della casa (Milano: Clup, 1977); Cultura, didattica, politica dell'urbanistica (Milano: Clup, 1979); Popolazione e territorio (Milano: Clup, 1979); Dimensione metropolitana. Contributo a una didattica di storia e progetto del territorio (Milano: Clup, 1983); Immigrazione e habitat nell'hinterland milanese: 1948-1960 (Milano: Clup, 1984); con G. Consonni e G. Tonon (a cura di), Piero Bottoni: opera completa (Milano: Fabbri 1990); Architettura e paesaggio: memoria e pensieri (Milano: Unicopli, 2000); La partecipazione in urbanistica e architettura: scritti e interviste (Milano: Unicopli, 2003); Parole in rete: interventi in Eddyburg giornale e archivio di urbanistica politica e altre cose (Milano: Libreria Clup, 2005); L'opinione contraria: articoli in Eddyburg.it giornale e archivio di urbanistica politica e altre cose (Milano: Libreria Clup, 2006); Musica & architettura (Bologna: Ogni uomo è tutti gli uomini, 2008); Libere osservazioni non solo di urbanistica e architettura (Santarcangelo di Romagna: Maggioli, 2008); Promemoria di urbanistica, architettura, politica e altre cose (Santarcangelo di Romagna: Maggioli, 2010). 

Sulla sua opera: D. Vitale (a cura di), Le stagioni delle scelte: Lodovico Meneghetti, architettura e scuola (Padova: Il poligrafo, 2011)   

Il testo qui pubblicato è comparso in una versione sostanzialmente identica su "Eddyburg" il 9 febbraio 2016 con il titolo Città metropolitana, policentrismo, paesaggio agrario. Si ringrazia l'Autore per averne proposto e autorizzato la pubblicazione in questa rubrica. I grassetti nel testo sono nostri.

 RR

 


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14 Luglio 2016

CITTÀ BENE COMUNE

Ambito di dibattito sulla città, il territorio e la cultura del progetto urbano e territoriale

a cura di Renzo Riboldazzi cittabenecomune@casadellacultura.it

 

 

Gli incontri 

- 2016: programma /presentazione

- 2015: programma /presentazione

- 2014: programma /presentazione

- 2013: programma /presentazione

 

Interventi, commenti, letture

- A. Monestiroli, Quando è l'architettura a fare la città. Cosa ho imparato da Milano

- F. Ventura, Urbanistica: né etica, né diritto, commento a: S. Moroni, Libertà e innovazione nella città sostenibile (Carocci, 2015)

- G. Ottolini, Arte e spazio pubblico, commento a: A. Pioselli, L'arte nello spazio pubblico (Johan & Levi, 2015) 

- G. Laino, Se tutto è gentrification, comprendiamo poco, commento a: G. Semi, Gentrification. Tutte le città come Disneyland? (il Mulino, 2015)

- F. Gastaldi, Gentrification. Tutte le città come Disneyland?,  recensione del libro di G. Semi (il Mulino, 2015)

- G. Consonni, Un pensiero argomentante, dialogico, sincretico, operante, commento a G. Becattini, La coscienza dei luoghi (Donzelli, 2015)

- V. Gregotti, Bernardo Secchi: il pensiero e l'opera

- R. Pavia, Il suolo come infrastruttura ambientale. Commento a: A. Lanzani, Città territorio urbanistica tra crisi e contrazione (FrancoAngeli, 2015)

- G. Tagliaventi, L'arte della città 100 anni dopo. Commento a: R. Milani, L'arte della città (il Mulino, 2015)

- A. Villani, Disegnare, prevedere, organizzare le città…, Commento a: F. La Cecla, Contro l'urbanistica (Einaudi, 2015)

- R. Milani, Per capire bisogna toccare, odorare, vedere... ,  Commento a: F. La Cecla, Contro l'urbanistica (Einaudi, 2015)

- M. Ponti, Il paradiso è davvero senza automobili? Commento a: A. Donati e F. Petracchini, Muoversi in città (Ed. Ambiente, 2015)

- S. Brenna, La strana disfatta dell'urbanistica pubblica. Note sullo stato della pianificazione italiana

- F. Ventura, Lo stato della pianificazione urbanistica. Qualche interrogativo per un dibattito

- G. Tonon, Città e urbanistica: un grande fallimento, intervento all'incontro con P. Berdini del 18 maggio 2015

- R. Mascarucci, A favore dell'urbanistica, commento a: F. La Cecla, Contro l'urbanistica (Einaudi, 2015)

 - P.Colarossi, Fare piazze, commento a: M. Romano, La piazza europea (Marsilio 2015)

- J.Gardella, Mezzo secolo di architettura e urbanistica, dialogo immaginario sulla mostra "Comunità Italia", Triennale di Milano, 2015-16

- G.Pasqui, Pensare e fare Urbanistica oggi, recensione a A.Lanzani, Città territorio urbanistica tra crisi e contrazione (Franco Angeli, 2015)

- L.Colombo, Urbanistica e beni culturali, Riflessione a partire da La Cecla, Moroni e Montanari  

- L.Meneghetti, Casa, lavoro, cittadinanza. Seconda parte

- F.Ventura, Urbanistica: tecnica o politica?, commento a: L. Mazza, Spazio e cittadinanza (Donzelli, 2015)

- P.C.Palermo, Per un'urbanistica che non sia un simulacro, commento a: L. Mazza, Spazio e cittadinanza (Donzelli, 2015)

 - S.Moroni, Governo del territorio e cittadinanza, commento a L.Mazza, Spazio e cittadinanza.(Donzelli, 2015) 

 - P.Berdini, Quali regole per la bellezza della città?, commento a S.Moroni, Libertà e innovazione nella città sostenibile (Carocci, 2015)  

 - R.Riboldazzi, Perchè essere 'pro' e non 'contro' l'Urbanistica, commento a F.La Cecla, Contro l'urbanistica (Einaudi, 2015)

 - P. Maddalena, Addio regole. E addio diritti e bellezza delle città, prefazione a: P. Berdini, Le città fallite (Donzelli, 2014)

- S. Settis, Beni comuni fra diritto alla città e azione popolare, introduzione a: P. Maddalena, Il territorio bene comune degli italiani (Donzelli, 2014)

- L. Meneghetti, Casa, lavoro cittadinanza. Il nodo irrisolto dell'immigrazione nelle città italiane

- M. Romano, Urbanistica: 'ingiustificata protervia', recensione a: S. Moroni, Libertà e innovazione nella città sostenibile (Carocci, 2015)

- P. Pileri, Laudato si': una sfida (anche) per l'urbanistica, commento all'enciclica di Papa Francesco (2015)

- P. Maddalena, La bellezza della casa comune, bene supremo. Commento alla Laudato si' di Papa Francesco (2015)

- S. Settis, Cieca invettiva o manifesto per una nuova urbanistica? Recensione a: F. La Cecla, Contro l'urbanistica (Einaudi, 2015)

- V. Gregotti, Città/cittadinanza: binomio inscindibile, Recensione a: L. Mazza, Spazio e cittadinanza (Donzelli, 2015)

- F. Indovina, Si può essere 'contro' l'urbanistica? Recensione a: F. La Cecla, Contro l'urbanistica (Einaudi, 2015)

- R. Riboldazzi, Città: e se ricominciassimo dall'uomo (e dai suoi rifiuti)? Recensione a: R. Pavia, Il passo della città (Donzelli 2015)

- R. Riboldazzi, Suolo: tanti buoni motivi per preservarlo, recensione a: P. Pileri, Che cosa c'è sotto (Altreconomia, 2015)

- L. Mazza, intervento all'incontro con P. Maddalena su Il territorio bene comune degli italiani (Donzelli, 2014)

- L. Meneghetti, Dov'è la bellezza di Milano? , commento sui temi dell'incontro con P. Berdini su Le città fallite(Donzelli, 2014)

- J. Muzio, intervento all'incontro con T. Montanari su Le pietre e il popolo(mimum fax, 2013)

- P. Panza, segnalazione (sul Corriere della Sera dell'11.05.2014)