Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri  
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ADDIO ALL'AMICO E MAESTRO PAOLO PRODI


Un grande storico in grado di scandagliare con sapienza il passato



Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri


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Non sempre si impara dagli studiosi che sono anche colleghi: purtroppo le faccende accademiche, i ben noti affari "di bottega", diventano sovente i temi principali di conversazione. Per mia fortuna questo non accadeva con l'amico e maestro Paolo Prodi. Con lui si discuteva, oserei dire con la passione e la curiosità di due ragazzi, degli argomenti che interessavano le nostre ricerche. Per questo perderlo per me e per gli amici è grave. 

Alcuni temi erano all'incrocio dei nostri interessi di studio storici e filosofici: la funzione e la bellezza della fides (fede e fiducia) vivi nello spirito religioso e nel mercato, ambiti "medievali" diversi ma solo apparentemente fra loro lontani; la distinzione e insieme il legame che corre fra giudizio morale e giuridico e, ultimamente, il tema della profezia, il suo rapporto con l'utopia e l'enunciato di verità. E ancora l'idea di Europa nella cui storia dal medioevo ad oggi troviamo intrecciati tutti gli altri temi.

Con la riforma gregoriana (XI secolo ) la distinzione evangelica e il contrasto storico fra il potere di Cesare e quello di Pietro diventano - afferma Prodi - un fatto politico di grande rilievo che innesca la prima rivoluzione europea in una lunga storia. Questa "rivoluzione permanente" è stata capace di proporre nella nostra storia occidentale progetti controfattuali e alternativi allo stato presente mobilitando l'energia dei popoli. Anche quando i progetti non sono stati realizzati pienamente hanno aperto la via all'idea di un futuro diverso e alla speranza. 

Nella polarità occidentale fra sacro e profano Prodi vede dunque già presenti non solo le radici di un sistema di regole mirate alla convivenza "civile" ma anche alla protezione degli interessi dei singoli nella lotta per i diritti umani. Per tutto ciò "non si è dovuto aspettare l'Illuminismo" notava Paolo Prodi un grande storico in grado di scandagliare con sapienza il passato.

In un suo studio fra i più originali e complessi (Storia della giustizia, 2000) Paolo Prodi ha messo in luce la "pluralità dei fori" ossia dei luoghi in cui la giustizia viene esercitata come giudizio: questo carattere "ha permesso in Europa la crescita del maggior numero di garanzie dei diritti dell'uomo sull'uomo" e fatto sì che nel corso dei secoli attraverso un cammino difficile e contrastato il foro esteriore dei tribunali sia venuto distinguendosi da quello interiore della coscienza. Questa distinzione - è la tesi di Prodi - si segnala come premessa indispensabile allo sviluppo del pluralismo nella modernità.

Ricordo con gratitudine e nostalgia gli anni degli incontri bolognesi quando con i giovani di allora si discuteva del "bene comune" cardine della vita sociale e segno di un patto necessario e provvido fra gli uomini: le parole del maestro sul "bene pubblico e la ricchezza privata" sono oggi ben vive in noi che l'abbiamo ascoltato. 

 


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20 Dicembre 2016