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IL FUTURO NASCE DAL PRESENTE


Nel 1946, dalla necessità di una ricostruzione dopo la catastrofe 






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Il futuro, nel senso di una disposizione culturale e, qualche volta, collettiva, è un sentimento che nasce dal rapporto tra un passato triste, doloroso, o infame che ormai è al suo precipizio, e il desiderio e il proposito di mutare volto al mondo anche se questa impresa costa tutto l'impegno e la donazione di cui siamo capaci.

Questo significa che un futuro è sempre una prospettiva che nasce dalla qualità del nostro presente (peccato-speranza in teologia), ma non è mai la certezza di un positivo evento avvenire.

Naturalmente le ragioni che danno qualità al nostro presente spesso sono numerose e molto differenti tra loro. Nella contemporaneità sono spesso eventi storici drammatici che aprono l'ascolto alle parole indirizzate al futuro.

La Casa della Cultura nacque nel marzo del 1946 quando lo spazio immaginario del futuro, nasceva dalla necessità di una ricostruzione sociale e civile dopo la catastrofe della guerra, e dal correlativo proposito e necessità di costruire una cultura aperta al mondo e critica nel suo apparato teorico.

Fu una prospettiva che alla Casa della cultura riunì gran parte della cultura che aveva attraversato la resistenza e si poneva il problema di una ricostruzione etica del paese. Banfi avrebbe detto che così si usciva dalla crisi.

Dai suoi programmi la Casa della Cultura impose una svolta positiva che fu un vero orizzonte culturalmente e socialmente educativo che faceva nascere la dimensione del futuro. La realtà non è mai la realizzazione del pensiero, le sue incognite potrebbero anche essere approssimate, ma il sentimento del proprio futuro tende a metterle in ombra. La Casa della cultura visse con estrema dignità questo rapporto difficile tra patrimonio ideale e violenza reale. Ebbe una sua identità quando mantenerla poteva essere molto problematico.

Oggi mi pare che i suoi programmi mostrino il rovescio di un disorientamento che a molti parve una emancipazione e una conquista. È una strada scelta consapevolmente,  e tuttavia suggerirei a questo slancio una particolare attenzione intellettuale. Ricordo ancora che nel positivo il futuro è il nostro presente paragonato al passato. Questo non vuol dire che sia impossibile uscire da questo cerchio, senza ripetere la visione statica che ne ebbero sia il positivismo che lo storicismo dialettico. Il futuro va sempre filtrato attraverso una criticità relativa a quella nostra prassi che pare una normalità e una conquista. L'essere, per parlare filosoficamente, non è mai il nostro essere.

So che tra questi i scogli la Casa della cultura saprà ancora navigare con coraggio e accortezza, e vi ritroverà l'immagine che da giovane avevo alla fine degli anni Quaranta.

 


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14 Marzo 2017

 

 

 

Giovedì 16 marzo 2017 ore 17

IL FUTURO DIETRO L’ANGOLO. Prospettive di pensiero critico

Intervengono

Ferruccio Capelli

Luca De Biase

Giorgio De Michelis

Carmen Leccardi

Giacomo Marramao

Salvatore Natoli

Giuseppe Testa

Salvatore Veca

Silvia Vegetti Finzi