Matteo Cavallaro  
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AL BALLOTTAGGIO I DUE VOLTI DELLA FRANCIA


Agli antipodi su tutto ma uniti da una forte voglia di novità



Matteo Cavallaro


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Per capire l'importanza delle elezioni presidenziali francesi del 23 Aprile si può partire da due cifre: 55 e 27. La prima è la percentuale dei suffragi ottenuta da François Hollande e Nicolas Sarkozy nel 2012. La seconda è quella di Benoit Hamon e François Fillon, rispettivamente candidati ufficiali del Partito Socialista (PS) e dei Repubblicani (LR). Le due forze, eredi delle due principali tradizioni politiche del Secondo dopoguerra, per la prima volta nella storia della V Repubblica francese vedranno i loro candidati entrambi esclusi dal ballottaggio. Il sistema politico francese esce dalla tornata elettorale frammentato e diverso da quello visto sino al 22 Aprile, quasi ristrutturato su un nuovo asse di competizione politica che oppone l'europeismo liberal-socialista di Emmanuel Macron al sovranismo nativista di Marine Le Pen.

Le due opzioni sono radicalmente diverse e questo emerge tanto nella proposta politica, quanto nelle caratteristiche sociodemografiche dei due elettorati. Secondo i dati di un sondaggio eseguito da IPSOS nel giorno del voto, Macron è il candidato più votato tra i quadri (33%), tra i laureati (30%) e tra chi guadagna più di 3000 euro al mese (32%). Questo dato trova conferma nella geografia del voto macronista. Anche senza affidarsi ai sondaggi, i dati reali mostrano come il voto di Macron sia più alto nei dipartimenti più 'ricchi'. Un esempio simbolico: nella capitale, il giovane ex ministro dell'Economia ottiene il 44.4% nel secondo arrondissement. Il quartiere dove (un tempo) aveva sede la Borsa di Parigi.

L'elettorato macronista si differenzia da quello di altri candidati non solo in termini di classe. L'analisi fornita da BVA evidenzia come gli elettori del giovane outsider siano tra i più ottimisti e favorevoli all'integrazione Europea. Anche questa immagine 'radiosa' ha qualche nuvola però. E' l'elettorato meno convinto della propria scelta: solo il 58% tra gli elettori di Macron si dice convinto del programma e ben il29% dice di aver scelto di votare Macron per mancanza di alternative.

Dall'altra parte troviamo l'elettorato di Marine Le Pen. La candidata del Front National è la più votata da operai (37%) e impiegati (32%). I territori in cui vince sono quelli dove la situazione economica è più difficile: tra i primi 10 dipartimenti per disoccupazioni in Francia, la candidata del Front National vince in 9 e ottiene mediamente il 28.7%, 7 punti in più che a livello nazionale. Non deve stupire che tra gli elettori che si dichiarano pessimisti sul futuro Marine Le Pen sia largamente in testa con il 25%. Né sorprende sapere che chi vota Le Pen identifica nell'immigrazione il primo problema della Francia.

Nonostante siano agli antipodi praticamente su tutto, gli elettori di Macron e Le Pen sono uniti da una forte voglia di novità. Per rispettivamente il 62% e 67% dei loro elettori, sono quelli che meglio incarnano il cambiamento. E' la direzione del cambiamento che è diversa.

Il secondo turno, che si terrà il 7 maggio, è quindi una sfida tra due volti opposti di una Francia che vuole cambiare. Il risultato pare scontato e nessun sondaggio lascia speranze a Marine Le Pen. Non bisogna però farsi ingannare: a maggio, il cambiamento rappresentato da Macron vincerà sull'opzione populista e nativista incarnata da Marine Le Pen principalmente perché questa resta per molti il 'nemico'. Nonostante i tentativi di 'ripulire' l'immagine del movimento frontista, per la maggioranza dei francesi qualsiasi cosa rimane preferibile rispetto al vedere un Le Pen alla presidenza. Per Emmanuel Macron, la vera sfida per convincere i francesi che la sua visione di Francia è quella giusta parte l'8 maggio.

 


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25 Aprile 2017