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FARE CULTURA IN UN GARAGE


Fablab e makerspace, luoghi di sfida metropolitana






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Un garage, un gruppo di giovani appassionati di tecnologia e come sottofondo un rumore lieve ma continuo di stampanti 3D in piena attività. Non a Los Angeles o nella Silicon Valley, ma nella periferia di Milano, a due passi dalla fermata di Gorla della MM, in uno spazio di makers che hanno organizzato, nell'ambito del progetto "Rosetta", un incontro culturale con Casa della Cultura e con cheFare.

Per la Casa della Cultura si tratta, senza ombra di dubbio, di una prima volta: in settant'anni non aveva mai partecipato a un'iniziativa culturale in un garage. Eppure questo appuntamento inedito, svoltosi ieri sera, 25 maggio, ha riservato molte interessanti sorprese e ha messo in circolazione tanti stimoli che meriteranno di essere riflettuti ed elaborati attentamente.

Innanzitutto questo incontro ci aiuta a scoprire una realtà poco conosciuta, il mondo dei "fablab" milanesi: luoghi dove è possibile costruire qualsiasi cosa con un mix di tecnologie digitali. Essi sono animati da giovani che amano la tecnologia e che partecipano a una rete internazionale di ricerca e di discussione.

Basta uno sguardo al laboratorio per afferrare il rapporto friendly che questi giovani artigiani alquanto atipici riescono a stabilire con le tecnologie digitali: esse, nelle loro mani, diventano un docile strumento per sviluppare la loro creatività.

La discussione che si svolge durante la serata apre anche una interessante finestra sulla cultura che sostiene questi gruppi: i giovani che li animano lavorano "assieme", in uno spirito e in una dimensione comunitaria, rivendicando il diritto - dovere di "porte aperte" e di un continuo processo educativo.

In questo contesto sembra quasi naturale che la questione proposta alla discussione verta sulla disabilità e sulla città accessibile. Nella tavola rotonda organizzata nel mezzo del laboratorio, tra le stampanti che continuano a ronzare, si confrontano infatti Thomas Emmenegger, un primario psichiatra che ha fondato l'associazione Olinda, Maria Chiara Ciaccheri, impegnata nella progettazione del Museo per tutti, Carlo Riva, presidente di Làbilità e Matteo Schianchi, uno sportivo paraolimpico che ha scritto una Storia della disabilità. Lo spirito comunitario e il rapporto creativo con le tecnologie - viene argomentato - sono strumenti potenti per affrontare con spirito nuovo la difficile questione della disabilità: le storie di vita raccontate durante l'incontro hanno suffragato con qualche efficacia questa argomentazione.

Thomas Emmenegger ha chiuso brillantemente la discussione esplicitando la sua sensazione di essersi imbattuto durante la serata in un software che potrebbe essere di grande aiuto per rammendare le nostre periferie. A questa bella metafora, del tutto coerente con l'ambiente e con la discussione ospitata, potremmo aggiungere un'ulteriore considerazione: è buona cosa che la cultura raccolga gli stimoli che provengono da luoghi come questi, un mondo in cui pulsa vita e creatività giovanile.

 

Ferruccio Capelli

 

 


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26 Maggio 2017