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LA PARABOLA DELLA (S)FIDUCIA


Un'altra narrazione, più attenta ai fatti che ai sogni






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Premesso che non è vero che le abbiamo aspettate trent'anni, le riforme Renzi-Boschi, Guerini-Serracchiani più affannati giuristi di corte sembra che verranno imposte con la fiducia e con il ricatto. Questo, notoriamente, è il metodo riformista, ma anche no. Tralascio che di riforme, istituzionali ed elettorali negli ultimi trent'anni ne sono state fatte molte. Mi limito a ricordare la legge sull'elezione dei sindaci, la riforma del Titolo V ad opera del centro-sinistra nel 2001, la riforma costituzionale (addirittura 56 articoli su 138) del centro-destra nel 2005 accompagnata dal Porcellum.  Conosco anche le obiezioni dei renziani e dei loro corifei sui social networks: brutte riforme. La mia replica è che, comunque, quelle riforme sono state fatte e, pertanto, smentiscono la narrazione di Renzi e di Boschi. Quanto alle loro riforme, non ho sentito dire da nessuno che sono riforme belle. Anzi, il loro mantra è che sono le uniche riforme possibili, non quelle perfette che ammettono,  bontà loro, non esistono, ma quelle fattibili nelle condizioni date. 'Date ' da chi? La politica serve anche, forse, soprattutto, per cambiare le condizioni date, per costruirne con la pazienza e con il consenso, di migliori. Incidentalmente, questo si chiama riformismo.

 

E' scaduto il tempo sostiene il Presidente del Consiglio. Gli fanno eco i suoi collaboratori (potrebbe essere altrimenti? Certamente, sì, se conoscessero la materia); lo ritwittano, pardon, lo riferiscono le croniste della carta stampata e della radiotelevisione che cadono dalle nuvole quando si fa notare loro che esiste un'altra narrazione più attenta ai fatti che ai sogni. Epperò, se c'è una data di scadenza dovrebbe essere quella impressa sulla entrata in vigore della legge elettorale: 'non prima del luglio 2016 '. Secondo i renziani, queI trofeo bisogna conquistarlo e sbandierarlo prima di allora. Gli Europei ci guardano (sic).  E' lecito dubitarne, ma se davvero ci guardano vedranno che le riforme che dovevano essere approvate a larga maggioranza, finiranno per ottenere soltanto lo stampo del governo ottenuto con la richiesta della fiducia su una materia che, da un lato, dovrebbe essere tutta parlamentare, come fu, ad esempio, il Mattarellum (do you remember, Mr President of the Republic?), dall'altro, dovrebbe riguardare la coscienza (e la scienza) dei parlamentari ciascuno dei quali dovrebbe essere orgoglioso di comunicare ai suoi elettori come ha votato e perché. Prima della fiducia, viene anche il ricatto renziano. Se la maggioranza parlamentare boccia l'Italicum, il governo cade. Dunque, si tornerà alle urne. Il ricatto vale soprattutto per le minoranze del Partito Democratico alle quali il Segretario-Capo del governo comunica una volta di più che la (ri)candidatura se la sognano (ecco uno dei sogni). Al loro posto subentreranno i moltissimi renziani locali tutti già scalpitanti.

 

Due elementi non sono affatto da dare per scontati nella strategia delle riforme attraverso il ricatto. Primo elemento: un governo creato in Parlamento, come avviene in tutte, ma proprio tutte, le democrazie parlamentari e un capo del governo giunto alla sua carica, smentendo le sue roboanti dichiarazioni, senza un previo passaggio elettorale, sono sostituibili dal Parlamento. Secondo elemento: il potere di sciogliere il Parlamento continua a essere nelle mani del Presidente della Repubblica il quale, come i suoi predecessori, da Scalfaro a Napolitano, cercherà di evitarlo. A proposito, quegli 'Europei che ci guardano ' proprio non vorrebbero vedere una campagna elettorale e nuove elezioni in Italia. Per di più, dopo tanto sbandieramento dell'Italicum come legge che magicamente garantisce la governabilità, che consente di sapere il vincitore la sera stessa del voto, che rilancia il bipolarismo, si andrebbe a votare con il sistema elettorale che risulta dalla sentenza della Corte Costituzionale, ovvero un sistema proporzionale che fotograferà la frammentazione dei partiti italiani. Che brutta parabola quella degli riformatori renziani: dal premio di maggioranza allo sfaldamento della maggioranza, dalla governabilità annunciata all'ingovernabilità procurata. 

 


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28 Aprile 2015

          La politica serve anche, forse, soprattutto, per cambiare le condizioni date, per costruirne con la pazienza e con il consenso, di migliori. Questo si chiama riformismo

 

 

 

          Gli Europei ci guardano (sic).  E' lecito dubitarne, ma se davvero ci guardano vedranno che le riforme che dovevano essere approvate a larga maggioranza, finiranno per ottenere soltanto lo stampo del governo ottenuto con la richiesta della fiducia su una materia che, dovrebbe essere tutta parlamentare

 

 

 

          Un governo creato in Parlamento, e un capo del governo giunto alla sua carica, smentendo le sue roboanti dichiarazioni, senza un previo passaggio elettorale, sono sostituibili dal Parlamento...Il potere di sciogliere il Parlamento continua a essere nelle mani del Presidente della Repubblica il quale, come i suoi predecessori, da Scalfaro a Napolitano, cercherà di evitarlo