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LA COSTITUZIONE COME CASSETTA DEGLI ATTREZZI


Sull'insegnamento trasversale dell'"Educazione Civica"






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Per comprendere la vicenda relativa alla Legge che ha istituito un nuovo curricolo nelle scuole di ogni ordine e grado, quello di Educazione Civica, e le ragioni della sua bocciatura da parte del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, è necessario avere presente il contesto in cui l'azione del ministro Bussetti -ma a nostro parere anche dell'attuale Fioramonti- si è inserita. In verità, quando si affronta l'argomento della scuola e della politica di riforme che l'ha ininterrottamente investita negli ultimi decenni, tale accorgimento diventa presupposto metodologico essenziale.

Senza questa premessa, risulta difficile comprendere le ragioni sulla base delle quali i deputati, hanno votato un provvedimento che, a un'attenta lettura, mostrava delle contraddizioni interne tali da renderlo addirittura inapplicabile. La nuova disciplina, infatti, che impropriamente, a nostro parere, viene denominata "Educazione civica", presenta un carattere approssimativo, il suo fondamento epistemologico risulta inesistente, non fa riferimento ad alcun bagaglio di studi e a una preparazione specifica che il docente avrebbe dovuto acquisire in un ben specifico indirizzo universitario. Riteniamo però che, per molti dei deputati, tali criticità non apparivano decisive, in quanto l'iniziativa obbediva alla logica, in atto ormai da alcuni anni, in base alla quale un'azione di carattere distruttivo rispetto all'organizzazione della scuola fondata sui contenuti culturali e sui saperi disciplinari risulta più urgente di un'altra di tipo costruttivo; prevale infatti l'esigenza di creare una situazione dalla quale non è più possibile tornare indietro, e dove il nuovo personale in ingresso non possa avere esperienza di un modo d'insegnare fondato su presupposti affatto diversi.

L'idea di introdurre un nuovo curricolo potrebbe sembrare paradossale in un clima, quale quello che si respira nelle stanze ministeriali, tutto teso a squalificare il sapere disciplinare e a dissolverlo in nome del "saper fare", di una metodologia di fatto sganciata dai contenuti, il riferimento ai quali diventa strumentale e privo di qualsiasi logica mirata a favorire una completa consapevolezza culturale (1). In realtà, ed è questa la proposta interpretativa che intendiamo offrire, anche questa novità legislativa, al pari di quelle passate, si rileva estremamente coerente con le intenzioni appena richiamate, e concorre a dissolvere ancora di più un'idea di scuola fondata sull'irrinunciabilità della comunicazione di alcuni contenuti di cultura, saldamente ancorati alla storia, ai temi e ai metodi della singole discipline.

Conviene allora, per onestà intellettuale, riferirsi direttamente al testo della legge, la n° 92, approvata dalla Camera dei deputati il 20 agosto scorso. Presupposto per leggere gli articoli è quanto è scritto al comma 8 dell'articolo 2, laddove si precisa che dall'introduzione della nuova disciplina "non devono derivare incrementi o modifiche dell'organico del personale scolastico, né ore d'insegnamento eccedenti rispetto all'orario obbligatorio previsto dagli insegnamenti vigenti". Risulta necessario, dunque, occupare ore già esistenti, sino a oggi dedicate ad altre discipline o attività. Il Ministero non poteva permettersi, evidentemente, di sottrarre ore alla disciplina della storia, già pesantemente decurtata in questi ultimi anni; peraltro, il ministero si era trovato recentemente in difficoltà a causa della cancellazione di fatto della traccia storica dai temi assegnati all'Esame di Stato, per le polemiche sollevate da personalità prestigiose, di fronte alle quali non si poteva rispondere in modo evasivo, come è successo quasi sempre in questi anni.

Come fare allora a introdurre un nuovo curricolo senza penalizzare troppo gli altri e senza spese aggiuntive? La soluzione è stata quella di rendere l'Educazione Civica il primo "insegnamento trasversale"(2) (art.2) della scuola italiana. Il comma 3 dello stesso articolo suggerisce le modalità organizzative per raggiungere tale quadratura del cerchio. Se tale "insegnamento trasversale" sarà "da svolgersi nell'ambito del monte orario obbligatorio previsto dagli ordinamenti vigenti" (e ricordiamo che non potrà avere un monte ore inferiore alle 33 annue), le responsabilità organizzative sono rinviate alle singole scuole, le quali potranno "avvalersi della quota di autonomia utile per modificare il curricolo". Non risulta tutto chiaro, se non che la patata bollente viene data in mano ai singoli istituti, confidando nelle capacità dei Dirigenti Scolastici di imporre una decurtazione di fatto di alcune ore disciplinari per applicare la legge. Che la confusione regni sovrana nello stesso testo di legge lo comprendiamo da alcune decisioni non completamente compatibili. Per quanto riguarda le Scuole Secondarie superiori, nel comma 4 si legge che "l'insegnamento è affidato ai docenti abilitati all'insegnamento delle discipline giuridiche ed economiche, ove disponibili nell'ambito dell'organico dell'autonomia". Indicazione parziale, poiché tale curricolo non è presente in molti degli indirizzi della Secondaria superiore; al di là del fatto che esso prevede un programma ben superiore e costringerebbe tali docenti a rivedere la loro scansione consolidata, senza peraltro che in merito essi siano mai stati consultati. Ma come si fa per gli altri ordini di scuole? O per gli indirizzi superiori dove non è prevista la disciplina di Diritto? Il testo di legge, furbamente, dice e non dice poiché, come abbiamo appena notato, concede la difficile soluzione ai singoli istituti. In realtà però, nei commi 5 e 6 sempre dell'articolo 2, viene introdotta una nuova funzione docente: "Per ciascuna classe è individuato, tra i docenti a cui è affidato l'insegnamento dell'educazione civica, un docente con compiti di coordinamento". Si dà per scontato, quindi, che gli insegnanti della nuova disciplina saranno diversi, a seconda dell'ambito di competenza che possono ricoprire, senza tener conto se abbiano affrontato nel passato studi specifici.

Ancora una volta, però, bisogna leggere le intenzioni del legislatore in profondità, richiamandosi alla logica autentica della politica riformatrice, ben espressa nei numerosi documenti che anche su questo portale abbiamo più volte commentato, pur se riferiti ad argomenti diversi; questi singoli ambiti tematici, tra loro dispersi, costituiscono quella "cassetta degli attrezzi", quelle "bussole", che permetteranno allo studente di risolvere i problemi pratici (in particolare relativi al mondo del lavoro) che è destinato a incontrare una volta terminati gli studi. Espressioni che comparivano già nel preoccupante documento, del 2017, Orientamenti per l'insegnamento della filosofia nell'età della conoscenza, in una logica anti disciplinare, utilitaristica e tecnocratica cui pure veniva piegato il sapere filosofico.

Inoltre -e anche questo è un obiettivo comune all'introduzione dell'Alternanza scuola-lavoro, o delle diverse progettualità legate alla didattica innovativa- ci si propone in questo modo, laddove la comunicazione di tali contenuti sarà difficile da distribuire tra tutti i docenti di un Consiglio di Classe, di fare intervenire soggetti esterni, agenzie educative in grado di soddisfare la richiesta, non sempre invero dotate della dovuta professionalità nel gestire gruppi di adolescenti. Soggetti esterni che avranno così un ruolo sia nella comunicazione dei contenuti del curricolo, sia anche in sede di valutazione; relativizzando ancora di più la figura dell'insegnante.

Ogni docente dunque, si prenderà una parte, settoriale e specifica, di questa disciplina; un docente coordinerà, con molta probabilità, che le diverse tematiche vengano trattate. La scuola però potrebbe ovviare e organizzare eventi e attività (la partecipazione di una classe a un'iniziativa contro le mafie, a un convegno sul tema o simili) che potrebbero coprire diverse ore e, quindi, alleggerire il carico per i rispettivi docenti che, in ogni caso, dovranno ridurre i programmi delle loro discipline d'insegnamento per fare spazio a queste nuove tematiche.

Si aprono a questo punto due questioni, una di natura didattica e una di natura sindacale. Queste iniziative ed esperienze extra curricolari possiedono indubbiamente un positivo valore formativo, ma da sole non possono sostituire un momento di riflessione più meditato, dovuto alla relazione dialogica tra un docente e il gruppo classe. Una situazione dove la presenza numerica è alta, dove esistono diversi fattori di deconcentrazione, dove devono essere previsti prerequisiti e riflessioni successive non sempre agevoli da svolgere (ma in ogni caso doverose, se l'attività viene approvata), non favorisce la comprensione piena delle tematiche trattate. L'idea che simili iniziative siano di per sufficienti dimostra ancora di più la volontà dei riformatori di accontentarsi di un sapere di facciata, falsamente pratico; d'altra parte, che questa sia l'intenzione, lo si evince anche dalle modalità del nuovo esame di Stato, dove la parte dedicata a "Cittadinanza e Costituzione" può tranquillamente essere limitata alla relazione all'esperienza personale svolta, senza che nulla venga detto in merito al legame tra tale esperienza e alcuni importanti riferimenti disciplinari, che non è obbligo precisare.

Rispetto a una tale situazione, come si configurerebbe il compito di coordinamento? Come una nuova funzione di carattere essenzialmente burocratico, simile a quella del "tutor" per l'attività di Alternanza Scuola lavoro (3); ovvero un computo delle ore svolte da ciascun alunno, fino a raggiungere le 33, tenendo conto che a molte attività non partecipa necessariamente l'intero gruppo classe. Si tratta di una funzione non prevista a livello contrattuale, quindi non obbligatoria, e che dovrebbe essere incentivata attraverso la contrattazione d'Istituti, quindi a spese del già magro FIS (4) (Fondo Integrativo d'Istituto). Se non ci fosse stata la prevedibile bocciatura del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, e il rinvio dell'applicazione della legge di un anno, le scuole sarebbero piombate in un caos organizzativo, e in una tensione evidente tra i docenti che si sarebbero visti aggravati di una funzione come al solito sotto pagata, a scapito della serenità in cui dovrebbe svolgersi un'attività educativa.

Ancora più confusa appare la delicata questione della "valutazione". Come si fa a offrire una valutazione oggettiva di una disciplina trasversale, peraltro frammentata non solo tra docenti, ma anche in attività esterne che potrebbero essere state seguite solo da una parte degli alunni? L'unico riferimento concreto che può essere preso in considerazione è la valutazione del comportamento, effettivamente attribuito sulla base di una proposta del docente "coordinatore di classe", e poi discussa e condivisa dagli altri membri, ciascuno dei quali offre una propria valutazione sul comportamento effettivo dell'alunno in classe. Il comma 6 dell'articolo 2 recita: "L'insegnamento trasversale dell'educazione civica è oggetto delle valutazioni periodiche e finali previste dal decreto legislativo […] e dal regolamento di cui […]. Il docente coordinatore […] formula la proposta di voto espresso in decimi, acquisendo elementi conoscitivi dai docenti a cui è affidato l'insegnamento dell'educazione civica". Come si nota, la dinamica è la stessa per l'attribuzione del voto di condotta. Difficile immaginare, dal momento che qui siamo in presenza di contenuti disciplinari specifici, a un voto che esprima una sintesi efficace, e non a una media che mette insieme l'esito di diverse verifiche frammentate. E, come capita per il voto di condotta, è difficile immaginare un esito complessivo non sufficiente, senza però adeguate motivazioni.

Ciò che in fondo preme di più al Ministero, del resto, non è tanto valutare e assicurarsi in merito all'effettiva preparazione curriculare dell'alunno, quanto giudicare le metodologie didattiche dei docenti, e la loro disponibilità alla cosiddetta innovazione; ovvero fare anche di questa disciplina un ennesimo cavallo di Troia per introdurre in modo coercitivo scelte metodologiche non condivise dai docenti, per di più in un quadro di estrema confusione e di approssimazione dei contenuti. Si spiega così l'Art.9, che introduce l'"Albo delle buone pratiche" di Educazione Civica, teso a valorizzare soprattutto i protocolli che non vedono protagonisti i docenti, ma sottoscritti con enti esterni che diventano essi protagonisti della comunicazione didattica. Un ulteriore provvedimento, quindi, per sottrarre ai docenti la responsabilità dell'azione formativa ed affidarla ad attori che spesso -com'è nella esperienza pratica di molti docenti- non sempre hanno le capacità di comunicare con coinvolgimento agli studenti, capacità che si acquisisce con il mestiere e non è affatto assicurata dall'adozione di metodologie pseudo creative .

Insomma, un provvedimento totalmente improvvisato che, se realmente attuato, avrebbe gettato le scuole nel caos organizzativo e avrebbe ancora di più penalizzato la didattica ordinaria. Resta però al fondo un interrogativo inquietante; tale legge è stata votata praticamente da tutti i parlamentari, di ogni formazione partitica e schieramento, basandosi sulla constatazione, indubbia, che l'Educazione Civica è disciplina di vitale valore formativo. La domanda è la seguente: ma i deputati, quando votano provvedimenti relativi alla scuola, leggono i testi di ciò che approvano, o si lasciano condizionare da chi indica loro le operazioni di voto, senza interessarsi del merito? Già ai tempi della Buona Scuola, se si consultano i verbali della Commissione cultura, risulta chiaro come molti deputati votassero provvedimenti che investivano la scuola senza avere minimamente in mente che cosa contenessero e quali ricadute avrebbero avuto sulla vita scolastica. Ci si sarebbe aspettato che alcune forze dette del cambiamento, critiche verso le ultime esperienze di governo e in particolare proprio verso la politica scolastica, prestassero maggiore attenzione ai provvedimenti, specie quando manifestano un'evidente continuità con una politica tanto negativa.

 

NOTE
1) Da una parte, è questa la volontà delle associazioni più potenti, che elaborano le teorie sulla scuola alle quali maggiormente sembra ispirarsi l MIUR (la Fondazione Agnelli, l'Indire, Treelle, L'Associazione Nazionale Presidi, che ha addirittura promosso la sperimentazione di una scuola senza discipline). Questa nuova scuola dovrebbe privilegiare, in forma quasi esclusiva, lo sviluppo delle cosiddette soft skills, peraltro esaltata in un recente appello pubblicato il 14 agosto scorso sul "Corriere della Sera", all'indomani dell'annuncio della crisi di governo, e firmato da esponenti di tutti i partiti presenti in Parlamento.
2) L'idea di fare di Educazione Civica una disciplina "trasversale", pur decisa per motivi unicamente di risparmio, presenta però il pregio -dal punto di vista del MIUR- di essere in linea con il tipico linguaggio proprio della "didattica per competenze", richiamando l'idea di un soggetto discente capace di spaziare tra i vari ambiti del sapere, a partire però (e non si capisce come allora potrebbe farlo) da una conoscenza approssimativa, casuale e frammentata dei principali contenuti di studio.
3) In realtà, dalla seconda metà dello scorso anno scolastico, tale attività ha cambiato nome. Il nuovo acronimo che la identifica -e sembra che al MIUR prendano gusto a proporre di anno in anno acronimi sempre più sgradevoli e impronunciabili- è PCTO, ovvero Piano Competenze Trasversali e Orientamento. La scomparsa della parola "lavora", probabilmente permetterà di ampliare il numero di esperienze possibili per soddisfarla, rimediando alla assurda difficoltà che le scuole spesso hanno -senza trovare alcun aiuto concreto da parte del Ministero- di individuare attività di un qualche interesse e attinenza con l'indirizzo di studi seguito.
4) Come per tutti i compensi previsti dal FIS, risultato della contrattazione tra il Dirigente Scolastico e la RSU interna al singolo Istituto, il numero delle ore realmente compensate è sensibilmente inferiore al carico di lavoro sostenuto effettivamente dai singoli docenti.

 


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21 OTTOBRE 2019