Marzio Zanantoni  
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I CENACOLI FILOSOFICI A CASA BANFI (1946)


I verbali inediti per ricostruire alcune di quelle riunioni



Marzio Zanantoni


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A un domani ormai giunto con la Liberazione del 25 aprile, Antonio Banfi e i suoi principali allievi guardavano e riflettevano nelle riunioni del Centro di Studi filosofici che erano nate nell’immediato dopoguerra come importante momento di riflessione filosofica, dopo la chiusura avvenuta nel 1944 della rivista di Banfi “Studi filosofici”.

In vista di una possibile ripresa del periodico (che effettivamente avvenne con un numero unico pubblicato a fine ’46), dall’inizio del 1946 Banfi radunò nella propria abitazione milanese in Corso Magenta alcuni dei suoi migliori allievi dando vita ad un cenacolo filosofico di straordinaria e rinnovata attività teoretica.

Grazie ad alcuni verbali inediti (e ringrazio l’amico Antonio Barberini che me ne diede copia anni fa e che vengono qui presentati per la prima volta), siamo in grado di ricostruire alcune di quelle riunioni. I verbali vennero stesi da Angela Colantoni Stefani, una allora giovane laureanda dell’Università di Pavia, amica di Remo Cantoni. Cantoni aveva invitato la Stevani a partecipare (e verbalizzare) le sedute che si tenevano a casa Banfi. Le significative tematiche affrontate mostrano come quel gruppo milanese di giovani filosofi riuniti attorno alla personalità di Antonio Banfi, stiano andando ormai definitivamente oltre il fascismo, iniziando strade di pensiero e di impegno anche politico (per alcuni di loro) che diverranno sempre più rilevanti negli anni del dopoguerra.

Intanto sono significative le date degli incontri, almeno di quelli verbalizzati dalla Stevani: il primo seminario si svolge il 18 gennaio 1946 e l’ultimo il 26 marzo dello stesso anno. Il luogo è sempre l’abitazione milanese di Banfi, così come costanti saranno i partecipanti, allora giovani docenti di scuole superiori o “incaricati” universitari:

Eugenio Pennati, 45 anni, – Laureato a Pavia, docente a Pavia di Sociologia e chiamato da Banfi alla Statale di Milano per Storia delle dottrine politiche

Giacomo Cantoni, proprietario della Libreria Cantoni (in precedenza “Libreria la Lampada”), che aveva pubblicato i numeri passati della rivista “Studi filosofici”;

Remo Cantoni, 31 anni – Nel ’41 aveva già pubblicato “Il pensiero dei primitivi”

Giavanni Maria Bertin (35 anni) – Docente di Storia e Filosofia e incaricato alla Statale di Milano

Ernesto Treccani (25 anni) – Figlio del Sen. Giovanni - Fondatore di “Corrente” a 18 anni

Giulio Preti (28 anni) – Amico di Enzo Paci all’Univeristà di Pavia e collaboratore della rivista di Banfi “Studi Filosofici”

Enzo Paci (35 anni) – Allievo di A. Banfi e collaboratore della sua Rivista

Antonio Banfi (66 anni) – dal 1941 docente di Storia della Filosofia presso l’Univesità Statale di Milano

Le riunioni avevano uno schema prefissato: un relatore proponeva il tema prescelto, ne spiegava contenuti e motivazioni e si apriva la discussione tra tutti i partecipanti.

La prima riunione, il 18 gennaio, ebbe come relatore Giacomo Cantoni, fratello maggiore di Remo, ed è molto significativa la sua proposta di lettura “Il manifesto del partito comunista” di Marx, suddivisa in questi elementi: la genesi del Manifesto; contenuto del Manifesto: a) storico; economico; politico; filosofico. Una proposta e una lettura, Il Manifesto e non ad esempio i testi economici o filosofici di Marx, non certo neutra che fa emergere con chiarezza come l’orizzonte oltre il fascismo divenisse ormai quello di una ripresa dell’impegno teorico-politico del tutto nuovo, un orizzonte non solo proibito dal regime mussoliniano, ma neppure pensabile, se non nella ristretta cerchia delle celle carcerarie o nei luoghi di confino, in cui i testi proibiti del marxismo circolavano clandestinamente nei modi più impensabili.

Ma accanto a Marx e ancora più di Marx, che certamente non fu un Autore privilegiato, della scuola banfiana, compare in quei seminari un altro Autore non neutro: Immanuel Kant. È impressionante la profondità, l’acribia analitica, anche lo scontro dialettico che emergono dalle discussioni tra Remo Cantoni, propositore del tema “rapporto tra intelletto e ragione in Kant” e Giulio Preti e tra Preti e Banfi. Ma perché proprio Kant e la sua lettura assumono una tale importanza in quel momento? Perché Kant è visto come il filosofo che sul crinale tra età moderna e età contemporaneae pone in modo nuovo il rapporto tra ragione e realtà, tra filosofia e scienza. In quei seminari banfiani c’è davvero la piena riconquista dell’autonomia del filosofare, dell’intellettuale che intende riscoprire la propria funzione teoretica ma anche sociale.

Siamo davvero oltre l’orizzonte ideologico del fascismo ed è significativo che la giovane Stevani ricordi quelle riunioni proprio come una “rinascita”, il cui senso più profondo era per lei la marxiana XI tesi su Feuerbach, sentita pronunciare per la prima volta da Remo Cantoni: “I filosofi hanno finora soltanto interpretato il mondo, ma si tratta ora di cambiarlo”.

 


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17 DICEMBRE 2021

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