Roberto Vitali  
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LA TRACCIA PROFONDA DI ALDO TORTORELLA


Un fine intellettuale capace di grande concretezza politica



Roberto Vitali


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Dal Convegno PER ALDO TORTORELLA Da Antonio Banfi alla direzione del PCI Casa della Cultura di Milano 16 maggio 2025

 

Parlare per ultimo dopo un'iniziativa così densa non è facile. Ho visto a uno a uno divenire ripetitivi quasi inutili i miei appunti perché avete già fatto considerazioni su fatti e avvenimenti sui quali anch’io ho riflettuto.

Permettete anche a me un piccolo ricordo personale. Io sentii per la prima volta una relazione di Tortorella nel '59. Mi ero iscritto da un anno nel circolo della FGCI. Abitavo a Lorenteggio, un quartiere difficile di Milano, oggi difficile. Ma era una realtà non facile neppure allora per l’assieme dei problemi sociali e economici indotti dall’espansione non ben regolata del quartiere, per l’insufficienza dei servizi e per la massiccia presenza di tanti nuovi cittadini provenienti dalle diverse regioni italiane. Nulla di paragonabile agli attuali atteggiamenti di rifiuto nei confronti degli immigrati. Le reazioni non positive che pure serpeggiavano tra gli abitanti erano da noi contrastate con fermezza e numerose iniziative.

Ero partecipe di un circolo della FGCI abbastanza numeroso, composto soprattutto da operai con qualche studente, ero uno dei pochi. Alcuni giovani erano studenti serali.

Mi dissero che ci sarebbe stata una conferenza di Tortorella sui congressi dell'Internazionale Comunista. Allora avevo già’ frequentato dei corsi di partito, anche fatti decentemente, mi incaricarono di seguire quella conferenza

Mi recai in un circolo culturale del centro della città e ascoltai una appassionata e coinvolgente relazione del compagno Tortorella che conoscevo solo di fama. Tortorella era noto per essere stato un compagno di Eugenio Curiel. Per un giovane che si iscriveva alla FGCI Eugenio Curiel era una figura iconica. Io avevo anche cominciato a leggere alcuni suoi scritti, perché avevo trovato, tra i libri di mio padre, "Classi e generazioni del secondo Risorgimento" che era stato pubblicato qualche anno prima. Tortorella era il compagno che dopo essere stato arrestato dai fascisti, si era sottratto alla detenzione con la fuga prima ricordata e che fu mandato a Genova a ricostruire il Fronte della gioventù. Dopo la Liberazione aveva diretto l’edizione genovese de l’Unità. I compagni ne parlavano con rispetto e ammirazione. Quella relazione era molto bella. Non era la solita relazione che si ascoltava nei corsi di partito, lo stile era diverso. Una relazione che mi portò approfondire alcuni aspetti perché Tortorella illustrò in un modo per nulla usuale la storia di quella grande organizzazione, l'Internazionale Comunista, presentandone l’evoluzione, i cambiamenti politici e teorici. Nei giorni seguenti invece di studiare, ero iscritto a giurisprudenza, mi ero messo a leggere questa o quella pubblicazione.

Qualche anno dopo conobbi meglio Tortorella divenuto segretario della Federazione di Milano. Si moltiplicarono infatti le occasioni di sentire relazioni, interventi. Io ero segretario della sezione territoriale di Lorenteggio, una sezione dove si discuteva, dove c'era un confronto politico, in alcuni casi assai acceso e appassionato. Si discuteva dei grandi temi internazionali, della concezione della coesistenza pacifica, delle contraddizioni che si aprivano nella lotta antimperialista. Si discusse vivacemente della proposta di unificazione delle forze socialiste, di un nuovo partito. In quegli anni cominciavano a manifestarsi importanti segni della crisi del “miracolo economico italiano”Cominciava a logorarsi il centrosinistra sia in sede locale che nazionale. Si aprì una competizione tra tendenze e personalità all'interno della Democrazia Cristiana, nello stesso Partito Socialista si rilanciò l’azione della sinistra.

Nel Partito Comunista, nella nostra federazione si sviluppa una ampia discussione di cui sono stati ricordati i temi. nell’intervento qui svolto dall'onorevole Luciana Castellina. Seguivo con grande attenzione il dibattito sulle questioni prima ricordate sia interno al partito sia con le altre forze politiche. Ho avuto perciò numerose occasioni di ascoltare, interventi, relazioni di Tortorella di condividerne prese di posizione. Talvolta avevo una opinione differente, come avvenne sulla proposta di unificazione delle forze che si richiamavano al socialismo. Quel che ho mantenuto era la considerazione per quel suo modo di argomentare per quel suo stile che suscitava ammirazione e, in me, lo ammetto, anche un po’ di soggezione. Come il suo maestro praticava la gentilezza, quella di cui parla nel suo saggio su Banfi presente nel libro edito dal Senato e citato da Roberto Rampi. È vero, Tortorella era un uomo gentile nei rapporti coi compagni. Entravi nel suo studio per un colloquio, per sottoporre una questione. ti ascoltava con attenzione non formale e se doveva farti delle obiezioni certo non le lesinava. Voglio dire a Paolozzi cha Aldo Tortorella ha lasciato una traccia profonda, un ricordo durevole nella nostra federazione, nei compagni che lo hanno conosciuto, nei compagni che ha diretto. Il rapporto tra dirigente e diretto era un rapporto particolare non usuale anche per chi non aveva con lui particolare affinità politica.

Voglio dedicare adesso un momento di riflessione attorno a quel congresso che è stato ricordato anche qui, l'undicesimo nazionale, il dodicesimo della Federazione di Milano. Un congresso molto importante, il primo senza Togliatti. Ho recentemente letto una testimonianza del professor Ciliberto che, riferendo una conversazione, dice che Tortorella gli parlò di un suo confronto aspro con chi, per la direzione nazionale concluse quel congresso: Mario Alicata. Io non so di questo scontro. Mi sono riletto per questa occasione la relazione di Tortorella, le conclusioni di Mario Alicata e i sunti degli interventi. Ero delegato e nella commissione politica. Ho ordinato i miei ricordi, anche se i ricordi vanno esaminati e utilizzati con. cautela Comunque dalla lettura dei documenti si deducono differenze e non solo di tono o di accenti. Era inevitabile poiché al centro dei lavori congressuali c’erano i temi molto importanti che avevano fatto emergere divergenze anche nella preparazione delle tesi congressuali. Era l’analisi dei caratteri del capitalismo italiano sviluppatasi nel dibattito che aveva avuto i punti alti dei convegni dell’Istituto Gramsci, c’era la questione del “nuovo modello di sviluppo”E se voi andate a vedere i due testi che ho citato noterete le differenti valutazioni oltre che uno stile personale diverso dei due oratori. Le conclusioni di Mario Alicata sono molto precise e, più’ volte, mostra apprezzamento per la reazione di Tortorella soprattutto per la parte dedicata alle questioni internazionali e de movimento comunista per gli interventi di compagni lavoratori, di sindacalisti protagonisti della ripresa delle lotte- Cita e confuta gli interventi critici. Ricordo che prese di punta l'intervento della compagna Sperabene, ne sbagliò(?))anche il cognome chiamandola Sparabene perché aveva sostenuto, con molta animosità, la necessità di rendere pubblico il dissenso e criticava il modo con cui nel partito si conduceva il confronto fra le diverse tesi.

Ho trovato molto interessante la parte della Relazione Tortorella dedicata a Milano dove analizza e descrive le caratteristiche di questa città che fu investita, nel periodo del miracolo economico, da profonde trasformazioni e innovazioni nel modo di essere città che produce, città che studia, città centro culturale di rilievo internazionale. Mi è capitato in questi giorni di trovare citato uno scritto di Antonio Banfi (del 1941) sulla città’ di Milano. Non so se è stata una suggestione, ma trovo nel modo con cui Tortorella parla della realtà degli anni '60 uno stile, un modo simile di analizzare i problemi. Il libro in cui ho trovato le citazioni è “Milano. Matrici e metamorfosi di una capitale industriale “ opera del professor Giorgio Bigatti. È molto interessante anche per le parti dedicate alla realtà milanese più recente. Forse anche questo dimostra come lo studio con Antonio Banfi abbia lasciato in Tortorella una impronta, un seme che ne ha alimentato il pensiero.

Ho un altro ricordo personale. Tortorella era uomo di riflessioni politiche, culturali, filosofiche. Mi capitò di sentire alcuni suoi interventi in consiglio comunale. Tortorella parlava anche con competenza, conoscenza del bilancio comunale che non è precisamente una lettura filosofica, o attraente. Forse era necessario farlo per sostanziare, motivare una concreta azione politica e l’intellettuale Tortorella non si sottraeva e non lasciava esclusivamente agli specialisti il compito di esaminare i faticosi capitoli del complesso documento.

In quegli anni, Tortorella riflette anche su un modo rinnovato di organizzare il partito. Ricordo un articolo di cui non sono riuscito a trovare il testo che apparve su una nostra rivista. In, quegli anni cambiò il modo di essere dell'organizzazione in città con l’istituzione dei comitati di zona rappresentativi delle sezioni. Stava nascendo il sistema del decentramento dell’amministrazione della città’ a cui demmo un contributo notevole impegnando molte compagne e compagni In quegli anni cominciamo ad avere al posto delle commissioni di lavoro (ne rimanevano solo alcune) i gruppi di lavoro su temi o problemi specifici. Un modo di essere che permetteva una maggiore apertura verso competenze da raccogliere nel corpo generale degli iscritti e in alcuni casi, anche tra simpatizzanti, Così aumentava l’impegno ad affrontare le questioni quali l’assetto delle città, i problemi delle abitazioni, scuola, sanità con concrete proposte e precise, realistiche analisi. Era una apertura molto importante che fu perseguita con rigore e fece emergere nuovi quadri che ritroveremo.

Sono anni in cui si preparano, si preannunciano le lotte e i nuovi movimenti che verranno alla ribalta negli anni 70. Nel 1962 a Milano ci fu una ripresa fortissima delle battaglie economiche e sociali, una ripresa sindacale notevole con al centro i metalmeccanici. Dei risultati si discusse profondamente nel nostro dodicesimo congresso, anche talvolta polemicamente perché erano diversi i modi di concepire la battaglia politico-sindacale e come valutarne aspetti e conseguenze.

Quando, nei primi anni 80, divenni segretario della federazione si pose e si evidenziò, sin dall’inizio, la necessità’ di continuare e accrescere l’impegno per il lavoro culturale. in una città’ ricca di istituzioni prestigiose, di luoghi dove si faceva arte, cultura. ricerca. In questo campo, tra l’altro, si verificava un impegno notevole del partito socialista milanese. Marco Bertoli responsabile, in segreteria, del lavoro culturale e Lorenzo Sacconi allora laureando in filosofia elaborarono un programma di iniziative anche con la finalità’ di coinvolgere una serie di giovani studiosi nelle discipline filosofiche, economiche e sociologiche che guardavano con attenzione ai partiti della sinistra. Era importante per noi cercare di acquisire l’apporto di queste nuove forze anche percorrendo vie nuove. Ricordo Ferdinando Targetti, Salvatore Biasco, Roberto Artoni, Gianpaolo Fabris, Marino Livolsi Giulio Giorello, elenco largamente incompleto. Dimentico certamente persone che diedero generosamente un notevole contributo. Discutemmo del programma e. Bertoli e Sacconi si misero al lavoro. il primo risultato fu un seminario sul pensiero di John Rawls con Salvatore Veca che ormai da tempo operava nella Fondazione Feltrinelli. Il seminario si tenne in federazione e ebbe un notevole successo per la partecipazione notevole e interessata Si vedano le considerazioni che Veca scrive su questa nostra iniziativa, nel suo ultimo libro “Prove di autoritratto”. Veca la inquadra nell’azione di apertura e confronto con le altre culture che riteneva ormai necessaria e urgente per il Pci.

Non pochi, nel partito e tra coloro che guardavano ai comunisti come forza necessaria al rinnovamento del paese, condividevano questa opinione.

Dopo qualche tempo incontrai Tortorella e venimmo a parlare dell’iniziativa e del resto del programma. Tortorella con qualche osservazione ironica smorzò il mio entusiasmo (forse un po’ eccessivo) per l’esito della iniziativa e mi. fece capire che emergevamo dubbi e contrarietà’ in vari ambienti del partito Mi disse che occorreva equilibrio. Era necessaria attenzione per non provocare rotture che potevano danneggiare il lavoro di confronto, la discussione. Ho riassunto le obiezioni, non vorrei dare la sensazione che si trattasse di un intervento censorio. Non lo era. Non era nello stile di Tortorella. In questa nostro convegno si è’ detto che Tortorella manifestava Il proprio dissenso, e obiezioni in modo contenuto. Certo era misurato ma chiaro, tendeva a non provocare rotture non opportune, superflue.

I compagni impegnati svolsero poi tutto il programma previsto con buoni risultati. Molti di coloro che parteciparono alle iniziative continuarono a collaborare con noi. Alcuni divennero protagonisti della vita culturale milanese. Certo, col tempo, furono fatti dei rilievi, emersero più’ chiaramente le contrarietà sottaciute, le divisioni su temi sollevati in quelle iniziative. Furono rivolte critiche non proprio misurate. La discussione fu ampia sempre corretta,a mio parere, molto utile per molti di noi funzionari di partito.

Veca, nel libro sopra citato, racconta che nel 1982 - circa un anno dopo - partecipò a una iniziativa simile alla nostra, organizzata dall’’Istituto Gramsci di Bologna, in occasione dell’uscita nelle librerie del suo libro “La giustizia giusta”. L’accoglienza, in questo caso, fu però’ assai diversa da quella milanese. Veca scrive che davanti a una platea in maggioranza ostile “venni letteralmente massacrato”.

Nel1983 a Milano si tiene il Congresso nazionale del,PCI. Nella riunione della Commissione elettorale proposi, con Il consenso di alcuni altri delegati, la candidatura al Comitato Centrale di Veca che tra l’ altro era uno dei principali dirigenti della prestigiosa Fondazione Feltrinelli. Ma dopo qualche riunione lasciai cadere la proposta perché mi si fece notare da parte della coordinatrice dei lavori della Commissione elettorale Adriana Seroni che la candidatura non raccoglieva il consenso necessario.

La compagna Pollastrini ha raccontato del notevole successo che ebbe il convegno sui sentimenti. Fu una importante iniziativa. Come Pollastrini ha già detto anche in quel caso non si ebbe una preparazione facile, facile. Il convegno, che registrò una notevole partecipazione ed ebbe una forte eco. forse inattesa, anche all’esterno del partito, fu concluso da Aldo Tortorella.

Non era neppure la prima volta che una nostra iniziativa sollevasse interrogativi, discussioni. Oggi si è ricordato -nella bella e interessante relazione del compagno Fumagalli- la grande unitaria reazione della città di Milano dopo la strage di Piazza Fontana. Si è’ detto della ampia e composta partecipazione ai funerali delle vittime. La direzione discusse di come ci si proponeva di agire in quella delicata situazione. Non ho partecipato a quella discussione, riferisco ciò che è stato detto poi nelle riunioni della federazione. La proposta dei funerali organizzati in quel modo fu assai discussa. C'erano opinioni non del tutto favorevoli perché si temevano possibili provocazioni. Chi dirigeva. in quegli anni, la Federazione di Milano si pronunciò invece fermamente per la soluzione proposta. Era la conseguenza della. forte, ampia mobilitazione propiziata dalle tre grandi organizzazioni sindacali, da molte altre associazioni cittadine e da tutte le forze politiche dell’arco costituzionale. Da tempo agiva a Milano in modo permanente e efficace il comitato unitario antifascista per la difesa dell’ordine repubblicano. Grande fu l’impegno dei comunisti, tra gli animatori ricordo due nostri compagni: il presidente dell’ANPI Tino Casali già commissario politico della divisione Gramsci in Oltrepò Pavese e il sen. Francesco Scotti, combattente in difesa della Spagna repubblicana e, durante la Resistenza, dirigente del CLN del Piemonte. Come è’ noto il comitato antifascista fu strumento decisivo negli anni che seguirono per fronteggiare la strategia della tensione, lo stragismo nero e contro il terrorismo brigatista.

Si possono ricordare altri momenti di confronto e discussione. come quello che partendo dal giudizio sui risultati elettorali alle amministrative milanesi del1980 divenne soprattutto una discussione sui rapporti e collaborazione con i socialisti sfociando in un intervento nel C. C. di Riccardo Terzi segretario della federazione a cui Enrico Berlinguer replicò in modo critico e fortemente polemico. La vicenda e ‘ nota e più’ volte oggetto di considerazioni, la più recente ricostruzione, mi sembra, sia nel libro di Emanuele Macaluso e Claudio Petruccioli.

Nel 1984 ebbi di nuovo una occasione per discutere di un’altra iniziativa per la quale io però’ non avevo avuto alcuna parte sia nel promuoverla sia nel realizzarla Si trattava proprio di un'iniziativa della Casa della cultura decisa in piena autonomia come sovente accadeva da tempo. Fu il caso di un seminario di tre giorni sulla questione della complessità. con la partecipazione di numerosi studiosi italiani e stranieri tra cui Edgar Morin, Ilya Prigogine, Mauro Cerutti, Bocchi, Gianfranco Pasquino, Luciano Gallino. L’Unità presentò l’iniziativa con un articolo-intervista al filosofo Morin di Sergio Scalpelli,allora segretario della Casa della cultura. L’iniziativa destò una notevole attenzione. Anche allora ci furono reazioni critiche e obiezioni sul seminario. Tortorella mi segnalò con una lettera le questioni.

Da quanto ho appreso oggi ascoltando la relazione di Fumagalli, l’intervento di Cuperlo, le altre tesitmonianze, lette le interviste di Tortorella su Pandora e ultimamente su Robinson, ricavo la necessità, di una ulteriore iniziativa che permetta di esaminare e conoscere compiutamente l’attività di Tortorella a Milano sia con la direzione dell’edizione milanese del’Unità, sia quella di segretario della federazione e poi regionale. Sono gli anni, come già detto, in cui cominciano a vedersi segni di fenomeni che caratterizzeranno gli anni 70. Sono anni importanti che precedono e preparano inoltre la realizzazione, a lungo rimandata, delle Regioni, completando così il disegno istituzionale della Repubblica.

Per quanto riguarda la mia esperienza personale, nel 1986, ebbi ulteriori interessanti incontri con Tortorella incaricato dalla direzione di seguire il congresso regionale e di concluderlo. Ci incontrammo per esaminare le molte questioni politiche e organizzative proprie della preparazione di un congresso. Constatai subito che Tortorella conservava una precisa, aggiornata conoscenza della Lombardia. Non si attardava certo a considerazioni esclusivamente basate sulla sua pur consistente esperienza precedente. Furono incontri ricchi di consigli e suggerimenti (in parte erano anche rilievi critici espressi in modo ‘“contenuto”) Ne discussi seriamente e cercai di utilizzarli nella preparazione dei lavori congressuali.

Il congresso fu seguito con attenzione dalle altre forze. politiche democratiche, presenti al lavori con delegazioni e dai maggiori quotidiani. Ma fu anche un congresso non facile, con lunghe appassionate discussioni. Si svolse infatti nel clima venutasi a creare dopo il tragico incidente di Černobyl nell’aprile del 86, un mese prima delle sessioni congressuali. L’attenzione ai problemi ambientali e alle conseguenze economiche sociali, politiche era acutissima e generale. Particolarmente attente e attive, con interventi nella discussione generale e nelle commissioni, erano le delegazioni delle federazioni vicine al territorio della centrale nucleare di Caorso e della zona di Viadana dove era prevista una futura centrale. Va detto che di quest’ultima noi avevamo chiesto la sospensione della procedura di localizzazione.

Fu una esperienza difficile ricca di problemi non nuovi ma con dimensioni inedite,da cui tuttavia traemmo molti elementi per il rilancio,il rinnovamento della nostra azione. Ci confermammo una organizzazione molto vivace,con qualche differente valutazione sulle questioni ambientali come dimostrarono alcuni interventi e voti congressuali ma capace di una unitaria, concreta attività e presenza nella vita democratica di questa nostra Città, di questa nostra Regione.



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19 GIUGNO 2025

 

 

 

QUI IL VIDEO DEL
CONVEGNO

PER ALDO TORTORELLA

Da Antonio Banfi alla direzione del PCI

 

Introduce Marco Fumagalli

 

Discutono

Luciana Castellina

Lia Cigarini

Gianni Cuperlo

Letizia Paolozzi

Barbara Pollastrini

Roberto Rampi

Roberto Vitali

 

Coordina Ferruccio Capelli