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PER TORNARE A DISCUTERE


Urge riequilibrare un centrosinistra senza sinistra






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Questo risultato elettorale renderà ineluttabile il ritorno a una discussione seria. In questi anni se ne è persa l'abitudine: come se ci fossimo abituati a semplificazioni banalizzanti, a invettive e a urla scomposte, proprio come durante questa lunga, estenuante, sgradevole campagna elettorale. Ora però sono venuti al pettine, in un colpo solo, nodi politici e culturali di fondo, rimossi in questi anni: impossibile stavolta evitare una riflessione di fondo.

Una prima considerazione: ai tanti amici che in queste settimane mi interrogavano sul voto ho sempre risposto non solo che avrei votato No, ma anche che prevedevo una larga affermazione del No. Non avevo a disposizione una sfera di cristallo: semplicemente ragionavo sullo scenario delle forze in campo. Il sistema politico italiano in questi ultimi anni è andato assumendo una configurazione tripartita: centrosinistra, centrodestra e "grillismo". Andare allo scontro frontale con due di queste componenti, per di più con divisioni profonde nello stesso centrosinistra, era semplicemente un'operazione suicida. Sembrava di sentire riecheggiare vecchie litanie avanguardiste, quell'antico refrain "tanti nemici tanto onore" che più volte nella nostra storia ha stimolato esibizioni muscolari, ma che si è sempre concluso con un mare di guai. La politica è innanzitutto ricognizione ragionata delle forze in campo: il caso contrario è avventurismo. 

Seconda questione: per la terza volta, dopo il 2001 e il 2006, la nostra Costituzione veniva cambiata con una prova di forza di maggioranza. Tra gli argomenti usati in quest'ultima occasione vi era anche l'urgenza di rivedere il Titolo V della Costituzione, dimenticando che si stava proponendo di rimaneggiare l'incauta, affrettata e poco meditata riforma del 2001. Dopo queste tre operazioni, una criticata ormai da tutti e due respinte da referendum popolari, dovrebbe essere chiarito definitivamente che la Costituzione non può essere cambiata a colpi di fiducia e non è materia disponibile per questa o quella maggioranza parlamentare. L'idea stessa di "grande riforma della Costituzione" dovrebbe finalmente venire accantonata: la Costituzione del '48 non è immodificabile, ma - come giustamente ha sostenuto Valerio Onida - può essere migliorata con rammendi puntuali e ben ragionati, discussi e sostenuti da un'ampia convergenza di forze. Questo voto, ci auguriamo, può servire da severa lezione e fissare finalmente al riguardo un punto fermo.

Una chiosa aggiuntiva. Tra gli argomenti a favore del Si, probabilmente uno di quelli che più ne ha danneggiato la campagna, vi è stato il ricorso alla "reazione dei poteri finanziari". Fino a mettere in circolo, complice un "autorevole" giornale inglese, che l'eventuale vittoria dei No avrebbe provocato il fallimento di otto banche italiane. Gli spin doctors che presumibilmente hanno introdotto simili argomenti hanno dimostrato scarsa sensibilità e intelligenza politica. Questi sono tempi in cui ogni cittadino avverte l'incombenza dei poteri finanziari. Come non capire che proprio per questo i cittadini rivendicano il proprio diritto ad esprimere liberamente la propria opinione almeno sulla Costituzione? 

Last but not least: il centrosinistra che ha affrontato questa decisiva prova elettorale era, come hanno notato a caldo alcuni commentatori televisivi, un centrosinistra pressoché senza sinistra. Curioso controsenso che si trascinava da tre anni e che prima o poi, alla prima vera prova di forza, era destinato ad esplodere dolorosamente fra le mani. Il concetto è inequivocabile: centrosinistra implica un centro e una sinistra alleati tra di loro. Negare nel centrosinistra la presenza e la necessità della sinistra, squilibrare platealmente al centro la narrazione e la rappresentanza politica, apre un vulnus che prima o poi può diventare insostenibile. Liquidare la rappresentanza simbolica e gli argomenti della sinistra senza avvedersi del baratro che andava aprendosi poneva, tra l'altro, le premesse per un ulteriore scivolamento elettorale verso i Cinque Stelle. Urge riorganizzare e riequilibrare il centrosinistra. "Vasto programma" si potrebbe ironizzare, ma questo è il problema inesorabile posto dal voto.


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06 DICEMBRE 2016