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OLTRE LA RETORICA DELL'ATTIVISMO CIVICO


Commento al libro di Carolina Pacchi



Stefano Moroni


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Negli ultimi tempi si è molto discusso di attivismo civico. Una larga parte della discussione sembra soffrire di due limiti. Da un lato, l’etichetta “attivismo civico” viene utilizzata per individuare una grande varietà di realtà davvero troppo diverse tra loro. Dall’altro, esiste una forte tendenza a valutare positivamente a priori tali forme di attivismo. Il libro di Carolina Pacchi – Iniziative dal basso e trasformazioni urbane. L’attivismo civico di fronte alle dinamiche di governance locale (Bruno Mondadori, 2020) ha il merito di mettere criticamente in discussione entrambi questi punti, nel tentativo di adottare un approccio prevalentemente analitico al fenomeno.

In primo luogo, l’autrice tenta di definire in maniera più precisa l’idea stessa di attivismo civico, evitando di far rientrare nella definizione qualsiasi tipo di iniziativa auto-organizzata. L’autrice individua come attivismo civico “quel tipo di azione, guidata da un’intenzionalità, con una natura collettiva, che contraddistingue i cittadini in quanto cittadini, prima e diversamente che per altre loro caratteristiche” (p. 8). E sottolinea il forte legame dell’attivismo inteso in questo senso con la dimensione urbana; in particolare, “con l’uso degli spazi urbani, degli spazi di prossimità, degli spazi della vita quotidiana. È tipicamente su questi che si appunta l’attenzione dell’attivismo civico. Spazi di vita, di mobilità, condivisione, tempo trascorso in comune, ricreazione, formazione, di produzione e fruizione culturale: è proprio su questa densa relazione tra spazi e modi d’uso che si inserisce l’azione dell’attivismo” (p. 15).

In secondo luogo – e dopo aver osservato che “vi è, spesso, una valutazione in linea di principio positiva di queste pratiche, una lettura dell’attivismo civico come forma progressista, con un potenziale trasformativo” (p. vii) – l’autrice suggerisce di evitare giudizi positivi indifferenziati e si chiede piuttosto se e quando l’attivismo civico sia desiderabile. La domanda riguarda due dimensioni: anzitutto, il contributo dell’attivismo civico a un più completa e matura vita democratica (pp. 65-76); secondariamente, i suoi reali effetti su cambiamenti e trasformazioni urbane (pp. 77-87). Come scrive la stessa autrice: “il testo si interroga sulle capacità che le forme di attivismo civico mostrano di incidere su due dimensioni della vita urbana; da un lato, la promozione di spazi di dibattito, pubblico e plurale, e la capacità, collegata a questa, di contribuire al ridisegno dei processi decisionali e di governance urbana; dall’altro, il continuo ridisegno della frontiera mobile tra spazio pubblico e spazio privato (in termini di regimi proprietari, ma soprattutto di forme e modalità d’uso), nella creazione e sperimentazione di servizi e nelle forme di riuso di edifici e parti di città” (p. ix). Di tutto ciò il libro discute anche grazie ad approfondimenti empirici sulle città di Milano e Berlino che hanno conosciuto un certo numero di casi di attivismo civico negli ultimi tempi (pp. 17-28).

Tra le conclusioni principali del libro, le seguenti due.

In primo luogo, non sempre l’attivismo civico mantiene le sue promesse. Ripiegature localistiche e frammentazione incrementalista delle iniziative a volte depotenziano tali iniziative. “L’incrementalismo è […] legato al fatto che quello che manca alle azioni, iniziative, dell’attivismo molecolare dal basso non è la capacità di assumersi responsabilità e affrontare o trattare i problemi, quanto quello di proporre narrazioni capaci di dare senso a ciò che fanno, al di là delle retoriche del ‘piccolo è bello’” (p. xi). Opportunamente, si sottolinea come l’attivismo civico non è peraltro sempre e necessariamente sinonimo di innovazione sociale.

In secondo luogo, i migliori esisti dell’attivismo si ottengono quando si danno certe condizioni, collegate alla situazione socio-economica, alla struttura politica e ai meccanismi istituzionali. Di particolare interesse a tale proposito è la discussione sulle “interfacce” desiderabili tra amministrazioni pubbliche e attivismo civico (pp. 31-45); e la connessa messa in guardia dai sempre possibili rischi di “cooptazione” o “collateralismo politico” (p. 89).

Un punto di particolare interesse che emerge dall’intera discussione è l’idea che gli attori civici vanno sempre considerati come parte di un sistema più articolato di soggetti che complessivamente e interattivamente contribuiscono alla dinamica urbana; in altre parole, “non vi è […], e non vi deve essere, un primato dell’attivismo civico rispetto ad altre azioni e attori urbani” (p. 90).

In conclusione, anche grazie a libri come questo si potrà forse uscire da una retorica ricorrente che non ha contribuito a illuminare le questioni in gioco. La speranza è che la discussione possa proseguire lungo le linee aperte da Carolina Pacchi, in una forma critica anche più radicale. Ciò anche in riferimento all’ormai onnipresente espressione “iniziative dal basso” che ha da lunga data assunto, spesso anche nella letteratura accademica, connotazioni troppo generiche e superficiali.

Stefano Moroni

 

 

 

N.d.C. - Stefano Moroni, professore ordinario di urbanistica del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani (DAStU) del Politecnico di Milano, insegna Teorie della pianificazione e Etica degli usi territoriali alla Scuola di Architettura, Urbanistica e Ingegneria delle Costruzioni dello stesso ateneo.

Tra i suoi libri: (a cura di), Territorio e giustizia distributiva (Franco Angeli, 1994); Etica e territorio. Prospettive di filosofia politica per la pianificazione territoriale (Franco Angeli, 1997); Urbanistica e regolazione. La dimensione normativa della pianificazione territoriale (Franco Angeli, 1999); Pianificazione del territorio. Ragioni, bisogni, responsabilità (CittàStudi, 2001); con Pier Luigi Paolillo, Il ruolo dei servizi pubblici nei processi di trasformazione urbana. I problemi, un'esperienza, alcune prospettive (Franco Angeli, 2003); L'ordine sociale spontaneo. Conoscenza, mercato e libertà dopo Hayek (Utet, 2005); con Domenico Patassini (a cura di), Problemi valutativi nel governo del territorio e dell'ambiente (Franco Angeli, 2006); La città del liberalismo attivo. Diritto, piano, mercato (CittaStudi, 2007); con Arturo Lanzani (a cura di), Città e azione pubblica. Riformismo al plurale (Carocci, 2007); con Grazia Brunetta, Libertà e istituzioni nella città volontaria. Il contributo delle comunità contrattuali alla sussidiarietà (Bruno Mondadori, 2008); con Patrizia Bottaro e Lidia Decandia, Lo spazio, il tempo e la norma (Editoriale Scientifica, 2009); con Paolo Bossi e Matteo Poli (a cura di), La città e il tempo. Interpretazione e azione (Maggioli, 2010); con Grazia Brunetta (a cura di), La città intraprendente. Comunità contrattuali e sussidiarietà orizzontale (Carocci, 2011); Enrica Chiappero-Martinetti e Giampaolo Nuvolati (a cura di), Gli spazi della povertà. Strumenti d'indagine e politiche d'intervento (Bruno Mondadori, 2011); (a cura di), La città rende liberi. Riformare le istituzioni (IBL, 2012); con Grazia Brunetta, Contractual communities in the self-organising city (Springer, 2012); La città responsabile. Rinnovamento istituzionale e rinascita civica (Carocci, 2013); con Claudia Basta (a cura di), Ethics, design and planning of the built environment (Springer, 2013); con David Emanuel Andersson (a cura di), Cities and private planning. Property rights, entrepreneurship and transaction (Elgar, 2014); con Marco Ponti e Francesco Ramella, L'arbitrio del principe. Sperperi e abusi nel settore dei trasporti: che fare? (IBL, 2015); Libertà e innovazione nella città sostenibile. Ridurre lo spreco di energie umane (Carocci, 2015); con David Weberman (a cura di), Space and pluralism. Can contemporary cities be places of tolerance? (Central European University Press, 2016).

Per Città Bene Comune ha scritto: Governo del territorio e cittadinanza (29 gennaio 2016).

Sui libri di Stefano Moroni, v. in questa rubrica: Marco Romano, Urbanistica: “ingiustificata protervia” (12 dicembre 2015); Paolo Berdini, Quali regole per la bellezza della città? (22 gennaio 2016); Loreto Colombo, Urbanistica e beni culturali (19 febbraio 2016); Francesco Ventura, Urbanistica: né etica, né diritto (30 giugno 2016).

N.B. I grassetti nel testo sono nostri.

R.R.

 

 


© RIPRODUZIONE RISERVATA

30 LUGLIO 2021

CITTÀ BENE COMUNE

Ambito di riflessione e dibattito sulla città, il territorio, l'ambiente, il paesaggio e le relative culture progettuali

ideato e diretto da
Renzo Riboldazzi

prodotto dalla Casa della Cultura e dal Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano

in redazione:
Elena Bertani
Luca Bottini
Oriana Codispoti
Filippo Maria Giordano
Federica Pieri

cittabenecomune@casadellacultura.it

iniziativa sostenuta da:
DASTU - Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano
 

 

 

Le conferenze

2017: Salvatore Settis
locandina/presentazione
sintesi video/testo integrale

2018: Cesare de Seta
locandina/presentazione
sintesi video/testo integrale

2019: G. Pasqui | C. Sini
locandina/presentazione
sintesi video/testo integrale

 

 

Gli incontri

- cultura urbanistica:
2021: programma/1,2,3,4
 
- cultura paesaggistica:

 

 

Gli autoritratti

2017: Edoardo Salzano
2018: Silvano Tintori
2019: Alberto Magnaghi

 

 

Le letture

2015: online/pubblicazione
2016: online/pubblicazione
2017: online/pubblicazione
2018: online/pubblicazione
2019: online/pubblicazione
2020: online/pubblicazione
2021:

S. Brenna, È questa l’urbanistica che vogliamo?, Commento a: P. Berdini, Lo stadio degli inganni (DeriveApprodi, 2020)

C. Petrognani e A. P. Oro, Paesaggi della pluralità, commento a: E. Trusiani et al. (a cura di), Paisagem cultural do Rio Grande do Sul (supplemento al n. 24/2021 di “Visioni LatinoAmericane”)

C. Diamantini, La città nella tela del ragno, commento a: R. Keeton, M. Provost, To Built a City in Africa (nai010 publishers, 2019)

L. Carbonara, Riappropriarsi delle origini (di Mogadiscio), commento al catalogo della mostra curata da G. Restaino e M. Spina

E. Scandurra, Roma, e se non capitasse niente?, Commento a: W. Tocci, Roma come se (Donzelli, 2020)

G. Demuro, Custodire la bellezza insieme, commento a: G. Arena, I custodi della bellezza (Touring Club Italiano, 2020)

A. Casaglia, L'invenzione (e l'illusione) dei confini, commento a: L. Gaeta e A. Buoli (a cura di), Transdisciplinary Views on Boundaries (Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, 2020)

R. Pugliese, Comporre nuove urbanità, commento a: A. De Rossi (a cura di), Riabitare l'Italia. Le aree interne tra abbandoni e riconquiste (Donzelli, 2018)

L. Bonesio, Dall'uso-consumo all'uso-cura del mondo, commento a: O. Marzocca, Il mondo comune (Manifestolibri, 2019)

G. Amendola, La città è fatta di domande, commento a: A. Mazzette e S. Mugnano (a cura di), Il ruolo della cultura nel governo del territorio (FrancoAngeli 2020)

C. Bianchetti, Incoraggiare rotture e nuovi germogli, commento a: Camillo Boano, Progetto Minore (LetteraVentidue, 2020)

M. Balbo, La città pensante, commento a: A. Amin, N. Thrift, Vedere come una città (Mimesis, 2020)

G. Pasqui, La ricerca è l'uso che se ne fa, commento a: P. L. Crosta, C. Bianchetti, Conversazioni sulla ricerca (Donzelli)

R.R., L'Urbanistica italiana si racconta, introduzione al video: E. Bertani (a cura di), Autoritratto di Alberto Magnaghi (Casa della Cultura 2020)

S.Saccomani, La casa: vecchie questioni, nuove domande, commento a: M. Filandri, M. Olagnero, G. Semi, Casa dolce casa? (il Mulino, 2020)

G. Semi, Coraggio e follia per il dopo covid, commento a: G. Nuvolati, S. Spanu (a cura di), Manifesto dei Sociologi e delle Sociologhe dell’Ambiente e del Territorio sulle Città e le Aree Naturali del dopo Covid-19, (Ledizioni, 2020)

R. Riboldazzi, Per una critica urbanistica, introduzione a: Città Bene Comune 2019 (Ed. Casa della Cultura, 2020)

M. Venturi Ferriolo, Contemplare l'antico per scorgere il futuro, commento a: R. Milani, Albe di un nuovo sentire (il Mulino, 2020)

S. Tagliagambe, L'urbanistica come questione del sapere, commento a: C. Sini, G. Pasqui, Perché gli alberi non rispondono (Jaca Book, 2020)

G. Consonni, La coscienza di luogo necessaria per abitare, commento a: A. Magnaghi, Il principio territoriale (Bollati Boringhieri, 2020)

E. Scandurra, Nel passato c'è il futuro di borghi e comunità, commento a: G. Attili – Civita. Senza aggettivi e senza altre specificazioni (Quodlibet, 2020)

R. Pavia, Roma, Flaminio: ripensare i progetti strategici, commento a: P. O. Ostili (a cura di), Flaminio Distretto Culturale di Roma (Quodlibet, 2020)

C. Olmo, La diversità come statuto di una società, commento a: G. Scavuzzo, Il parco della guarigione infinita (LetteraVentidue, 2020)

F. Indovina, Post-pandemia? Il futuro è ancora nelle città, commento a: G. Amendola (a cura di), L’immaginario e le epidemie (Mario Adda Ed., 2020)

G. Dematteis, Il territorio tra coscienza di luogo e di classe, commento a: A. Magnaghi, Il principio territoriale (Bollati Boringhieri, 2020)

M. Ruzzenenti, Una nuova cultura per il bene comune, commento a: G. Nuvolati, S. Spanu (a cura di), Manifesto dei sociologi e delle sociologhe dell’ambiente e del territorio sulle città e le aree naturali del dopo Covid-19 (Ledizioni, 2020)

F. Forte, Una legge per la (ri)costruzione dell'Italia, commento a: M. Zoppi, C. Carbone, La lunga vita della legge urbanistica del '42 (didapress, 2018)

F. Erbani, Casa e urbanità, elementi del diritto alla città, commento a: G. Consonni, Carta dell’habitat (La Vita Felice, 2019)

P. Pileri, Il consumo critico salva territori e paesaggi, commento a, A. di Gennaro, Ultime notizie dalla terra (Ediesse, 2018)

 

 

 

 

 

 

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