Paolo Perulli  
  casa-della-cultura-milano      
   
 

LA VENDETTA DEI DIMENTICATI


Commento al libro di Giulio Buciuni e Giancarlo Corò



Paolo Perulli


altri contributi:



  paolo-perulli-periferie-competitive.jpg




 

Il libro degli economisti Giulio Buciuni e Giancarlo Corò, Periferie competitive. Lo sviluppo dei territori nell'economia della conoscenza (il Mulino, 2023) mostra per la prima volta in Italia (altrove ci ha lavorato la letteratura di Andrés Rodrígues-Pose di L.S.E.) le dimensioni assunte dalla polarizzazione spaziale nel tardo capitalismo. Un fenomeno trascurato a lungo, quando la stupida lettura del “mondo piatto” aveva accompagnato la globalizzazione economica del mondo. Invece le disuguaglianze spaziali si stavano accrescendo a dismisura fino a esplodere: populismo, Brexit, Trump sono fenomeni incomprensibili senza far ricorso alla “vendetta dei dimenticati”. Si tratta di quelle aree geografiche e strati sociali che hanno perso, che non sono mai stati all’attenzione della politica e della scienza, della cultura e della ricerca, dominanti.

Alcuni dati: nel 2018, la zona della Bay Area (S. Francisco, San Jose, Silicon Valley) attirava il 45% del totale degli investimenti venture capital negli Stati Uniti. Se aggiungiamo Los Angeles, New York e Boston il totale sale all’80%. Tutto il resto dell’enorme Paese è fuori mappa, se parliamo di innovazione. Sono i luoghi dimenticati, le tante Ohio che ci racconta il bellissimo romanzo di Stephen Markley: le small towns e le grandi praterie, le tante New Canaan, tutti in fila dietro la bara vuota del caporale caduto in Iraq, operai generici e commercianti, infermieri e negozianti di armi. L’ America di oggi, quella che lascia alle grandi città delle due coste di votare Democratico e vota massicciamente Trump. Il quale ripaga i suoi elettori imponendo le tariffe al mondo e lottando contro l’immigrazione illegale.

Prima, le migrazioni interne agli USA riguardavano le qualifiche basse, i lavoratori generici che si spostavano in cerca di lavori migliori. Invece oggi, a partire dal 1980 è tutto il personale qualificato che si sposta verso le aree forti dell’innovazione. E le retribuzioni seguono la stessa dinamica polarizzante: crescono nelle aree forti, ristagnano e diminuiscono in quelle deboli. Il mercato immobiliare esaspera questa tendenza polarizzante: comprare casa a Soho, New York costa 23 volte di più che comprare casa ad Atlanta, 29 volte di più che comprarla a Detroit. La polarizzazione premia i proprietari immobiliari e i professionals, soprattutto single (se avessero famiglia dovrebbero spostarsi) che vivono nelle grandi città dinamiche. Il resto del Paese coltiva un sentimento politico di vendetta.

Anche in Europa dal 1980, il trend è lo stesso: premia poche città superstar e condanna il resto ad essere lasciato indietro. Soprattutto Londra e Gran Bretagna sono le più ‘americane’. Eppure, Parigi e Milano non sono da meno nei rispettivi Paesi. Tra 2000 e 2019 l’incidenza di Milano sul PIL italiano è cresciuta del +17,7%, quella di Napoli è diminuita del -8,6%, di Reggio Calabria del -14,5%, ma attenzione! quella di Torino è scesa del -4,1%. Ciò significa che al divide tradizionale Nord-Sud si somma un divide tutto nuovo, Nord-Nord. Le “aree dimenticate” sono il prodotto di una rarefazione dell’industria manifatturiera italiana, che in dieci anni ha perso il -25% della propria base produttiva. Mentre Milano ha più che compensato le perdite manifatturiere attraendo asset immateriali, finanza design marketing etc., altre aree hanno perso e basta. Nella finanza, ad esempio, Genova perde il -13,3%, Venezia il -43,1%, Roma il -12,2%. Nuovi dualismi emergono, come tra Milano e Torino, in cui la seconda si vede sottratto capitale umano a favore della prima. I valori immobiliari, che rappresentano un barometro sensibilissimo socioeconomico e politico, esplodono a Milano, solo Firenze ‘tiene’ anche se a valori di molto inferiori, il resto d’Italia perde terreno. Il quadro dei valori immobiliari fornito dall’Agenzia delle Entrate è impressionante (2012-2022): Milano +37,7, poi molto distanziata Firenze +4,60, il resto è tutto negativo: Torino -27,35, Genova -38,77, Venezia -18,59, Bologna -9,82, Roma -26,51, Napoli -10,14…

La Caporetto analizzata dai nostri autori in termini economici spiega molto di quanto è successo nel Paese in termini politici. Lo ha fatto Carlo Galli, il nostro maggior studioso di scienza politica, in un libro sulla destra al potere. I ceti sociali di riferimento della destra vi sono chiaramente individuati: “composito ceto medio di moderati che votavano prima la DC e poi Berlusconi e che si sono via via esasperati”, e i settori della società sono “gli inclusi spaventati”, le “classi piccolo-borghesi, imprenditoriali e artigianali, mondo dell’agricoltura e del commercio”. Meno chiaro è perché votino la destra anche gli “esclusi”, come gli operai e molta “neoplebe”, i ceti marginali o in via di scivolamento privi di efficace rappresentanza. Per capire questo crescente consenso dei ceti operai e marginali alla destra, il discorso riguarda gli effetti e la paura della globalizzazione. Essa ha colpito duramente questi strati popolari e ne ha provocato una reazione difensiva: un “momento Polanyi” sostiene Galli, alludendo al grande libro di Karl Polanyi, La Grande Trasformazione, in cui la società si difende dal mercato imperante. La svolta globalista impostasi dopo il 1980 ha reso disponibili questi strati a un discorso politico ‘reazionario’: una reazione quasi istintiva di protezione sicuritaria e di difesa dall’immigrazione, dalle delocalizzazioni produttive, e dalle conseguenti perdite di posti di lavoro e di buoni salari a vantaggio di Paesi emergenti come la Cina. Lo stesso processo che ha portato i molti operai USA a votare Trump.

Ma riprendiamo le fila del libro di Buciuni e Corò. Gli altri aspetti delle diseguaglianze vi sono analizzati. La spesa in istruzione qualificata che è una barriera che divide ricchi e poveri. La ricchezza economica detenuta dalle famiglie, patrimoni finanziari, immobiliari e produttivi che è molto polarizzata. La capacità, il merito, la libertà di iniziativa, tutti valori positivi che però concorrono ad accrescere le diseguaglianze posizionali. Etc. Allora che cosa possiamo aspettarci per ridurle? Forse che emergano diseconomie di agglomerazione, come il costo dei trasporti e lo stato dell’ambiente, che inducano a lasciare le grandi città e a privilegiare territori oggi marginali e periferici?

Ma il capitale umano e della conoscenza stanno nei luoghi in cui possono riprodursi e non in quelli in cui possono solo isterilirsi. Steve Jobs non poteva sviluppare la Apple che nella Silicon Valley, in cui l’opera collettiva dell’innovazione si compie molto più facilmente che altrove. La complessità economica è la chiave: i luoghi che ne hanno molta sono premiati, quelli che ne hanno meno sono puniti. Un “effetto Matteo” nei territori, come nella scienza, come in altri campi. Occorre avere capitale umano che governi tecnologie complesse e beni simbolici, non più solo saperi produttivi come nei vecchi distretti industriali. Occorre anche saper stare sui mercati di sbocco, producendo lì quanto non può essere prodotto in casa e trasportato (è il caso di prodotti del made in Italy, come l’alimentare).

Allora, Periferie competitive. La sola via percorribile per i tanti territori “rimasti indietro” è quella di accrescere i fattori decisivi: saper fare, capitale umano, competenze, conoscenza. Ma come, se l’attrazione delle città Alpha è tale da mettere queste competenze a proprio esclusivo vantaggio? Quattro casi di città secondarie, Galway in Irlanda nel bio-medicale, il Research Triangle della North Carolina statunitense, la Ruhr tedesca e l’Emilia-Romagna dei distretti 4.0 stanno a indicare una via possibile. Soprattutto la presenza di multinazionali che restano lì per la natura molto specializzata e non facilmente riproducibile dei saperi locali sembra la chiave vincente, favorita dalla essenziale presenza di università che investono in questa direzione di conoscenze dedicate. La capacità connettiva offerta dalle imprese multinazionali sembra fattore decisivo. Accanto ad essa, avere università attrezzate e favorite dalle imprese locali è l’altro fattore-chiave. Certo non tutte le periferie godono di questi due fattori, presenza di imprese multinazionali e di università forti nella creazione di conoscenza per il sistema produttivo locale. Laddove ciò si dà, le periferie possono essere competitive. Sommare conoscenza verticale (specializzata in un settore) e conoscenza orizzontale (generale a tutti i settori), coniugare questi due assi tra loro complementari, è la via per accrescere la complessità di un territorio.

Paolo Perulli

 

 

N.d.C. Paolo Perulli, già professore ordinario di Sociologia dei processi economici e del lavoro, è stato docente e visiting scholar nelle Università del Piemonte Orientale, IUAV, MIT, Paris Sud e Accademia di Architettura di Mendrisio.

Tra i suoi libri: con Massimo Cacciari, Piano economico e composizione di classe. Il dibattito sull'industrializzazione e lo scontro politico durante la NEP (Feltrinelli, 1975); con Bruno Trentin, a cura di, Il sindacato nella recessione. Modelli e tendenze delle politiche contrattuali in Occidente (De Donato, 1983); Modello high tech: innovazione e lavoro nell'industria americana dei computers (Fondazione Adriano Olivetti, 1985); con Mimmo Carrieri, a cura di, Il teorema sindacale. Flessibilità e competizione nelle relazioni industriali (il Mulino, 1985); Pirelli 1980-1985: le relazioni industriali. Negoziando l'incertezza (Franco Angeli, 1986); a cura di, Città della scienza e della tecnologia (Arsenale, 1989); Note sugli scenari sociali dell'area metropolitana milanese (IRES Lombardia, 1989); Società e innovazione. Teorie, attori e politiche in Italia e negli Stati Uniti (il Mulino, 1989); con Enrico Ciciotti, a cura di, Politiche urbane per una metropoli europea: Lione (AIM, 1990); a cura di, Le relazioni industriali nella piccola impresa (Franco Angeli, 1990); Atlante metropolitano. Il mutamento sociale nelle grandi città (il Mulino, 1992); con Enrico Ciciotti, I dilemmi della cooperazione in una città politecnica. Stoccarda (AIM, 1992); con Enrico Ciciotti, Pianificazione strategica e giochi olimpici a Barcellona (AIM, 1992); a cura di, Globale/locale. Il contributo delle scienze sociali (Franco Angeli, 1993; 2001); con Enrico Ciciotti e Raffaella Florio, Milano. Competizione senza strategie? (AIM, 1994); Atlas metropolitano. El cambio social en las grandes ciudades (Alianza editorial, 1995); con Enrico Ciciotti e Bertrand Bellon, Innovazione come strategia. Un manuale per le piccole e medie imprese (Franco Angeli, 1995); a cura di, Pianificazione strategica (Daest, 1997); a cura di, Neoregionalismo. L'economia-arcipelago (Bollati Boringhieri, 1998); La città delle reti. Forme di governo nel postfordismo (Bollati Boringhieri, 2000); a cura di, con Matteo Vegetti, La città. Note per un lessico socio-filosofico (Università della Svizzera italiana, Accademia di architettura, 2004); Piani strategici. Governare le città europee (Franco Angeli, 2004); La città. La società europea nello spazio globale (Bruno Mondadori, 2007); Visioni di città. Le forme del mondo spaziale (Einaudi, 2009); a cura di, con Angelo Pichierri, La crisi italiana nel mondo globale. Economia e società del Nord (Einaudi, 2010); a cura di, Il Veneto (Bruno Mondadori, 2010); Il dio contratto. Origine e istituzione della società contemporanea (Einaudi, 2012); a cura di, Nord. Una città-regione globale (il Mulino, 2012); a cura di, Terra mobile. Atlante della società globale (Einaudi, 2014); The urban contract. Community, governance and capitalism (Routledge, 2017); Perché falliscono le banche. Lo scontro tra capitalismo e società (goWare, 2018); Il debito sovrano. La fase estrema del capitalismo (La nave di Teseo, 2020); Nel 2050. Passaggio al nuovo mondo (il Mulino, 2021); a cura di, Economia della velocità (Silvana ed., 2022); con Luciano Vettoretto, Neoplebe, classe creativa, élite. La nuova Italia (Laterza, 2022); Anime creative. Da Prometeo a Steve Jobs (il Mulino, 2024).

Per Città Bene Comune ha scritto: L’urbanità non è marketing (2 dicembre 2022).

Sui libri di Paolo Perulli, v. in questa rubrica: Monica Bernardi, Il futuro è nel glocalismo (28 luglio 2023); Loredana Sciolla, Geneaologia della creatività (3 luglio 2024).

N.B. I grassetti nel testo sono nostri

R.R.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

11 APRILE 2025

CITTÀ BENE COMUNE

Ambito di riflessione e dibattito sulla città, il territorio, l'ambiente, il paesaggio e le relative culture interpretative e progettuali

prodotto dalla Casa della Cultura e dal Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano

ideazione e direzione scientifica (dal 2013):
Renzo Riboldazzi

direttore responsabile (dal 2024): Annamaria Abbate

comitato editoriale (dal 2013): Elena Bertani, Oriana Codispoti; (dal 2024): Gilda Berruti, Luca Bottini, Chiara Nifosì, Marco Peverini, Roberta Pitino; (dal 2025) Letizia Konderak, Franco Vaio

comitato scientifico (dal 2022): Giandomenico Amendola, Arnaldo Bagnasco, Alessandro Balducci, Angela Barbanente, Cristina Bianchetti, Donatella Calabi, Giancarlo Consonni, Maria Antonietta Crippa, Giuseppe De Luca, Giuseppe Dematteis, Francesco Indovina, Alfredo Mela, Raffaele Milani, Francesco Domenico Moccia, Giampaolo Nuvolati, Carlo Olmo, Pier Carlo Palermo, Gabriele Pasqui, Rosario Pavia, Laura Ricci, Enzo Scandurra, Silvano Tagliagambe, Michele Talia, Maurizio Tira, Massimo Venturi Ferriolo, Guido Zucconi

cittabenecomune@casadellacultura.it

 

 

conferenze-dialoghi

2017: Salvatore Settis
locandina/presentazione
sintesi video/testo integrale

2018: Cesare de Seta
locandina/presentazione
sintesi video/testo integrale

2019: G. Pasqui | C. Sini
locandina/presentazione
sintesi video/testo integrale

2021: V. Magnago Lampugnani | G. Nuvolati
locandina/presentazione
sintesi video/testo integrale

 

 

incontri-convegni

2021: programma/1,2,3,4
2022: programma/1,2,3,4
2023: programma/1,2,3,4
2024: programma/1,2,3,4
2
025: programma/1,2,3,4
 
 

 

autoritratti

2017: Edoardo Salzano
2018: Silvano Tintori
2019: Alberto Magnaghi
2022: Pier Luigi Cervellati
2023: Valeria Erba

 

 

letture e pubblicazioni

2015: online
2016: online/periodico1/24
2017: online/periodico2/24
2018: online/pubblicazione
2019: online/pubblicazione
2020: online/pubblicazione
2021: online/pubblicazione
2022: online/pubblicazione
2023: online/pubblicazione
2024: online/pubblicazione
2025:

L. Bottini, Città: una sfida esistenziale, commento a: S. Mancuso, Fitopolis (Laterza, 2023)

M. Biraghi, L'architettura va alle terme, commento a: G. D’Amia, E. Faroldi, M. P. Vettori 8a cura di), Le città di Igiea (Silvana Ed., 2024)

G. Piccarolo, Di fiumi e di risorgrnze, commento a: G. Cazzaniga, Il Fiume (Marinotti 2024)

W. Tocci, Per una nuova scienza della città, commento a: C. S. Bertuglia, F. Vaio (a cura di), La città dopo la pandemia (Aracne, 2023)

B. Bottero, L'urbanistica è quantica, commento a: A. Secchi, Milano. Due o tre cose che so di lei (Planum Publisher, 2024)

A. Lanzani, Milano: cosa resta (e come ricominciare, commento a: A. Secchi, Milano. Due o tre cose che so su di lei (Planum Publisher, 2024)

S. Zaggia, Il Ghetto di Venezia: una città, commento a: D. Calabi, Venezia e il Ghetto (Bollati Boringhieri, 2024)

G. Consonni, Fare della Storia una speranza, commento a: G. Bigatti, Milano (Mimesis, 2024)

G. Restaino, Roma, c'è un'altra città, commento a: M. Di Giovine, Paesaggio identitario (Quodlibet, 2024)

E. Scandurra, Un grido di dolore (e di amore) per Roma, commento a: R. Pavia, Roma Babilonia (Bordeaux, 2024)

E. Porqueddu, Nuove regole per la pianificazione, commento a: S. Cozzolino, S. Moroni, Action, Property and Beauty (Routledge, 2024)

S. Capolongo, Tante storie dentro alla Storia, commento a: G. D'Amia, E. Faroldi, M. P. Vettori (a cura di), Le città di Igiea (Silvana Editoriale, 2024)

M. Fortis, Interni milanesi, un libro e una mostra, commento a: E. Morteo e S. Pierini, Nelle case (Hoepli, 2023)

M.Bassanelli, Se l'ufficio si diffonde, commento a: I. Mariotti, E. Tomaz, G. Micek, C. Méndez-Ortega (a cura di), Evolution of New Working Spaces (Springer, 2024)

M. Peverini, L'egemonia della rendita urbana, commento a: B. Pizzo, Vivere o morire di rendita (Donzelli, 2023)

C. Bianchetti, Basaglia: i luoghi del mito, commento a: F. Foti, Franco Basaglia. La libertà è terapeutica (People, 2024)

G. Mura, Il territorio tra narrazione e promozione, commento a: P. de Salvo, M. Pizzi, Narrazione, sviluppo e governo del territorio. (FrancoAngeli, 2023)

F. de Agostini, La lucidità feroce di Giancarlo De Carlo, commento a: F. Samassa, Giancarlo De Carlo (Carocci, 2024)

A. L. Palazzo, Tre sguardi su Roma, commento ai libri di L. Montuori, E. Nigris, R. Pavia

A. Mela, Territorio e de-coincidenza, commento a: F. Jullien, Riaprire dei possibili (Orthotes, 2024)

G. Tonon, Gli spazi delle donne, commento a: M. Bassanelli, I. Forino (a cura di) Gli spazi delle donne (DeriveApprodi, 2024)

A. Calafati, Un viaggio nell'Italia di mezzo, commento a: Arturo Lanzani, a cura di, Italia di mezzo (Donzelli, 2024)