Antonio De Rossi  
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LA FECONDA NATURA DELLA RIGENERAZIONE


Commento al libro di Arturo Lanzani



Antonio De Rossi


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Arturo Lanzani, urbanista e geografo del Politecnico di Milano, alla fine del 2024 ha messo a segno un colpo importante, pubblicando due libri di rilievo. Il primo è Italia di mezzo. Prospettive per la provincia in transizione, poderoso volume collettaneo pubblicato da Donzelli, praticamente una summa su un tema che ha accompagnato tutta la parabola scientifica di Lanzani, a partire dal notevole Il territorio al plurale del 1991. Una bella recensione di Antonio Calafati su Italia di mezzo è stata pubblicata qui, su Città Bene Comune. Il secondo è il libro Rigenerazione urbana e territoriale al plurale. Itinerari in un campo sfocato, edito per i tipi di FrancoAngeli. Se il primo lavoro è una curatela, per quanto sotto la ferrea regia di Lanzani, il secondo libro è interamente di mano dell’autore.

Ora, per onestà intellettuale, va detto che Arturo Lanzani è figura amica. Frequentiamo vicendevolmente le nostre rispettive scritture oramai da quasi trent’anni, da quando ci eravamo accorti che i modi con cui guardavamo i temi allora à la mode della città diffusa e della dispersione insediativa avevano sensibilità comuni, foss’anche solo perché noi quei territori li abitavamo e vivevamo per davvero, conoscendone – dal di dentro – soggettività, culture, logiche, geografie materiali. Poi con gli anni abbiamo fatto diverse cose insieme, di cui forse la più rilevante è il progetto editoriale e collettivo Riabitare l’Italia, pubblicato da Donzelli nel 2018. Ma ci sono altre cose che ci legano, sebbene a distanza. Lanzani si è adoperato molto nel governo e nella gestione del territorio, offrendo generosamente il suo braccio e pensiero in amministrazioni comunali e parchi, nell’idea che non si possa parlare criticamente delle cose e dei fenomeni solamente da fuori, senza averne esperito e attraversato pratiche e contesti operativi nella lunga durata – spesso sfibrante – della quotidianità. Dopodiché, tutto questo non ci impedisce di punzecchiarci, anzi.

E difatti il libro Rigenerazione urbana e territoriale al plurale si apre con una sibillina battuta in cui il carattere sfocato e ambiguo che Lanzani attribuisce al termine rigenerazione viene messo in parallelo al recente tentativo mio e di Giampiero Lupatelli di costruirne un glossario (Rigenerazione urbana. Un glossario, Donzelli 2022). Al di là delle battute, il ricorso a precise aggettivazioni del termine fin dalle prime righe del libro – mutevole, vago, ambiguo, sfocato – pone una questione che attraversa tutto lo svolgimento testuale del volume: dove finisce la valenza euristica e feconda della parola e dell’immagine-metafora, e dove inizia il suo impiego distorto e distorcente, utilitaristico, dalle finalità opposte e ribaltate rispetto all’interpretazione spontanea e naturale che diamo al termine? Insomma, l’uso che potremmo definire ideologico – in senso marxiano – della rigenerazione?

La questione ovviamente non è di poco conto, visto il peso e il ruolo centrale nel dibattito pubblico contemporaneo di parole dalle valenze apparentemente positive e neutre – rigenerazione, sostenibilità, smart – e che oramai da tempo fanno parte del corredo descrittivo e argomentativo di qualsiasi operazione e progettualità, indipendentemente dal loro segno e contenuto.

Nell’introduzione al volume, Arturo Lanzani dichiara che il testo ha finalità innanzitutto didattiche. Cosa meritoria, vista la poca attenzione a questi temi determinata dalle logiche concorsuali universitarie. Ma forse l’intento, più che solamente didattico, come in tanti altri testi di Lanzani è innanzitutto di natura pedagogica, e ciò si riflette fortemente sul geometrico impalcato che regge il volume e sulle sue modalità testuali. E la prima mossa è il tentativo di ricondurre le tante esperienze al plurale della rigenerazione dentro una tassonomia di famiglie e casistiche.

Muovendo dalla letteratura sulla rigenerazione prodotta negli ultimi quattro decenni, Lanzani nella prima parte del libro delinea cinque grandi ambiti tematici, a cavallo tra la dimensione urbana e territoriale, in buona parte oramai storicizzabili: 1. i progetti urbani di ristrutturazione urbanistica 2. il riuso e la riqualificazione dei tessuti urbanizzati 3. i programmi integrati e complessi 4. le pratiche auto-organizzative e di innovazione sociale 5. la rigenerazione territoriale. La narrazione di questi cinque ambiti è attraversata orizzontalmente da tre istanze, che l’autore nell’introduzione definisce “scarti” e “discontinuità”, che secondo Lanzani si dovrebbero “operare affinché il riferimento alla rigenerazione non sia oggi una categoria troppo generica con cui riproporre pratiche del passato, o peggio e più frequentemente una categoria a servizio delle più banali retoriche di governo del territorio” (p. 13).

La prima discontinuità, a cui Lanzani ha dedicato grande parte della sua ricerca negli ultimi anni, concerne il rischio di non cogliere nella loro pienezza le conseguenze del venire meno della crescita dell’urbanizzato e dello sviluppo, e dei conseguenti processi di differenziazione territoriale determinati dai fenomeni di contrazione e infragilimento, rimanendo ancorati a letture e progettualità generiche. La seconda riguarda le istanze ecologico-ambientali, rispetto alle quali i progetti rigenerativi rischiano di avere approcci settoriali e specializzati, scaricando i costi su aree esterne a quelle oggetto delle progettualità. La terza infine concerne la nuova stagione neoliberista, discontinuità che a parere di Lanzani “dovrebbe portare a una più esplicita interrogazione sulle possibilità di mantenere o meno la pratica della rigenerazione urbana all’interno di una tradizione riformista – spesso radicalmente riformista – che caratterizza il farsi di una parte rilevante dell’urbanistica e della pianificazione urbana e territoriale moderna nel corso del Novecento” (p. 15).

La seconda parte del volume, dopo lo sforzo analitico-tassonomico della prima, è quella che contiene le istanze maggiormente propositive, in linea con i lavori di ricerca sviluppati da Arturo Lanzani soprattutto negli ultimi anni, ed è organizzata in quattro capitoli. Il primo riprende la discontinuità descritta sopra, ossia come il progetto di rigenerazione dovrebbe affrontare i processi di differenziazione territoriale in atto in questa fase storica, con particolare riferimento ai fenomeni di fragilizzazione e marginalizzazione. Il secondo è quello relativo “alla gestione degli inevitabili legami tra rigenerazione urbana (e territoriale) e processi di gentrification” (p. 16), e quindi del conflitto tra competitività e equità; a giudizio di chi scrive, una delle parti più interessanti del volume. Centrale anche il terzo capitolo, dove Lanzani sottolinea “la spesso ambigua ed esteriore connotazione ecologica di questa pratica, con il rischio che un riferimento generico alla rigenerazione (…) alimenti fenomeni di greenwashing” (ibidem). Il quarto, altrettanto importante, riguarda il rapporto tra dimensione necessariamente plurale e pluriattoriale delle trasformazioni in corso e dimensione tecnica, “evitando forme di gestione dei processi puramente processuali e parametrici” (ibidem). Inutile dire che il libro propone una serie di apparati bibliografici e critici, per ognuno dei cinque più quattro capitoli, che già da solo vale l’acquisto e la lettura del volume.

Alla fine della lettura, c’è la soddisfazione di avere trovato nel testo quanto promesso nella prefazione dall’autore. Certamente il libro costruisce una mappa utile – utile innanzitutto perché esplicitamente soggettiva e intenzionale, e quindi falsificabile – per districarsi nel plurale e sfuggente territorio della rigenerazione contemporanea. E da questo punto di vista il volume rappresenta una preziosa novità nel campo degli studi urbanistici e sulla pianificazione, e di cui la valenza pedagogica e costruttiva, come si è detto, è evidente.

A chi scrive, letto e chiuso il libro, resta una domanda, ovviamente senza possibile risposta: a partire da che prospettiva storica prende forma questo volume? Dove si colloca, temporalmente e culturalmente, l’autore mentre scrive queste pagine? La rivendicazione di un’appartenenza – del resto inevitabile – a un orizzonte riformista e neokeynesiano consente di cogliere in senso pieno la radicalità dei processi di riorganizzazione e dissoluzione territoriale oggi in corso, che ben poco hanno a che vedere con fenomeni più tradizionali di distruzione creativa? E questo punto di vista permette di osservare l’alterità di alcuni progetti di rigenerazione sovente provenienti dal basso, che per quanto minimali esprimono forme davvero altre rispetto alle tradizioni disciplinari? Ma sono domande che dobbiamo rivolgere non ad Arturo Lanzani, ma a tutti noi.

Antonio De Rossi

 

 

 

N.d.C. Antonio De Rossi è professore ordinario di Composizione architettonica e urbana presso il Dipartimento di Architettura e Design (DAD) del Politecnico di Torino, dove coordina il Masterplan di Ateneo e dirige la rivista internazionale ArchAlp. Con i suoi progetti architettonici e di rigenerazione e con i suoi libri ha ottenuto diversi premi e riconoscimenti, tra cui il Premio Mario Rigoni Stern nel 2015.

Tra i suoi libri più recenti: con Giampiero Lupatelli (a cura di), Rigenerazione urbana e territoriale. Un sussidiario (Donzelli, 2025); La costruzione delle Alpi. Il Novecento e il modernismo alpino (1917-2017) (Donzelli, 2024; 2016); con Roberto Dini, La montagna di Carlo Mollino. Architetture e progetti nelle Alpi (Hoepli, 2023); con Filippo Barbera e Domenico Cersosimo (a cura di), Contro i borghi. Il Belpaese che dimentica i paesi (Donzelli, 2022); con Giampiero Lupatelli (a cura di), Rigenerazione urbana. Un glossario (Donzelli, 2022); con Filippo Barbera (a cura di), Metromontagna. Un progetto per riabitare l'Italia (Donzelli, 2021); La costruzione delle Alpi. Immagini e scenari del pittoresco alpino (1773-1914) (Donzelli, 2020; 2014); (a cura di), Riabitare l'Italia. Le aree interne tra abbandoni e riconquiste (Donzelli, 2020; 2018); (a cura di), Spazializzare strategie. Il Masterplan del Politecnico di Torino (LetteraVentidue, 2020).

Il libro oggetto di questo commento è stato discusso alla Casa della Cultura il 28 maggio 2025 nell'ambito della XII edizione di Città Bene Comune con l'Autore e Andrea Arcidiacono, Antonella Bruzzese, Lucia Tozzi. Sullo stesso libro, v. anche: Renzo Riboldazzi, La rigenerazione è (un po') sfocata, 23 maggio 2025.

N.B. I grassetti nel testo sono nostri

R.R.


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05 GIUGNO 2025

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W. Tocci, Per una nuova scienza della città, commento a: C. S. Bertuglia, F. Vaio (a cura di), La città dopo la pandemia (Aracne, 2023)

B. Bottero, L'urbanistica è quantica, commento a: A. Secchi, Milano. Due o tre cose che so di lei (Planum Publisher, 2024)

A. Lanzani, Milano: cosa resta (e come ricominciare, commento a: A. Secchi, Milano. Due o tre cose che so su di lei (Planum Publisher, 2024)

S. Zaggia, Il Ghetto di Venezia: una città, commento a: D. Calabi, Venezia e il Ghetto (Bollati Boringhieri, 2024)

G. Consonni, Fare della Storia una speranza, commento a: G. Bigatti, Milano (Mimesis, 2024)

G. Restaino, Roma, c'è un'altra città, commento a: M. Di Giovine, Paesaggio identitario (Quodlibet, 2024)

E. Scandurra, Un grido di dolore (e di amore) per Roma, commento a: R. Pavia, Roma Babilonia (Bordeaux, 2024)

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S. Capolongo, Tante storie dentro alla Storia, commento a: G. D'Amia, E. Faroldi, M. P. Vettori (a cura di), Le città di Igiea (Silvana Editoriale, 2024)

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M.Bassanelli, Se l'ufficio si diffonde, commento a: I. Mariotti, E. Tomaz, G. Micek, C. Méndez-Ortega (a cura di), Evolution of New Working Spaces (Springer, 2024)

M. Peverini, L'egemonia della rendita urbana, commento a: B. Pizzo, Vivere o morire di rendita (Donzelli, 2023)

C. Bianchetti, Basaglia: i luoghi del mito, commento a: F. Foti, Franco Basaglia. La libertà è terapeutica (People, 2024)

G. Mura, Il territorio tra narrazione e promozione, commento a: P. de Salvo, M. Pizzi, Narrazione, sviluppo e governo del territorio. (FrancoAngeli, 2023)

F. de Agostini, La lucidità feroce di Giancarlo De Carlo, commento a: F. Samassa, Giancarlo De Carlo (Carocci, 2024)

A. L. Palazzo, Tre sguardi su Roma, commento ai libri di L. Montuori, E. Nigris, R. Pavia

A. Mela, Territorio e de-coincidenza, commento a: F. Jullien, Riaprire dei possibili (Orthotes, 2024)

G. Tonon, Gli spazi delle donne, commento a: M. Bassanelli, I. Forino (a cura di) Gli spazi delle donne (DeriveApprodi, 2024)

A. Calafati, Un viaggio nell'Italia di mezzo, commento a: Arturo Lanzani, a cura di, Italia di mezzo (Donzelli, 2024)