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L'ARCHITETTURA DI VARESE, UNA GALASSIA
Commento al libro curato da Luciano Crespi
Gian Luca Brunetti
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Il libro Atlante delle architetture e dei paesaggi dal 1945 a oggi in provincia di Varese, curato da Luciano Crespi (Silvana Editoriale, 2023), è una riflessione sull’attività di produzione architettonica avvenuta negli ultimi settant’anni a Varese e provincia che, grazie alla freschezza dell'impostazione, costruisce un significativo tributo alla vitalità e resilienza dell’area geografico-culturale di riferimento e contribuisce a fornire significativi elementi di interpretazione agli studi riguardanti le aree ad essa prossime, quale quella di Milano e provincia. Nell’accingermi a scrivere questo commento, mi sono chiesto se fosse appropriato che ne fossi io l’autore, avendo contribuito al volume con un saggio. E sono giunto alla conclusione che non è inappropriato, essendo il mio contributo al volume limitato a un tema puntuale – la specificità dell’area di Saronno – tutto sommato eccentrico rispetto ai temi portanti dell’opera ed essendo i casi studio analizzati già stati esaurientemente selezionati e commentati dai coautori al momento del mio coinvolgimento. La posizione in cui ero a suo tempo stato chiamato a operare mi aveva insomma reso un attento lettore dell’opera ancor prima del suo completamento e mi aveva consentito di apprezzarne l’inventiva e la creatività dall’interno, senza essere tenuto a condividere il notevole carico di lavoro necessario al suo compimento.
L’inventiva e la creatività dell’opera sono impresse nei suoi equilibri interni. L’Atlante combina infatti saggi critici di inquadramento tematico a una ricognizione di opere di architettura articolate per aree territoriali, mantenendosi in equilibrio tra due registri potenzialmente lontani: da una parte, quello della comunicazione a un pubblico culturalmente sensibile, ma eterogeneo, composto da persone genericamente attente alle sorti del bene comune, alle vicende del territorio, ed all’arte; e dall’altra, quello di un pubblico iper-specialistico di architetti e critici di architettura. Delle parti saggistiche, Luciano Crespi è anche il principale autore, avendo scritto, con la combinazione di profondità ed arguzia che gli è completamente caratteristica, gran parte dei contributi che compongono la prima parte del libro, dove vengono inquadrate le specificità ambientali, politiche e architettoniche delle aree territoriali attorno alle quali la trattazione si snoda: Varese e l’area varesina, l’area dei laghi del varesotto, Busto Arsizio e l’area bustocca, e, come detto, Saronno e l’area saronnese.
La scrittura di questo Atlante era stata preceduta, di più di 30 anni – e quasi resa inevitabile – da una altra opera dello stesso autore, curata a quattro mani con Angelo Del Corso: Un secolo d'architettura a Varese. Edifici del Novecento a Varese e provincia (Alinea, 1990). L’opera precedente consentiva alla nuova il vantaggio di una focalizzazione completa sulla contemporaneità, senza però predefinirne la formula. E la nuova opera ha sfruttato a fondo questa premessa, orientandosi con risolutezza alla sperimentazione di nuovi schemi di equilibrio – suggeriti anche dalle competenze dei coautori – giungendo alla definizione di un assetto che potrebbe servire da matrice per future opere analoghe. La focalizzazione primaria del volume, nella versione data alle stampe – la sperimentazione architettonica contemporanea – emerge dalla sua struttura innovativa e dai molteplici registri che vi sono adottati, senza necessità di dichiarazione esplicita. Si tratta di una sperimentazione attivata sia nello sguardo che vede sia nell’oggetto osservato. Sguardo che vede attraverso le inquadrature di due personalità forti di fotografi di architettura contemporanei: l’affermato maestro Marco Introini e lo sperimentale Marco Paini. Nel volume, le immagini dei due fotografi si intrecciano in visioni differenti, ma complementari, amplificando la forza della narrazione architettonica. Lo sguardo però, qui più che mai, è non solo occhio che vede attraverso la macchina fotografica, ma occhio che esercita una volontà di selezione che è parte saliente del contributo critico. La consapevolezza del primato della selezione determina nell’opera scelte ardue e nette, senza tradursi in lacune di aree e di date. Tutte le aree territoriali individuate nella provincia di Varese risultano, infatti, ben rappresentate in questo Atlante, così come tutti i decenni, dal dopoguerra ad oggi.
La rivelazione che emerge dal quadro descritto è quello dell’area di Varese come autentico serbatoio dell’understatement ritenuto caratteristico della città di Milano; e per conseguenza, della provincia di Varese come una delle fonti principali del vigore creativo del capoluogo lombardo, negli ultimi decenni assurto al prestigio della dimensione internazionale. La maestria di tessitura di questa tela emerge nella vitalità degli argomenti sviluppati nei saggi che chiudono il volume, la cui narrazione si articola da una parte attraverso le opere prodotte da personalità di statura riconosciute – come quelle varesine di Luigi Vermi e di Luciano Brunella, trattate da Luigi Trentin; oppure quelle di maestri italiani dell’architettura moderna come Carlo Moretti, Enrico Castiglioni e Vittorio Introini, trattate da Katia Accossato –; e dall’altra, attraverso il riferimento ad ambiti tematici specifici, quali l’analisi di progetti di interni “eloquenti” – trattati da Marta Averna –, e gli spazi per l’arte e cultura – di cui ha scritto Debora Ferrari. All’interno delle sezioni imperniate su aree territoriali, le opere sono organizzate in ordine cronologico, ma risultano collegate da tessiture sottili e sapienti nei saggi di apertura e chiusura, che riescono nell’impresa di condurre il lettore – senza fargli avvertire asperità – dalla sofisticata e sorniona facciata curva del palazzo di Luigi Mattioni a Varese (1959) alla quasi miracolosa integrazione kahniana-scarpiana della casa Berrini a Taino di Umberto Riva (1968), fino alla radicale asserzione contemporanea della biblioteca civica “Elsa Morante” a Lonate Ceppino dello Studio DAP. Lungo quei percorsi, la trattazione non perde occasione di esprimere impliciti ma meditati suggerimenti su quali siano gli episodi in cui la qualità architettonica abbia fatto comparsa, inducendoci a prendere coscienza del fatto che spesso vi passiamo accanto senza riconoscerla.
Dove sta, nel quadro descritto, la funzione di atlante richiamata nel titolo? Essa è resa possibile non solo dall’ordinamento geografico puntuale delle duecento e più architetture presentate nell’opera, ma anche dalle mappe interattive geo-localizzate curate da Marco Zanini che, risultando accessibili via web tramite bar-code, espandono l’accessibilità del volume alla dimensione virtuale e ne moltiplicano le possibilità di fruizione. Questo Atlante delle Architetture colma un singolare vuoto informativo sulla produzione architettonica contemporanea nella provincia di Varese senza ricalcare gli schemi delle pubblicazioni dedicate all’architettura moderna di Milano e provincia, pur risultandone informata. Come nel volume Antologia di architettura moderna in Milano di Piero Bottoni (Editoriale Domus, 1954), la presentazione delle opere nell’Atlante è corredata da itinerari di accompagnamento, mantenuti sullo sfondo; ma si mantiene impostata su un apparato descrittivo volutamente non esaustivo e mirato a caratteri specifici che variano di opera in opera, interpretati come una sorta di appetizers che rendono quasi ineluttabile la fruizione diretta dei luoghi. Come Milano. Guida all’architettura moderna di Maurizio Grandi e Attilio Pracchi (Zanichelli, 1980), l’Atlante è organizzato per gruppi tematici ordinati in sequenze cronologiche, senza però gravarsi dell’impegno di una organizzazione cronologica “a strati”. Similmente a “Milano Contemporanea. Itinerari di architettura e urbanistica” di Maurizio Boriani, Corinna Morandi e Augusto Rossari (Maggioli, 2007), nell’Atlante le opere sono organizzate per aree territoriali, ma questa organizzazione è alleggerita della densità di una trattazione storica sistematica, con l’effetto di amplificare la salienza del presente. E in modo simile a quanto accade nella Guida all'architettura di Milano 1954-2015 curata da Marco Biraghi, Gabriella Lo Ricco e Silvia Micheli (Hoepli, 2015), e in Milan: Architectural Guide. Building and Projects since 1919 di Carlo Berizzi (Dom Publishers, 2019), una parte importante dello sforzo interpretativo dell’Atlante è incentrato sulla selezione delle opere, ma tale sforzo viene sgravato dell’esaustività dell’intento esplicativo e didattico, a tutto vantaggio dell’agilità narrativa.
Per tutti i motivi suddetti, con questa opera Luciano Crespi ha aperto la strada a una nuova tipologia di Atlante/Itinerario di Architettura che potrebbe servire come matrice per l’applicazione a nuove temi e nuove aree di interesse e che potrebbe inaugurare una modalità approccio interpretativo in grado di generare ricadute benefiche sui territori. Si tratta infatti di un lavoro intenso e sincero, che non solo documenta, ma invita il lettore ad operare in prima persona per muoversi, esplorare, scoprire e riflettere.
Gian Luca Brunetti
N.d.C. - Gian Luca Brunetti è professore associato di Progettazione tecnologica e ambientale dell'architettura presso il Politecnico di Milano, dove insegna presso il corso di laurea in Progettazione dell’Architettura e nei corsi di studi magistrali in Architettura. Svolge ricerca nelle aree tematiche della progettazione e costruzione edilizia per la riduzione dei consumi energetici e delle tecnologie costruttive a basso costo e basso impatto ambientale.
Tra i suoi libri recenti: Design and Construction of Bioclimatic Wooden Greenhouses 1 - Preliminary Design (ISTE Ltd, and John Wiley & Sons, Inc., 2022); Design and Construction of Bioclimatic Wooden Greenhouses 2 - Design of Construction: Structure and Systems (ISTE Ltd, and John Wiley & Sons, Inc., 2022); Design and Construction of Bioclimatic Wooden Greenhouses 3 - Design of Construction: Envelopes (ISTE Ltd, and John Wiley & Sons, Inc., 2022); Design and Construction of Bioclimatic Wooden Greenhouses 4 - Architectural Integration and Quantitative Analyses (ISTE Ltd, and John Wiley & Sons, Inc., 2022).
Sul libro oggetto di questo commento, v. anche: Vittorio Prina, Esplorare e raccontare Varese (19 aprile 2024)
N.B. I grassetti nel testo sono nostri.
R.R.
© RIPRODUZIONE RISERVATA 17 LUGLIO 2025 |
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P. C. Palermo, Cammei di urbanistica, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2024)
F. de Agostini, L'empatia nella cassetta degli attrezzi, commento a: M. Cucinella con S. Uccello, Città foresta umana (Einaudi, 2024)
P. Vitillo, Abilitare le antinomie del piano, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2024)
W. Tocci, Elogio dell'Urbanistica, un ritorno ai classici per continuare a riflettere (intervento al congresso INU 2025)
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