Antonietta Mazzette  
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TURISMO URBANO? ANCHE TROPPO


Commento al libro di Giandomenico Amendola



Antonietta Mazzette


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Il recente libro di Giandomenico Amendola – Il turista e la città. Tra Grand Tour e architurismo, (Mario Adda Editore, 2025) – tratta, come chiaramente si evince dal titolo, di turismo e città, con un’ampia ricognizione sia temporale, dal ‘500 in poi, sia delle fonti culturali da Montaigne a Bacon, da Hugo a Calvino e senza dimenticare le scienze cosiddette territorialiste. È strutturato in poco più di venti capitoli brevi, i cui titoli esplicitano il percorso riflessivo dell’Autore, arricchiti da immagini che rinviano a dipinti noti, a copertine di guide e riviste d’epoca, nonché a foto di città.

Il volume si apre con Il turista come metafora della città contemporanea e si conclude con un interlocutorio Domani. Così recita l’incipit: “Il legame tra il viaggiatore e la città comincia quando a partire dal ‘500 questo da pellegrino si recava in Terra Santa o a Roma e, poi, mettendo spesso tra parentesi la fede, attraversava l’Europa con il Grand Tour per conoscere, imparare ed immergersi in un mondo nuovo” (p. 7). Mentre conclude: Il problema è che non v’è certezza su come sarà il mondo domani. Il mondo che nei secoli sembrava unificarsi sembra si stia spezzando. Ciò che era vicino ora può diventare lontano. L’idea che tutto il mondo sia sotto casa e facilmente raggiungibile, principio base del turismo e della sua crescita, può apparire improvvisamente retorico. L’altrove può diventare pericoloso (p. 122).

Lungo questo percorso inciampiamo, per così dire, tanto su una serie di ‘oggetti’ quasi sicuramente sconosciuti alle nuove generazioni, quali le guide turistiche, i diari di viaggio, la cartolina illustrata, quanto sui cambiamenti dei mezzi di trasporto (si passa dalla ‘rigidità’ della carrozza e del treno alla flessibilità dell’automobile). Tanto i primi, quanto i secondi consentono ad Amendola di offrire un affresco dei cambiamenti urbani rappresentati iconicamente dal lungo passaggio dal viaggio individuale (che nel pellegrinaggio e nel Grand Tour non era comunque un muoversi da soli) al turismo di massa.

In queste profonde trasformazioni hanno giocato un ruolo centrale, anzitutto, tutti quei linguaggi che hanno contribuito a sedimentare un immaginario urbano, dalla narrativa alla fotografia e all’iconografia cinematografica, in secondo luogo, gli strumenti comunicativi e le tecniche attrattive sempre più raffinate, diventate definitivamente un complesso settore economico che ha bisogno di conoscenza digitale e di elevati specialismi professionali: ”Ogni città, piccola o grande, cerca di attrarre visitatori ed imprese. Deve diventare un brand. Un brand non si ottiene per caso. È il frutto di efficaci politiche promozionali e di marketing tese ad attrarre non solo turisti ma anche imprese” (p. 76). Rappresentare come attraente una città significa reinventarla e in questa reinvenzione’ è fondamentale il rinnovato ruolo dell’architettura, “capace di mutare il destino di una città” (p. 92). E di esempi in questo senso Amendola ne fa tanti, da Bilbao a New York a Londra, fino alle nuove città del mondo arabo: “Negli anni più recenti salgono sul palcoscenico del turismo le città rese ricche dal petrolio Dubai, Abu Dabi, Doa e Dubai il cui albergo Burj Al-Arab (Torre degli arabi) è per i turisti… l’attrazione principe” (p. 96).

Ciò che risalta lungo questo percorso è come la figura del turista sia arrivata a diventare protagonista assoluta della complessiva esperienza urbana, con effetti che stanno gravando vieppiù sulla stessa morfologia sociale, oltre che sui cambiamenti funzionali e formali della città. Raccontare il passaggio dal pellegrino al viaggiatore al turista è un modo, per Amendola, di raccontare le trasformazioni della città, soprattutto di quelle che hanno caratterizzato la storia rinascimentale, barocca, illuminista, industriale, per arrivare alla contemporaneità, ma ormai anche dei restanti territori che, pur non avendo una storica vocazione turistica, hanno adottato strategie di marketing finalizzate ad attrarre turisti/visitatori.

Questo libro si colloca in continuità con quasi tutti gli ultimi lavori di Amendola, in particolare con il precedente La città: Immagini e immaginari. Narrazioni, analisi, miti (FrancoAngeli, 2024), e sollecita molte riflessioni. Qui mi limito a indicarne tre.

Innanzitutto, dove collocarlo dal punto di vista disciplinare? É un libro di sociologia del turismo? Non propriamente, anche se contribuisce a rafforzare questo settore disciplinare, soprattutto in Italia dove, dalla fine degli anni ‘80 del Novecento in poi, è fiorita una ricca letteratura di studi empirici e teorici (tanto da essere inserita nell’ordinamento degli studi universitari italiani), grazie all’intuizione di un altro sociologo urbano, Paolo Guidicini che con l’allora suo allievo Asterio Savelli, dopo quattro anni di gestazione, nel 1991 hanno formalmente istituito l’Associazione Mediterranea di Sociologia del turismo (Savelli 2004; 2017). Associazione che nel tempo si è ampliata e rinnovata, in modo particolare nel campo delle ricerche territoriali mediterranee, anche perché il turismo, in quanto ‘industria pesante’, è andato specializzandosi. Si pensi alle varie denominazioni del turismo, oltre a quelle tradizionali (urbano e balneare in primis): lento, itinerante, enogastronomico, culturale, crocieristico, e così via. La specializzazione è anche territoriale ed è dovuta sia alle esigenze del mercato, sia alla differenziata domanda sociale. Ossia, il turismo si è adeguato ai mutamenti sociali globali che ha avuto nuova linfa grazie alle tecnologie digitali e alle politiche dei trasporti low cost che hanno influito tanto su una diffusione della conoscenza di nuove realtà turistiche, quanto sull’apertura del mercato turistico a nuovi soggetti, diversi per età, provenienza, condizione sociale e capacità economica. In altre parole, il turismo non appare più esclusivamente una manifestazione di ricchezza, come nel passato descritto nel capitolo Il turismo e la ricchezza (pp. 57-62), ma si è, per così dire, ‘democratizzato’. In questo contesto la città è centrale e, come scrive Amendola, “inventa il turista e ne sarà a sua volta reinventata, trasformata dalla continua azione di renderla più attrattiva e simbolicamente consumabile” (p. 7) (a mio avviso, il consumo è sì ‘simbolico’, ma è soprattutto materiale). La verità è che il lavoro di Amendola sfugge alle classificazioni specialistiche, giacché con maestria mescola diversi linguaggi, per ricondurli tutti all’oggetto del desiderio per eccellenza: la città. In un’epoca di iper-specialismi e iper-settorialismi che, troppo spesso, non consentono di cogliere la visione d’insieme, l’approccio utilizzato dall’Autore, invece, aiuta a collocare il fenomeno del turismo urbano in una cornice più ampia e a conoscerne origini e momenti di svolta.

In secondo luogo, trattare di turismo e città significa affrontare la complessa questione della mobilità che Amendola dà per acquisita e scontata. D’altronde, così come la città “è se è in movimento”, il turismo non potrebbe esistere senza mobilità. Nel saggio Mobility and Proximity John Urry (2002) si pone la domanda “why do people phisically travel?”, pur avendo a disposizione una serie di strumenti che danno la possibilità virtuale di “girare” il mondo e di dialogare (comunicare) con un numero potenzialmente infinito di persone, tra loro anche molto distanti geograficamente. Una domanda rovesciata rispetto a quella posta precedentemente da Paul Virilio (1988) che si basava sull’ipotesi che il mondo sociale fosse ‘destinato’ a de-territorializzarsi, in virtù della diffusione delle nuove tecnologie. Ebbene, pur esistendo diversi tipi di viaggio - Urry ne individua quattro: The physical movement of objects, the immaginative travel; the virtual travel; the corporeal travel of people -, è la mobilità fisica delle persone, vale a dire la prossimità, ad essere fondamentale per cogliere i mutamenti delle società attuali, ovvero, ad assumere la veste di categoria sociologica centrale. L’importanza della prossimità oggi è riaffermata ai diversi livelli della vita sociale, nonostante (o proprio per) l’estensione dei social network, tanto più ampia quanto più coinvolge le nuove generazioni.

Insomma, la mobilità turistica, per sua natura, ha bisogno di prossimità per mettere in campo tutte le sue energie (economiche, culturali, professionali) e tutte quelle forme di entertainment che rinviano a un insieme di attività (dallo shopping, al mangiare, alle attività culturali in senso lato) (Hannigan 1998). Il principio di prossimità rinvia, a distanza di oltre un secolo, all’Excursus sulla Sociologia dei sensi di Georg Simmel (1909, ma vedi 1989: 550-580) per il quale lo sguardo è assunto come interazione sociale pura, ripreso da Urry nel suo The Tourist Gaze (1990). Va detto, però, che in relazione alla mobilità turistica, anche gli altri sensi (udito, olfatto, tatto e gusto) acquistano un peso di pari importanza. Si pensi a quanto abbiano costituito un incremento per l’industria del turismo tutte quelle attività rappresentate come tradizionali e autentiche. A questo proposito, Amendola dedica il capitolo La ricerca dell’autentico (pp. 97-103) che non è altro che una forma di “disease of nostalgia” come l’aveva definita prima Urry (200) e poi Sharon Zukin (2010), per la quale è assurdo parlare di autenticità di città ad esempio come New York, dove il desiderio di una vita urbana autentica – che nasce negli anni ’60, quando l’America viene descritta come un Paese senza speranza vittima di una fatale nostalgia - , non riguarda neppure i residenti che quasi sempre non sono nati nello stesso luogo e non risiedono nella stessa casa da generazioni, e perché la struttura fisica del luogo è costantemente sottoposta a cambiamenti. In realtà, il termine ‘autenticità’ ha assunto, come scrive anche Amendola, un insieme di significati che hanno a che vedere con le origini, lo stile, la qualità delle cose, la componente esperienziale.

In terzo luogo, quanto sta incidendo sulla città il fenomeno del turismo? Non mi soffermo sul cosiddetto overtourism, al quale Amendola dedica un capitolo specifico, mi interessa invece riflettere sugli effetti sociali dell’essere “in continuo movimento”, diventata ormai la caratteristica principale di molte città anche italiane. Il fatto è che l’incremento della mobilità turistica - per ragioni intrinseche – si traduce in provvisorietà dello stare, legami sociali deboli, appartenenze anch’esse provvisorie e instabili, destinazioni variabili a seconda delle opportunità dettate prevalentemente dal mercato. Questa condizione generale sta determinando mutamenti urbani, i cui esiti appaiono prevalentemente negativi, quali l’allontanamento ed espulsione delle popolazioni stabili, anche per la diffusione del fenomeno degli affitti temporanei (Mazzette, Spanu 2020). Questi processi di espulsione si accompagnano al dominio incontrastato della mono-funzionalità del consumo (sia esso simbolico e/o materiale) e hanno coinvolto prima le persone con meno capacità economiche ed ora sta interessando anche la middle class e i giovani. Inoltre, la prevalenza di popolazioni instabili e provvisorie porta a forme di agire sociale de-responsabilizzanti verso gli ambienti visitati. Il fatto è che il turista incide materialmente sulla città e sulle scelte politiche, ma si sottrae quasi sempre a qualunque forma di impegno, giacché è una figura ‘sfuggente’ ai costi sociali ed ambientali che crea e perché comunque si tratta di un attore sociale che può ricoprire la veste del turista solo in ragione della sua capacità di inclusione (Bauman 2003).

Ciò che è mancato finora in questo ‘eccesso’ di mobilità turistica sono le politiche regolatorie, ovvero di governo, per cui oggi più di ieri le città e i territori sembrano che rispondano esclusivamente alle logiche del mercato e della rendita. Ma fino a quando si può sostenere questo tipo di città? “Del doman non v’è certezza” è la risposta di Giandomenico Amendola, probabilmente rivolta ai “felici operatori e clienti”.

 

Antonietta Mazzette

 

 

Riferimenti bibliografici
Bauman Z. (2003), Una nuova condizione umana, Vita e Pensiero, Milano.
Hannigan J. (1998), Fantasy City, Routledge, London and New York.
Mazzette A., Spanu S. (2020), “Cambiamenti d’uso delle città tra turismo e politiche di rigenerazione: il caso delle abitazioni temporanee”, in Sociologia urbana e rurale, n. 122, pp. 113-130.
Savelli A. (2004) (a cura di), Città, turismo e comunicazione globale, FrancoAngeli, Milano
Savelli A. (2017), Sociologia del turismo, Hoepli, Milano.
Simmel G. (1989), Sociologia, Edizioni di Comunità, Milano.
Urry J. (1990), The Tourist Gaze, Sage, London.
Urry J. (2000), Sociology Beyond Societies, Routledge, London.
Urry J. (2002), “Mobility and Proximity”, in Sociology, 36 (2): 255-74.
Virilio P. (1988), Lo spazio critico, Dedalo, Bari.
Zukin S. (2010), Naked City. The death and life of authentic urban places, Oxford University Press, Oxford-New York.

 

N.d.C. - Antonietta Mazzette è stata professore ordinario di Sociologia dell’Ambiente e del Territorio all’Università degli Studi di Sassari dove insegna Città creative e innovazione. È stata Prorettrice per i Rapporti Università e Territorio ed è responsabile scientifica dell’Osservatorio sociale sullo sviluppo e la criminalità in Sardegna (OSCRIM).

Tra i suoi libri: a cura di, La vulnerabilità urbana. Segni, forme e soggetti dell'insicurezza nella Sardegna Settentrionale (Liguori, 2003); a cura di, La città che cambia (F. Angeli, 2004); con Laura Bovone e Giancarlo Rovati, a cura di, Effervescenze urbane. Quartieri creativi a Milano, Genova e Sassari (F. Angeli, 2005); a cura, L'urbanità delle donne. Creare, faticare, governare ed altro (F. Angeli, 2006); con Emanuele Sgroi, La metropoli consumata. Antropologie, architetture, politiche, cittadinanze (F. Angeli, 2007); a cura di, Estranee in città. A casa, nelle strade, nei luoghi di studio e di lavoro (F. Angeli, 2009); a cura di, Esperienze di governo del territorio. Tra effetti perversi e prove di democrazia (GLF editori Laterza, 2011); a cura, Pratiche sociali di città pubblica (GLF editori Laterza, 2013); con Daniele Pulino, Gli attentati in Sardegna. Scena e retroscena della violenza (Cuec, 2016); a cura di, Dualismo in Sardegna. Il caso della criminalità (F. Angeli, 2019); Il diritto alla città, cinquant’anni dopo: il ruolo della sociologia urbana (SUR, n. 115, 2018); con Silvia Mugnano, a cura di, Il ruolo della cultura nel governo del territorio (F. Angeli, 2020); con Sara Spanu, a cura di, Sassari. Tra declino e un futuro possibile (Rubbettino, 2020); con Daniele Pulino e Sara Spanu, Città e territori in tempi di pandemia. Insicurezza e paura, fiducia e socialità (F. Angeli, 2021); a cura di, Droghe e organizzazioni criminali in Sardegna. Letture sociologiche ed economiche (F. Angeli, 2021); con Raimondo Satta, a cura di, La famiglia in Gallura e Anglona. Una ricerca sociologica pre-pandemica in chiave sociale e religiosa (Rubbettino, 2021); a cura di, L'isola sotterranea. Tra violenza e narcomercato (F. Angeli, 2022); Metamorfosi urbane in tempo di pandemia: alcune riflessioni (SUR, n.127, 2022); con Daniele Pulino e Sara Spanu, Il turismo urbano in Italia tra crisi pandemica e tentativi di aggiramento: il caso di alcune città metropolitane (SUR, n.129, 2022); (a cura di) La felicità non abita più qui. Lo spaccio delle droghe in Sardegna (F.Angeli, 2023).

Sui libri di Antonietta Mazzette, v. in questa rubrica: Giandomenico Amendola, La città è fatta di domande (25 giugno 2021); Giampaolo Nuvolati, Per una riflessione olistica sul vivere urbano (17 febbraio 2022).

Per Città Bene Comune ha scritto: La cura come principio regolatore (27 gennaio 2023).

N.B. I grassetti nel testo sono nostri.

R.R.

 


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23 LUGLIO 2025

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L. Bottini, Anche lo spazio parla, ascoltiamolo, commento a: A. Mela, E. Battaglini e A. Laura Palazzo, La società e lo spazio (Carocci, 2024)

C. Olmo, Mollino oltre la biografia d'artista, commento a: A. De Rossi, R. Dini, La montagna di Carlo Mollino (Hoepli, 2023)

G. L. Brunetti, L'architettura di Varese, una galassia, commento a: L. Crespi (a cura di), Atlante delle architetture e dei paesaggi dal 1945 a oggi in provincia di Varese (Silvana Editoriale, 2023)

R. Pavia, Imparare col corpo, viaggiando, commento a: R. Secchi, Itinerari dello sguardo in architettura (TAB edizioni, 2024)

B. Bottero, La difficile costruzione del quotidiano, commento a: M. Cucinella con S. Uccello, Città foresta umana (Einaudi, 2024)

P. C. Palermo, Cammei di urbanistica, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2024)

F. de Agostini, L'empatia nella cassetta degli attrezzi, commento a: M. Cucinella con S. Uccello, Città foresta umana (Einaudi, 2024)

P. Vitillo, Abilitare le antinomie del piano, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2024)

W. Tocci, Elogio dell'Urbanistica, un ritorno ai classici per continuare a riflettere (intervento al congresso INU 2025)

A. Delera, Troppo vecchi per capire?, commento a: A. Secchi, Milano. Due o tre cose che so di lei (Planum Publisher, 2024)

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R. Milani, Il sogno come progetto ovunque, commento a: M. Venturi Ferriolo, G. Burattoni, Un'estetica di progetto (Franco Angeli, 2024)

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F. Collotti, Contro la città usa e getta, commento a: V. Magnago Lampugnani, Contro la città usa e getta sostenibile (Bollati Boringhieri, 2024)

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L. Bottini, Città: una sfida esistenziale, commento a: S. Mancuso, Fitopolis (Laterza, 2023)

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G. Piccarolo, Di fiumi e di risorgrnze, commento a: G. Cazzaniga, Il Fiume (Marinotti 2024)

W. Tocci, Per una nuova scienza della città, commento a: C. S. Bertuglia, F. Vaio (a cura di), La città dopo la pandemia (Aracne, 2023)

B. Bottero, L'urbanistica è quantica, commento a: A. Secchi, Milano. Due o tre cose che so di lei (Planum Publisher, 2024)

A. Lanzani, Milano: cosa resta (e come ricominciare, commento a: A. Secchi, Milano. Due o tre cose che so su di lei (Planum Publisher, 2024)

S. Zaggia, Il Ghetto di Venezia: una città, commento a: D. Calabi, Venezia e il Ghetto (Bollati Boringhieri, 2024)

G. Consonni, Fare della Storia una speranza, commento a: G. Bigatti, Milano (Mimesis, 2024)

G. Restaino, Roma, c'è un'altra città, commento a: M. Di Giovine, Paesaggio identitario (Quodlibet, 2024)

E. Scandurra, Un grido di dolore (e di amore) per Roma, commento a: R. Pavia, Roma Babilonia (Bordeaux, 2024)

E. Porqueddu, Nuove regole per la pianificazione, commento a: S. Cozzolino, S. Moroni, Action, Property and Beauty (Routledge, 2024)

S. Capolongo, Tante storie dentro alla Storia, commento a: G. D'Amia, E. Faroldi, M. P. Vettori (a cura di), Le città di Igiea (Silvana Editoriale, 2024)

M. Fortis, Interni milanesi, un libro e una mostra, commento a: E. Morteo e S. Pierini, Nelle case (Hoepli, 2023)

M.Bassanelli, Se l'ufficio si diffonde, commento a: I. Mariotti, E. Tomaz, G. Micek, C. Méndez-Ortega (a cura di), Evolution of New Working Spaces (Springer, 2024)

M. Peverini, L'egemonia della rendita urbana, commento a: B. Pizzo, Vivere o morire di rendita (Donzelli, 2023)

C. Bianchetti, Basaglia: i luoghi del mito, commento a: F. Foti, Franco Basaglia. La libertà è terapeutica (People, 2024)

G. Mura, Il territorio tra narrazione e promozione, commento a: P. de Salvo, M. Pizzi, Narrazione, sviluppo e governo del territorio. (FrancoAngeli, 2023)

F. de Agostini, La lucidità feroce di Giancarlo De Carlo, commento a: F. Samassa, Giancarlo De Carlo (Carocci, 2024)

A. L. Palazzo, Tre sguardi su Roma, commento ai libri di L. Montuori, E. Nigris, R. Pavia

A. Mela, Territorio e de-coincidenza, commento a: F. Jullien, Riaprire dei possibili (Orthotes, 2024)

G. Tonon, Gli spazi delle donne, commento a: M. Bassanelli, I. Forino (a cura di) Gli spazi delle donne (DeriveApprodi, 2024)

A. Calafati, Un viaggio nell'Italia di mezzo, commento a: Arturo Lanzani, a cura di, Italia di mezzo (Donzelli, 2024)