Michelangelo Russo  
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URBANISTICA: UNA DISCIPLINA DA RISCOPRIRE


Commento al libro di Luca Gaeta



Michelangelo Russo


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Il volume di Luca Gaeta – Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2025) – mantiene pienamente la promessa contenuta nel titolo. Introduce la struttura dei concetti dell’urbanistica a un interlocutore ideale che non deve necessariamente essere addentro alle questioni disciplinari che vengono trattate, complesse, dense di intrecci con altri saperi e spesso fondate su un repertorio di riferimenti esperti. E tuttavia, non parte dal grado zero della disciplina, né banalizza i concetti di base attraverso semplificazioni, ma al contrario, riesce a gettare il lettore direttamente “nella mischia”, coinvolgendolo con passione nei nodi e nelle sfide del sapere urbanistico che mettono in discussione il suo ruolo sociale e civile nell’incessante stratificazione delle trasformazioni urbane degli ultimi 150 anni. Tutto questo avviene con una tecnica sofisticata: la struttura del libro è intelligente e ben calibrata, il linguaggio chiaro e accessibile per una narrazione che non elude gli incroci problematici affrontando senza reticenze i motivi per cui l’urbanistica contemporanea si configura come un cantiere aperto e in continua trasformazione. Un ambito nel quale è difficile mantenere salda la bussola, per orientarsi tra le reti materiali e immateriali di relazioni che tengono insieme spazio e società nei territori dell’urbanizzazione contemporanea.

La scrittura, semplice e comunicativa, introduce il lettore a storie complesse e articolate, con uno stile lineare e mai digressivo, sostenuto da esemplificazioni e casi concreti che vengono accostati e comparati con immediatezza e rigore concettuale. L’apparato di note e riferimenti bibliografici è usato con grande efficacia, mai puramente disciplinare, sempre pertinente, capace di aprire nuove costellazioni di riflessione. Dal punto di vista del registro narrativo, Gaeta costruisce storie che variano significativamente nel tempo e nello spazio. Bellissimo, in tal senso, è il riferimento al viaggio, metafora che allude sia alla necessità di ampliare lo spazio dell’esplorazione disciplinare, sia a un sapere fatto di adiacenze, relazioni e forme di sincretismo: un sapere in forma di travelling concepts. Questi racconti mettono al lavoro approcci all’urbanistica e alla sua progettazione e gestione che sono pienamente iscritti nelle tradizioni disciplinari, ma al contempo trasferibili, spesso critici rispetto ai mutamenti globali della contemporaneità, ma sempre legati a specifiche azioni trasformative. I temi trattati attraversano il risanamento urbano parigino, la regolazione dello spazio a Francoforte e New York, la conservazione del patrimonio artistico e monumentale nei centri storici, la dispersione insediativa e la mobilità privata nella Broadacre City, la fondazione di città nuove come campo di sperimentazione dell’assetto spaziale – emblematicamente con il caso di Brasilia –, la relazione tra analisi urbana e scelte territoriali nel quadro di un’urbanistica scientificamente orientata, fino alla ricostruzione post-industriale di Barcellona, con l’attenzione alla misura dello spazio urbano. Racconti che mostrano la straordinaria capacità dell’autore di tematizzare l’urbanistica individuando questioni che non sono soltanto tecniche o disciplinari, ma anche civili e sociali, che riguardano ogni abitante della città e la dimensione collettiva dei beni comuni che strutturano lo spazio urbano.

Il lettore ideale, attraverso questo suo primo libro, ha la libertà di avvicinarsi all’urbanistica entrando nelle narrazioni delle città e dei suoi protagonisti che sono coinvolgenti e appassionanti, ma anche capaci di comunicare il modo in cui il progetto dell’urbanistica esercita una influenza determinante sui valori di tutti, intesi come patrimonio comune di ogni cittadino: sulla produzione della ricchezza, sulla sicurezza e sull’abitabilità degli spazi, sul benessere generato dalle forme possibili di welfare, sulla dimensione politica di ogni scelta di campo. Si tratta di un primo libro avvincente, accessibile, abilitante, motivante anche per chi non pensava di interessarsi all’urbanistica e che, dopo la lettura, si scopre attratto da essa.

Un nodo concettuale attraversa il libro come un filo rosso, ed è la relazione tra sapere tecnico e sapere comune. Un dualismo che diventa centrale nel momento stesso in cui Gaeta definisce, a mio avviso in modo molto corretto, l’urbanistica come un “sapere pratico” che non può permettersi di perdere il contatto con la sua funzione sociale. Questa riflessione, costantemente evocata, si configura anche come un omaggio a Luigi Mazza che, nel suo libro del 1997 Trasformazioni del piano, guardando retrospettivamente alla propria esperienza di pianificatore, scriveva: “Era sconcertante scoprire come in molte occasioni il sapere tecnico fosse soprattutto uno strumento per esprimere le scelte maturate dal sapere comune e una retorica per giustificarle”. Mazza metteva in luce come i rapporti tra sapere tecnico e sapere comune potessero articolarsi in molteplici direzioni: nei tentativi di comunicazione e coinvolgimento della popolazione, nelle forme di compensazione rispetto alle scelte ineguali del piano, nella produzione di conoscenza analitica mossa da istanze provenienti dal senso comune, così come nelle analisi elaborate dalle scienze regionali e nella valutazione delle qualità estetiche dei progetti, dove la sensibilità tecnica e quella comune si intrecciano. Questi rapporti sono rimasti spesso inesplorati, lasciando il profilo della tecnica urbanistica vago e frammentario.

In un’epoca caratterizzata da una profonda crisi di fiducia nei confronti del sapere esperto, e dell’urbanistica in particolare, l’operazione condotta da Gaeta risulta tanto più necessaria quanto più coraggiosa. Il suo libro si propone infatti di superare le barriere linguistiche e le chiusure del sapere tecnico, restituendo all’urbanistica una capacità comunicativa che parli anche a chi dispone di un sapere comune, nel tentativo – riuscito – di colmare quel divario, di rendere intellegibili le connessioni tra urbanistica e continuità ambientale, tra sostenibilità e welfare, tra resilienza e partecipazione collettiva, delineando così un paradigma dell’urbanistica del presente, aperto al futuro.

Un paradigma da trasformare con cura e sensibilità, nella consapevolezza che il sapere tecnico, in quanto sapere cumulativo, deve essere interpretato attraverso la lettura delle storie, la ricostruzione dei contesti, il riconoscimento delle posizioni differenti, spesso conflittuali, che intrecciano ragioni pratiche e scelte politiche. Lo conferma la suggestiva chiusura del volume: “Il sapere tecnico, rinnovandosi, potrà svolgere un ruolo importante se sarà in grado di stare al crocevia di spazio e società nell’inseparabile connubio che li unisce. Sapere che gli urbanisti di ieri ci sono riusciti è un esempio incoraggiante, nonché la ragione per cui questo libro è stato scritto”.

Si tratta di una ricerca di continuità nel repertorio tecnico che resta un riferimento ineludibile per ogni forma di innovazione. Luca Gaeta in questo libro profila, a suo modo, con garbo e gentilezza – rendendo disponibile il suo ragionamento a chi abbia la sensibilità di comprenderne il senso e gli elementi portanti – un modello di urbanistica capace di rilanciare il proprio ruolo sociale e civile, ma anche di guidare un’evoluzione del proprio apparato tecnico. Lo fa disseminando indizi. All’interno dei sette racconti, infatti, i modelli vengono messi alla prova e al contempo sono oggetto di una valutazione protesa a delinearne potenzialità e criticità su cui si basano i principi di una rinnovata idea di urbanistica. Di seguito vorrei indicare alcuni esempi. Lo zoning nella sua concezione originaria (applicata alla Fifth Avenue a New York), si rivela un principio di esclusione volto a proteggere il valore immobiliare mediante l’allontanamento delle funzioni indesiderate, e l’evocato police power è il potere pubblico che regola i comportamenti individuali con un approccio conformativo giudicato insufficiente a garantire efficacia alla pianificazione. La costruzione della conoscenza del territorio, nel metodo di Geddes, è invece ispirata da una cultura evoluzionista che promuove l’indagine contestuale, specifica e adattiva, come forma di conoscenza collettiva, ineludibile per attribuire senso politico all’azione di piano. Poi, la dispersione insediativa, nella visione anti-urbana di Broadacre City, appare come un’espressione solitaria e geniale, ma inaccettabile: la città è un prodotto collettivo e non può essere disegnata secondo un sapere inaccessibile, né secondo l’estetica di un artista, per quanto innovativo. Nel caso di Brasilia, l’utopia modernista mostra i propri limiti con una città settoriale, chiusa, priva di flessibilità, che rivela la necessità di concepire l’urbanistica come processo e non come forma chiusa, definitiva. Il lavoro di Giovanni Astengo, nei piani di Assisi e Bergamo, sviluppa un metodo scientifico che procede dalla conoscenza al piano mediante schemi di assetto alternativi, introducendo una visione strutturale ante litteram della pianificazione che diverrà cruciale per l’innovazione e che non attribuisce agli standard il mero ruolo di strumenti quantitativi, ma quello di parametri qualitativi per costruire welfare e spazio pubblico. A Barcellona, infine, il rapporto tra piano e progetto si carica di significato critico: il sistema delle regole insediative diventa leva per generare qualità urbana secondo i principi di un’urbanistica plurale, capace di evitare soluzioni assolute e rigide, dove le norme tecniche, connesse alle pratiche del quotidiano, si rivelano in grado di sostenere la convivenza civile. Molti di questi elementi conformano di fatto un “modello” che prende forma tra le righe di questa mirata analisi interpretativa, con un orientamento innovativo nel suo essere mai dirigista o impositivo, né delineato in maniera apodittica o assertiva. Da tutto questo emerge un’idea di urbanistica estremamente contemporanea, lontana da ogni autoreferenzialità, porosa e inclusiva nel cogliere l’innovazione da una prospettiva strutturale e dialogica che consente di discutere e condividere le scelte di piano, che reclama norme e riferimenti concettuali entro cui mobilitare progetti per i territori, sostenibili e resilienti, efficaci se capaci di coinvolgere consapevolmente le persone. Per uno spazio dotato di un nuovo welfare, compreso tra certezza e flessibilità delle regole urbanistiche; per un’urbanistica che con dignità e consapevolezza sia in grado di rivendicare il suo ruolo di driver della politica, dove il sapere tecnico sia concepito come lente esperta e competente che fa perno su libertà e solidarietà al fine di privilegiare sempre gli interessi collettivi, il patrimonio di valori e risorse non riproducibili, le comunità più fragili, le voci più flebili.

In definitiva, da questo discorso emerge l’idea di un’urbanistica come disciplina da riscoprire per dare senso alla nostra vita in comune, nelle città.

Michelangelo Russo

 

 

 

N.d.C. - Michelangelo Russo (Napoli, 1965) è professore ordinario di Urbanistica presso il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli Federico II di cui è stato direttore dal 2019 al 2024. Presso lo stesso ateneo ha coordinato il dottorato di ricerca in Architettura. Ha presieduto dal 2014 al 2018 la Società Italiana degli Urbanisti (SIU) ed è stato presidente della Conferenza Universitaria Italiana di Architettura (CUIA) nel biennio 2023-24.

Coordina attività di ricerca nazionali e internazionali e convenzioni di ricerca per studi urbanistici, ha tenuto lezioni e seminari in Italia e all’estero. Tra le sue pubblicazioni: con C. Perrone (a cura di), Per una città sostenibile. Quattordici voci per un manifesto, (Donzelli, 2019); “Reconsideration of efficacy in transitional urban planning. A case study” (ASUR, s. 127/2020); con M. Rigillo, E. Formato, “Short Supply Chain of Waste Flows: Designing Local Networks for Landscape Regeneration”, (Detritus 11, 2020); con Arjan Van Timmeren, “Dimensions of Circularity for Healthy Metabolisms and Spaces”, in L. Amenta, M. Russo, A. van Timmeren (a cura di) Regenerative Territories. Dimension of Circularity for Healty Metabolism, GeoJournal library 128, Springer, 2022; con A. Attademo, E. Formato, Garzilli F. (a cura di), Transitional Landscape, (Quodlibet, 2022); con A. Attademo, E. Formato (a cura di), I Saperi del paesaggio. Studi, (Artem, 2022); con L. Montedoro (a cura di), Fare urbanistica oggi. Le culture del progetto, (Donzelli, 2022).

Sul libro oggetto di questo commento, v. anche: Renzo Riboldazzi, L’urbanistica in un libro (16 maggio 2025); Piergiorgio Vitillo, Abilitare le antinomie del piano (26 giugno 2025); Pier Carlo Palermo, Cammei di urbanistica (3 luglio 2025).

Su altri lavori di Luca Gaeta, v.: Gabriele Pasqui, I confini: pratiche quotidiane e cittadinanza (11 gennaio 2019); Agostino Petrillo, Oltre il confine (15 giugno 2019); Anna Casaglia, L’invenzione (e l’illusione) dei confini (14 luglio 2021);

Di Luca Gaeta, v. in questa rubrica: Lefebvre e il beat della vita quotidiana (4 dicembre 2020); Ritorno al quotidiano (dopo l’evento) (22 marzo 2024).

N.B. I grassetti nel testo sono nostri.

R.R.

 

 


© RIPRODUZIONE RISERVATA

05 SETTEMBRE 2025

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A. Mazzette, Turismo urbano? Anche troppo, commento a G. Amendola, Il turista e la città (Mario Adda Editore, 2025)

L. Bottini, Anche lo spazio parla, ascoltiamolo, commento a: A. Mela, E. Battaglini e A. Laura Palazzo, La società e lo spazio (Carocci, 2024)

C. Olmo, Mollino oltre la biografia d'artista, commento a: A. De Rossi, R. Dini, La montagna di Carlo Mollino (Hoepli, 2023)

G. L. Brunetti, L'architettura di Varese, una galassia, commento a: L. Crespi (a cura di), Atlante delle architetture e dei paesaggi dal 1945 a oggi in provincia di Varese (Silvana Editoriale, 2023)

R. Pavia, Imparare col corpo, viaggiando, commento a: R. Secchi, Itinerari dello sguardo in architettura (TAB edizioni, 2024)

B. Bottero, La difficile costruzione del quotidiano, commento a: M. Cucinella con S. Uccello, Città foresta umana (Einaudi, 2024)

P. C. Palermo, Cammei di urbanistica, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2024)

F. de Agostini, L'empatia nella cassetta degli attrezzi, commento a: M. Cucinella con S. Uccello, Città foresta umana (Einaudi, 2024)

P. Vitillo, Abilitare le antinomie del piano, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2024)

W. Tocci, Elogio dell'Urbanistica, un ritorno ai classici per continuare a riflettere (intervento al congresso INU 2025)

A. Delera, Troppo vecchi per capire?, commento a: A. Secchi, Milano. Due o tre cose che so di lei (Planum Publisher, 2024)

G. Nuvolati, Ci vuole una certa atmosfera, commento a: Tonino Griffero, Agostino Petrillo (a cura di), Atmosfere urbane (Ed. ETS, 2024)

D. Vannetiello, Un ponte tra le generazioni, commento a: G. Consonni, Non si salva il pianeta se non si salvano le città (Quodlibet, 2024)

R. Milani, Il sogno come progetto ovunque, commento a: M. Venturi Ferriolo, G. Burattoni, Un'estetica di progetto (Franco Angeli, 2024)

M. Serini, Sguardi neurodivergenti sulla città, commento a: A. Vanolo, La città autistica (Einaudi, 2024)

A. De Rossi, La feconda natura della rigenerazione, commento a: A. Lanzani, Rigenerazione urbana e territoriale al plurale (FrancoAngeli, 2024)

D. Grohmann, Una difesa attiva del suolo, commento a: F. Berni (a cura di), Parco della Piana di Assisi (Assisi Mia Ed. 2024)

F. Collotti, Contro la città usa e getta, commento a: V. Magnago Lampugnani, Contro la città usa e getta sostenibile (Bollati Boringhieri, 2024)

P. Perulli, La vendetta dei dimenticati, commento a: G. Buciuni, G. Corò, Periferie competitive (il Mulino, 2023)

F. Ceci, Abitare come agire sociale, commento a: M. Savino, L. Perini (a cura di), Abitare contemporaneo (FrancoAngeli, 2023)

L. Bottini, Città: una sfida esistenziale, commento a: S. Mancuso, Fitopolis (Laterza, 2023)

M. Biraghi, L'architettura va alle terme, commento a: G. D’Amia, E. Faroldi, M. P. Vettori 8a cura di), Le città di Igiea (Silvana Ed., 2024)

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A. Calafati, Un viaggio nell'Italia di mezzo, commento a: Arturo Lanzani, a cura di, Italia di mezzo (Donzelli, 2024)