Francesco Domenico Moccia  
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CONTRASTARE LE DISUGUAGLIANZE


Commento al libro curato da Giovanni Laino



Francesco Domenico Moccia


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Il libro Sentieri ponti e passerelle (INU Edizioni, 2025), curato da Giovanni Laino, si presenta come il resoconto del progetto omonimo finanziato dal Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile e selezionato da Impresa Sociale con i Bambini. Esso prende in carico venticinque giovani per ciascuna delle tre città coinvolte, Napoli, Reggio Calabria e Messina, per un biennio (prolungato poi a tre anni per l’incrocio con la pandemia), fuoriusciti dai percorsi scolastici e senza lavoro, residenti in aree svantaggiate, da parte di organizzazioni del terzo settore, radicate nelle tre realtà urbane, in collaborazione con gli enti pubblici. Detto in questi termini, l’argomento sarebbe confinato nel settore più specialistico della pedagogia e in quella sua sottosezione che si occupa di programmi educativi extrascolastici o di formazione professionale, ma l’intenzione del curatore – come dichiara lui stesso nell’Introduzione – è di parlare a un pubblico molto più vasto, con una particolare attenzione agli urbanisti e ai pianificatori, motivo per cui ora, a progetto concluso, ha chiesto di esplicitarne gli esiti nella collana Accademia di INU Edizioni. Questa richiesta si può comprendere passando in rassegna i tratti più incisivi che restano impressi come esito della lettura di questo volume dove a Laino, responsabile del progetto, si aggiungono le voci e le riflessioni delle educatrici e dei responsabili del programma nelle altre due città ben sintonizzate, nonostante gli accenti originali in grado di sottolineare aspetti specifici dell’approccio, con l’Associazione Quartieri Spagnoli di Napoli.

L’inscrizione in un’attività pianificatoria coinvolge tutta la progettazione, implementazione e valutazione del programma per il quale il richiamo a competenze di quel campo evidenzia l’apporto indispensabile fornito all’attuazione delle politiche pubbliche in generale e a quelle sociali ed urbane, nel caso specifico, come anche l’appartenenza ad una famiglia dalle diverse diramazioni. Attribuirei a questa pianificazione un approccio strategico, se me lo consentissero il curatore e gli autori, ma più prudentemente mi limito ad evidenziarne il carattere post-moderno dove si percorrono flessibilità e adattamento consci dell’inevitabile presenza dell’imprevisto, dando la dovuta attenzione alle diversità e sempre coltivando l’innovazione in maniera pragmaticamente sperimentale. Gli attori sono indotti a praticare un ambiente conversativo, guidati da un’attività di “tutoraggio” e “mentoring”, per avanzare in percorsi evolutivi personalizzati, comportanti perfino costanti adeguamenti degli obiettivi a seguito del monitoraggio del processo.

A cogliere immediatamente un aggancio spaziale c’è la corrispondenza tra i soggetti a cui si rivolge l’azione di questo programma e le aree più degradate delle relative città, con una analisi delle fonti del disagio per gli individui radicati nelle condizioni urbane laddove si realizzano concentrazioni di deprivazione accompagnate dalla stigmatizzazione. Queste condizioni ambientali di segregazione, secondo gli autori, incidono sulla formazione dell’identità delle persone limitandone la libertà e le prospettive di vita. Si tratta di una condizione emersa tanto negli studi di sociologia urbana quanto oggetto di discussione nelle politiche di sviluppo delle città, quando si intendeva affrontare il problema secondo un’intenzione di equità. Questo principio si è trasferito nella progettazione urbanistica diventando non solamente un cardine del riformismo, ma radicandosi in un obiettivo permanente tanto quanto difficilmente raggiungibile del nostro futuro urbano, tanto da riemergere anche in recenti e pervasivi saggi di denuncia degli squilibri sia all’interno delle città che nei territori regionali. In qualche modo le diseguaglianze, non senza ragione, sono diventate un argomento centrale della pianificazione alle diverse scale, in accordo con una lunga, anche se altalenante, focalizzazione delle politiche urbane e territoriali intenzionate a intervenire sui territori e sulle popolazioni disagiate.

All’interno del discorso urbanistico mi piace ricordare alcune tappe fondamentali a partire dagli standard urbanistici del DM 1444/68, uno dei primi cavalli di battaglia dell’urbanistica riformista finalizzata all’equità attraverso la disponibilità dei servizi e delle attrezzature per la crescita sociale. L’ampliamento dell’azione progettuale è avvenuto con l’inclusione di opere a spettro sempre più ampio di dotazioni urbane e territoriali includendo domande provenienti da una gamma di disagi ed esigenze percepita in maniera approfondita, sensibile al mutamento della società ed alla consapevolezza dell’apporto della natura e del clima. La virata prestazionale è altrettanto significativa perché sposta sull’effetto delle dotazioni e sul loro adattamento alle domande esistenti ribaltando l’oggetto dal manufatto all’utente ed alle esigenze da soddisfare così come delle deficienze e delle problematiche da trattare.

Sebbene l’intervento sui servizi sia rimasto un asse fondamentale per l’intervento sugli squilibri spaziali/sociali, com’è nella filosofia della Strategia Nazionale sulle Aree Interne (SNAI), la conoscenza dell’interdipendenza degli svariati fattori concorrenti alla deprivazione e alla segregazione delle relative aree in cui essa si concentra, ha condotto verso politiche integrate con il coinvolgimento tanto di scienze diverse che di vari settori del governo nazionale e locale. Entro questo quadro, dove, tra i programmi dell’Unione Europea spicca Urban, si colloca questa esperienza e il suo approfondimento.

La centralità delle persone emerge nel secondo capitolo del libro dedicato ai profili dei partecipanti. Le biografie raccontano di famiglie spezzate, di occupazioni saltuarie, di dipendenze da stupefacenti o ludopatie, delle tentazioni dei percorsi criminali. Il target del programma è la popolazione nelle peggiori condizioni e questa scelta sembra cercare il nodo strategico del disagio dei quartieri. Quelli dove si sono cumulati tutti i fattori negativi ma che, grazie alla loro giovane età, alla lunga prospettiva di vita possono, intraprendere un percorso di cambiamento. L’azione pedagogica, inquadrandosi in un più generale riscatto, non è limitata esclusivamente all’apprendimento di nozioni o di abilità lavorative, ma agisce nel superamento di quell’insieme di fattori che hanno minato la fiducia in sé stessi, la speranza di affermazione, la possibilità di essere cittadini con diritti e doveri, di sapersi relazionare agli altri. Col superamento di queste sfide si opera l’azione di empowerment, ultima frontiera a cui giunge la teoria dello sviluppo delle regioni e delle aree urbane in ritardo. È affidata agli abitanti la responsabilità di uscire dall’arretratezza puntando sulle risorse locali e sulle proprie capacità.

Il richiamo al pragmatismo sia educativo che di sviluppo economico è apertamente dichiarato da Laino, cosciente delle difficoltà di praticare l’implementazione di affermate teorie quando devono adoperare risorse umane e materiali limitate e talvolta fallaci. Qui sottolinea l’importanza degli operatori, i limiti delle istituzioni scolastiche (originariamente previste come attori del progetto ma di cui è venuta a mancare la partecipazione), l’episodicità e settorialità delle politiche con flussi di finanziamenti altalenanti a fronte di programmi che devono essere di lunga durata per poter manifestare la loro efficacia.

Il posizionamento di questa attività è al di fuori dei “tunnel”, la definizione critica usata nel testo, dei programmi scolastici o delle corrispondenze domanda di lavoro/nozioni professionali dei corsi di formazione e di avviamento al lavoro in considerazione della mutevolezza delle competenze dinamizzate dalla velocità dell’innovazione del modo di produrre delle imprese, per coprire lo sviluppo di attitudini di base all’apprendimento, all’impegno ed alla cittadinanza, anche in considerazione delle diversità di ogni partecipante, centrali nel processo quando assume carattere maieutico.

L’esperienza di Sentieri ponti e passerelle è anche connotata come progetto locale, un termine in cui trovano posto diversi aspetti: il legame allo spazio fisico del quartiere, per fornire un apporto alla progettazione urbanistica, nella sua componente strategica; un approccio allo sviluppo economico, fondato sulla valorizzazione delle risorse intrinseche; una dimensione comunitaria, dove le storie di vita si modellano nelle relazioni familiari, ma anche sociali e, in conseguenza, l’innovazione si dà con uno sforzo collettivo o comunque con lo sviluppo dell’io nel suo sistema di relazioni.

Non è nascosta l’ambizione di creare un’attività istituzionalizzata da insediare in maniera permanete nelle zone degradate e depresse come esito della riflessione di questa esperienza come punto culminante di decenni di impegno nel medesimo campo entro una rete coordinata di operatori per andare a coprire un terreno comunque rimasto all’interno dei molteplici programmi e organizzazioni pubbliche impegnati nelle politiche sociali e scolastiche. Oltre che conclusione del volume, la Missione locale, che echeggia solamente un modello francese, promette di diventare la provocazione di un dibattito pluridisciplinare.

Lo spessore della sedimentazione di documenti e pratiche che sta alla radice e accompagna questa esperienza si ritrova in una originale concezione di libro. Attraverso link o QR Code sono richiamati video, e testi per un’esperienza multimediale fortemente voluta dal curatore a rappresentare il mutamento dell’universo conoscitivo in cui ci muoviamo. Consiglio dunque al lettore di non lasciarsi intimidire o scoraggiare dalla complessità sia formale che di contenuti di questo ipertesto, ma di navigarci eventualmente accompagnato da una propria curiosità o interesse specialistico. Per l’ampio spettro delle discipline coinvolte, certamente potrà trovare linguaggi e nozioni utili. In particolare, i pianificatori potranno misurare la portata civile della loro disciplina.

Francesco Domenico Moccia

 

N.d.C. Francesco Domenico Moccia è stato segretario generale dell’INU dal luglio 2019 al giugno 2025. Già professore ordinario di urbanistica presso il Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II, ha coordinato il corso di laurea magistrale in Pianificazione Territoriale Urbanistica e Paesaggistico-Ambientale; ha presieduto il master in Urbanistica Forense ed è stato membro del Comitato Scientifico del dottorato. Inoltre, è stato presidente di INU Campania dal 2013 al 2022; membro fondatore della Società Italiana degli Urbanisti e componente del Direttivo Nazionale; vicepresidente di Metrex, associazione delle città metropolitane europee; rappresentante nazionale nell’Associazione delle Scuole Europee di Pianificazione (AESOP).

È stato assessore all’urbanistica nella Provincia di Napoli dove ha sviluppato il Piano strategico ed Operativo per il Rischio Vesuvio e il PTCP; ha fatto parte del Comitato di Pilotaggio del Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume; collabora con il Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano per la revisione del Piano del Parco ed è consulente per la progettazione del PTM della Città Metropolitana di Napoli e per l’Agenda Territoriale della Regione Campania.

Dirige la collana Accademia delle Edizioni Inu ed è membro dei comitati scientifici di varie riviste e collane editoriali. Suoi articoli sono apparsi su European Planning Studies, Applied Spatial Analysis and Policy, Journal of Environmental Planning and Management, Land Use Policy, Journal of Transport Geography, Frontiers in Plant Sciences, Urbanistica, Archivi di Studi Urbani e Regionali, Territorio, Urbanistica Informazioni, Techne, BDC, CRU, Tria, TeMA, Portus plus, Edilportale, Giornale dell’Architettura, Edilizia e Territorio, l’Ingegnere Italiano, Enti Locali e Edilizia.

Tra i suoi libri: con Italo Ferraro, a cura di, La città come architettura (Università degli studi, Facoltà di architettura, Istituto di metodologia architettonica, 1973); con Italo Ferraro e Ludovico Fusco, a cura di, Napoli. Problemi della periferia urbana (Irace, 1974); con Italo Ferraro e Ludovico Fusco, a cura di, Problemi del dibattito sull'architettura e progetti presentati alla 15. Triennale (Irace, 1974); Il corpo di Napoli. Restauro urbanistico del centro antico (Clean, 1986); con Gianni Cosenza, a cura di, Luigi Cosenza. L'opera completa (Electa, 1987); Collaborazione tra pubblico e privato nel recupero urbano. Pittsburgh 1945-1988 (Clean, 1990); a cura di, Luigi Cosenza. Scritti e progetti di architettura (Clean, 1994); a cura di, Ernest R. Alexander, Introduzione alla pianificazione. Teorie, concetti e problemi attuali (Clean, 1997); con Dante Caporali, a cura di, Napoli guida. Tra luoghi e monumenti della città storica (Clean, 2001); con Daniela De Leo, a cura di, I nuovi soggetti della pianificazione, atti della 6. Conferenza nazionale SIU (FrancoAngeli, 2003); con Marichela Sepe, a cura di, I progetti integrati territoriali. Esperienze avanzate in Campania (Graffiti, 2003); con Emanuela Coppola, a cura di, Campania. Ambienti insediativi e sistemi locali di sviluppo (Liguori, 2005); con Giustino Parisi e Felice Laudadio, Campania. Norme sul governo del territorio. L.R. 22 dicembre 2004, n. 16 (Il Sole 24 ore, 2006); con Daniela De Leo, a cura di, Riterritorializzare i distretti. Bilanci e prospettive della pianificazione distrettuale (FrancoAngeli, 2007); a cura di, Urbanistica digitale (Edizioni scientifiche italiane, 2008); a cura di, I valori in urbanistica fra etica ed estetica (Edizioni scientifiche italiane, 2009); a cura di, Abitare la città ecologica (Clean, 2011); con G. Ariete, a cura di, Piano casa Campania (Edizioni giuridiche Simone, 2011); a cura di, Urbanistica e politica (Edizioni scientifiche italiane, 2011); a cura di, Città senza petrolio (Edizioni scientifiche italiane, 2012); Urbanistica. Interpretazioni e processi di cambiamento (Clean, 2012); con Maria Federica Palestino, a cura di, Planning stormwater resilient urban open spaces (Clean, 2013); con Alessandro Sgobbo, La polarizzazione metropolitana. L'evoluzione della rete della grande distribuzione verso un sistema policentrico sostenibile (Liguori, 2014); a cura di, La città sobria (Edizioni scientifiche italiane, 2014); con Giovanni Di Iorio, Campus universitario. Nel Congo-Brazzaville nella città di Pointe Noire (Linea grafica editrice, 2015); con Marichela Sepe, a cura di, Una politica per le città italiane (Inu, 2015); con Marichela Sepe, a cura di, Reti e infrastrutture dei territori contemporanei (INU Edizioni, 2016); a cura di, Metropoli senz'auto. Scenari territoriali e trasformazioni delle aree di stazione nell'area metropolitana di Napoli, Salerno e Caserta (INU Edizioni, 2017); con Giuseppe De Luca, a cura di, Pianificare le città metropolitane in Italia. Interpretazioni, approcci, prospettive (INU Edizioni, 2017); a cura di, Lo stato dell'urbanistica in Campania 2017 (FrancoAngeli, 2018); con Barbara Scalera, La strategia di rigenerazione territoriale. Reti di connessione e valorizzazione dei luoghi di eccellenza dei Campi Flegrei (INU Edizioni, 2018); con Marichela Sepe, a cura di, Sviluppare, rigenerare, ricostruire città. Questioni e sfide contemporanee (INU Edizioni, 2018); con Marichela Sepe, a cura di, Nuove prospettive per la pianificazione del territorio (INU Edizioni, 2020); con Marichela Sepe, a cura di, Benessere e salute delle città contemporanee (INU Edizioni, 2021); con Emanuela Coppola e Mario D'Avino, a cura di, Riciclo dei trasporti scartati e dei paesaggi dimenticati (Clean, 2021); con Paolo La Greca e Alessandro Sgobbo, a cura di, Urban density & sustainability (Maggioli, 2021); con Marichela Sepe, a cura di, Oltre il futuro : pianificare nell'incertezza per progettare l'imprevedibilità (INU Edizioni, 2023); con Antonio Arena, a cura di, 90 anni di cultura urbanistica in Campania. La conoscenza delle esperienze per orientare la transizione ecologica (INU Edizioni, 2024).

N.B. I grassetti nel testo sono nostri.

R.R.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

06 NOVEMBRE 2025

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Ambito di riflessione e dibattito sulla città, il territorio, l'ambiente, il paesaggio e le relative culture interpretative e progettuali

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F. Cognetti, Produzione o riproduzione del sapere?, commento a: L’aula e la piazza (Donzelli, 2025)

G. Pasqui, "Apocalittismo"? No, meglio la politica, commento a: A. Petrillo, Medusa (Machina Libro, 2025)

P. Gabellini, Urbanistica o studi urbani?, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2025)

L. Porqueddu, Verso un nuovo equilibrio dell'abitare, commento a: F. Toppetti, Dal paesaggio al mondo (Mimesis, 2024)

F. Gastaldi, IA e città: opportunità o rischio?, commento a: P. Fusero, Hypercity (FrancoAngeli, 2024)

M. Cremaschi, Urbanistica? Serve una via d'uscita, commento a: P. C. Palermo, Le radici e le frontiere (Planum, 2025)

C. Bianchetti, La biografia è un genere plurale, commento a: M. Orazi, Vite stravaganti di architetti (Giometti & Antonello, 2025)

A. Colombo, Migliorare la vita di tutti, subito, commento a: L. Crespi, Stop City Now (LetteraVentidue, 2025)

F. Colombo, La vita è teatro (e arte), commento a: R. Sennett, La società del palcoscenico (Feltrinelli, 2024)

G. Nuvolati, Un genio anche per gli incroci, commento a: S. Cascavilla, Il dio degli incroci (Exòrma, 2021)

M. d'Ovidio, La città "altra" è oggi, commento a: L. Lippolis, Viaggio al termine della città (Elèuthera, 2024)

G. Consonni, Abitare il segreto dei luoghi, commento a: M. Belpoliti, Nord Nord (Einaudi, 2025)

M. Agostinelli, Salvare il suolo (anche dalle rinnovabili), commento a: P. Pileri, Dalla parte del suolo (Laterza, 2024)

E. Scandurra, L'umanità è nei luoghi, commento a: R. Paris, Lettere d’amore dalla via Appia (Gangemi, 2024)

L. Trentin, Conservare gli avanzi, senza dimenticarli, commento a: L. Crespi, Stop City Now (LetteraVentidue, 2025)

M. Russo, Urbanistica: una disciplina da riscoprire, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2025)

A. Mazzette, Turismo urbano? Anche troppo, commento a: G. Amendola, Il turista e la città (Mario Adda Editore, 2025)

L. Bottini, Anche lo spazio parla, ascoltiamolo, commento a: A. Mela, E. Battaglini e A. Laura Palazzo, La società e lo spazio (Carocci, 2024)

C. Olmo, Mollino oltre la biografia d'artista, commento a: A. De Rossi, R. Dini, La montagna di Carlo Mollino (Hoepli, 2023)

G. L. Brunetti, L'architettura di Varese, una galassia, commento a: L. Crespi (a cura di), Atlante delle architetture e dei paesaggi dal 1945 a oggi in provincia di Varese (Silvana Editoriale, 2023)

R. Pavia, Imparare col corpo, viaggiando, commento a: R. Secchi, Itinerari dello sguardo in architettura (TAB edizioni, 2024)

B. Bottero, La difficile costruzione del quotidiano, commento a: M. Cucinella con S. Uccello, Città foresta umana (Einaudi, 2024)

P. C. Palermo, Cammei di urbanistica, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2024)

F. de Agostini, L'empatia nella cassetta degli attrezzi, commento a: M. Cucinella con S. Uccello, Città foresta umana (Einaudi, 2024)

P. Vitillo, Abilitare le antinomie del piano, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2024)

W. Tocci, Elogio dell'Urbanistica, un ritorno ai classici per continuare a riflettere (intervento al congresso INU 2025)

A. Delera, Troppo vecchi per capire?, commento a: A. Secchi, Milano. Due o tre cose che so di lei (Planum Publisher, 2024)

G. Nuvolati, Ci vuole una certa atmosfera, commento a: Tonino Griffero, Agostino Petrillo (a cura di), Atmosfere urbane (Ed. ETS, 2024)

D. Vannetiello, Un ponte tra le generazioni, commento a: G. Consonni, Non si salva il pianeta se non si salvano le città (Quodlibet, 2024)

R. Milani, Il sogno come progetto ovunque, commento a: M. Venturi Ferriolo, G. Burattoni, Un'estetica di progetto (Franco Angeli, 2024)

M. Serini, Sguardi neurodivergenti sulla città, commento a: A. Vanolo, La città autistica (Einaudi, 2024)

A. De Rossi, La feconda natura della rigenerazione, commento a: A. Lanzani, Rigenerazione urbana e territoriale al plurale (FrancoAngeli, 2024)

D. Grohmann, Una difesa attiva del suolo, commento a: F. Berni (a cura di), Parco della Piana di Assisi (Assisi Mia Ed. 2024)

F. Collotti, Contro la città usa e getta, commento a: V. Magnago Lampugnani, Contro la città usa e getta sostenibile (Bollati Boringhieri, 2024)

P. Perulli, La vendetta dei dimenticati, commento a: G. Buciuni, G. Corò, Periferie competitive (il Mulino, 2023)

F. Ceci, Abitare come agire sociale, commento a: M. Savino, L. Perini (a cura di), Abitare contemporaneo (FrancoAngeli, 2023)

L. Bottini, Città: una sfida esistenziale, commento a: S. Mancuso, Fitopolis (Laterza, 2023)

M. Biraghi, L'architettura va alle terme, commento a: G. D’Amia, E. Faroldi, M. P. Vettori 8a cura di), Le città di Igiea (Silvana Ed., 2024)

G. Piccarolo, Di fiumi e di risorgrnze, commento a: G. Cazzaniga, Il Fiume (Marinotti 2024)

W. Tocci, Per una nuova scienza della città, commento a: C. S. Bertuglia, F. Vaio (a cura di), La città dopo la pandemia (Aracne, 2023)

B. Bottero, L'urbanistica è quantica, commento a: A. Secchi, Milano. Due o tre cose che so di lei (Planum Publisher, 2024)

A. Lanzani, Milano: cosa resta (e come ricominciare, commento a: A. Secchi, Milano. Due o tre cose che so su di lei (Planum Publisher, 2024)

S. Zaggia, Il Ghetto di Venezia: una città, commento a: D. Calabi, Venezia e il Ghetto (Bollati Boringhieri, 2024)

G. Consonni, Fare della Storia una speranza, commento a: G. Bigatti, Milano (Mimesis, 2024)

G. Restaino, Roma, c'è un'altra città, commento a: M. Di Giovine, Paesaggio identitario (Quodlibet, 2024)

E. Scandurra, Un grido di dolore (e di amore) per Roma, commento a: R. Pavia, Roma Babilonia (Bordeaux, 2024)

E. Porqueddu, Nuove regole per la pianificazione, commento a: S. Cozzolino, S. Moroni, Action, Property and Beauty (Routledge, 2024)

S. Capolongo, Tante storie dentro alla Storia, commento a: G. D'Amia, E. Faroldi, M. P. Vettori (a cura di), Le città di Igiea (Silvana Editoriale, 2024)

M. Fortis, Interni milanesi, un libro e una mostra, commento a: E. Morteo e S. Pierini, Nelle case (Hoepli, 2023)

M.Bassanelli, Se l'ufficio si diffonde, commento a: I. Mariotti, E. Tomaz, G. Micek, C. Méndez-Ortega (a cura di), Evolution of New Working Spaces (Springer, 2024)

M. Peverini, L'egemonia della rendita urbana, commento a: B. Pizzo, Vivere o morire di rendita (Donzelli, 2023)

C. Bianchetti, Basaglia: i luoghi del mito, commento a: F. Foti, Franco Basaglia. La libertà è terapeutica (People, 2024)

G. Mura, Il territorio tra narrazione e promozione, commento a: P. de Salvo, M. Pizzi, Narrazione, sviluppo e governo del territorio. (FrancoAngeli, 2023)

F. de Agostini, La lucidità feroce di Giancarlo De Carlo, commento a: F. Samassa, Giancarlo De Carlo (Carocci, 2024)

A. L. Palazzo, Tre sguardi su Roma, commento ai libri di L. Montuori, E. Nigris, R. Pavia

A. Mela, Territorio e de-coincidenza, commento a: F. Jullien, Riaprire dei possibili (Orthotes, 2024)

G. Tonon, Gli spazi delle donne, commento a: M. Bassanelli, I. Forino (a cura di) Gli spazi delle donne (DeriveApprodi, 2024)

A. Calafati, Un viaggio nell'Italia di mezzo, commento a: Arturo Lanzani, a cura di, Italia di mezzo (Donzelli, 2024)