| |
BASTA CITTÀ! ANDIAMO IN MONTAGNA
Commento al libro a cura di A. Membretti, F. Barbera, G. Tartari
Luca Bottini
altri contributi:
dello stesso autore
sullo stesso argomento
|
|
|
|
|
Il volume Migrazioni verticali. La montagna ci salverà?, edito da Donzelli nel 2024 e curato da Andrea Membretti, Filippo Barbera e Gianni Tartari, pone sul tavolo della discussione molteplici riflessioni sulla relazione tra cambiamento climatico e territori cosiddetti “metromontani” ed apre ad una serie di interrogativi a cui oggi non possiamo fornire delle risposte, ma solo aggiungere ulteriori dubbi e domande. Il volume si presenta come una collettanea di contributi che esplorano, in via multidimensionale, i fattori che legano cambiamento climatico a migrazioni tra territori di una medesima area geografica italiana. In particolare, i curatori hanno voluto riflettere sul fenomeno, tutto da indagare e comprendere, delle migrazioni dalla pianura alla montagna. Il quadro di riferimento, dunque, sono le aree sviluppate della Pianura Padana in relazione alle aree montuose del Nord-Ovest e Nord-Est italiani.
I tredici capitoli di cui si compone il volume sono stati costruiti secondo una logica transdisciplinare, come spiegato nell’introduzione; un approccio alla conoscenza, quindi, che valorizzi la contaminazione e gli scambi in entrata ed uscita di concetti e metodi provenienti da campi disciplinari differenti. A mio avviso, questo modo di approcciarsi a un fenomeno risulta essere vincente, a maggior ragione quando l’oggetto studiato pertiene un ambito estremamente complesso e ricco di variabili confondenti come i fatti sociali. Purtroppo, lo stile di ricerca basato su approcci transdisciplinari non ha ancora un grande successo nel nostro Paese, sebbene tale pratica risulti essere piuttosto consolidata in altri contesti internazionali. L’esercizio di far dialogare saperi provenienti da approcci differenti, rinunciando ai rigidismi entro cui siamo solitamente abituati a svolgere attività di ricerca, permette di aprire a possibilità di lettura e conoscenza di un fenomeno decisamente più efficaci rispetto ad uno sguardo analitico tradizionale. In tal senso, la scelta dei curatori ha funzionato. Ecco, dunque, che all’interno vi si trovano contributi che spaziano dalla psicologia, alla meteorologia, alla sociologia, consentendo di delineare alcuni tratti salienti del fenomeno della migrazione verticale.
Il lavoro di ricerca presentato nel volume è basato sui dati provenienti dal progetto MICLIMI (Migrazioni climatiche e mobilità interna nella metromontagna padana) svoltosi nel 2023, promosso dall’associazione EuCliPa.IT e supportato da Fondazione Cariplo. A partire dalle evidenze rilevate viene sviluppato il percorso argomentativo che mette in relazione cambiamento climatico con la mobilità di persone tra territori di pianura e montagne, un’area definita “metromontagna” padana (1), ossia quella porzione di territorio della omonima pianura che connette aree urbane con le valli circostanti, secondo la definizione data da Filippo Barbera e Antonio de Rossi (2021). Si tratta di una prospettiva interpretativa che inquadra una dinamica di movimento migratorio di popolazioni da un contesto territoriale urbanizzato, dunque con specifiche caratteristiche socio-economiche e culturali, a uno naturale, caratterizzato da ritmi di vita, morfologia, cultura e struttura sociale significativamente diverse da quelle urbane. Questi luoghi, secondo le riflessioni raccolte nel volume, potrebbero essere la destinazione alternativa per molti di quei cittadini in crisi col modello di vita urbano contemporaneo, costituito da estati insopportabili, livelli di inquinamento elevati e perdita di qualità della vita. L’interrogativo entro cui tutta la riflessione si muove è infatti riassumibile come segue: il cambiamento climatico, i cui impatti sono evidenti nelle aree di pianura, può far scaturire il desiderio di spostarsi in montagna?
Il volume pone in luce una tendenza che sembrerebbe essere in atto da alcuni anni, ossia l’aumento di cancellazioni anagrafiche dai grandi centri urbani settentrionali, come Milano e Torino, in favore di luoghi di residenza alpina in prossimità dei centri citati. Qualche dato offerto permette di delineare i principali tratti di questo fenomeno, è bene ricordarlo, tutto da comprendere e studiare soprattutto dal punto di vista statistico; ma questo primo approccio al fenomeno è in grado di fornire alcuni elementi che consentono alcune riflessioni primarie. Dal 2017 al 2021 risulta che, in media, circa il 7% dei trasferimenti totali è destinato ai territori alpini da Torino e circa l’8% da Milano. Osservando i dati citati si può intravedere un pattern in leggera crescita, così come, l’analisi dei risultati del questionario, offre uno spaccato piuttosto utile per comprendere le ragioni che potrebbero spingere i cittadini ad immaginare un trasferimento in ambito alpino. Tra questi si individuano il costo della vita più basso, l’insostenibilità delle condizioni climatiche in città e la prospettiva del pensionamento. Le motivazioni emergenti dal campione di intervistati variano al variare della città di riferimento, ponendo maggiore enfasi a certi aspetti rispetto ad altri. La lettura dei dati ulteriori descritti nel volume rimanda alla curiosità dei lettori e delle lettrici, ma certamente sono molte le riflessioni che sollecitano. In questa sede, mi sento di proporne tre: comprendere il profilo di coloro che si spostano o vorrebbero spostarsi dalla pianura urbanizzata alla montagna, riconoscere l’esistenza di barriere socio-spaziali insite nel territorio montano ed infine considerare la distinzione tra ambiente alpino di “media-montagna” rispetto alle “terre alte”.
Il dato che emerge sembrerebbe essere quello di una tendenza al desiderio di lasciare la città per ricercare una nuova destinazione di vita in montagna. Un terzo dei rispondenti complessivi al questionario (il 31,5%) ha dichiarato questa preferenza, in particolare coloro che si trovano nella fascia d’età compresa tra i 35 e 54 anni, di sesso prevalentemente maschile (oltre un terzo). Si tratta di un risultato piuttosto rilevante, sebbene, anche per stessa ammissione degli autori delle analisi, richieda un maggior approfondimento circa l’intensità di questo desiderio, se definitivo o temporaneo, se motivato dall’aver terminato la carriera lavorativa, oppure se si tratti di un desiderio già evidente in età giovanile. Compiere tale approfondimento potrebbe infatti essere molto utile per tratteggiare a più alta definizione il volto di questo fenomeno. Certamente la porzione di rispondenti che ha mostrato questo desiderio è ragguardevole, così come l’ampia fascia d’età di cui si compone. Questo è un segno che se da un lato è evidente il richiamo per un interesse crescente verso i territori alpini in epoca contemporanea, dall’altro lato è altrettanto chiaro che per molte persone l’ambiente metropolitano inizia ad essere respingente, ma questo non rappresenta certamente una novità. Tra le ragioni di questa crescente antipatia verso la città metropolitana vi sono fattori legati sia al costo della vita, pensiamo soprattutto al caso milanese, che a fenomeni direttamente connessi al cambiamento climatico ed ai suoi impatti sull’ambiente urbano, quali ondate di calore, eventi estremi, siccità e patologie conseguenti. La percezione del campione indagato non è banale, mette in discussione il fenomeno urbano, il concetto di città stesso che, anche in Italia, stiamo osservando essere sottoposto ad una profonda trasformazione peggiorativa.
Il volume, in verità, se da un lato apre una nuova prospettiva sulle forme di mobilità intra-territoriali, sollecita un profondo dibattito sulla questione urbana contemporanea. I segnali tracciati dalla ricerca mostrata nel libro inducono, infatti, a toccare con mano una forma di disaffezione che non è nuova ed essa è confermata anche dalle semplici cancellazioni anagrafiche dai grandi centri metropolitani, dalle inchieste giornalistiche, innumerevoli negli ultimi anni, che raccontano dell’invivibilità e dell’insostenibilità dei costi per l’abitare nei principali centri metropolitani italiani, con particolare riferimento a Milano, Roma, Bologna e Firenze. L’usanza tipica degli anni del boom economico di acquistare seconde case in ambienti alternativi alla città da parte di molti cittadini delle metropoli italiane, al mare o in montagna, raccontava già di una tendenza a ricercare contesti di vita alternativi all’ambiente urbano, evidentemente percepito come di difficile sopportazione per tutto il periodo dell’anno. Uno degli effetti critici di queste pratiche di turismo, che in questa sede non ha senso approfondire, è il trasferimento fuori dalla città di azioni individuali tipicamente urbane di segno negativo, come l’aumento di inquinamento, di consumo di suolo, di adeguamento dell’offerta di servizi commerciali e di leisure tipici della città in ambienti non urbani, al fine di intercettare una nuova categoria di villeggianti e consumatori di stampo metropolitano. Gli impatti di tali pratiche hanno trasformato quasi del tutto alcuni territori marittimi e alpini in Italia, facendoli diventare delle sorte di “succursali” di città metropolitane, con conseguenze nell’ambito del mutamento dell’identità locale e della sua struttura socio-spaziale (si pensi ai casi di Cortina, Courmayeur o Cervinia). Attualizzando le pratiche di allora, oggi, come ben evidenziato dai curatori del libro, il possesso di queste seconde proprietà in ambito montano potrebbe rappresentare una forma di privilegio per molti cittadini e che potrà crescere nel corso del tempo, acuendo eventuali disuguaglianze di accesso a territori migliori, per qualità della vita, rispetto alla città. Tuttavia, è anche vero che tale privilegio non deve essere dato per scontato, piuttosto è bene ricordarci che tra i risultati emersi dall’indagine, i due terzi dei rispondenti hanno espresso chiaramente di non volere o di non sapere se spostarsi in ambito alpino. Questo accade perché l’ambiente alpino, pur con piccole somiglianze e affinità con le aree urbanizzate, rimane un contesto ostico per chi non nutre verso di esso una passione ed una conoscenza sufficienti. La montagna è un territorio particolare, sia dal punto di vista morfologico che per la modalità attraverso cui le pratiche umane accadono, tali da richiedere una propensione particolare alla vita in tali contesti.
E qui giungiamo alla seconda riflessione, ossia all’esistenza di barriere socio-spaziali insite nella forma dei territori di montagna. Sebbene possano essere identificate delle connessioni sociali tra ambienti di pianura urbanizzati e territori alpini, questi ultimi sono, per natura, “difficili” ed influenzano profondamente le modalità attraverso cui gli abitanti, con i loro corpi, si relazionano con essi. La vita in montagna prevede un certo grado di scomodità che deve essere conosciuto ed eventualmente accettato per chi normalmente vive in un territorio pianeggiante, ricco di infrastrutture, possibilità, persone e servizi. Non a caso, la vita alpina possiede storicamente dei tratti di “eroismo” da parte di chi la vive, specialmente per chi vive di agricoltura e allevamento, tutto ciò causato proprio dalle difficoltà logistiche di svolgere attività di questo tipo in un ambiente non pianeggiante ma aspro e verticale. Anche la distribuzione dei servizi non segue i pattern previsti per le aree di pianura urbanizzata: la loro varietà, la collocazione geografica e la loro quantità non sono fattori che devono essere dati per scontati in un territorio alpino. Naturalmente da questo tipo di descrizione devono essere esclusi quei centri, pur limitati nella loro estensione, caratterizzati da una forte attrattività turistica, da un maggiore costo della vita, da una maggiore pressione immobiliare in senso ricettivo e quindi da una maggiore concentrazione di servizi, soprattutto dedicati al leisure. Tali difficoltà, che costituiscono quindi delle vere e proprie barriere socio-spaziali, sono elementi che richiedono un profondo adattamento da parte di chi, proveniente dalla pianura, vorrebbe trasferirsi in ambienti montani. È quindi molto probabile che dall’analisi dei risultati dell’indagine, coloro che hanno compiuto un trasferimento da Milano e Torino fossero prevalentemente persone già in possesso di una seconda casa e di una “cassetta degli attrezzi” mentale adeguata e socializzata alla vita alpina. In questo senso, la tendenza individuata dagli autori relativa ad una migrazione verticale andrebbe tenuta sotto osservazione sul lungo periodo al fine di valutare se questo fenomeno riguardi prevalentemente quei cittadini già in possesso di seconda casa e già dotati di uno “spirito alpino” anziché cittadini che, in modo crescente, “fuggano” dalla città per rifugiarsi in montagna spinti dalle estati difficili metropolitane.
Infine, un ultimo elemento di riflessione riguarda la necessità di comprendere se la migrazione verticale espressa dagli autori riguardi tutti i livelli mediante cui gli insediamenti di montagna prendono forma, oppure solamente certe quote. Occorre infatti ricordare che la quota è la prima variabile che distingue un territorio di montagna da uno di pianura. Una bassa valle, con una quota inferiore ai 600/700 metri, prevederà una determinata organizzazione socio-spaziale dei vari oggetti presenti, delle vie di comunicazione, della capacità di mobilità dei residenti all’interno di essa; una valle superiore, compresa tra 600 e 1500/1600 metri di quota, presenterà un’altra configurazione socio-spaziale e di conseguenza altre modalità mediante cui la vita umana e sociale accadono; un comune, ed in Italia ne esistono solo tre, tra una quota compresa tra 1800 e 2000 metri avranno a loro volta un’altra configurazione e imporranno specifici vincoli ai loro abitanti. Alcuni di questi comuni prevedono un grande adattamento alla vita locale, ampiamente ripagata con la bellezza del luogo. Si prenda il caso di Chamois (AO) in Valtournenche, in Valle d’Aosta; si tratta del comune valdostano più alto raggiungibile esclusivamente attraverso una funivia. Chamois è un comune in cui la conformazione morfologica, la quota e l’assenza di mezzi di locomozione e le limitazioni imposte dall’unica forma di comunicazione a valle, garantita dal servizio di trasporto pubblico funiviario, rendono la vita quotidiana certamente complessa. In questo senso, un progetto di migrazione verticale ex-novo, da un centro metropolitano del bacino padano ha un impatto fortissimo su chi decide di intraprendere questa scelta, e solo un grande spirito di adattamento ed una propensione allo stile di vita alpino puro può permettere di superare le inevitabili barriere socio-spaziali imposte dal territorio. Diverso discorso per i comuni collocati in bassa valle, ad altitudini inferiori, dove la conformazione geologica di questi luoghi consente una vita certamente più agevole, pur con le limitazioni imposte dal mondo alpino. Occorrerebbe dunque distinguere trasferimenti che si compiono in “media-bassa valle” e in “medio-alta valle”, perché i vincoli imposti dalla morfologia spaziale e le caratteristiche naturali di questi luoghi presentano una ampia variabilità tale da elevare difficili barriere all’ingresso per poter entrare in questa esperienza e limitando, dunque, tale possibilità ad un esiguo numero di individui.
In conclusione, Migrazioni verticali svela l’esistenza di un fenomeno sociale interessante suscitato dal cambiamento climatico che pone in relazione migratoria gli abitanti delle aree urbane con ambiti alpini del Nord Italia. Il volume, per stessa ammissione degli autori, non giunge a delle conclusioni e non fornisce, giustamente, una risposta positiva alla domanda “le migrazioni verticali ci salveranno?”. Piuttosto, credo che questo contributo abbia il valore di fungere da apripista su almeno due aspetti, da un lato per suscitare lo studio di un fenomeno sociale emergente, dall’altro lato per sollecitare pure il dibattito sulla città come bene comune. Anzitutto è necessario osservare il fenomeno delle migrazioni verticali in senso longitudinale, rilevando variabili più specifiche legate alle caratteristiche socio-economiche di coloro che compiono queste scelte, individuando se realmente si tratti di un fenomeno che coinvolge un numero via via crescente di popolazioni urbane, oppure rimane una prassi limitata ad una porzione circoscritta della cittadinanza. In secondo luogo, se tra le ragioni emerse dalle analisi offerte vi è la percezione di una decrescente qualità della vita urbana ed una eco-ansia generata da fenomeni meteorologici estremi (come le ondate di calore), allora questo libro, che si focalizza su un fenomeno che coinvolge le Alpi, sollecita pure un dibattito politico sulle pianure urbanizzate, rispetto a ciò che i governi locali attuano (ma soprattutto non hanno ancora attuato) per mitigare gli effetti che più agiscono a detrimento della qualità della vita dei cittadini metropolitani.
Luca Bottini
Note 1) Filippo Barbera, Antonio De Rossi, a cura di, Metromontagna. Un progetto per riabitare l’Italia, Donzelli Editore, Roma 2021.
N.d.C. - Luca Bottini è professore associato di Sociologia dell’ambiente e del territorio presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca. È stato visiting PhD student presso la University of Victoria (Canada) dove ha lavorato nel «Environmental Psychology Lab» coordinato dal prof. Robert Gifford. Ha frequentato a corsi di perfezionamento presso la University of Essex (UK) e l’Università di Trento e ha presentato le sue ricerche presso conferenze in Europa e Stati Uniti.
Dal 2013 è membro del comitato editoriale di “Città Bene Comune”, periodico sulla città, il territorio, l’ambiente, il paesaggio e le relative culture interpretative e progettuali coprodotto dalla Casa della Cultura di Milano e dal Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano. Il suo ambito di ricerca è lo studio della relazione tra ambiente urbano e comportamento sociale, con particolare riferimento alla qualità della vita e al benessere soggettivo nei quartieri, alla mobilità sostenibile in contesti urbani e all’identità locale, utilizzando un approccio interdisciplinare tra sociologia urbana e psicologia ambientale.
Tra i suoi libri: Lo spazio necessario. Teorie e metodi spazialisti per gli studi urbani (Ledizioni, 2020); Luoghi eventi e turismo. Una prospettiva sociologica (Ledizioni, 2022).
Per Città Bene Comune ha scritto: Il valore dei luoghi e dello spazio (20 novembre 2020); Milano, un’altra storia (17 novembre 2023); Città: una sfida esistenziale (4 aprile 2025), Anche lo spazio parla, ascoltiamolo (23 luglio 2025)
Sui libri di Bottini, v. in questa rubrica: Simona Sacchi, Lo spazio urbano è necessario (15 aprile 2022).
N.B. I grassetti nel testo sono nostri
R.R. © RIPRODUZIONE RISERVATA 05 DICEMBRE 2025 |
CITTÀ BENE COMUNE
Ambito di riflessione e dibattito sulla città, il territorio, l'ambiente, il paesaggio e le relative culture interpretative e progettuali
prodotto dalla Casa della Cultura e dal Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano
ideazione e direzione scientifica (dal 2013): Renzo Riboldazzi
direttore responsabile (dal 2024): Annamaria Abbate
comitato editoriale (dal 2013): Elena Bertani, Oriana Codispoti; (dal 2024): Gilda Berruti, Luca Bottini, Chiara Nifosì, Marco Peverini, Roberta Pitino; (dal 2025) Monica Bernardi, Letizia Konderak, Franco Vaio, Bruna Vendemmia
comitato scientifico (dal 2022): Giandomenico Amendola, Andrea Arcidiacono, Arnaldo Bagnasco, Alessandro Balducci, Angela Barbanente, Cristina Bianchetti, Bertrando Bonfantini, Donatella Calabi, Giancarlo Consonni, Maria Antonietta Crippa, Giuseppe De Luca, Giuseppe Dematteis, Francesco Indovina, Antonio Longo, Alfredo Mela, Raffaele Milani, Francesco Domenico Moccia, Giampaolo Nuvolati, Carlo Olmo, Pier Carlo Palermo, Gabriele Pasqui, Rosario Pavia, Laura Ricci, Enzo Scandurra, Silvano Tagliagambe, Michele Talia, Maurizio Tira, Massimo Venturi Ferriolo, Guido Zucconi
cittabenecomune@casadellacultura.it
conferenze-dialoghi
2017: Salvatore Settis locandina/presentazione sintesi video/testo integrale
2018: Cesare de Seta locandina/presentazione sintesi video/testo integrale
2019: G. Pasqui | C. Sini locandina/presentazione sintesi video/testo integrale
incontri-convegni
autoritratti
2017: Edoardo Salzano 2018: Silvano Tintori 2019: Alberto Magnaghi 2022: Pier Luigi Cervellati 2023: Valeria Erba
letture e pubblicazioni
2015: online 2016: online/periodico1/24 2017: online/periodico2/24 2018: online/periodico1/25 2019: online/pubblicazione 2020: online/pubblicazione 2021: online/pubblicazione 2022: online/pubblicazione 2023: online/pubblicazione 2024: online/pubblicazione 2025:
V. Borghi, Progetto formativo e territorio, commento a. G. Laino (a cura di), Sentieri ponti e passerelle (Inu Edizioni, 2025)
R. Pavia, Le mura sono spazio (pubblico), commento a: O. Carpenzano, A. Criconia (a cura di), Le Mura di Roma (Quodlibet, 2024)
L. Crespi, L'architettura esiste (anche a Pavia), commento a: V. Prina, Viaggio nell’architettura moderna del Novecento in Pavia e provincia (Maggioli, 2025)
M. Filandri, Abitare oltre i bonus, commento a: M. Savino, L. Perini (a cura di), Abitare contemporaneo (FrancoAngeli, 2023)
G. Nuvolati, La città ha bisogno di asceti, commento a: D. Demetrio, Spiritualità metropolitane (Mimesis, 2025)
M. Agostinelli, Laudato si': da leggere ancora, commento a: Papa Francesco, Laudato si' (2015)
M. A. Crippa, La vera rigenerazione è fatta di persone, commento a: G. Azzoni, Abitare minimo in montagna (Distretto culturale Valle Camonica, 2025)
F. Bilò, Tifare Koolhaas, commento a: M. Biraghi, Rem Koolhaas(Einaudi, 2024)
F. D. Moccia, Contrastare le disuguaglianze, commento a: G. Laino (a cura di), Sentieri ponti e passerelle (INU Edizioni, 2025)
F. Cognetti, Produzione o riproduzione del sapere?, commento a: L’aula e la piazza (Donzelli, 2025)
G. Pasqui, "Apocalittismo"? No, meglio la politica, commento a: A. Petrillo, Medusa (Machina Libro, 2025)
P. Gabellini, Urbanistica o studi urbani?, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2025)
L. Porqueddu, Verso un nuovo equilibrio dell'abitare, commento a: F. Toppetti, Dal paesaggio al mondo (Mimesis, 2024)
F. Gastaldi, IA e città: opportunità o rischio?, commento a: P. Fusero, Hypercity (FrancoAngeli, 2024)
M. Cremaschi, Urbanistica? Serve una via d'uscita, commento a: P. C. Palermo, Le radici e le frontiere (Planum, 2025)
C. Bianchetti, La biografia è un genere plurale, commento a: M. Orazi, Vite stravaganti di architetti (Giometti & Antonello, 2025)
A. Colombo, Migliorare la vita di tutti, subito, commento a: L. Crespi, Stop City Now (LetteraVentidue, 2025)
F. Colombo, La vita è teatro (e arte), commento a: R. Sennett, La società del palcoscenico (Feltrinelli, 2024)
G. Nuvolati, Un genio anche per gli incroci, commento a: S. Cascavilla, Il dio degli incroci (Exòrma, 2021)
M. d'Ovidio, La città "altra" è oggi, commento a: L. Lippolis, Viaggio al termine della città (Elèuthera, 2024)
G. Consonni, Abitare il segreto dei luoghi, commento a: M. Belpoliti, Nord Nord (Einaudi, 2025)
M. Agostinelli, Salvare il suolo (anche dalle rinnovabili), commento a: P. Pileri, Dalla parte del suolo (Laterza, 2024)
E. Scandurra, L'umanità è nei luoghi, commento a: R. Paris, Lettere d’amore dalla via Appia (Gangemi, 2024)
L. Trentin, Conservare gli avanzi, senza dimenticarli, commento a: L. Crespi, Stop City Now (LetteraVentidue, 2025)
M. Russo, Urbanistica: una disciplina da riscoprire, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2025)
A. Mazzette, Turismo urbano? Anche troppo, commento a: G. Amendola, Il turista e la città (Mario Adda Editore, 2025)
L. Bottini, Anche lo spazio parla, ascoltiamolo, commento a: A. Mela, E. Battaglini e A. Laura Palazzo, La società e lo spazio (Carocci, 2024)
C. Olmo, Mollino oltre la biografia d'artista, commento a: A. De Rossi, R. Dini, La montagna di Carlo Mollino (Hoepli, 2023)
G. L. Brunetti, L'architettura di Varese, una galassia, commento a: L. Crespi (a cura di), Atlante delle architetture e dei paesaggi dal 1945 a oggi in provincia di Varese (Silvana Editoriale, 2023)
R. Pavia, Imparare col corpo, viaggiando, commento a: R. Secchi, Itinerari dello sguardo in architettura (TAB edizioni, 2024)
B. Bottero, La difficile costruzione del quotidiano, commento a: M. Cucinella con S. Uccello, Città foresta umana (Einaudi, 2024)
P. C. Palermo, Cammei di urbanistica, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2024)
F. de Agostini, L'empatia nella cassetta degli attrezzi, commento a: M. Cucinella con S. Uccello, Città foresta umana (Einaudi, 2024)
P. Vitillo, Abilitare le antinomie del piano, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2024)
W. Tocci, Elogio dell'Urbanistica, un ritorno ai classici per continuare a riflettere (intervento al congresso INU 2025)
A. Delera, Troppo vecchi per capire?, commento a: A. Secchi, Milano. Due o tre cose che so di lei (Planum Publisher, 2024)
G. Nuvolati, Ci vuole una certa atmosfera, commento a: Tonino Griffero, Agostino Petrillo (a cura di), Atmosfere urbane (Ed. ETS, 2024)
D. Vannetiello, Un ponte tra le generazioni, commento a: G. Consonni, Non si salva il pianeta se non si salvano le città (Quodlibet, 2024)
R. Milani, Il sogno come progetto ovunque, commento a: M. Venturi Ferriolo, G. Burattoni, Un'estetica di progetto (Franco Angeli, 2024)
M. Serini, Sguardi neurodivergenti sulla città, commento a: A. Vanolo, La città autistica (Einaudi, 2024)
A. De Rossi, La feconda natura della rigenerazione, commento a: A. Lanzani, Rigenerazione urbana e territoriale al plurale (FrancoAngeli, 2024)
D. Grohmann, Una difesa attiva del suolo, commento a: F. Berni (a cura di), Parco della Piana di Assisi (Assisi Mia Ed. 2024)
F. Collotti, Contro la città usa e getta, commento a: V. Magnago Lampugnani, Contro la città usa e getta sostenibile (Bollati Boringhieri, 2024)
P. Perulli, La vendetta dei dimenticati, commento a: G. Buciuni, G. Corò, Periferie competitive (il Mulino, 2023)
F. Ceci, Abitare come agire sociale, commento a: M. Savino, L. Perini (a cura di), Abitare contemporaneo (FrancoAngeli, 2023)
L. Bottini, Città: una sfida esistenziale, commento a: S. Mancuso, Fitopolis (Laterza, 2023)
M. Biraghi, L'architettura va alle terme, commento a: G. D’Amia, E. Faroldi, M. P. Vettori 8a cura di), Le città di Igiea (Silvana Ed., 2024)
G. Piccarolo, Di fiumi e di risorgrnze, commento a: G. Cazzaniga, Il Fiume (Marinotti 2024)
W. Tocci, Per una nuova scienza della città, commento a: C. S. Bertuglia, F. Vaio (a cura di), La città dopo la pandemia (Aracne, 2023)
B. Bottero, L'urbanistica è quantica, commento a: A. Secchi, Milano. Due o tre cose che so di lei (Planum Publisher, 2024)
A. Lanzani, Milano: cosa resta (e come ricominciare, commento a: A. Secchi, Milano. Due o tre cose che so su di lei (Planum Publisher, 2024)
S. Zaggia, Il Ghetto di Venezia: una città, commento a: D. Calabi, Venezia e il Ghetto (Bollati Boringhieri, 2024)
G. Consonni, Fare della Storia una speranza, commento a: G. Bigatti, Milano (Mimesis, 2024)
G. Restaino, Roma, c'è un'altra città, commento a: M. Di Giovine, Paesaggio identitario (Quodlibet, 2024)
E. Scandurra, Un grido di dolore (e di amore) per Roma, commento a: R. Pavia, Roma Babilonia (Bordeaux, 2024)
E. Porqueddu, Nuove regole per la pianificazione, commento a: S. Cozzolino, S. Moroni, Action, Property and Beauty (Routledge, 2024)
S. Capolongo, Tante storie dentro alla Storia, commento a: G. D'Amia, E. Faroldi, M. P. Vettori (a cura di), Le città di Igiea (Silvana Editoriale, 2024)
M. Fortis, Interni milanesi, un libro e una mostra, commento a: E. Morteo e S. Pierini, Nelle case (Hoepli, 2023)
M.Bassanelli, Se l'ufficio si diffonde, commento a: I. Mariotti, E. Tomaz, G. Micek, C. Méndez-Ortega (a cura di), Evolution of New Working Spaces (Springer, 2024)
M. Peverini, L'egemonia della rendita urbana, commento a: B. Pizzo, Vivere o morire di rendita (Donzelli, 2023)
C. Bianchetti, Basaglia: i luoghi del mito, commento a: F. Foti, Franco Basaglia. La libertà è terapeutica (People, 2024)
G. Mura, Il territorio tra narrazione e promozione, commento a: P. de Salvo, M. Pizzi, Narrazione, sviluppo e governo del territorio. (FrancoAngeli, 2023)
F. de Agostini, La lucidità feroce di Giancarlo De Carlo, commento a: F. Samassa, Giancarlo De Carlo (Carocci, 2024)
A. L. Palazzo, Tre sguardi su Roma, commento ai libri di L. Montuori, E. Nigris, R. Pavia
A. Mela, Territorio e de-coincidenza, commento a: F. Jullien, Riaprire dei possibili (Orthotes, 2024)
G. Tonon, Gli spazi delle donne, commento a: M. Bassanelli, I. Forino (a cura di) Gli spazi delle donne (DeriveApprodi, 2024)
A. Calafati, Un viaggio nell'Italia di mezzo, commento a: Arturo Lanzani, a cura di, Italia di mezzo (Donzelli, 2024)
|
|
|