Marcello Balbo  
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COSA LEGGIAMO E DI COSA SCRIVIAMO/1


Note sul contributo di Città Bene Comune al dibattito sulla città, la società, il territorio, il paesaggio, l'ambiente



Marcello Balbo


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Analizzando quello che è stato pubblicato sul sito web della Casa della Cultura di Milano nella rubrica Città Bene Comune nel corso dell’anno* viene da interrogarsi sul perché la maggioranza dei libri recensiti – al momento, in totale, oltre 570 – sembri tenere in scarso conto le molte questioni che la città e il territorio, e dunque l’urbanistica (ma anche la sociologia o l’economia), si trovano a dover affrontare nei prossimi anni. Poiché si tratta di un dibattito alimentato dalle proposte dei recensori, che a loro volta attingono a ciò che viene pubblicato, è giocoforza constatare che esiste una preoccupante distanza tra chi oggi scrive di questi temi e quello che accade nella realtà. Sorprende e preoccupa che vi sia grande attenzione a quello che ci sta dietro, o di lato, sopra o sotto, ma così poca attenzione a ciò che ci sta davanti, ai cambiamenti cui sarà soggetta la città nei prossimi decenni, verosimilmente anni e probabilmente ancora meno.

Attraverso un piccolo lavoro di categorizzazione dei testi recensiti nel corso dell’anno fino al momento in cui scriviamo, senza entrare minimamente nel merito della loro qualità, il quadro che risulta è che su 58 testi (escludendo le duplicazioni dato che alcuni sono stati recensiti più volte):

· 4 affrontano questioni che guardano argomenti che stanno interessando – e modificando – la città e il territorio (P. Fusero: Hypercity. Intelligenza artificiale e città del futuro; P. Pileri: Dalla parte del suolo. L’ecosistema invisibile; G. Amendola: Il turista e la città. Tra Grand Tour e architurismo; G. Buciuni e G. Corò: Periferie competitive. Lo sviluppo dei territori nell’economia della conoscenza);

· 5 si possono collocare, per la verità a volte con un po’ di fatica, tra testi che offrono un qualche sguardo su orizzonti che ci stanno davanti (M. Savino e L. Perini (a cura): Abitare contemporaneo. Un viaggio nell’housing sociale in Italia; S. Mancuso: Fitopolis, la città vivente; C. S. Bertuglia e F. Vaio: La città dopo la pandemia; S. Cozzolino e S. Moroni: Action, Property and Beauty. Planning with and for emergent urban complexity; B. Pizzo: L’egemonia della rendita urbana; A. Lanzani: Italia di mezzo. Prospettive per la provincia in transizione);

· gli altri 49 risultano trattare argomenti piuttosto distanti dal domandarsi quello che sta succedendo e come meglio affrontarlo e attrezzarsi per farlo.

Come tutti i tentativi di costruire delle categorie di analisi, si tratta di un’approssimazione contestabile, ma questo è comunque uno dei quadri che si possono formulare a partire dalla lettura delle recensioni pubblicate nell’anno. Non ci sono dubbi che la città e il territorio – come categorie di interesse dell’urbanista e dell’urbanistica – sono oggetto di cambiamenti profondi, prima di tutto tecnologici ma che ovviamente inducono mutamenti economici, sociali e politici talmente rilevanti da essere difficili da cogliere nella loro intera portata e complessità. Di seguito alcuni esempi, certo non gli unici, che motivano le ragioni di questa preoccupata riflessione.

 

La demografia (e gli anziani e i nuclei familiari)

In Europa i bassi tassi di natalità e la superiore aspettativa di vita hanno modificato profondamente la piramide della popolazione. A Londra 1,1 milioni di persone ha un’età pari o superiore a 65 anni, il 20% degli abitanti, più di mezzo milione è over 90, così pure a Parigi, mentre a Milano gli ultra-sessantacinquenni sono aumentati di quasi il 50% negli ultimi venti anni. Questo aumento della popolazione ‘fragile’ ha conseguenze rilevanti sulla città ma, appunto, di questo quasi nessuno si occupa, benché il contesto spaziale abbia un forte impatto sull’autonomia della popolazione anziana, la sua mobilità, la vita sociale e la sicurezza. L’alloggio, in primo luogo, dove per la popolazione fragile sono fondamentali l’accessibilità e la fruibilità dello spazio, mentre l’edilizia delle città italiane e europee risale a tempi in cui questo tipo di problemi non sollevava alcun interesse. In secondo luogo, l’edificio (le scale), in particolare ma non solo per quelli multipiano, e per la relazione tra interno (l’alloggio) e esterno (il quartiere e più in generale l’intorno) in un’ottica di relazionalità sociale, fondamentale per la qualità di vita di una popolazione anziana. Infine, lo spazio di vicinato, le condizioni del marciapiede, la mancanza di rampe per le sedie a rotelle, la scarsa qualità delle aree verdi, la lontananza di negozi, dei servizi di prima necessità o della fermata dell’autobus, tutti elementi che riducono le occasioni di stabilire o mantenere relazioni sociali, contribuendo al senso di solitudine che è uno dei problemi principali di cui soffrono gli anziani.

Ma negli ultimi vent’anni in Europa anche la composizione delle famiglie è cambiata radicalmente. A Parigi o a Londra un nucleo familiare su due è composto da una sola persona, a Milano addirittura il 57% (oltre 440.000 nuclei familiari). Ovviamente, data appunto la loro anagrafe, dimensione e tipologia degli alloggi non corrispondono più alla domanda, ma il loro adeguamento alle nuove caratteristiche della struttura sociale è un problema assai difficile da risolvere e che comunque richiede consistenti investimenti. Se poi aggiungiamo la crescente presenza di culture diverse, dunque di modi di abitare diversi intesi non solo come conformazione e uso dello spazio familiare, ma anche degli spazi di aggregazione, cioè dello spazio “urbano”, e dei servizi, istruzione e sanità, la questione è di non poco rilievo.

 

Gli squilibri (nella città e nel territorio)

Globalizzazione e finanziarizzazione dell’economia hanno trasformato la natura stessa della città, facendone sempre più un asset economico e gli abitanti da essere utenti a diventare clienti. Il mercato immobiliare è ormai largamente controllato da fondi immobiliari e grandi gruppi assicurativi sovranazionali, mentre i beni e servizi urbani, privatizzati, sono sempre più sottoposti a logiche di profitto, imponendo nuovi e crescenti costi a chi ci vive. Ne consegue un aumento del divario dello e nello spazio urbano tra aree centrali, dove risiede chi trae vantaggio dalla globalizzazione e dalla finanziarizzazione, e quartieri di periferia con una ben minore disponibilità di servizi e una qualità del costruito ben inferiore. In assenza di politiche di sostegno, quelli che non ce la fanno a stare nelle prime non possono che stare ai bordi. Nella città, a Londra, Parigi, Amburgo o Milano che sia, si crea un divide immateriale ma ben percepibile.

Analoga divaricazione si è data, e si sta approfondendo, a livello territoriale. Legambiente ha messo in luce come vi siano più di 5.000 piccoli centri a rischio di abbandono, più della metà già completamente spopolata. I borghi, si dice, “svolgono un’opera insostituibile di presidio e cura del territorio, e sono portatori di cultura, saperi e tradizioni, oltre che fucine di sperimentazione e fattori di coesione sociale” (1). Chi non potrebbe essere d’accordo con una tale affermazione, anche se un po’ retorica. Il problema è che la gente da questi borghi se ne va, perché ovviamente a restare non ci sono grandi prospettive. Certo, lo spopolamento è determinato (anche) dal fatto che non vengono messe le risorse necessarie a dotarli dei servizi e delle infrastrutture indispensabili a assicurare la loro “sostenibilità territoriale”, obiettivo non chiarissimo ma che ormai fa parte inevitabile di qualsiasi discorso sul territorio. A volte si sente proporre di metterci quelli che scappano dalla fame e dalle guerre, idea in verità piuttosto balzana e venata di una non piccola componente di razzismo.

Cosa si deve o si può fare per contrastare questo processo? E, ancor prima, ha senso contrastarlo, o ci si deve acconciare al fatto che le cose sono così cambiate che non è più possibile “conservare”? Un indirizzo ben chiaro è stato assunto dal Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne 2021-2027, che individua territori rilanciabili e territori che, appunto, non hanno alcuna prospettiva e su cui quindi non ha più senso investire. Secondo l’Istat tra 20 anni l’80% dei comuni delle aree interne sarà in declino, in particolare ma non solo al Sud, con una perdita di popolazione di circa il 9% rispetto a quella del 3% delle aree urbane. Già nel 2023 in 341 piccoli comuni non è nato più nessuno. Naturalmente i pareri suk da farsi sono discordi, perché un indirizzo di questo tipo assume (e, si dice, accentua) la polarizzazione del e nel territorio, mettendo da parte aree in cui, invece, si afferma ci sarebbero opportunità addirittura “strategiche” nell’agricoltura sostenibile, nel turismo lento, nelle energie rinnovabili, nella difesa idro-geologica e nella coesione sociale, anche se non si sa bene di chi, visto che appunto non ci abita quasi più nessuno. La questione della polarizzazione nella città e del territorio è rilevante da una quantità di punti di vista, e le scelte sono molto difficili. Da qualsiasi parte lo si voglia prendere, si tratta di un terreno su cui l’urbanistica e la pianificazione territoriale, gli urbanisti e i pianificatori potrebbero e dovrebbero dire qualcosa.

 

L’IA (città, territorio, società)

L’incertezza principale viene dall’Intelligenza Artificiale, perché il governo della città non è più governo solo da parte degli uomini e delle donne, e verosimilmente lo sarà sempre meno. La Smart City – si dice – migliora sensibilmente il processo di decisione e l’efficienza dei servizi urbani, rispondendo in maniera più adeguata ai bisogni della popolazione, sostiene l’economia urbana tutelando l’ambiente, e via di questo passo. Vero? Non vero? In realtà i risultati ottenuti fin qui nelle e dalle città tra le più “intelligenti” - Londra, Vienna, Amsterdam e Stoccolma - non permettono di trarre conclusioni certe sugli apporti dati dalle ICT al funzionamento della città, né se il loro uso abbia creato invece, come da più parti si teme, un digital divide che anziché diminuire approfondisce le disuguaglianze.

Il punto però è che siamo già passati dalla città Smart a quella dell’IA. Se la città Smart si basa sull’automazione, cioè su meccanismi ripetitivi, la seconda ha introdotto l’intelligenza artificiale nell’ordinario e nel quotidiano, dotando di capacità di azione autonoma oggetti fino a qui inanimati. Il New York Times ha appena svelato che Amazon intende sostituire in meno di dieci anni oltre seicentomila dipendenti con sistemi robotici, in grado di raccogliere dagli scaffali e impacchettare i prodotti da spedire. Quale sarà l’impatto sulle loro esistenze, su quelle delle loro famiglie, su quello dei loro spazi di vita, del loro abitare? L’Internet of Things conta e calcola le quantità mettendole a disposizione degli umani, mentre l’IA è in grado di proporre delle narrazioni che inevitabilmente conducono a scelte e valori etici: i robot si interfacciano direttamente con le persone, in casa come in ufficio, i veicoli a guida autonoma si muovono nello spazio reale incontrandosi o scontrandosi con persone reali, lo spazio della città IA non è più separato dallo spazio degli esseri umani. L’IA, dunque, non è un semplice strumento passivo di raccolta e elaborazione dati a supporto dei decisori umani, ma si costituisce essa stessa come un attore che influisce sulla presa di decisioni, partecipando direttamente al processo di governance della città. Se le ICT lavorano sul presente, sui fenomeni che si svolgono oggi nella città per coglierne gli aspetti quantitativi, l’urbanistica dell’IA è rivolta a quello che verrà attraverso ad esempio algoritmi che predicono l’andamento dei prezzi delle case e dei terreni, la probabilità che si formino ingorghi nel traffico in un determinato incrocio, quanta energia verrà consumata nella e dalla città e i relativi livelli di inquinamento, fino alla possibilità che venga commesso un crimine in una certa zona della città. Le città hanno di fronte non più solo l’opportunità di disporre di dati e informazioni in tempo reale, ma anche l'indeterminatezza derivante da un contesto in cui le decisioni non sono più prerogativa solo degli esseri umani ma anche di intelligenze artificiali che assumono ruoli di indirizzo delle politiche urbane. Una alterazione epocale, forse un’occasione o forse un grande rischio.

 

I testi recensiti nel corso di quest’anno in grande maggioranza sembrano tenersi lontani da questi temi che, in realtà, sono solo alcuni dei molti che stanno investendo città e territori, modificandone ruolo e funzionamenti. Sarebbe urgente interrogarsi, approfondire, ricercare su come governarli. Dovremmo chiederci, addirittura, se si sarà ancora qualcuno in grado di governarli e attraverso quali processi decisionali: quelli collettivi che, per lo meno nel nostro paese e in generale in Europa, hanno fin qui presieduto alle loro trasformazioni, cioè tramite la democrazia? E, se non così, come?

Marcello Balbo

 

Note
* Da gennaio fino a tutto novembre.
1) Legambiente, Borghi Avvenire, trend e opportunità per arrestare lo spopolamento e investire su scenari futuri, Dossier, 2024, p. 1.

 

N.d.C. - Marcello Balbo, già professore ordinario di Urbanistica all'Università Iuav di Venezia, è stato titolare della cattedra Unesco "Social and Spatial Integration of International Migrants: urban policies and practices" presso lo stesso ateneo.

Tra i suoi libri più recenti: (a cura di), La città inclusiva. Argomenti per la città dei pvs (FrancoAngeli, 2002); (a cura di), International migrants and the city: Bangkok Berlin Dakar Karachi Johannesburg Naples Sao Paulo Tijuana Vancouver Vladivostok (UN-Habitat, 2005); (a cura di), La città nei PVS. Sviluppo e inclusione sociale (Cleup, 2009); Social and spatial inclusion of international migrants. Local responses to a global process (Iuav - Ssiim Unesco, 2009); (a cura di), Médinas 2030: scénarios et stratégies (L'Harmattan, 2010); (a cura di), The Medina: the restoration and conservation of historic Islamic cities (I.B.Tauris, 2012); (a cura di), Migrazioni e piccoli comuni (FrancoAngeli, 2015); L'urbanisme en Europe: de l'extraversion à l'introversion (Académie du Royaume du Maroc, 2025, in corso stampa).

Per Città Bene Comune ha scritto: Disordine? Il problema è la disuguaglianza (7 settembre 2018); ‘Politiche’ o ‘pratiche’ del quotidiano? (8 marzo 2019); Trasporti: più informazione, più democrazia (6 novembre 2020); La città pensante (10 giugno 2021).

N.B. I grassetti nel testo sono nostri

R.R.

 


© RIPRODUZIONE RISERVATA

12 DICEMBRE 2025

CITTÀ BENE COMUNE

Ambito di riflessione e dibattito sulla città, il territorio, l'ambiente, il paesaggio e le relative culture interpretative e progettuali

prodotto dalla Casa della Cultura e dal Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano

ideazione e direzione scientifica (dal 2013):
Renzo Riboldazzi

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comitato editoriale (dal 2013): Elena Bertani, Oriana Codispoti; (dal 2024): Gilda Berruti, Luca Bottini, Chiara Nifosì, Marco Peverini, Roberta Pitino; (dal 2025) Monica Bernardi, Letizia Konderak, Franco Vaio, Bruna Vendemmia

comitato scientifico (dal 2022): Giandomenico Amendola, Andrea Arcidiacono, Arnaldo Bagnasco, Alessandro Balducci, Angela Barbanente, Cristina Bianchetti, Bertrando Bonfantini, Donatella Calabi, Giancarlo Consonni, Maria Antonietta Crippa, Giuseppe De Luca, Giuseppe Dematteis, Francesco Indovina, Antonio Longo, Alfredo Mela, Raffaele Milani, Francesco Domenico Moccia, Giampaolo Nuvolati, Carlo Olmo, Pier Carlo Palermo, Gabriele Pasqui, Rosario Pavia, Laura Ricci, Enzo Scandurra, Silvano Tagliagambe, Michele Talia, Maurizio Tira, Massimo Venturi Ferriolo, Guido Zucconi

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locandina/presentazione
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2015: online
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2019: online/pubblicazione
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2021: online/pubblicazione
2022: online/pubblicazione
2023: online/pubblicazione
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2025:

L. Bottini, Basta città! Andiamo in montagna, commento a: A. Membretti, F. Barbera, G. Tartari (a cura di), Migrazioni verticali (Donzelli, 2024)

V. Borghi, Progetto formativo e territorio, commento a. G. Laino (a cura di), Sentieri ponti e passerelle (Inu Edizioni, 2025)

R. Pavia, Le mura sono spazio (pubblico), commento a: O. Carpenzano, A. Criconia (a cura di), Le Mura di Roma (Quodlibet, 2024)

L. Crespi, L'architettura esiste (anche a Pavia), commento a: V. Prina, Viaggio nell’architettura moderna del Novecento in Pavia e provincia (Maggioli, 2025)

M. Filandri, Abitare oltre i bonus, commento a: M. Savino, L. Perini (a cura di), Abitare contemporaneo (FrancoAngeli, 2023)

G. Nuvolati, La città ha bisogno di asceti, commento a: D. Demetrio, Spiritualità metropolitane (Mimesis, 2025)

M. Agostinelli, Laudato si': da leggere ancora, commento a: Papa Francesco, Laudato si' (2015)

M. A. Crippa, La vera rigenerazione è fatta di persone, commento a: G. Azzoni, Abitare minimo in montagna (Distretto culturale Valle Camonica, 2025)

F. Bilò, Tifare Koolhaas, commento a: M. Biraghi, Rem Koolhaas(Einaudi, 2024)

F. D. Moccia, Contrastare le disuguaglianze, commento a: G. Laino (a cura di), Sentieri ponti e passerelle (INU Edizioni, 2025)

F. Cognetti, Produzione o riproduzione del sapere?, commento a: L’aula e la piazza (Donzelli, 2025)

G. Pasqui, "Apocalittismo"? No, meglio la politica, commento a: A. Petrillo, Medusa (Machina Libro, 2025)

P. Gabellini, Urbanistica o studi urbani?, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2025)

L. Porqueddu, Verso un nuovo equilibrio dell'abitare, commento a: F. Toppetti, Dal paesaggio al mondo (Mimesis, 2024)

F. Gastaldi, IA e città: opportunità o rischio?, commento a: P. Fusero, Hypercity (FrancoAngeli, 2024)

M. Cremaschi, Urbanistica? Serve una via d'uscita, commento a: P. C. Palermo, Le radici e le frontiere (Planum, 2025)

C. Bianchetti, La biografia è un genere plurale, commento a: M. Orazi, Vite stravaganti di architetti (Giometti & Antonello, 2025)

A. Colombo, Migliorare la vita di tutti, subito, commento a: L. Crespi, Stop City Now (LetteraVentidue, 2025)

F. Colombo, La vita è teatro (e arte), commento a: R. Sennett, La società del palcoscenico (Feltrinelli, 2024)

G. Nuvolati, Un genio anche per gli incroci, commento a: S. Cascavilla, Il dio degli incroci (Exòrma, 2021)

M. d'Ovidio, La città "altra" è oggi, commento a: L. Lippolis, Viaggio al termine della città (Elèuthera, 2024)

G. Consonni, Abitare il segreto dei luoghi, commento a: M. Belpoliti, Nord Nord (Einaudi, 2025)

M. Agostinelli, Salvare il suolo (anche dalle rinnovabili), commento a: P. Pileri, Dalla parte del suolo (Laterza, 2024)

E. Scandurra, L'umanità è nei luoghi, commento a: R. Paris, Lettere d’amore dalla via Appia (Gangemi, 2024)

L. Trentin, Conservare gli avanzi, senza dimenticarli, commento a: L. Crespi, Stop City Now (LetteraVentidue, 2025)

M. Russo, Urbanistica: una disciplina da riscoprire, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2025)

A. Mazzette, Turismo urbano? Anche troppo, commento a: G. Amendola, Il turista e la città (Mario Adda Editore, 2025)

L. Bottini, Anche lo spazio parla, ascoltiamolo, commento a: A. Mela, E. Battaglini e A. Laura Palazzo, La società e lo spazio (Carocci, 2024)

C. Olmo, Mollino oltre la biografia d'artista, commento a: A. De Rossi, R. Dini, La montagna di Carlo Mollino (Hoepli, 2023)

G. L. Brunetti, L'architettura di Varese, una galassia, commento a: L. Crespi (a cura di), Atlante delle architetture e dei paesaggi dal 1945 a oggi in provincia di Varese (Silvana Editoriale, 2023)

R. Pavia, Imparare col corpo, viaggiando, commento a: R. Secchi, Itinerari dello sguardo in architettura (TAB edizioni, 2024)

B. Bottero, La difficile costruzione del quotidiano, commento a: M. Cucinella con S. Uccello, Città foresta umana (Einaudi, 2024)

P. C. Palermo, Cammei di urbanistica, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2024)

F. de Agostini, L'empatia nella cassetta degli attrezzi, commento a: M. Cucinella con S. Uccello, Città foresta umana (Einaudi, 2024)

P. Vitillo, Abilitare le antinomie del piano, commento a: L. Gaeta, Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2024)

W. Tocci, Elogio dell'Urbanistica, un ritorno ai classici per continuare a riflettere (intervento al congresso INU 2025)

A. Delera, Troppo vecchi per capire?, commento a: A. Secchi, Milano. Due o tre cose che so di lei (Planum Publisher, 2024)

G. Nuvolati, Ci vuole una certa atmosfera, commento a: Tonino Griffero, Agostino Petrillo (a cura di), Atmosfere urbane (Ed. ETS, 2024)

D. Vannetiello, Un ponte tra le generazioni, commento a: G. Consonni, Non si salva il pianeta se non si salvano le città (Quodlibet, 2024)

R. Milani, Il sogno come progetto ovunque, commento a: M. Venturi Ferriolo, G. Burattoni, Un'estetica di progetto (Franco Angeli, 2024)

M. Serini, Sguardi neurodivergenti sulla città, commento a: A. Vanolo, La città autistica (Einaudi, 2024)

A. De Rossi, La feconda natura della rigenerazione, commento a: A. Lanzani, Rigenerazione urbana e territoriale al plurale (FrancoAngeli, 2024)

D. Grohmann, Una difesa attiva del suolo, commento a: F. Berni (a cura di), Parco della Piana di Assisi (Assisi Mia Ed. 2024)

F. Collotti, Contro la città usa e getta, commento a: V. Magnago Lampugnani, Contro la città usa e getta sostenibile (Bollati Boringhieri, 2024)

P. Perulli, La vendetta dei dimenticati, commento a: G. Buciuni, G. Corò, Periferie competitive (il Mulino, 2023)

F. Ceci, Abitare come agire sociale, commento a: M. Savino, L. Perini (a cura di), Abitare contemporaneo (FrancoAngeli, 2023)

L. Bottini, Città: una sfida esistenziale, commento a: S. Mancuso, Fitopolis (Laterza, 2023)

M. Biraghi, L'architettura va alle terme, commento a: G. D’Amia, E. Faroldi, M. P. Vettori 8a cura di), Le città di Igiea (Silvana Ed., 2024)

G. Piccarolo, Di fiumi e di risorgrnze, commento a: G. Cazzaniga, Il Fiume (Marinotti 2024)

W. Tocci, Per una nuova scienza della città, commento a: C. S. Bertuglia, F. Vaio (a cura di), La città dopo la pandemia (Aracne, 2023)

B. Bottero, L'urbanistica è quantica, commento a: A. Secchi, Milano. Due o tre cose che so di lei (Planum Publisher, 2024)

A. Lanzani, Milano: cosa resta (e come ricominciare, commento a: A. Secchi, Milano. Due o tre cose che so su di lei (Planum Publisher, 2024)

S. Zaggia, Il Ghetto di Venezia: una città, commento a: D. Calabi, Venezia e il Ghetto (Bollati Boringhieri, 2024)

G. Consonni, Fare della Storia una speranza, commento a: G. Bigatti, Milano (Mimesis, 2024)

G. Restaino, Roma, c'è un'altra città, commento a: M. Di Giovine, Paesaggio identitario (Quodlibet, 2024)

E. Scandurra, Un grido di dolore (e di amore) per Roma, commento a: R. Pavia, Roma Babilonia (Bordeaux, 2024)

E. Porqueddu, Nuove regole per la pianificazione, commento a: S. Cozzolino, S. Moroni, Action, Property and Beauty (Routledge, 2024)

S. Capolongo, Tante storie dentro alla Storia, commento a: G. D'Amia, E. Faroldi, M. P. Vettori (a cura di), Le città di Igiea (Silvana Editoriale, 2024)

M. Fortis, Interni milanesi, un libro e una mostra, commento a: E. Morteo e S. Pierini, Nelle case (Hoepli, 2023)

M.Bassanelli, Se l'ufficio si diffonde, commento a: I. Mariotti, E. Tomaz, G. Micek, C. Méndez-Ortega (a cura di), Evolution of New Working Spaces (Springer, 2024)

M. Peverini, L'egemonia della rendita urbana, commento a: B. Pizzo, Vivere o morire di rendita (Donzelli, 2023)

C. Bianchetti, Basaglia: i luoghi del mito, commento a: F. Foti, Franco Basaglia. La libertà è terapeutica (People, 2024)

G. Mura, Il territorio tra narrazione e promozione, commento a: P. de Salvo, M. Pizzi, Narrazione, sviluppo e governo del territorio. (FrancoAngeli, 2023)

F. de Agostini, La lucidità feroce di Giancarlo De Carlo, commento a: F. Samassa, Giancarlo De Carlo (Carocci, 2024)

A. L. Palazzo, Tre sguardi su Roma, commento ai libri di L. Montuori, E. Nigris, R. Pavia

A. Mela, Territorio e de-coincidenza, commento a: F. Jullien, Riaprire dei possibili (Orthotes, 2024)

G. Tonon, Gli spazi delle donne, commento a: M. Bassanelli, I. Forino (a cura di) Gli spazi delle donne (DeriveApprodi, 2024)

A. Calafati, Un viaggio nell'Italia di mezzo, commento a: Arturo Lanzani, a cura di, Italia di mezzo (Donzelli, 2024)