Alberto Ferlenga  
  casa-della-cultura-milano      
   
 

LOST IN TRANSITION


Commento al libro di Leonardo Ciacci



Alberto Ferlenga


altri contributi:



  alberto-ferlenga-inganno-citta-ideale.jpg




 

Le città sono da sempre le migliori ospiti del mistero. Loro stesse sono in gran parte mistero, come lascia intendere Lewis Mumford nell’incipit del suo The city in History, dal momento che spiegato quel tanto che riusciamo a spiegare della loro storia, restano in gran parte avvolte nella nebbia le ragioni della loro nascita e il peso delle relazioni tra il mondo delle cose fisiche cui appartengono e quello dei pensieri, delle idee, dei sentimenti di chi le abita. Per aiutarci a risolvere alcuni dei loro lati oscuri esse ci forniscono indizi, sepolti nei loro archivi o nascosti tra i muri, che non sempre riusciamo ad interpretare; così molti aspetti rimangono irrisolti ma non per questo esclusi dalla loro natura complessa cui aggiungono profondità e fascino.

Le città, dunque, nel loro essere il miglior complemento delle vicende umane, serbano di queste anche i segreti. Dal punto di vista letterario ciò diventa evidente con l’affermarsi del romanzo che trova proprio nella loro geografia, e nei loro misteri, come ci ha spiegato Franco Moretti nel suo Atlante del romanzo europeo, la sua ambientazione ideale e in Hugo, Dickens, Dostoevskij, e molti altri, gli interpreti più noti di questa relazione particolare. Ma passando dalla grande letteratura a quella minore, e giungendo ai giorni nostri, si può dire che sia un genere più leggero, quello del giallo, ad aver raccolto il testimone del racconto urbano riuscendo ad entrare in assonanza con la nuova complessità che caratterizza l’odierno universo delle città.

Centri grandi, medi e piccoli sono diventati nella letteratura, nel cinema o nelle serie televisive, il contesto preferito in cui girare racconti polizieschi che dopo aver avuto i loro antecedenti in poche capitali - a Londra, Barcellona, Parigi - si sono oggi diffusi e hanno generato un numero spropositato di investigatori che hanno la loro maggior competenza nello studiare analiticamente il mondo urbano e, implicitamente, nel raccontarlo mentre seguono tracce per risolvere i delitti di cui si occupano. Non c’è da meravigliarsi dunque se il libro che Leonardo Ciacci – L’inganno della città ideale (Pendragon, 2025) –, che riunisce gli interessi multiformi del suo autore, si confronti con più generi. Esso è, a tutti gli effetti, un romanzo urbano che si svolge in piazze, strade, musei, bar, ma, al tempo stesso, è un giallo pur senza delitto.

Questa appartenenza di fondo a consolidati generi letterari non gli impedisce di essere anche un saggio rigoroso che affronta con metodo ineccepibile un nodo artistico tutt’ora irrisolto. A fare da sfondo scenico alla vicenda narrata è Urbino, la città dell’autore e, come scoprirà chi leggerà il libro, evocare la scena teatrale in questo caso si confà particolarmente alla narrazione e alle sue conclusioni. Al centro del racconto non vi è solo l’antica capitale del Montefeltro; come sempre accade quando si parla di una città o la si studia altri luoghi vengono coinvolti - in questo caso Roma, Venezia, Mantova, Pesaro - seguendo gli incroci tra opere, architetture e poteri che caratterizzano ogni vicenda urbana e a riprova del fatto che la storia di una città non è mai solo la storia di quella città. D’altra parte, l’argomento trattato nel libro ha anche a che fare con un tema universale dal momento che consiste nell’analisi di tre quadri noti come rappresentazioni rinascimentali della “città ideale”, anche se, come il testo ben spiega, tale titolazione risale alla meta del ‘900 e non corrisponde né alla reale natura dei dipinti, né all’epoca alla quale sono stati sino ad ora assegnati.

Snodandosi tra più piani di indubbio interesse sia per quanto riguarda l’argomento che il genere, il libro accumula più motivi per essere letto. Come romanzo – l’affiliazione a quel genere letterario è rivendicata in copertina – è di piacevole lettura, ben strutturato e avvincente nel suo amalgamare implicazioni sentimentali, geografiche e artistiche e nel suo ben dosare le rivelazioni ai lettori. Il suo essere un saggio rigoroso attorno all’origine delle tavole conservate a Urbino, Baltimora e Berlino, non gli toglie leggerezza narrativa e riesce, invece, ad evitare ai lettori la noia che solitamente produce quel genere di prodotti scientifici. Tutto ciò che è noto relativamente alla vicenda dei tre dipinti viene esposto in modo esauriente così che il lettore possa farsene un’idea documentata. L’espediente usato a questo scopo consiste nella serie di lezioni tenute, sul filo della suspense, dal professor Tiberi, protagonista del romanzo, ai suoi studenti. In esse attribuzioni e datazioni azzardate, usi improbabili, vengono prima esposti e poi confutati o semplicemente analizzati per essere in seguito discussi più informalmente con Clare la giovane studiosa americana che completa il cast dei protagonisti. La girandola di grandi artisti e di duchi cui è stato attribuito via via il ruolo di autori o committenti delle tavole viene prima posta in primo piano trattando le attribuzioni più superficiali – Piero della Francesca, Leon Battista Alberti, Bramante – per poi trovar loro una collocazione in ruoli più plausibili, sotto il peso di indizi incontrovertibili che ci porteranno vicini alla soluzione. Vicini, appunto, perché risolvere una volta per tutte il mistero non è l’obiettivo principale del romanzo; oltre infatti al suo valore narrativo e scientifico, nel suo dare maggior peso al metodo dell’indagine che non al risultato il libro svela anche una vena educativa particolarmente adatta alla interpretazione di un fenomeno come quello urbano nelle sue varie sfaccettature – reali, metafisiche o disegnate – che da sempre necessita per essere compreso di uno sguardo e di un mestiere particolari.

E proprio per il fatto di disporre di entrambi questi requisiti il libro di Leonardo Ciacci è anche un esempio di analisi urbana in un tempo in cui questo genere di attività sembra essere stata quasi del tutto abbandonata da parte di chi, come architetti e urbanisti, dovrebbe occuparsene. Dal punto di vista del metodo si tratta di una ricerca indiziaria, come viene più volte ripetuto nel testo citando gli scritti di Carlo Ginsburg e non citando, ma avendole ben presenti, le inchieste sulle città inaugurate da Patrick Geddes, urbanista scozzese a cui l’autore, nella sua versione di urbanista operante, ha dedicato precedenti studi.

In sintesi, L’inganno della città ideale, rende facile la comprensione di una vicenda che sino ad oggi era nota solo attraverso trattazioni specialistiche confinate negli impervi meandri dei testi di storia dell’arte, o attraverso il ripetersi di luoghi comuni. O quantomeno mostra come non tutto quello che sembra evidente corrisponda al vero o abbia un solo significato e come ciò si amplifichi nella complessa vicenda delle città alla cui vera natura ci si può solo avvicinare senza mai poter del tutto spiegarla perché le tracce lasciate, anche se appartengono al passato, mutano continuamente il loro senso sotto l’influenza della contemporaneità.

Alberto Ferlenga

 

 

N.d.C. Alberto Ferlenga, già professore ordinario di Composizione architettonica e urbana all’Università IUAV di Venezia – di cui dal 2015 al 2021 è stato Rettore e dove ha diretto la Scuola di Dottorato – ha insegnato o tenuto conferenze in diverse università italiane (Politecnico di Milano, Università Federico II di Napoli), europee e americane. Nel 1985 ha vinto il Leone di Pietra della Biennale di Venezia, diretta da Aldo Rossi, con un progetto per la città di Este. È stato redattore di «Lotus International» e «Casabella». Ha fondato il seminario Villard che forma giovani architetti attraverso viaggi e incontri svolti in forma itinerante nelle principali città e università italiane, esperienza da cui è nato il Dottorato Internazionale Villard de Honnecourt. Ha vinto concorsi di architettura, realizzato opere pubblicate sulle principali riviste nazionali e internazionali e curato mostre di architettura. È stato responsabile del settore “Architettura e Territorio” alla Triennale di Milano. Dal 2019 è Accademico di San Luca.

Tra i suoi libri: a cura di, Aldo Rossi. Architetture 1959-1987 (Electa, 1987 e successive edizioni aggiornate); Africa. Le città romane (Clup, 1990); a cura di, Aldo Rossi. Deutsches historisches Museum, Berlino (Electa, 1990); a cura di, con Sergio Polano, Jože Plečnik. Progetti e città (Electa, 1990); a cura di, con Francesco Escalona, Un piano per Baia. 8 progetti per il golfo di Baia (Clean, 1992); a cura di, Uberto Siola. Scritti e progetti (Edizioni scientifiche italiane, 1997); a cura di, Dimitris Pikionis (Electa, 1999); con Paola Verde, Dom Hans van der Laan. Le opere, gli scritti (Electa, 2000); a cura di, Etienne-Louis Boullee, Architettura. Saggio sull'arte (Einaudi, 2005); a cura di, con Eugenio Vassallo e Francesca Schellino, Antico e nuovo. architetture e architettura (Il Poligrafo, 2007); a cura di, con Marco Biraghi e Benno Albrecht, L'architettura del mondo. Infrastrutture, mobilità, nuovi paesaggi (Compositori, 2012); a cura di, con Marco Biraghi, Architettura del Novecento (Einaudi, 2012); a cura di, con Fernanda De Maio e Patrizia Montini Zimolo, Aldo Rossi, la storia di un libro. L'architettura della città, dal 1966 ad oggi (Il poligrafo, Iuav, 2014); Le strade di Pikionis (LetteraVentidue, 2014); Città e memoria come strumenti del progetto (Marinotti, 2015); a cura di, con Marco Biraghi, Comunità Italia. Architettura/città/paesaggio 1945-2000 (Silvana, 2015); con Massimo Ferrari e Claudia Tinazzi, Aldo Rossi e Milano (Solferino, 2017); a cura di, con Nina Bassoli, Ricostruzioni. Architettura, città, paesaggio nell'epoca delle distruzioni (Silvana, 2018); a cura di, Aldo Rossi, I miei progetti raccontati (Electa, 2020); a cura di, Aldo Rossi. L'architetto e le città (MAXXI, 2021); Architettura. La differenza italiana (Donzelli, 2023); a cura di, et al., Brescia 2023. Visioni per un futuro presente. Città ambiente comunità (Marsilio arte, 2023); con Francesco Dal Co, Il destino dell'Acropoli e Dimitris Pikionis (Marsilio, 2023); a cura di, con Fernanda De Maio, Nuove geografie del mondo (Quodlibet, 2025).

N.B. I grassetti nel testo sono nostri.

R.R.

 

 


© RIPRODUZIONE RISERVATA

05 FEBBRAIO 2026

CITTÀ BENE COMUNE

Ambito di riflessione e dibattito sulla città, il territorio, l'ambiente, il paesaggio e le relative culture interpretative e progettuali

prodotto dalla Casa della Cultura e dal Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano

ideazione e direzione scientifica (dal 2013):
Renzo Riboldazzi

direttore responsabile (dal 2024): Annamaria Abbate

comitato editoriale (dal 2013): Elena Bertani, Oriana Codispoti; (dal 2024): Gilda Berruti, Luca Bottini, Chiara Nifosì, Marco Peverini, Roberta Pitino; (dal 2025) Monica Bernardi, Letizia Konderak, Franco Vaio, Bruna Vendemmia

comitato scientifico (dal 2022): Giandomenico Amendola, Andrea Arcidiacono, Arnaldo Bagnasco, Alessandro Balducci, Angela Barbanente, Cristina Bianchetti, Bertrando Bonfantini, Donatella Calabi, Giancarlo Consonni, Maria Antonietta Crippa, Giuseppe De Luca, Giuseppe Dematteis, Francesco Indovina, Antonio Longo, Alfredo Mela, Raffaele Milani, Francesco Domenico Moccia, Giampaolo Nuvolati, Carlo Olmo, Pier Carlo Palermo, Gabriele Pasqui, Rosario Pavia, Laura Ricci, Enzo Scandurra, Silvano Tagliagambe, Michele Talia, Maurizio Tira, Massimo Venturi Ferriolo, Guido Zucconi

cittabenecomune@casadellacultura.it

 

 

conferenze-dialoghi

2017: Salvatore Settis
locandina/presentazione
sintesi video/testo integrale

2018: Cesare de Seta
locandina/presentazione
sintesi video/testo integrale

2019: G. Pasqui | C. Sini
locandina/presentazione
sintesi video/testo integrale

2021: V. Magnago Lampugnani | G. Nuvolati
locandina/presentazione
sintesi video/testo integrale

 

 

incontri-convegni

2021: programma/1,2,3,4
2022: programma/1,2,3,4
2023: programma/1,2,3,4
2024: programma/1,2,3,4
2025: programma/1,2,3,4
 
 

 

autoritratti

2017: Edoardo Salzano
2018: Silvano Tintori
2019: Alberto Magnaghi
2022: Pier Luigi Cervellati
2023: Valeria Erba

 

 

letture e pubblicazioni

2015: online
2016: online/periodico1/24
2017: online/periodico2/24
2018: online/periodico1/25
2019: online/pubblicazione
2020: online/pubblicazione
2021: online/pubblicazione
2022: online/pubblicazione
2023: online/pubblicazione
2024: online/pubblicazione
2025: online/pubblicazione
2026:

 

C. Bianchetti, Cosa riflette il rombicubottaedro?, commento a: M. Biraghi, Quel che resta dell’architettura. Un progetto storico (Einaudi, 2025)

M. Venturi Ferriolo, Urbanistica: impariamo dai filosofi, commento a: G. Pasqui, I filosofi e il progetto per la città (Mimesis, 2025)

A. Bagnasco, Costruire luoghi terzi, commento a: O. De Leonardis, Preferirei di sì (DeriveApprodi, 2025)