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Viene un momento della vita in cui, accorciandosi la prospettiva del tempo futuro a disposizione, vien voglia di girare lo sguardo all’indietro, smettendo di fare programmi, di darsi obiettivi da raggiungere se non di abolirli del tutto. A quel punto, in genere, prende corpo il desiderio di una ricognizione dei fatti passati, del comportamento avuto e la domanda del senso delle azioni della vita trascorsa. Così, accade di frequente il verificarsi dell’impegno a redigere le proprie memorie, eventualmente facendosi forti di quanto registrato nei diari, nei documenti accumulati negli scaffati, di ogni altra traccia scritta o di immagini capaci di risvegliare memorie sopite e riscoprire fatti accantonati in qualche angolo della memoria. Questo esercizio ha sempre un grande spessore umano, con un indubbio lato consolatorio per il soggetto estensore per cui è di grande aiuto affermare una qualche ragione e significato intorno a cui avvolgere le fatiche, i dolori e le gioie di un’intera esistenza. Sebbene in grado diverso, ogni umana vicenda non può fare a meno di intrecciarsi con gli altri, perlomeno quanti sono più vicini nella famiglia, nelle relazioni di prossimità, nelle collaborazioni lavorative all’interno di enti, imprese, associazioni in cui si è avuto una maggiore o minore incidenza sulla base dell’influenza esercitata. Diverse traiettorie che si delineano nelle storie suscitando un interesse tanto più ampio quanto maggiore è stato l’intreccio delle relazioni e degli effetti da esse accesi.
Dionisio Vianello è in quell’età dove questa svolta avviene e a quella riflessione autobiografica ha dedicato – nel suo Il mestiere dell’urbanista (INU Edizioni, collana Accademia, 2025) – un impegno molto importante, sebbene lo abbia approcciato con particolare modestia per il dubbio sull’interesse che avrebbe potuto suscitare. Ne ha lasciato testimoni (e giudici) i suoi più vicini amici e conoscenti il cui numero non è certo esiguo perché la sua attività non solo si è svolta in ampie organizzazioni di livello nazionale, ma è sempre stata volta a creare, anche attraverso opportune associazioni, maggiore risonanza, insieme alla esigenza, da lui sempre avvertita, di imparare nello scambio con gli altri interessati ai medesimi scopi. In altri termini, fin dalla prima gioventù, Dionisio si orienta a formarsi e poi ad agire come animale sociale: azione cattolica, partito democristiano, ruolo dirigente in vari enti, frequentando associazioni come l’INU e fondandone altre come AUDIS. In questa brama associativa ed istituzionale rifugge solamente dall’assumere cariche di rappresentanza politica e, come da tanti altri segnali, avvertiamo la scelta di recitare un ruolo di tecnico esperto o comunque di ricercare e contare sulla conoscenza come guida di ogni suo passo. Nonostante o forse proprio per merito delle innumerevoli speculazioni sul ruolo o la concreta indipendenza del tecnico, non possiamo che riconoscere l’assoluta centralità che ha assunto nel progresso umano (a partire dal positivismo di Comte fino ad esponenti centrali della più recente economia geografica di Allen Scott il teorico nell’economia della conoscenza). La capacità trainante dello sviluppo delle scienze per acquisire sempre maggiore benessere e salute e perfino avvertire i pericoli in cui incorre la vita sul pianeta continua ad avere denigratori, anche se ormai si rifugiano in argomentazioni complottistiche, a testimonianza di una resistenza ancora attiva e delle loro marcate vene populistiche per la raccolta di consenso.
Questa sottolineatura della postura di Vianello lo potrebbe collocare in una posizione accademica, ruolo unicamente dedito allo sviluppo della conoscenza. Egli, tuttavia, non scelse questa attività, come non volle seguire il percorso della carriera politica. Aveva infatti ben chiara la sua vocazione univocamente indirizzata all’attività professionale dove la maggiore componente è certamente la pratica nel mondo reale delle trasformazioni della città e del territorio. La scelta delle pratiche, anche coerentemente accompagnata da un deciso pragmatismo, non ostacolava infatti l’ardore conoscitivo. Per parafrasare la definizione di Donald Schön “professionista riflessivo”, coniata per lo sviluppo appunto di una conoscenza pragmatica ottenuta secondo un metodo rigoroso dalle esperienze condotte nell’esercizio della professione, si potrebbe dire che essa si attaglia solo parzialmente a Dionisio Vianello. Per inciso vale la pena ricordare come quel filone di ricerca, ben sviluppato nel Nord America, patria del pragmatismo, si è affacciato anche in Italia grazie alla collaborazione di Daniela De Leo con John Forrester proprio all’interno di questa collana editoriale. Per una tale validità conoscitiva delle pratiche nei processi di pianificazione, riteniamo utile chiedere l’attenzione accademica a questo racconto ospitandolo tra autori dediti principalmente alla ricerca ed all’insegnamento, con la non recondita intenzione di sottolineare il profilo dell’urbanistica come consapevole attività professionale e amministrativa di cambiamento dell’ambiente di vita antropico.
Dionisio Vianello, sebbene laureato in ingegneria, quando matura la sua inclinazione verso l’urbanistica, diventa uno dei primi allievi di quella scuola ad essa specificamente dedicata da Giovanni Astengo a Preganziol. L’esperimento, nei ricordi del nostro, è ravvivato dalla confusa vivacità della contestazione della fine degli anni Sessanta che, tuttavia, non fu irrilevante perlomeno per averlo indirizzato verso una dimensione istituzionale e processuale oltre che alle conoscenze più strettamente disciplinari che, nelle intenzioni di Astengo, avrebbero dovuto progressivamente costruire una solidità scientifica di fondo. L’approccio alla “città come organismo complesso” sottolinea la pluralità dell’attività urbanistica, con il ruolo non secondario delle questioni sociali insieme a tutti gli sforzi teorici per la comprensione della realtà.
Quanto, nel nostro caso, ci troviamo di fronte all’esercizio della riflessione sulle pratiche, va giudicato dallo stesso testo in esame, dove non è mai taciuto l’effetto delle azioni intraprese anche se qualche reticenza è riscontrabile nelle ragioni del successo o insuccesso. Questo non offusca una postura formatasi in un terreno spesso infido ma – secondo l’autore – produttivo, quello della collaborazione tra pubblico e privato. Agente dello Stato per la valorizzazione dei beni pubblici, Vianello ha il delicato compito, da un lato, di attrarre gli investimenti con la prospettiva di un’adeguata remunerazione e, dall’altro, di assicurare il valore sociale delle trasformazioni programmate. Si tratta di processi multiattoriali dove la complessità decisionale si riflette nella molteplicità degli interessi che trova esito in approcci cooperativi solidi e ben attenti alla validità del cambiamento.
Questo periodo è preceduto da fallimentari impegni nel campo della pianificazione territoriale. In questo ambito la difficoltà ad affermarsi sul piano professionale ha radici lontane che trovano in questo libro una chiara rappresentazione dell’indifferenza nutrita nei suoi confronti dai decisori pubblici. Questo al contrario dell’impegno riversato a livello comunale per contrastare la furia ‘urbanizzatrice’ a valle della legge “ponte” (6 agosto 1967, n. 765) e favorire l’istituzione delle Regioni. Nel racconto della pianificazione comunale gli attori locali si presentano potenti e determinanti, degni del rispetto, non acritico, dell’urbanista il quale, comunque, rinuncia ad affezionarsi ad un idealtipo urbano per indirizzare le proprie energie verso un orientamento volto all’incanalamento delle tendenze in atto per minimizzarne le conseguenze territorialmente negative. Vianello ha infatti praticato un governo del territorio adattivo e contingente attutendo l’assertività e la preminenza del progetto urbanistico in quanto atto creativo autonomo. Un approccio che ritroviamo nella sua volontà conoscitiva dei territori testimoniata, per esempio, dalle indagini sulla città storica di Giamberto Petoello nel piano di Bassano oppure nei contributi specialistici di Maurizio Merlo, docente di agricoltura e foreste, e di Giangi Carniel, geologo, per il piano di Cortina d’Ampezzo. Così come la ritroviamo nella sua riflessione sulla componente giuridica del piano, in particolare nel condizionamento dei diritti dei proprietari e nella regolamentazione dell’uso del suolo. O nel confronto con i decisori per interpretare e guidare le tendenze in atto.
Costituendo il culmine dell’attività di Vianello, la riconversione di siti dismessi costituisce il più utile prodomo all’emergente ed universale tema della rigenerazione urbana, oggi divenuto centrale. Sebbene non esaustivo, nel corso del tempo in questo ambito si coglie la sua attenzione alla qualità ambientale e alla coesione sociale, esponendo approcci fondamentali per l’evoluzione dell’urbanistica. Nel libro, il lettore percepirà una cornice intellettuale e operativa in grado di attraversare le problematiche tecniche, oltre che decisionali, dove il ruolo dell’urbanista si va qualificando nella cooperazione di gruppi professionali multidisciplinari in grado di legare gli apporti settoriali tra di loro e condurli nella difficile navigazione attraverso la complessa regolamentazione dei vari enti. Questo in quell’ambito problematico che la disciplina (internazionale) aveva definito “implementazione” attribuendogli un ruolo chiave nel governo del territorio. Nel riconoscere un ruolo determinate alla politica, con un prudente trasversalismo, Vianello non evidenzia gli schieramenti partitici ma preferisce, piuttosto, discriminare tra buoni e cattivi amministratori, confermando il Comune come fondamentale attore e il sindaco quale principale responsabile politico.
Altro aspetto centrale nell’opera di Vianello è riscontrabile nell’associazionismo tematico avviato da giovane con l’iscrizione all’INU di cui diventerà, per la lunga e prestigiosa frequentazione, socio benemerito. Con disinvoltura partecipò anche alla fondazione del CeNSU cosciente dell’antagonismo tra le due associazioni ma incapace di resistere alle occasioni di pubblico dibattito, correndo il rischio di sovrapposizioni e trasversalità con cui, tuttavia, riconosceva l’importanza della formazione pubblica della cultura del settore, all’interno della più generale pubblica opinione. Di fronte al compito pioneristico della riconversione di siti dismessi, l’esigenza da lui dichiarata di provvedere a una diffusione delle buone pratiche attraverso la fondazione di AUDIS è solo una parte di quello che Vianello effettivamente realizza in ambito culturale. Questa associazione, infatti, si potrebbe ancora meglio definire una comunità epistemica fondata sull’apprendimento interdisciplinare e sul coinvolgimento di tutti gli attori dei processi di cambiamento.
A questa dimensione di riflessione collettiva approda dopo aver praticato fin dall’inizio l’esplorazione delle buone pratiche anche a livello internazionale con i famosi viaggi di studio, primo dei quali fu in occasione della decisione sull’Ospedale di Bassano, successivamente diventata abitudine con cadenza periodica per gli associati al CeNSU veneto. Alla qualità riflessiva di Vianello va dunque associata anche questa ricerca esplorativa, sebbene possa sembrare un livello di conoscenza più superficiale ed accessibile. Essa ribadisce la centralità della ricerca e dell’elaborazione intellettuale come componenti essenziali e qualificanti della professione dell’urbanista. La crescita culturale, infatti, è considerata indispensabile per affrontare problemi nuovi, dei quali afferma per esempio Giampiero Lupatelli, ci mancano addirittura le parole per parlarne adeguatamente.
In conclusione, Vianello trae una lezione fondamentale dalla sua esperienza concreta sul fronte della pianificazione, in particolare rispetto alla rigenerazione urbane e al consumo di suolo. La cosa non deve meravigliare. Non è tanto dalle cornici teoriche che si trae insegnamento ma dall’approcciarsi con intelligenza e libertà intellettuale a problematiche emergenti che forniscono, esse stesse, indicazioni per il futuro.
Francesco Domenico Moccia
N.d.C. Francesco Domenico Moccia è stato segretario generale dell’INU dal luglio 2019 al giugno 2025. Già professore ordinario di urbanistica presso il Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II, ha coordinato il corso di laurea magistrale in Pianificazione Territoriale Urbanistica e Paesaggistico-Ambientale; ha presieduto il master in Urbanistica Forense ed è stato membro del Comitato Scientifico del dottorato. Inoltre, è stato presidente di INU Campania dal 2013 al 2022; membro fondatore della Società Italiana degli Urbanisti e componente del Direttivo Nazionale; vicepresidente di Metrex, associazione delle città metropolitane europee; rappresentante nazionale nell’Associazione delle Scuole Europee di Pianificazione (AESOP).
È stato assessore all’urbanistica nella Provincia di Napoli dove ha sviluppato il Piano strategico ed Operativo per il Rischio Vesuvio e il PTCP; ha fatto parte del Comitato di Pilotaggio del Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume; collabora con il Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano per la revisione del Piano del Parco ed è consulente per la progettazione del PTM della Città Metropolitana di Napoli e per l’Agenda Territoriale della Regione Campania.
Dirige la collana Accademia delle Edizioni Inu ed è membro dei comitati scientifici di varie riviste e collane editoriali. Suoi articoli sono apparsi su European Planning Studies, Applied Spatial Analysis and Policy, Journal of Environmental Planning and Management, Land Use Policy, Journal of Transport Geography, Frontiers in Plant Sciences, Urbanistica, Archivi di Studi Urbani e Regionali, Territorio, Urbanistica Informazioni, Techne, BDC, CRU, Tria, TeMA, Portus plus, Edilportale, Giornale dell’Architettura, Edilizia e Territorio, l’Ingegnere Italiano, Enti Locali e Edilizia.
Tra i suoi libri: con Italo Ferraro, a cura di, La città come architettura (Università degli studi, Facoltà di architettura, Istituto di metodologia architettonica, 1973); con Italo Ferraro e Ludovico Fusco, a cura di, Napoli. Problemi della periferia urbana (Irace, 1974); con Italo Ferraro e Ludovico Fusco, a cura di, Problemi del dibattito sull'architettura e progetti presentati alla 15. Triennale (Irace, 1974); Il corpo di Napoli. Restauro urbanistico del centro antico (Clean, 1986); con Gianni Cosenza, a cura di, Luigi Cosenza. L'opera completa (Electa, 1987); Collaborazione tra pubblico e privato nel recupero urbano. Pittsburgh 1945-1988 (Clean, 1990); a cura di, Luigi Cosenza. Scritti e progetti di architettura (Clean, 1994); a cura di, Ernest R. Alexander, Introduzione alla pianificazione. Teorie, concetti e problemi attuali (Clean, 1997); con Dante Caporali, a cura di, Napoli guida. Tra luoghi e monumenti della città storica (Clean, 2001); con Daniela De Leo, a cura di, I nuovi soggetti della pianificazione, atti della 6. Conferenza nazionale SIU (FrancoAngeli, 2003); con Marichela Sepe, a cura di, I progetti integrati territoriali. Esperienze avanzate in Campania (Graffiti, 2003); con Emanuela Coppola, a cura di, Campania. Ambienti insediativi e sistemi locali di sviluppo (Liguori, 2005); con Giustino Parisi e Felice Laudadio, Campania. Norme sul governo del territorio. L.R. 22 dicembre 2004, n. 16 (Il Sole 24 ore, 2006); con Daniela De Leo, a cura di, Riterritorializzare i distretti. Bilanci e prospettive della pianificazione distrettuale (FrancoAngeli, 2007); a cura di, Urbanistica digitale (Edizioni scientifiche italiane, 2008); a cura di, I valori in urbanistica fra etica ed estetica (Edizioni scientifiche italiane, 2009); a cura di, Abitare la città ecologica (Clean, 2011); con G. Ariete, a cura di, Piano casa Campania (Edizioni giuridiche Simone, 2011); a cura di, Urbanistica e politica (Edizioni scientifiche italiane, 2011); a cura di, Città senza petrolio (Edizioni scientifiche italiane, 2012); Urbanistica. Interpretazioni e processi di cambiamento (Clean, 2012); con Maria Federica Palestino, a cura di, Planning stormwater resilient urban open spaces (Clean, 2013); con Alessandro Sgobbo, La polarizzazione metropolitana. L'evoluzione della rete della grande distribuzione verso un sistema policentrico sostenibile (Liguori, 2014); a cura di, La città sobria (Edizioni scientifiche italiane, 2014); con Giovanni Di Iorio, Campus universitario. Nel Congo-Brazzaville nella città di Pointe Noire (Linea grafica editrice, 2015); con Marichela Sepe, a cura di, Una politica per le città italiane (Inu, 2015); con Marichela Sepe, a cura di, Reti e infrastrutture dei territori contemporanei (INU Edizioni, 2016); a cura di, Metropoli senz'auto. Scenari territoriali e trasformazioni delle aree di stazione nell'area metropolitana di Napoli, Salerno e Caserta (INU Edizioni, 2017); con Giuseppe De Luca, a cura di, Pianificare le città metropolitane in Italia. Interpretazioni, approcci, prospettive (INU Edizioni, 2017); a cura di, Lo stato dell'urbanistica in Campania 2017 (FrancoAngeli, 2018); con Barbara Scalera, La strategia di rigenerazione territoriale. Reti di connessione e valorizzazione dei luoghi di eccellenza dei Campi Flegrei (INU Edizioni, 2018); con Marichela Sepe, a cura di, Sviluppare, rigenerare, ricostruire città. Questioni e sfide contemporanee (INU Edizioni, 2018); con Marichela Sepe, a cura di, Nuove prospettive per la pianificazione del territorio (INU Edizioni, 2020); con Marichela Sepe, a cura di, Benessere e salute delle città contemporanee (INU Edizioni, 2021); con Emanuela Coppola e Mario D'Avino, a cura di, Riciclo dei trasporti scartati e dei paesaggi dimenticati (Clean, 2021); con Paolo La Greca e Alessandro Sgobbo, a cura di, Urban density & sustainability (Maggioli, 2021); con Marichela Sepe, a cura di, Oltre il futuro : pianificare nell'incertezza per progettare l'imprevedibilità (INU Edizioni, 2023); con Antonio Arena, a cura di, 90 anni di cultura urbanistica in Campania. La conoscenza delle esperienze per orientare la transizione ecologica (INU Edizioni, 2024).
Per Città Bene Comune ha scritto: Contrastare le disuguaglianze (6 novembre 2025)
N.B. I grassetti nel testo sono nostri.
R.R.
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