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NON PIÙ SMART: ORA LA CITTÀ È HYPER


Paolo Fusero alla Casa della Cultura



Renzo Riboldazzi


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Mercoledì 27 maggio, alle 18.00, si terrà l’ultimo incontro di Città Bene Comune 2026. Ospite dell’appuntamento alla Casa della Cultura di Milano (via Borgogna 3, MM San Babila) sarà Paolo Fusero che discuterà del suo Hypercity. Intelligenza artificiale e città del futuro (edito da FrancoAngeli nel 2024) con Andrea Campioli - preside della Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni del Politecnico di Milano e professore ordinario di Progettazione tecnologica e ambientale dell’architettura nello stesso ateneo -, Emilia Corradi - professore associato di Composizione architettonica e urbana al Politecnico di Milano - e Luca Gaeta - professore ordinario di Tecnica e pianificazione urbanistica al Politecnico di Milano -.

Obiettivo dell’incontro – che viene dopo gli appuntamenti con Romeo Farinella, Giampaolo Nuvolati e Fabrizio Toppetti – è quello di favorire una riflessione critica sui temi delle trasformazioni urbane e territoriali, anche dal punto di vista ambientale e paesaggistico, promuovendo una cultura urbanistica diffusa. Questo con la formula adottata fin dal 2013, ovvero: quattro incontri con gli autori/curatori di altrettanti libri recenti, tre discussant invitati a leggere e commentare pubblicamente i testi oggetto di riflessione e dibattito, un confronto finale aperto al pubblico.

L’iniziativa è coprodotta dalla Casa della Cultura e dal Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano ed è patrocinata dall’Istituto Nazionale di Urbanistica, dalla Società Italiana degli Urbanisti, dalla Società dei Territorialisti APS, da Accademia Urbana e dall’Associazione Italiana di Scienze Regionali.

 

<p " style="margin: 6pt 0cm 0cm; font-size: medium; font-family: Cambria, serif; text-align: justify;">Le ragioni di un confronto <p " style="margin: 6pt 0cm 0cm; font-size: medium; font-family: Cambria, serif; text-align: justify;">Dico subito – a scanso di equivoci – che qualsiasi visione tecnocratica del mondo in genere mi lascia perplesso. Non credo mai fino in fondo che la tecnologia possa sostituire aspetti importanti della nostra vita. Forse un fatto generazionale, chissà. O forse, più semplicemente, è che le cose normali fatte da una macchina generano in me un senso di fastidio, se non di vera e propria frustrazione. Mi disturba – anche solo a pensarci – se l’illuminazione o la musica di casa mia si accendono e si spengono senza che sia io a schiacciare un interruttore quando mi va. Immagino con fastidio un frigorifero di ultima generazione che ordina la spesa per me: non ce n’è davvero bisogno, grazie. E guardo con divertito sconforto a un telefono – no, scusate, volevo dire smartphone – che mi dice cosa devo leggere in base a ricerche online che magari ho fatto casualmente ma che lui si ricorda come scolpite nella pietra. Non perché sono contrario al supporto della macchina nelle nostre attività quotidiane, intendiamoci. Tutt’altro. Mi fa molto comodo che l’automobile mi avvisi quando è necessario cambiare l’olio: ubbidisco tempestivamente. Mi rassicura assai sapere che quell’attrezzatura sa vedere cose del mio corpo che nessun medico, senza tale strumento, saprebbe individuare. E sono decisamente contento di poter acquistare un biglietto del treno online quando occorre. Ma credo che a tutto ciò ci sia un limite, non ideologico. <p " style="margin: 6pt 0cm 0cm; font-size: medium; font-family: Cambria, serif; text-align: justify;">Se poi parliamo di governo della città e del territorio, di progetto urbano e territoriale e di didattica universitaria in architettura e urbanistica e se riflettiamo sulle loro possibili relazioni con le possibilità tecnologiche che oggi abbiamo a disposizione credo che valga davvero la pena di ragionarci bene. Per questo, ho trovato di particolare interesse il libro di Paolo Fusero, Hypercity. Intelligenza artificiale e città del futuro, edito da FrancoAngeli nel 2024. Un testo senza fronzoli. Che, con estrema chiarezza, ci introduce ad alcuni concetti chiave dell’intelligenza artificiale e alle sue applicazioni nei campi dell’automotive, della medicina, dell’e-commerce, della formazione, della finanza, dell’intrattenimento, della smart home e persino dell’agricoltura. Un libro che ci indica un paio di aspetti, cruciali per la loro enorme portata, della nostra condizione urbana e territoriale su cui proprio l’intelligenza artificiale (e tutto il portato di strumenti tecnologici che la supportano) potrebbe lavorare efficacemente, ovvero: “l’inurbamento globale” e la “minaccia climatica”. Un lavoro che introduce l’idea e i campi di azione dell’“hypercity”, ovvero di qualcosa di più di una smart city che proprio grazie all’uso sistematico dell’IA offre – o potrebbe offrire – risposte finora inaspettate nel governo della città e del territorio. Infine – quasi da contraltare a un panorama che per molti aspetti potrebbe apparire perfino inquietante – un capitolo di Tullia Rinaldi dedicato alle sfide etiche e sociali che questa tecnologizzazione della vita urbana e territoriale comporta, oltre ad altri due in appendice, dopo le conclusioni: il primo di Lorenzo Massimiano sul Digital Twin; il secondo di Maura Mantelli sul City Brain. A introdurre tutto ciò una bella prefazione di Ermete Realacci che sottolinea quanto Fusero abbia saputo, con questo testo, fornirci gli “strumenti per scrivere un’altra storia, avviare un’avventura in cui i saperi e nuove tecnologie aiutano a costruire un’economia e una società più a misura d’uomo” (p. 11). <p " style="margin: 6pt 0cm 0cm; font-size: medium; font-family: Cambria, serif; text-align: justify;">Non siamo così convinti che la tecnologia, da sola, possa costruire una città “più a misura d’uomo”. Non lo siamo semplicemente perché leggiamo i giornali e apprendiamo, con enorme sgomento, di ciò che è successo e succede quotidianamente a Gaza o a Kiev anche e proprio grazie alla tecnologia. Non lo siamo perché continua a essere nella nostra testa la ferocia con cui nella prima metà del Novecento l’intelligenza delle persone è stata messa al servizio di un fine politico atroce che non ha esitato a pianificare forme sistematiche di sterminio sociale in proporzioni che, tutt’oggi, fanno ancora tremare i polsi. C’è cioè una dimensione del nostro essere uomini e donne che traguarda ogni “misura” e usa strumentalmente tecniche, tecnologie e non solo quelle per fini che non riguardano minimamente il rispetto delle persone e il bene comune di città e società, territori e ambiente. Ed è, semmai, con la politica – la nostra visione del prossimo e della società – e l’etica – ovvero il nostro quadro di principi di riferimento – che possiamo e dobbiamo affrontare la vita. Senza dimenticarne il senso profondo. E con assoluto rispetto per l’identità umana. <p " style="margin: 6pt 0cm 0cm; font-size: medium; font-family: Cambria, serif; text-align: justify;">Tuttavia, è ormai chiaro a tutti – come sottolinea Paolo Fusero – che “il potenziale di sviluppo dell’IA può portare a scenari in cui l’integrazione uomo-macchina e la robotica avanzata potrebbero trasformare […] le nostre abitudini individuali, le nostre interazioni sociali e il nostro modo di lavorare” (p. 17). “Alcune visioni futuristiche – prosegue – ipotizzano [perfino] un domani in cui l’uomo e la macchina si integreranno sempre più, dando vita a esseri ‘ibridi’ con capacità superiori: l’intelligenza artificiale – sostiene – potrebbe [cioè] potenziare le nostre capacità cognitive e fisiche, mentre la tecnologia potrebbe integrarsi con il nostro corpo” (p. 34). In altri termini, l’IA potrebbe modificare radicalmente la nostra vita. E questo libro su tali aspetti offre molte risposte alle nostre modeste conoscenze in materia. E suscita, al tempo stesso, numerose domande su cui è necessario riflettere per provare a tratteggiare qualche accettabile risposta. A partire dalle più elementari – Che cos’è l’intelligenza artificiale? – fino ad arrivare a quelle più complesse – Che ruolo può avere l’hypercity nella nostra possibilità di governare i fenomeni urbani e territoriali? Quali sono i suoi campi di applicazione? Oppure: Come si insegnano l’architettura e l’urbanistica con l’IA? – ma anche, per concludere, tutto quanto attiene alla nostra identità personale e sociale – Chi le tutela? Come facciamo a rimanere cittadini dotati di diritti e di doveri in questa nuova condizione tecnologica? –. È questa la ragione per cui il lavoro di Fusero è importante, per la sua capacità di disvelare su una dimensione estremamente pervasiva che, prima di tutto, dobbiamo comprendere. “Il futuro – afferma – è tutto da scoprire [e] il potenziale evolutivo dell’IA è ancora in gran parte inespresso e può aprire scenari di grande interesse, ma anche di grande complessità” (p. 34). Soprattutto etica e sociale. <p " style="margin: 6pt 0cm 0cm; font-size: medium; font-family: Cambria, serif; text-align: justify;"> <p " style="margin: 6pt 0cm 0cm; font-size: medium; font-family: Cambria, serif; text-align: justify;">L’hypercity, l’IA e chi la comanda <p " style="margin: 6pt 0cm 0cm; font-size: medium; font-family: Cambria, serif; text-align: justify;">“L’hypercity – scrive l’autore – ridefinisce il concetto stesso di città [considerandola] un organismo vivente dotato di una sorta di ‘intelligenza d’insieme’ che può gestire la complessità mettendo a sistema tutte le componenti [della vita urbana], e migliorare le proprie prestazioni apprendendo dai propri errori” (p. 129). Nello specifico, facendo interagire diverse discipline con l’informatica e soprattutto grazie alla capacità di elaborazione di un’enorme quantità di dati, l’IA si è costituita come una tecnologia “capace di emulare il sistema di percezione degli esseri viventi e di interagire con l’ambiente circostante esibendo – sostiene Fusero – capacità di risposta simili a quelle umane” (p. 20). Non stiamo parlando di una visione del futuro. Molta parte di questa condizione esistenziale – sottolinea l’autore – fa parte del nostro presente. Ce ne accorgiamo tutti i giorni in molti campi delle nostre attività. Le pubblicità che compaiono quotidianamente sui nostri schermi anche leggendo un giornale, per fare un solo esempio, sono profilate, fatte apposta per inseguire i nostri personali interessi. Questo non tanto per facilitarci in qualche modo nei nostri compiti quotidiani quanto, più banalmente e prevedibilmente, per aumentare “le possibilità di successo delle vendite” (p. 22). Aiutano cioè le società a “rimanere competitiv[e] in un mercato sempre più esigente e complessivo” (p. 28) con una certa indifferenza per le persone che non si fanno consumatori. I sistemi di intelligenza artificiale, infatti, sono gestiti “a livello globale da un numero ristretto di multinazionali” (p. 114) che legittimamente perseguono i loro interessi economici. Che non necessariamente, però, corrispondono con i nostri. Se dunque possiamo guardare con interesse al fatto che l’intelligenza artificiale possa “giocare un ruolo decisivo, non limitandosi a ottimizzare i sistemi esistenti, ma creando le condizioni per una trasformazione più profonda della città” (p. 60) dobbiamo anche pensare con attenzione a quali interessi non palesi stiano dietro a meccanismi che appaiono neutrali ma non lo sono per nulla. “Gli individui, singolarmente o in forma associata, i decisori pubblici, le istituzioni universitarie, di ricerca e di cultura in generale [hanno – osserva Rinaldi –] di fatto una influenza limitata sulle linee di sviluppo delle più avanzate applicazioni di IA” (p. 114) mettendo in serio pericolo il nostro approccio democratico all’esistenza. Dunque, se è vero che in linea di principio possiamo definire “l’hypercity come un ‘sistema di sistemi, le cui funzioni si basano su attività sostenibili guidate da tecnologie di intelligenza artificiale, che consentono di raggiungere il bene sociale ed altri risultati utili a tutti gli esseri umani e non umani’” (p. 68), è altrettanto vero che non essendo di matrice pubblica la generazione di questi sistemi ma sostanzialmente nelle mani di poche grandi società internazionali, i rischi di sottrazione di potere democratico e civile alle nostre comunità, se non regolamentati, non sono secondari. <p " style="margin: 6pt 0cm 0cm; font-size: medium; font-family: Cambria, serif; text-align: justify;"> <p " style="margin: 6pt 0cm 0cm; font-size: medium; font-family: Cambria, serif; text-align: justify;">Dove serve <p " style="margin: 6pt 0cm 0cm; font-size: medium; font-family: Cambria, serif; text-align: justify;">Secondo Paolo Fusero l’hypercity – ovvero “una città in grado di gestirsi in modo autonomo, dove su specifiche attività, l’intervento umano può essere considerevolmente ridotto” (p. 67) – sarebbe di particolare utilità in due ambiti con cui – come urbanisti, amministratori e società civile – non possiamo più fare a meno di misurarci. <p " style="margin: 6pt 0cm 0cm; font-size: medium; font-family: Cambria, serif; text-align: justify;">Il primo riguarda il fenomeno dell’inurbamento globale che – osserva – “si presenta come una trasformazione epocale della distribuzione demografica planetaria, plasmando il nostro ambiente e le dinamiche sociali in modo profondo” (p. 36). Stiamo cioè assistendo “a una nuova fase in cui – scrive – la migrazione emerge come un fenomeno globale ineluttabile, che mette in evidenza la complessità e l’interconnessione della società contemporanea” (p. 39). Con un risultato eclatante: “fino al 2009 vivevano più persone nelle aree rurali che in quelle urbane, ma oggi circa il 55% della popolazione mondiale vive in centri urbani, città o metropoli, con un livello di inurbamento che si prevede possa raggiungere quasi il 70% entro il 2050” (p. 40). Una condizione che non è omogenea a livello mondiale. “A fronte del probabile raddoppio della popolazione dell’Africa sub-sahariana [per esempio], la popolazione europea diminuirà. […] La piramide demografica europea stimata al 2100 – scrive Fusero – ci restituisce l’immagine di una società in contrazione e sempre più anziana” (p. 37). Nelle città più colpite dall’immigrazione, invece, vivono “1,5 milioni di persone in situazioni abitative informali che prendono nomi diversi a seconda del luogo dove sorgono”(p. 40). La pressione demografica sulle città oggetto di fenomeni di inurbamento epocali e, al contempo, gli squilibri ecosistemici determinati dall’abbandono di molti altri territori devono necessariamente essere affrontati. “E in questa partita – scrive Fusero – un ruolo decisivo potrebbero giocarlo le innovazioni tecnologiche ed in particolare l’intelligenza artificiale” (p. 42). <p " style="margin: 6pt 0cm 0cm; font-size: medium; font-family: Cambria, serif; text-align: justify;">Il secondo ambito invece riguarda il cambiamento climatico e tutti gli impatti che questo ha sui territori, i mari, le città. “I centri urbani – osserva – già oggi sono luoghi particolarmente fragili rispetto” (p. 47) a tali impatti e una gestione razionale delle risorse a disposizione nonché dei cambiamenti in corso, anche estremi, non possono essere rinviate.“È innegabile – scrive Fusero – che la salvaguardia dell’ambiente e il rispetto degli habitat naturali siano condizioni essenziali per migliorare la qualità della vita delle generazioni presenti e future” (p. 44) così come lo è il fatto “che fenomeni estremi, come eventi climatici più intensi o aumento del livello del mare, possano avere impatti significativi sulle comunità locali” (p. 44). L’intelligenza artificiale su questo fronte può dare un contributo significativo, anche in termini previsionali e di messa in sicurezza delle comunità. <p " style="margin: 6pt 0cm 0cm; font-size: medium; font-family: Cambria, serif; text-align: justify;"> <p " style="margin: 6pt 0cm 0cm; font-size: medium; font-family: Cambria, serif; text-align: justify;">Quale progetto <p " style="margin: 6pt 0cm 0cm; font-size: medium; font-family: Cambria, serif; text-align: justify;">L’intelligenza artificiale ha impatti non secondari anche sul modo di progettare le città e sul loro governo. In questo ambito – osserva Fusero – il suo contributo “può essere rilevante, sia per quanto concerne il monitoraggio ambientale attraverso la raccolta dei dati e la loro elaborazione, sia per quanto riguarda la comunicazione pubblica degli stessi che – sottolinea – diventa un fattore decisivo per l’empowerment delle comunità locali” (p. 51). Progettare e governare una hypercity, tuttavia, non è cosa semplice. Questa – negli auspici di Fusero e in linea di principio – dovrebbe essere “una città complessa e per certi versi delicata, dato l’elevatissimo livello di interazioni tra individui e oggetti (Internet of Things) che la contraddistingue” (p. 65); “una città sostenibile, orientata alla difesa e la valorizzazione degli ecosistemi naturali” (p. 65), mentre dal punto di vista architettonico e urbanistico “potrebbe non essere molto diversa dalla città come la conosciamo oggi; quello che potrebbe cambiare in modo sostanziale – secondo l’autore – saranno i modi di governo e di fruizione” (p. 65). Tutti aspetti che potrebbero essere implementati con “strumenti e tecniche di IA” (p. 69) che “può creare modelli e simulazioni computazionali dell’ambiente urbano, consentendo ai pianificatori di valutare [a priori] gli impatti potenziali delle decisioni da assumere per il governo del territorio” (p. 69), anche favorendo percorsi partecipativi dove, tuttavia, sembra sempre più necessario “garantire la trasparenza, l’equità e la protezione della privacy dei dati durante la raccolta e l’analisi delle informazioni ed è essenziale che i risultati generati dall’IA siano integrati in processi decisionali inclusivi e democratici” (p. 73). Tutto ciò al fine di non alterare gli esiti del progetto. E anche in questo caso fino a un certo punto. È vero – come osserva Fusero – che “l’ottimizzazione generativa permette ai progettisti di esplorare rapidamente molte più opzioni rispetto ai metodi tradizionali, individuando – sostiene – soluzioni innovative che potrebbero non essere immediatamente evidenti” (p. 101) ma non è vero – a nostro modesto avviso – quanto credono di aver dimostrato i ricercatori cinesi, cioè che “i Piani generati dell’IA sono altrettanto efficaci di quelli creati dagli esperti umani “(p. 69). Questi forse avranno un maggiore controllo dei fattori funzionali ma temiamo siano privi di qualsiasi dimensione emozionale nel disegno dello spazio urbano. <p " style="margin: 6pt 0cm 0cm; font-size: medium; font-family: Cambria, serif; text-align: justify;"> <p " style="margin: 6pt 0cm 0cm; font-size: medium; font-family: Cambria, serif; text-align: justify;">Le questioni etiche <p " style="margin: 6pt 0cm 0cm; font-size: medium; font-family: Cambria, serif; text-align: justify;">Il ricorso all’IA pone una serie di questioni etiche. Abbiamo già detto del controllo su questi sistemi da parte di poche multinazionali che stanno effettuando enormi investimenti e sui problemi che ciò comporta in fatto di possibili finalità estranee ai propositi suggeriti da Fusero, così come – aggiungiamo noi – nella tutela della privacy o del diritto d’autore. In generale, possiamo affermare che “l’affidabilità dei sistemi di IA richiede la trasparenza riguardo la provenienza e la natura dei dati, l’esplicabilità del funzionamento dell’algoritmo nella elaborazione degli stessi e infine la possibilità di effettuare un controllo ‘umano’ dei risultati” (p. 114). C’è poi il rischio – sottolineato da Tullia Rinaldi – di una raccolta di dati che faccia proprie le informazioni non veritiere che circolano abbondantemente in rete (anche a causa di un uso distorto dell’IA) e, dunque, da un lato di sistematizzare contenuti che riflettono “pregiudizi o narrative ideologiche” (p. 126), dall’altro di produrre una “amplificazione delle disuguaglianze” (p. 123). Inquadrare questi e altri problemi evidenziati nel libro è dunque una imprescindibile necessità. Una questione etica che non può che essere assunta come “pilastro fondamentale per garantire e calibrare una IA affidabile, insieme alla legalità e alla robustezza dei sistemi intesa – scrive Rinaldi – come capacità di prevenzione e adattamento rispetto ad errori o attacchi esterni” (p. 110). In generale “è largamente avvertita la necessità di dotarsi di adeguate misure di sicurezza e prevenzione per il controllo” di questo tipo di rischi (p. 117). Un lavoro che in Europa si sta conducendo seppur con tutti i limiti che comporta una rete globale in rapporto alle differenti legislazioni nazionali e, di conseguenze, le relative responsabilità legali. <p " style="margin: 6pt 0cm 0cm; font-size: medium; font-family: Cambria, serif; text-align: justify;"> <p " style="margin: 6pt 0cm 0cm; font-size: medium; font-family: Cambria, serif; text-align: justify;">Conclusioni <p " style="margin: 6pt 0cm 0cm; font-size: medium; font-family: Cambria, serif; text-align: justify;"> “I sistemi di intelligenza artificiale – afferma Fusero – sono capaci di apprendere, di interagire con l’ambiente, di adattarsi alle situazioni, di imparare dagli errori: hanno capacità di ragionamento e di pianificazione e sono in grado di perseguire in modo autonomo finalità precise, prendendo decisioni che fino a pochi anni fa si pensava fossero di esclusiva pertinenza dell’essere umano umano” (p. 18). Questo può portare enormi vantaggi nel governo del territorio, attraverso l’hypercity, e nel progetto urbano e territoriale, soprattutto sui fronti dell’inurbamento e del cambiamento climatico. Al tempo stesso, tuttavia, i problemi etici che genera non sono secondari. Il tentativo del libro è quello “di offrire una lettura anticipata delle trasformazioni in corso, proponendo un quadro interpretativo che integra le diverse dimensioni della città del futuro” (p. 131). È, in altre parole “un invito per i lettori a considerare l’IA come uno strumento tecnologico multiforme, che interagisce simultaneamente con le dinamiche sociali, economiche e ambientali, avendone la capacità di condizionarle” (p. 131). Proprio per questo, l’auspicio – l’autore e anche nostro – è quello di “stimolare studiosi, cittadini e amministratori ad una riflessione collettiva che riguarda il futuro delle nostre città e, in ultima analisi, della nostra civiltà” (p. 132). Dobbiamo infatti contrastare quel capovolgimento della realtà evidenziato da Umberto Galimberti fin dal 1999: “Se nel mondo pretecnologico – afferma nel suo Psiche e techne – la tecnica era impiegata come strumento per la soddisfazione dei bisogni umani, nel mondo tecnologico è la tecnica a impiegare l’uomo per le sue esigenze di funzionalità” (S. Fava, La soffitta delle parole, 2026, p. 156). Un controsenso da evitare a tutti i costi. <p " style="margin: 6pt 0cm 0cm; font-size: medium; font-family: Cambria, serif; text-align: right;" align="right">Renzo Riboldazzi


© RIPRODUZIONE RISERVATA

22 MAGGIO 2026

CITTÀ BENE COMUNE

Ambito di riflessione e dibattito sulla città, il territorio, l'ambiente, il paesaggio e le relative culture interpretative e progettuali

prodotto dalla Casa della Cultura e dal Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano

ideazione e direzione scientifica (dal 2013):
Renzo Riboldazzi

direttore responsabile (dal 2024): Annamaria Abbate

comitato editoriale (dal 2013): Elena Bertani, Oriana Codispoti; (dal 2024): Gilda Berruti, Luca Bottini, Chiara Nifosì, Marco Peverini, Roberta Pitino; (dal 2025) Letizia Konderak, Franco Vaio, Bruna Vendemmia

comitato scientifico (dal 2022): Giandomenico Amendola, Andrea Arcidiacono, Arnaldo Bagnasco, Alessandro Balducci, Angela Barbanente, Cristina Bianchetti, Bertrando Bonfantini, Donatella Calabi, Giancarlo Consonni (fino alla sua scomparsa nel 2026), Maria Antonietta Crippa, Giuseppe De Luca, Giuseppe Dematteis, Francesco Indovina, Antonio Longo, Alfredo Mela, Raffaele Milani, Francesco Domenico Moccia, Giampaolo Nuvolati, Carlo Olmo, Pier Carlo Palermo, Gabriele Pasqui, Rosario Pavia, Laura Ricci, Enzo Scandurra, Silvano Tagliagambe, Michele Talia, Maurizio Tira, Massimo Venturi Ferriolo, Guido Zucconi

cittabenecomune@casadellacultura.it

 

 

conferenze-dialoghi

2017: Salvatore Settis
locandina/presentazione
sintesi video/testo integrale

2018: Cesare de Seta
locandina/presentazione
sintesi video/testo integrale

2019: G. Pasqui | C. Sini
locandina/presentazione
sintesi video/testo integrale

2021: V. Magnago Lampugnani | G. Nuvolati
locandina/presentazione
sintesi video/testo integrale

 

 

confronti

2021: programma/1,2,3,4
2022: programma/1,2,3,4
2023: programma/1,2,3,4
2024: programma/1,2,3,4
2025: programma/1,2,3,4
2026: programma/1,2,3.4
 
 

 

autoritratti

2017: Edoardo Salzano
2018: Silvano Tintori
2019: Alberto Magnaghi
2022: Pier Luigi Cervellati
2023: Valeria Erba

 

 

letture e pubblicazioni

2015: online
2016: online/periodico1/24
2017: online/periodico2/24
2018: online/periodico1/25
2019: online/periodico2/25
2020: online/pubblicazione
2021: online/pubblicazione
2022: online/pubblicazione
2023: online/pubblicazione
2024: online/pubblicazione
2025: online/pubblicazione
2026:

P. Gabellini, Un passato discusso e da discutere, commento ai numeri 165-166 e 169-170 di 'Urbanistica' (Inu Edizioni, 2022 e 2025)

P. C. Palermo, Dare voce a un disagio diffuso, commento a: L. Marescotti, Tra teoria e prassi (Biblion, 2025)

S. Tagliagambe, La città come spazio delle differenze, commento a: G. Pasqui, I filosofi e il progetto per la città (Mimesis 2025)

C. Olmo, Il corpo contro l'abuso della tecnologia, commento a: C. Bianchetti, Clandestine parentele (Donzelli, 2025)

G. Semi, L'urbanistica si impara (anche) nei centri sociali, commento a: V. Mattioli, Novanta (Einaudi 2025)

F. Paone, Avviciniamoci all'urbanistica, commento a: P. Gabellini, Avvicinarsi all’urbanistica (Planum, 2024)

F. D. Moccia, La lezione dell'esperienza, commento a: D. Vianello, Il mestiere dell’urbanista (INU Edizioni, 2025)

G. De Luca, La rigenerazione è tante cose, note sui libri di Carta, Carrà-Pultrone, Buttarelli-Cappuccitti (editori vari)

M. Talia, La Storia come orientamento, L'INU nei numeri doppi di "Urbanistica", a cura di Patrizia Gabellini (n. 165-166 del 2022), e a cura di Giulia Fini (n. 169-170 del 2025)

M. Villani, La necessità di disegnare i luoghi, Note sul contributo di Giancarlo Consonni alla cultura del progetto urbano

O. Pivetta, Milano, una città (solo) da usare?, commento a: G. Cervi, G. Consonni, (a cura di), Il verso di Milano, (About Cities, 2025)

F. Cambria, Un libro da usare?, commento a: C. Bianchetti, Clandestine parentele (Donzelli, 2025)

A. Ferlenga, Lost in transition, Commento a: L. Ciacci, L’inganno della città ideale (Pendragon, 2025)

C. Bianchetti, Cosa riflette il rombicubottaedro?, commento a: M. Biraghi, Quel che resta dell’architettura. Un progetto storico (Einaudi, 2025)

M. Venturi Ferriolo, Urbanistica: impariamo dai filosofi, commento a: G. Pasqui, I filosofi e il progetto per la città (Mimesis, 2025)

A. Bagnasco, Costruire luoghi terzi, commento a: O. De Leonardis, Preferirei di sì (DeriveApprodi, 2025)