Alberto Ferlenga  
  casa-della-cultura-milano      
   
 

PARLANDO DI CITTÀ


Recensione al libro di Cristina Bianchetti



Alberto Ferlenga


altri contributi:



  alberto-ferlenga-clandestine-parentele.jpg




 

Uno dei motivi per i quali forse non ha più senso scrivere storie complessive dell’architettura o dell’urbanistica è che la necessità di seguire un filo logico e di dare una qualsivoglia coerenza alla narrazione comporta la messa in ombra di troppe vicende importanti. Partire da queste ultime, al contrario, offre la possibilità di entrare meglio nella logica di sviluppo di discipline la cui crescita complessiva trae origine, molto spesso, da vicende secondarie, da incontri fortuiti o da particolari alchimie innescate dalla reazione tra momenti speciali e figure fuori dall’ordinario. Se è vero, insomma, che, come ricordava Ingeborg Bachmann, la storia in generale non segue mai percorsi lineari ma procede per sbalzi, accelerazioni o brusche frenate, ciò è tanto più vero per la storia dell’architettura e dell’urbanistica. Il libro di Cristina Bianchetti, Clandestine parentele. La cultura del progetto a fine Novecento – recente prodotto di una fitta serie di riflessioni proprie e di altri sul ‘900 riunite nella collana Critica del progetto di Donzelli, da lei diretta e oggi alla sua ventesima uscita – si fa interprete di questa caratteristica trasformando ricordi e ricostruzioni in strumenti di riflessione e di lavoro ancora utili.

La trattazione ha il vantaggio di avere alle spalle la figura speciale della sua autrice, al tempo stesso intellettuale, docente e progettista che ha attraversato, come osservatrice prima e protagonista poi, i luoghi e i momenti fondanti di un filone particolarmente ricco dell’urbanistica italiana lungo quell’asse Milano-Venezia e ritorno che è stato il suo principale terreno di coltura. Il suo dipanarsi tra riunioni, pubblicazioni, polemiche e scoperte intellettuali, e la sua struttura, ben si prestano alla restituzione di una vicenda frammentaria; quella che viene raccontata non è una storia, come si è detto, non è un saggio critico, ma nemmeno un romanzo; ha un po’ di ognuno di essi e anche del giallo nel suo seminare indizi e indicare vittime in progetti non decollati e in figure non riconosciute come avrebbero potuto. Mosso da una evidente vena autobiografica, il testo racconta di una formazione personale anomala dentro dibattiti e intrecci disciplinari egualmente anomali, ma proprio per questo vivi e fertili. Leggendolo, da un punto di vista come il mio, che ho avuto per questioni anagrafiche un percorso simile dentro un campo parallelo, e per molti versi analogo, come quello dell’architettura, negli stessi anni, e sullo stesso asse geografico, il libro dice molto di più di quanto appaia tra le sue pagine. Ricorda ad esempio di come, all’inizio degli anni ’70, ci si potesse formare dentro una facoltà, come quella di Milano, commissariata dal Ministero e gestita dagli studenti, l’intreccio tra lotte sociali e università in un momento particolare di passaggio tra la fine dell’onda del ’68 (che ad Architettura a Milano era iniziata ben prima) e l’inizio di tempi più bui i cui retroscena politici avevamo intuito. Se si dovesse tratteggiare un paesaggio culturale di riferimento bisognerebbe citare (come fa in parte il libro) le riviste dentro alle quali si è svolta la vera educazione di alcuni di noi, le traduzioni di testi che si avvicendavano, l’esistenza di un gran numero di collane librarie prestigiose che costituivano una caratteristica del panorama architettonico-urbanistico nazionale. Ma anche l’avvio di sperimentazioni universitarie e di percorsi di ricerca che avrebbe generato frutti importanti in tutto il mondo e un po’ meno in Italia. E poi il peso e l’importanza della politica mentre si facevano evidenti i segni di deterioramento delle nostre città e dei nostri paesaggi e la riflessione sul corpo e sulla dimensione personale, che Bianchetti ha ripreso in altre recenti pubblicazioni, iniziava a farsi strada. Il libro è una descrizione volutamente parziale di questo paesaggio, svolta attraverso la ripresa di alcuni suoi scorci, ma anche l’autoritratto di una generazione o forse di più generazioni; allinea e approfondisce microstorie che riflettono la cronaca di confronti appassionati e densi da cui sono nati intuizioni come quella relativa alla città diffusa, e, insieme, una tendenza alla autodistruzione e alla sconfitta che è parte dell’interesse di quelle vicende e ne spiega alcune ragioni e alcuni esiti. In fondo, molte delle storie raccontate con una chiarezza narrativa che ne rende piacevole la lettura partono da una sconfitta iniziale, quella di non aver saputo o voluto riunificare due punti vista come quello dell’urbanista e quello dell’architetto come Giuseppe Samonà aveva auspicato fosse necessario fare prima che le divisioni diventassero insanabili; e arrivano alla sconfitta finale, verso la fine del millennio, di una intera stagione che peserà a lungo nel paese e nell’università. La scelta di procedere per piccole storie, in cui spesso si innestano vicende e personaggi che sembrano non appartenere alla scena primaria, restituisce due aspetti di quel dibattito, la sua natura frattalica - ogni momento sembra sempre contenere l’insieme - e il retroterra colto e vasto dei suoi protagonisti diretti, come Bernardo Secchi, Francesco Indovina, Pierluigi Crosta, Michele Sernini e tanti altri, e indiretti, come Corrado Levi o Vittorio Gregotti. Ovviamente restituisce anche, attraverso una presa di distanza, l’ideologismo e il settarismo di quegli anni che ha avuto un contraltare nella vicenda parallela del dibattito architettonico con il quale i punti di contatto furono più d’uno (oltre a quelli raccontati nel volume, si può ricordare che il più famoso libro di Aldo Rossi gli viene commissionato da Paolo Ceccarelli come manuale di urbanistica) e che si è svolta su temi non diversi, frequentando le stesse aule e gli stessi treni.

Ma soprattutto il libro di Cristina Bianchetti che riflette non solo la sua formazione ma il suo lungo magistero svolto nelle università di Milano, Venezia e Torino, in corsi e dottorati, la sua attività di redattrice di riviste, di direttrice di collane, di progettista, di valutatrice del sistema universitario nazionale, mostra l’esistenza di una miniera inesplorata di idee, di intuizioni, di legami tra la tradizione progettuale italiana e le nuove ricerche internazionali nel campo della sociologia, della filosofia, dell’economia, la cui trasmissione, oggi, in un sistema universitario frammentato in ambiti incomunicanti è affidata a pochi testimoni e a semi sparsi qua e là, ma che non è mai riuscita a trasformare la sua profondità in sistema educativo compiuto.

Anche per questo il modo migliore di ricordare quella ricchezza è partire, come fa l’autrice, dalle storie, dai dibattiti, dai tentativi e dagli incontri che ha generato, con sguardo da archeologo, come avrebbe detto Italo Calvino, ma anche con l’intenzione di evidenziare gli inneschi di un possibile riuso liberandoli da quanto appartiene, invece, ad un tempo finito. È un modo ulteriore per sottolineare la particolarità di una cultura come quella italiana, che secondo Roberto Esposito, citato nel libro, proprio nella sua frammentarietà e nel rapporto con i luoghi e le origini ha espresso una modernità che la rende particolarmente adatta a comprendere il tempo presente. Le vicende dell’architettura e dell’urbanistica non fanno eccezione a questo aspetto e in fondo il principale intento del libro non è tanto completare nei dettagli la conoscenza di dibattiti già noti a grandi linee o di fornire retroscena, quanto invitare a scoprire tra le sue pagine, in quelle polemiche e in quegli intrecci, gli embrioni di un pensiero che sotto macerie di vario tipo, separatezze insensate, chiusure istituzionali, si è comunque fatto strada. Un pensiero anomalo, come si è detto, dal punto di vista puramente disciplinare che proprio per la sua anomalia di fondo, potrebbe contribuire, se osservato con lo sguardo intenzionale e selettivo che Cristina Bianchetti ha applicato alle vicende che ha raccontato, ad interpretare una contemporaneità che abbiamo rinunciato a capire anche se qualcuno aveva saputo prevederla.

Alberto Ferlenga

 

 

N.d.C. Alberto Ferlenga, già professore ordinario di Composizione architettonica e urbana all’Università IUAV di Venezia – di cui dal 2015 al 2021 è stato Rettore e dove ha diretto la Scuola di Dottorato – ha insegnato o tenuto conferenze in diverse università italiane (Politecnico di Milano, Università Federico II di Napoli), europee e americane. Nel 1985 ha vinto il Leone di Pietra della Biennale di Venezia, diretta da Aldo Rossi, con un progetto per la città di Este. È stato redattore di «Lotus International» e «Casabella». Ha fondato il seminario Villard che forma giovani architetti attraverso viaggi e incontri svolti in forma itinerante nelle principali città e università italiane, esperienza da cui è nato il Dottorato Internazionale Villard de Honnecourt. Ha vinto concorsi di architettura, realizzato opere pubblicate sulle principali riviste nazionali e internazionali e curato mostre di architettura. È stato responsabile del settore “Architettura e Territorio” alla Triennale di Milano. Dal 2019 è Accademico di San Luca.

Tra i suoi libri: a cura di, Aldo Rossi. Architetture 1959-1987 (Electa, 1987 e successive edizioni aggiornate); Africa. Le città romane (Clup, 1990); a cura di, Aldo Rossi. Deutsches historisches Museum, Berlino (Electa, 1990); a cura di, con Sergio Polano, Jože Plečnik. Progetti e città (Electa, 1990); a cura di, con Francesco Escalona, Un piano per Baia. 8 progetti per il golfo di Baia (Clean, 1992); a cura di, Uberto Siola. Scritti e progetti (Edizioni scientifiche italiane, 1997); a cura di, Dimitris Pikionis (Electa, 1999); con Paola Verde, Dom Hans van der Laan. Le opere, gli scritti (Electa, 2000); a cura di, Etienne-Louis Boullee, Architettura. Saggio sull'arte (Einaudi, 2005); a cura di, con Eugenio Vassallo e Francesca Schellino, Antico e nuovo. architetture e architettura (Il Poligrafo, 2007); a cura di, con Marco Biraghi e Benno Albrecht, L'architettura del mondo. Infrastrutture, mobilità, nuovi paesaggi (Compositori, 2012); a cura di, con Marco Biraghi, Architettura del Novecento (Einaudi, 2012); a cura di, con Fernanda De Maio e Patrizia Montini Zimolo, Aldo Rossi, la storia di un libro. L'architettura della città, dal 1966 ad oggi (Il poligrafo, Iuav, 2014); Le strade di Pikionis (LetteraVentidue, 2014); Città e memoria come strumenti del progetto (Marinotti, 2015); a cura di, con Marco Biraghi, Comunità Italia. Architettura/città/paesaggio 1945-2000 (Silvana, 2015); con Massimo Ferrari e Claudia Tinazzi, Aldo Rossi e Milano (Solferino, 2017); a cura di, con Nina Bassoli, Ricostruzioni. Architettura, città, paesaggio nell'epoca delle distruzioni (Silvana, 2018); a cura di, Aldo Rossi, I miei progetti raccontati (Electa, 2020); a cura di, Aldo Rossi. L'architetto e le città (MAXXI, 2021); Architettura. La differenza italiana (Donzelli, 2023); a cura di, et al., Brescia 2023. Visioni per un futuro presente. Città ambiente comunità(Marsilio arte, 2023); con Francesco Dal Co, Il destino dell'Acropoli e Dimitris Pikionis (Marsilio, 2023); a cura di, con Fernanda De Maio, Nuove geografie del mondo (Quodlibet, 2025).

Per Città Bene Comune ha scritto: Lost in transition (5 febbraio 2026).

Sullo stesso libro oggetto di questo commento, v. anche: Florinda Cambria, Un libro da usare (13 febbraio 2026); Carlo Olmo, Il corpo contro l’abuso della tecnologia (3 aprile 2026).

N.B. I grassetti nel testo sono nostri.

R.R.

 

 


© RIPRODUZIONE RISERVATA

25 SETTEMBRE 2026

CITTÀ BENE COMUNE

Ambito di riflessione e dibattito sulla città, il territorio, l'ambiente, il paesaggio e le relative culture interpretative e progettuali

prodotto dalla Casa della Cultura e dal Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano

ideazione e direzione scientifica (dal 2013):
Renzo Riboldazzi

direttore responsabile (dal 2024): Annamaria Abbate

comitato editoriale (dal 2013): Elena Bertani, Oriana Codispoti; (dal 2024): Gilda Berruti, Luca Bottini, Chiara Nifosì, Marco Peverini, Roberta Pitino; (dal 2025) Letizia Konderak, Franco Vaio, Bruna Vendemmia

comitato scientifico (dal 2022): Giandomenico Amendola, Andrea Arcidiacono, Arnaldo Bagnasco, Alessandro Balducci, Angela Barbanente, Cristina Bianchetti, Bertrando Bonfantini, Donatella Calabi, Giancarlo Consonni (fino alla sua scomparsa nel 2026), Maria Antonietta Crippa, Giuseppe De Luca, Giuseppe Dematteis, Francesco Indovina, Antonio Longo, Alfredo Mela, Raffaele Milani, Francesco Domenico Moccia, Giampaolo Nuvolati, Carlo Olmo, Pier Carlo Palermo, Gabriele Pasqui, Rosario Pavia, Laura Ricci, Enzo Scandurra, Silvano Tagliagambe, Michele Talia, Maurizio Tira, Massimo Venturi Ferriolo, Guido Zucconi

cittabenecomune@casadellacultura.it

 

 

conferenze-dialoghi

2017: Salvatore Settis
locandina/presentazione
sintesi video/testo integrale

2018: Cesare de Seta
locandina/presentazione
sintesi video/testo integrale

2019: G. Pasqui | C. Sini
locandina/presentazione
sintesi video/testo integrale

2021: V. Magnago Lampugnani | G. Nuvolati
locandina/presentazione
sintesi video/testo integrale

 

 

confronti

2021: programma/1,2,3,4
2022: programma/1,2,3,4
2023: programma/1,2,3,4
2024: programma/1,2,3,4
2025: programma/1,2,3,4
2026: programma/1,2,3.4
 
 

 

autoritratti

2017: Edoardo Salzano
2018: Silvano Tintori
2019: Alberto Magnaghi
2022: Pier Luigi Cervellati
2023: Valeria Erba

 

 

letture e pubblicazioni

2015: online
2016: online/periodico1/24
2017: online/periodico2/24
2018: online/periodico1/25
2019: online/periodico2/25
2020: online/pubblicazione
2021: online/pubblicazione
2022: online/pubblicazione
2023: online/pubblicazione
2024: online/pubblicazione
2025: online/pubblicazione
2026:

B. Bottero, È nato prima l'uovo o la gallina?, commento a: G. Ferri, A. Scandurra, Casa Rebus (LetteraVentidue 2023)

P. C. Palermo, Recensione di urbanistica, commento a: E. Granata, La città è di tutti (Einaudi, 2026)

A. Valentinelli, Le pecore e la BreBeMi, commento a: E. Garda, A. Longo, Le pecore e l'autostrada (Donzelli, 2025)

P. Gabellini, Sull'Italia di mezzo: il primo ritratto, commento a S. Caramaschi, C. Mattioli, La pianura metro-rurale (Donzelli, 2025)

S. Ronchi, S. Salata, R. Moscarelli, Consumo di suolo? 2,7 mq al secondo, commento al Rapporto Ispra 2025

R. Bedosti, Anche i regolamenti vanno letti, commento al Regolamento UE 2024/1991

F. de Agostini, Fare paesaggio con l'architettura, commento a: G. Barazzetta, Architettura e paesaggio. I luoghi e le case di Bruno Morassutti (Pendagron, 2025)

E. Corradi, Storie di architetture e di amicizie, commento a: L. Spinelli, Cino Zucchi (LetteraVentidue, 2025)

M. Assennato, La storia come politica, commento a: R. Masiero, S. Tagliagambe, P. Zanenga, Metadomini (Libria, 2025)

P. Perulli, Conoscere la città camminando, commento a: G. Nuvolati (a cura di), Camminare la città (il Mulino, 2025)

M. Peverini, La casa è di nuovo sexy?, commento a S. Gainsforth, L'Italia senza casa (Laterza, 2025)

P. Pileri, La terra è un cantico, commento a: S. Mancuso, Il cantico della terra, (Laterza, 2025)

M. Cusumano, Ambiente: la dimensione del rischio, commento a: A. Mela, S. Mugnano (a cura di), Il rischio ambientale (Carocci, 2025)

M. R. Gisotti, Molti luoghi dentro di noi, commento a: A. Marson, A. Tarpino, Sguardi sul paeesaggio (manifestolibri, 2025)

F. Gastaldi, La casa: diritto o privilegio? Commento a: A. Gramigna, A. Scialdone (a cura di), Diritto o privilegio? (Egea, 2026)

M. Santangelo, La relazione nella città reclusa, commento a: A. Di Franco, M. Frangipane, G. Orsenigo, Progettare in carcere (LetteraVentidue, 2025)

P. Grassi, Le reti come strumento di sussidarietà, commento a: A. Ranzini, Reti per una città che cura (FrancoAngeli, 2025)

A. Rosima, La città è (anche) dei giovani, commento a C. Leccardi, Vite aperte al possibile (il Mulino, 2025)

F. Ceci, Napoli: la necessità di fare politica, commento ai libri di: B. Russo, Le case dei sogni (Monitor, 2025); L Rossomando, L’impresa del bene (Carocci, 2025); A. Esposito, Le case degli altri (Editpress, 2023).

M. Russo, Arte e architettura: uno spazio comune, commento a: A. Zevi, Artisti e architetti alla prova dello spazio (Donzelli, 2025)

G. Zucconi, Napoleone tra architettura e città, commento al libro di G. D'Amia, Milano capitale 1797-1814 (Silvana Ed., 2021).

M. Manzelle, Perché Venezia sia ancora una città, commento a: D. Calabi, Venezia è viva - Venice is alive - Venise est vivante (Éd. Liana Levi, 2025)

L. Bottini, Necessità di governare lo spazio pubblico, commento a: C. Burini, Governare lo spazio pubblico nelle città italiane (FrancoAngeli, 2024)

M. A. Crippa, L'architettura è un mistero, commento a : E. Faroldi, M. P. Vettori, L’architettura del mistero (LetteraVentidue 2025)

P. Gabellini, Un passato discusso e da discutere, commento ai numeri 165-166 e 169-170 di 'Urbanistica' (Inu Edizioni, 2022 e 2025)

P. C. Palermo, Dare voce a un disagio diffuso, commento a: L. Marescotti, Tra teoria e prassi (Biblion, 2025)

S. Tagliagambe, La città come spazio delle differenze, commento a: G. Pasqui, I filosofi e il progetto per la città (Mimesis 2025)

C. Olmo, Il corpo contro l'abuso della tecnologia, commento a: C. Bianchetti, Clandestine parentele (Donzelli, 2025)

G. Semi, L'urbanistica si impara (anche) nei centri sociali, commento a: V. Mattioli, Novanta (Einaudi 2025)

F. Paone, Avviciniamoci all'urbanistica, commento a: P. Gabellini, Avvicinarsi all’urbanistica (Planum, 2024)

F. D. Moccia, La lezione dell'esperienza, commento a: D. Vianello, Il mestiere dell’urbanista (INU Edizioni, 2025)

G. De Luca, La rigenerazione è tante cose, note sui libri di Carta, Carrà-Pultrone, Buttarelli-Cappuccitti (editori vari)

M. Talia, La Storia come orientamento, L'INU nei numeri doppi di "Urbanistica", a cura di Patrizia Gabellini (n. 165-166 del 2022), e a cura di Giulia Fini (n. 169-170 del 2025)

M. Villani, La necessità di disegnare i luoghi, Note sul contributo di Giancarlo Consonni alla cultura del progetto urbano

O. Pivetta, Milano, una città (solo) da usare?, commento a: G. Cervi, G. Consonni, (a cura di), Il verso di Milano, (About Cities, 2025)

F. Cambria, Un libro da usare?, commento a: C. Bianchetti, Clandestine parentele (Donzelli, 2025)

A. Ferlenga, Lost in transition, Commento a: L. Ciacci, L’inganno della città ideale (Pendragon, 2025)

C. Bianchetti, Cosa riflette il rombicubottaedro?, commento a: M. Biraghi, Quel che resta dell’architettura. Un progetto storico (Einaudi, 2025)

M. Venturi Ferriolo, Urbanistica: impariamo dai filosofi, commento a: G. Pasqui, I filosofi e il progetto per la città (Mimesis, 2025)

A. Bagnasco, Costruire luoghi terzi, commento a: O. De Leonardis, Preferirei di sì (DeriveApprodi, 2025)