Guido Zucconi  
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UN PARADISO SUL MARE


Commento al libro di Romana Mastrella e Alessandro M. Jaia



Guido Zucconi


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 Cesare Bazzani architetto, 1873-1939. Il sogno del Paradiso sul mare e le architetture di Anzio, a cura di Romana Mastrella e Alessandro M. Jaia ed edito da Gangemi nel 2026, è il catalogo di una mostra che si è tenuta presso il Museo Civico di Anzio, tra il luglio e l’ottobre 2026. Vi compare una serie di ventiquattro disegni provenienti dal Fondo Cesare Bazzani, depositato presso l’Archivio di Stato di Terni, la città cui è rimasto legato il nome dell’architetto, qui autore di numerose realizzazioni. Romano, ingegnere/architetto vissuto a cavallo tra Otto e Novecento, Bazzani è noto ai più come autore di grandi opere pubbliche di inizio secolo, come la Galleria d’Arte Moderna di Roma e la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.

Molteplici sono poi altri progetti per edifici dello Stato, a cominciare da quelli per l’amministrazione delle Poste e Telegrafi: oltre a Terni anche a Forlì, Imperia, Pescara e Rieti. Analogamente, si contano molte realizzazioni nel campo dell’edilizia religiosa (tra le altre, a Pescara, a Messina, ad Addis Abeba). Nella voce per l’Enciclopedia Italiana, scritta nel 1965, Mario Manieri Elia lo definì “brillantissimo professionista”, come tale in grado “di affrontare un’immensa mole di lavoro”.

La sua opera è stata ampiamente esplorata in più occasioni: sia in termini generali in un volume collettaneo del 1988 (Cesare Bazzani. Un accademico d’Italia, a cura di Michele Giorgini e Valter Tocchi), sia riferita ad un solo caso urbano, come nel volume, L’architettura della capitale dell’acciaio. Cesare Bazzani a Terni (1899-1939, pubblicato nel 2019, a cura del solo Giorgini.

Nelle pagine di questo catalogo, l’attenzione degli autori si è concentrata sulla sola città di Anzio e sulle vicende architettoniche che ruotano attorno all’obiettivo di farne un centro balneare alla moda. Potremmo definirla una microstoria che, come tale, viene presentata con l’ambizione di cimentarsi con un tema più ampio: la genesi progettuale di un autore, colto nel pieno della sua maturità in una fase di particolare felicità creativa. L’interesse non risiede soltanto nell’eccezionale qualità dei disegni e nel valore dei singoli progetti, ma anche nella capacità di riassumere la vicenda urbana di un piccolo agglomerato della costa laziale, Anzio; fino alla fine dell’Ottocento ha funzionato soprattutto come centro peschereccio e come approdo marittimo. Nonostante la vicinanza di Roma, la scarsa estensione dell’arenile ne aveva fino ad allora limitato lo sviluppo turistico.

Il suo rilancio avrebbe dovuto fondarsi su di una serie di fattori: oltre alla prossimità con Roma, facilitata dall’esistenza di un collegamento ferroviario a partire dal 1884, vi era la bellezza del sito, dotato di un’ampia scogliera, a ridosso di uno dei promontori che punteggiano il piatto litorale tirrenico. Si trattava poi di una località legata ad illustri reminiscenze archeologiche come la Villa imperiale e le cosiddette Grotte di Nerone. Non ultima vi è poi la possibilità di creare, quasi dal nulla e in forme razionali, un moderno centro balneare. Bazzani è quindi l’interprete di un piano ambizioso che, a partire dagli anni dieci del Novecento, intende realizzare quasi dal nulla un centro turistico dotato di tutte le prerogative che possano porla in una posizione di rilievo. Co-protagonista della vicenda, accanto all’architetto Bazzani, è l’imprenditore romano Giuseppe Polli che agirà in veste sia di sindaco, sia di committente privato. Fulcro della vicenda qui descritta è il “Paradiso sul mare”, il quale non soltanto fornisce il sottotitolo della mostra, ma costituisce anche il perno nel futuro assetto dell’Anzio balneare. Si tratta di un grande complesso, concepito come macchina per il tempo libero. Realizzato tra il 1919 e il 1924, l’edificio avrebbe dovuto ospitare una serie di attività oltre alle sale da gioco, da cui il ricorrente titolo di “Casinò”. Ideatore e finanziatore del progetto è lo stesso Polli che sarà in seguito menzionato. per una serie d’incarichi professionali compresa la propria villa; non a caso, la sede del casinò sarà chiamata all’inizio anche con il nome di “Kursaal Polli”.

Pensato come salone per le feste e gli spettacoli, oltre che di sala da gioco e ristorante, il progetto per il “Paradiso sul mare”, si rifà in parte al grande complesso di Montecarlo, disegnato da Charles Garnier nel 1878: da lì, Bazzani riprende il modello delle due torri, ma soprattutto intende condividerne l’ambizione di diventare il cuore della vita mondana per un centro balneare à la page. Non a caso, nelle intenzioni di Polli e di Bazzani, l’espressione “Casinò” fa parte di un trinomio d’oro che comprende anche le parole “Turismo” e “Moda”. A differenza dell’antecedente monegasco, il progetto per il Paradiso anziate sfrutta sapientemente il non lieve dislivello che intercorre tra il mare e il piano su cui sorge il corpo di fabbrica principale. A mano a mano che digrada verso il basso, l’edificio contiene funzioni diverse fino a divenire stabilimento balneare nella parte inferiore, a ridosso della spiaggia.

Il tratto elegante di Bazzani sembra prestarsi perfettamente al disegno di Polli: realizzare un centro alla moda, nei pressi di Roma, il quale sappia offrire ad una clientela selezionata ben più delle sole attività balneari o comunque legate alla fruizione delle risorse marine. In questa prospettiva, “il Paradiso sul mare” acquista un valore strategico ben espresso nelle caratteristiche architettoniche scelte per l’occasione. Contrariamente a quanto può apparire a prima vista, non si tratta di un progetto fuori-tempo-massimo; lo potrebbe far credere il confronto con l’opera di Garnier. Al contrario, l’opera si inserisce in una stagione dove, sotto diversi nomi (“Kursaal”, “Rotonda”, “Palazzo delle Feste”), si realizzano analoghi complessi multi-funzionali in molti altri centri costieri e termali dell’Italia degli anni venti.

Per restare ad Anzio, colpisce il tono elegante (e mai enfatico) che Bazzani riesce ad infondere nelle sue proposte architettoniche quando riguardano sia edifici pubblici che ville private: tra i primi spiccano i progetti per la nuova stazione ferroviaria e per il mercato coperto, oltre ad un vasto complesso destinato ad accogliere la “Casa madre dei Balilla marinaretti”. Nessuno di questi sarà poi realizzato, a differenza di buona parte delle ville disegnate per una cerchia di facoltosi committenti: oltre a quella per sé stesso, si segnalano quelle per Polli e per la famiglia Manzolini.

Dopo il 1934, all’interno di un programma per potenziare il collegamento con Roma, sarà scelto un altro progetto per realizzare la nuova stazione ferroviaria, dopo avere scartato quello di Bazzani: si opta per un disegno iper-minimalista, che ben riflette una tendenza sempre più dominante e, al tempo stesso, marca la distanza con il linguaggio usato sempre con coerenza dall’architetto romano. Resta da domandarsi se, visti in quest’ottica, gli anni venti non appaiono come appendice del primo Novecento, di quella che molti si ostinano a definire come “Belle Epoque”; come se la guerra 1915-18 non avesse lasciato il segno sia nel costume, sia nel gusto delle classi dirigenti. Nel nome di questa possibile continuità, l’architettura anziate di Bazzani costituisce una perfetta testimonianza di un’espressività arrivata ormai al capolinea.

Di fronte ai tanti riferimenti architettonici si infrangono i ricorrenti tentativi di inquadrare la sua opera entro categorie stilistiche, come “tardo Liberty”, “Art Déco”, “eclettismo storicista”. Rispetto a tutto quello che Bazzani dimostra di sapere mettere in campo, si è parlato giustamente di “bulimia formale” per un autore capace di attingere ad una vasta gamma di fonti: dal classicismo dell’antica Roma, fino all’architettura di Charles Garnier e all’Art Nouveau di marca soprattutto parigina. Non a caso, “il primato dell’abbondanza” è il titolo che Luca Quattrocchi ha giustamente utilizzato, nel suo saggio sullo “stile” di Bazzani.

Nonostante la rutilante policromia, è possibile ritagliare degli elementi espressivi che ricorrono nei progetti dell’architetto romano; in particolare dai prospetti per le ville e per il Paradiso sul mare, emerge un frequente ricorso ad una serie di elementi orizzontali e verticali, lesene e marcapiani, i quali danno origine ad una sorta di telaio: al suo interno è poi possibile inserire una serie di personali invenzioni e di extravaganzas.

Laddove vi è l’opportunità, Bazzani conferisce un respiro urbano alle sue opere; tra queste, vi è il Belvedere neroniano da lui concepito nel 1920 come luogo ove godere delle bellezze naturali: vi si possono anche cogliere in tutta la loro estensione le Grotte di Nerone, insieme con gli altri resti archeologici che danno lustro alla località. Qui c’è da segnalare un particolare interesse da parte di Bazzani per le antichità romane: risale al tempo in cui accompagnava il padre, “pittore rovinista” a Pompei e in altri siti di Roma antica.

La sua scomparsa nel 1939 sembra coincidere con la fine di una fase di cui, tra Roma, Terni e il litorale laziale, Cesare Bazzani è stato autentico protagonista.

Guido Zucconi

 

 

N.d.C. Guido Zucconi si laurea in architettura prima al Politecnico di Milano poi alla Princeton University (USA). Dal dal 1980 fino al settembre 2020 insegna Storia dell’architettura presso l’Università IUAV di Venezia (dal 2000 come professore ordinario). È stato inoltre presidente dell'Associazione italiana di storia urbana (AISU) dal 2009 al 2013 e dell’Ateneo Veneto dal 2014 al 2017; dal 2022 è membro del comitato scientifico di Città Bene Comune.

Tra i suoi libri: L'invenzione del passato. Camillo Boito e l'architettura neomedievale, 1855-1890(Marsilio, 1997); a cura di, con M. Carraro, Officina Iuav, 1925–1980. Saggi sulla scuola di architettura di Venezia (Marsilio 2011); La città degli igienisti. Riforme e utopie sanitarie nell’Italia umbertina (Carocci, 2022).

Per Città Bene Comune ha scritto: Complessità nella semplicità (13 ottobre 2023); Napoleone tra architettura e città (4 giugno 2026).

Sui libri di Guido Zucconi, v. in questa rubrica: Heleni Porfyriou, L’urbanistica tra igiene, salute e potere (9 giugno 2023); Donatella Calabi, Proiettare il passato nel futuro (13 giugno 2024).

N.B. I grassetti nel testo sono nostri

R.R.

 


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09 OTTOBRE 2026

CITTÀ BENE COMUNE

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M. Russo, Arte e architettura: uno spazio comune, commento a: A. Zevi, Artisti e architetti alla prova dello spazio (Donzelli, 2025)

G. Zucconi, Napoleone tra architettura e città, commento al libro di G. D'Amia, Milano capitale 1797-1814 (Silvana Ed., 2021).

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L. Bottini, Necessità di governare lo spazio pubblico, commento a: C. Burini, Governare lo spazio pubblico nelle città italiane (FrancoAngeli, 2024)

M. A. Crippa, L'architettura è un mistero, commento a : E. Faroldi, M. P. Vettori, L’architettura del mistero (LetteraVentidue 2025)

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P. C. Palermo, Dare voce a un disagio diffuso, commento a: L. Marescotti, Tra teoria e prassi (Biblion, 2025)

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