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UNA LETTERATURA PER LA CURA DEL MONDO


Commento al libro di Serenella Iovino






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Il libro di Serenella Iovino, Ecologia letteraria. Una strategia di sopravvivenza (Edizioni Ambiente), apparso una prima volta nel 2006 e ripubblicato dallo stesso editore nel 2015 (1), andrebbe letto in concomitanza con un'altra sua opera di poco precedente: Filosofie dell'ambiente. Natura, etica, società (Carocci, 2004, riproposto nel 2008). Entrambi i saggi rappresentano infatti un dittico a mio dire esemplare. Ci offrono un dialogo fecondo tra punti di vista, oltre a mostrarci che è possibile superare, se si sa (e vuole) guardare al di là degli steccati accademici ed epistemici, le consuete diffidenze tra campi del sapere. Così come nel testo maggiormente speculativo sono evidenti i rinvii espliciti o sottesi alle filosofie classiche della natura (i fisiocratici, Bruno, Spinoza, Rousseau, Goethe, Thoreau…) e alla forma letteraria adottata da tali grandi figure; nel secondo invece - e qui più attentamente esaminato - la letteratura si dimostra una fonte inesauribile di narrazioni suscitate dai contatti umani con la natura. Laddove l'Autrice - docente di Letterature comparate all'Università di Torino - ne rimarca lo spessore e la significatività non soltanto sul piano estetico, ma enfatizzandone i passi volti a sollecitare nel lettore le riflessioni inerenti i valori, le pratiche, le scelte locali e strategiche, coraggiose, dell'ecologismo contemporaneo. Non trascurandone comunque le sconfitte, né le drammatiche sfide che l'attendono, a fronte di radicali svolte politiche ed economiche planetarie (local e glocal insieme) che tutti ancora attendiamo, ma almeno faticosamente entrate a far parte della pubblica opinione. Ostacolate, se non derise, da chi guardi more solito soltanto alla globalizzazione dei profitti, alla strenua difesa di un antropocentrismo che tarda ad accettare l'urgenza di avviarsi verso prospettive geocentriche, anzi cosmocentriche. Si tratta, come è noto, di processi non sempre imprevedibili, aggravati dalla dissennatezza e dalla trascuratezza umane, che implicherebbero risposte nuove, altre progettualità e azioni dissidenti più attente alla necessità di includere la difesa della natura come un'urgenza strategica dalle immense risonanze sociali oltre alle implicazioni culturali e educative. Le risonanze di simili fenomeni sono penetrate per altro all'interno degli stessi movimenti ecologisti, con esiti promettenti ma ancora poco visibili. Serenella Iovino ci offre, in questo quadro ormai noto, una via interessante da percorrere che possiamo associare ad altre controtendenze emergenti: ad esempio, l'attenzione recente per una maggiore valorizzazione della cultura umanistica (filosofica e letteraria), oltre che scientifica, oggi senz'altro in grande ripresa, come mezzo per contrastare i pericoli evocati. Dove, più cultura diffusa, più educazione permanente nel corso della vita, equivarrebbero allo sviluppo di una maggiore preoccupazione per il futuro della terra come casa comune e non privatistica. Avvalendosi di una notevole pluralità di esempi, il cui merito sta nella diffusione di idealità e valori, in una serrata problematizzazione dell'esistente, la Iovino ci mostra quindi con efficacia quanto anche la letteratura - nei suoi generi diversi - possa concorrere al risveglio delle coscienze. Quando protagonisti, sfondi, scene e personaggi delle rappresentazioni del mondo siano stati in passato, e ancora si evidenzino tali, non soltanto in quanto esseri umani, ma piuttosto in quanto modi di rapportarsi alla natura attraverso il linguaggio e le sue declinazioni espositive oltre che simboliche. Storie, poesie, autobiografie, romanzi, diari, le stesse narrazioni scientifiche possono concorrere a promuovere quel senso di responsabilità diffuso di cui c'è un estremo bisogno? Questa la tesi del libro, anzi di entrambi. Al fine di accrescere quell'impegno civile in grado di accendere quello ecologico che ancora tarda a proliferare. L'Enciclica Laudato si' del 2015, dedicata alla salvezza di "sorella terra", nella quale papa Francesco ha scritto impreviste pagine profetiche, rappresenta sicuramente un contributo importante, planetario, per almeno l'avvio di tali inversioni di tendenza. Volte a sostenere una alleanza non ulteriormente differibile tra credenti e non credenti, tra scienza e valori umanistici, tra un pensiero alla ricerca di valori perduti e quanto la letteratura può offrirci per il perseguimento di questi scopi. Purché, ben oltre ogni percezione e concezione soggettivistica (anzi individualistica) del nostro saper stare e fare nella vita si sia disposti a oltrepassare i nostri interessati particolarismi. L'ecologia letteraria (mutuata dalla corrente dell' eco-criticismo per lo più californiano) - ci dice la Iovino - giustifica la sua denominazione e traduzione in lingue europee, traendo la propria ragion d'essere soprattutto quando nei più diversi generi narrativi, che hanno raccontato di natura, ci è possibile ravvisare ethos personali e collettivi ispirati dalle tensioni e dal desiderio di non cogliere in essa solamente l'aspetto consolatorio, pacificante, idilliaco, post-bucolico. Bensì tutta la drammaticità di cui essa è causa e non soltanto per le colpe, per le avidità e le indifferenze mostrate dalla specie umana quando questa celebri le sue vittorie - ma in realtà sconfitte - contro una natura che non sa associare a sé e riconoscere dentro di sé. Come se potesse sussistere una separazione tra noi e quanto, in verità, è per noi l'origine primaria.

 

Non soltanto letterature militanti

Tuttavia, sembrerebbe dirci ancora l'Autrice, l'indirizzo emergente di tale declinazione del pensiero ecologista non può certamente limitarsi a considerare soltanto le letterature militanti. Auspicare una narrazione congiunta tra filosofia e letteratura, significa di conseguenza coltivare ed educare le sensibilità umane, quale ne sia l'età, non soltanto attraverso la esplicita assunzione di consapevolezza (e di colpevolezza) dei più eclatanti, striscianti, annunciati disastri ambientali. Poiché è anche grazie alle letterature e alle arti " disimpegnate" che la messa in scacco dell'incoscienza ecologica può sensibilizzare chiunque sia disponibile a pensare, a leggere, ad essere spettatore intelligente e partecipe di questa causa. Come? È presto detto: mostrando loro che quando scrittori, poeti, registi sanno avvicinarci alla natura - alla bellezza rasserenante o al tremendo agghiacciante di cui è essa è inconsapevole fattrice - le emozionanti pagine di un libro o la ancor più suggestiva pellicola digitale di un film possono svolgere un compito ugualmente educativo. Generando passioni, sentimenti di attaccamento e scelte di cittadinanza attiva per la salvaguardia generale della vita umana e non solo della propria. Gli "esercizi di ammirazione", di stupore, di meraviglia, di seduzione, direbbero Simone Weil e Emile Cioran, che media tradizionali e nuovissimi sanno generare possiedono spesso più valore pedagogico di una escursione in montagna mirante soltanto al raggiungimento agonistico di una vetta o di un' attività sportiva che implica abusi e distruzioni ambientali irreversibili, quanto i più dissennati genocidi edilizi. L'ecologia e la filosofia letteraria, insieme coniugate attraverso le loro scritture, e ben riesce a convincerci di ciò Serenella Iovino, costituiscono una via privilegiata quindi per la cura collettiva e personale del mondo. Si può crescere ecologisti "involontari " o lo si può diventare tardivamente se l' amore per la lettura e non solo riesce a suscitare affezione verso la natura. Venga essa descritta a rischio o meno. Quando infatti l'argomento dei racconti metta al centro il nostro legame indissolubile con essa, con quell'evidenza materiale e sistemica che chiamiamo "terra", nemmeno una parola - pronunciata o scritta in proposito - dovrebbe andare perduta. Ed inoltre, il punto di vista filosofico ammesso che concerna l'analisi del senso dell'esistenza e delle singole esistenze biografiche, non potrà che attingere nuovamente alla letteratura. Come per altro ci mise già sull'avviso Italo Calvino. Il quale, più volte ebbe a ribadire quanto fossero potenti i romanzi, anche fantastici, capaci di suscitare nei lettori pensosità e interrogativi ecologici. La pittura, e inoltre la musica, la fotografia non concorrono e contribuiscono forse al raggiungimento di scopi estetici dotati tanto di un' egual potenza e suggestività, quanto di sollecitazioni teoretiche?

 

Dall'ecologia letteraria alla econarrazione

Due volumi dunque paralleli e interconnessi questi, che ci consentono di penetrare nelle tesi originali di una studiosa che ci offre suggestioni e sguardi attentissimi. Supportati da fonti bibliografiche, per lo più statunitensi, pressoché ancora ignorate nel nostro Paese: tanto dai filosofi, quanto dalla critica letteraria. Non soltanto per le numerose interazioni concettuali e tematiche, ma per quel riproporsi di questioni che mettono al centro, in tal caso, la letteratura come occasione per un ripensamento deep, interiore e profondo, delle prospettive culturali e delle azioni del movimento ecologistico anche nei suoi indirizzi religiosi, spirituali, mistici. Tanto in una prospettiva interpretativa e autocritica del da farsi; quanto per le preoccupazioni dovute verso le sorti odierne dell'"educazione ambientale", che non può più trascurare di allearsi con le correnti del pensiero e della ricerca della "felicità", della cura di sé e del noi. Una dizione e missione per altro che reputo essere stata fin dalle sue origini piuttosto infelice: ispiratasi, paradossalmente, a motivi antropocentrici più che geocentrici. Laddove parrebbe l'ambiente a dover accettare i nostri sforzi educativi nei suoi confronti e non viceversa. In un seguito di metafore pedagogiche che non sembrerebbero assolvere la nostra coscienza e le irresponsabilità di cui continuiamo a dar sfoggio. Dove l'ambiente quindi rappresenterebbe quella entità astratta da addomesticare, domare, alterare, ridurre in cattività. Mentre dovrebbe essere esso, in base a come esso ci si offre e in relazione a come l'abbiamo violato, a educarci a non devastarlo secondo una continuità deterministica di marca umana, affatto umanistica e umanitaria, che non può non apparirci "disumana" per la sua intrinseca e quasi destinale, narcisistica, volontà di potenza.

Serenella Iovino non poteva dunque, e bene ha fatto, che rivolgersi a bibliografie che localmente non ci appartengono. Dischiudendoci a nuovi itinerari di ricerca, facendoci conoscere nomi anche di fama internazionale in Italia ignorati. Ma non soltanto. Al contempo sia nell'uno che nell'altro volume sono le fonti letterarie, filosofiche citate, esemplari, indicative, illuminanti, a rappresentare per la ricostruzione della storia della letteratura contemporanea green, una vera e propria miniera di riferimenti preziosi. Le sue letture "eco-critiche" che ci offrono suggestioni nuove rileggendo Anna Maria Ortese, Clarice Lispector, Pier Paolo Pasolini e di Jean Giono, ci offrono la possibilità di scoprire sorgenti non tanto di educazione all'ambiente, bensì indispensabili per comprendere il rovesciamento del suo messaggio indubbiamente morale: alla luce di quei richiami per "un'etica della cultura ambientale " sia come strategia di sopravvivenza, sia come immaginazione ecologica, di cui l'Autrice tratta nella Prima parte del volume dedicato all'Ecologia letteraria. In altre parole, il problema pedagogico, nella formazione dei piccoli come dei grandi, i secondi i veri devastatori della terra, i primi già in procinto di diventarlo se non facciamo nulla, non può che vederci impegnati nella sostituzione di una nozione così ambigua e controproducente. Ma le possibilità di mettere al centro "l'ambiente come fonte di educazione" possono trovare spunto dalle altre suggestioni ancora una volta di entrambi i libri. Riconducibili al ruolo della scrittura e della lettura, che da tempo riconduco all'indirizzo narratologico di carattere "eco-narrativo" (2). Se infatti la Iovino ci introduce agli indirizzi e ai registri di un filone letterario antichissimo, non certamente apparso soltanto nell' '800 statunitense, non è possibile ignorare le scritture più semplici e istintive di scrittrici e scrittori di sé ( per puro diletto, per dovere di testimonianza, per ricerca di senso) influenzate, affascinate, incantate dalle manifestazioni naturali più diverse. Le più sublimi, le più sconvolgenti e catastrofiche. Dove lo stesso concetto di "ecologia letteraria", da lei privilegiato oggi si rivela forse inidoneo a esprimere l'importanza storica e antropologica di scritture che non attrarranno mai la critica ufficiale. Tutt'al più le scienze sociali e antropologiche. Per tale motivo, è forse più adeguato avvalersi appunto, al fine di riconoscere la vastità delle narrazioni dialettali, scritte da contadini come da navigatori poeti, da geografi e cartografi, da esploratori e avventurieri, del concetto in precedenza citato. L'eco-narrazione è inclusiva per definizione, è più onnicomprensiva: in quanto accetta di annoverare nella storia della scritture di sé e della vita vissuta, le espressioni che appartengono a quella sterminata non-letteratura di grande valore autobiografico, storiografico, pop-filosofico, ignorata e disprezzata per secoli. Costituita da documenti, anche umili e semplici, senza pretese, da appunti sparsi, diari, epistolari, memorie, racconti di esperienza, dove il rapporto con la natura è siglato da messaggi che ci consentono di meglio illuminare e ricostruire le storie e le tracce green delle donne e degli uomini umili, dimenticati, emarginati ma fedeli alla terra. Leggiamole quindi, cerchiamole, scopriamole nei luoghi più disparati, valorizzandole agli effetti di un arricchimento della ecologia letteraria come ecologia narrativa nella loro feconda soluzione di continuità, queste testimonianze. Come parve un dovere morale a Nuto Revelli, il più grande biografo italiano tra i fondatori dell'indirizzo econarrativo. In un'accezione ispiratrice ed educativa, però, che - come Serenella Iovine ha saputo mostrarci in modo esemplare - , vada cercando in esse anche le concezioni della vita (le filosofie naif o "popolari" della quotidianità, della sopravvivenza, del lavoro e dei mestieri a contatto con la natura), che da queste letterature "mancate", oneste, impressionistiche, anzi mai ambiziosamente perseguite, inevitabilmente traspaiono a saperle e volerle leggere nelle due intrecciate possibilità.

Duccio Demetrio

 

Note
(1) Con la prefazione di Cheryll Glotfelty e uno scritto di Scott Slovic.

(2) Cfr. D. Demetrio, La religiosità della terra. Una fede civile per la cura del mondo, Raffaello Cortina, Milano, 2013; Idem, Green autobiography. La natura è un racconto interiore, Booksalad, Anghiari, 2015.

 

N.d.C. - Duccio Demetrio, già professore ordinario di Pedagogia generale e sociale all'Università degli Studi di Milano-Bicocca dove ha insegnato Filosofia dell'educazione e Teorie e pratiche della narrazione, ha fondato e dirige la Libera Università dell'Autobiografia di Anghiari e la Società di Pedagogia e Didattica della Scrittura.

Tra i suoi ultimi libri: Scrivi, frate Francesco. Una guida per narrare di sé (Ed. Messaggero, 2017); Ingratitudine. La memoria breve della riconoscenza (R. Cortina, 2016); Green autobiography. La natura è un racconto interiore (Booksalad, 2015); Silenzio (EMP, 2014); La religiosità della terra. Una fede civile per la cura del mondo (R. Cortina, 2013); I sensi del silenzio. Quando la scrittura si fa dimora (Mimesis, 2012); con P. Sequeri, Beati i misericordiosi. Perché troveranno misericordia (Lindau 2012); (a cura di) Educare è narrare. Le teorie, le pratiche, la cura (Mimesis, 2012); con F. Rigotti, Senza figli. Una condizione umana (R. Cortina, 2012); Perché amiamo scrivere. Filosofia e miti di una passione (R. Cortina, 2011); La religiosità degli increduli. Per incontrare i "gentili" (Il cortile dei gentili, 2011).

N.B. I grassetti nel testo sono nostri

R.R.

 


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14 Luglio 2017

CITTÀ BENE COMUNE

Ambito di dibattito sulla città, il territorio e la cultura del progetto urbano e territoriale

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Gli incontri

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2017: programma/present.

 

 

Interventi, commenti, letture

2015: online/pubblicazione
2016: online/pubblicazione
2017:

M. Salvati, Il mistero della bellezza delle città, commento a M. Romano, Le belle città (Utet, 2016)

P. C. Palermo, Vanishing. Alla ricerca del progetto perduto, commento a C. Bianchetti, Spazi che contano (Donzelli, 2016)

F. Indovina, Pianificazione "antifragile": problema aperto, commento a I. Blečić, A. Cecchini, Verso una pianificazione antifragile (FrancoAngeli, 2016)

F. Gastaldi, Urbanistica per distretti in crisi, commento a A. Lanzani, C. Merlini, F. Zanfi (a cura di), Riciclare distretti industriali (Aracne, 2016)

G. Pasqui, Come parlare di urbanistica oggi, commento a B. Bonfantini, Dentro l'urbanistica (Franco Angeli, 2017)

G. Nebbia, Per un'economia circolare (e sovversiva?), commento a E. Bompan, I. N. Brambilla, Che cosa è l'economia circolare (Edizioni Ambiente, 2016)

E. Scandurra, La strada che parla, commento a L. Decandia, L. Lutzoni, La strada che parla (FrancoAngeli, 2016)

V. De Lucia, Crisi dell'urbanistica, crisi di civiltà, commento a G. Consonni, Urbanità e bellezza (Solfanelli, 2016)

P. Barbieri, La forma della città, tra urbs e civitas, commento a A. Clementi, Forme imminenti (LISt, 2016)

M. Bricocoli, Spazi buoni da pensare, commento a: C. Bianchetti, Spazi che contano (Donzelli, 2016)

S. Tagliagambe, Senso del limite e indisciplina creativa, commento a: I. Blečić, A. Cecchini, Verso una pianificazione antifragile (FrancoAngeli, 2016)

J. Gardella, Disegno urbano: la lezione di Agostino Renna, commento a: R. Capozzi, P. Nunziante, C. Orfeo (a cura di), Agostino Renna. La forma della città (Clean, 2016)

G. Tagliaventi, Il marchio di fabbrica delle città italiane, commento a: F. Isman, Andare per le città ideali (il Mulino, 2016)

L. Colombo, Passato, presente e futuro dei centri storici, commento a: D. Cutolo, S. Pace (a cura di), La scoperta della città antica (Quodlibet, 2016)

F. Mancuso, Il diritto alla bellezza, riflessione a partire dai contributi di A. Villani e L. Meneghetti

F.Oliva, "Roma disfatta": può darsi, ma da prima del 2008, commento a: V. De Lucia, F. Erbani, Roma disfatta (Castelvecchi, 2016)

S.Brenna, Roma, ennesimo caso di fallimento urbanistico, commento a V. De Lucia e F. Erbani, Roma disfatta (Castelvecchi 2016)

A. Calcagno Maniglio, Bellezza ed economia dei paesaggi costieri, contributo critico sul libro curato da R. Bobbio (Donzelli, 2016)

M. Ponti, Brebemi: soldi pubblici (forse) non dovuti, ma, commento a: R. Cuda, D. Di Simine e A. Di Stefano, Anatomia di una grande opera (Ed. Ambiente, 2015)

F. Ventura, Più che l'etica è la tecnica a dominare le città, commento a: D. Harvey, Il capitalismo contro il diritto alla città (Ombre corte, 2016)

P. Pileri, Se la bellezza delle città ci interpella, commento a: G. Consonni, Urbanità e bellezza (Solfanelli, 2016)

F. Indovina, Quale urbanistica in epoca neo-liberale, commento a: C. Bianchetti, Spazi che contano (Donzelli, 2016)

L. Meneghetti, Discorsi di piazza e di bellezza, riflessione a partire da M. Romano e A. Villani

P. C. Palermo, Non è solo questione di principi, ma di pratiche, commento a: G. Becattini, La coscienza dei luoghi (Donzelli, 2015)

G. Consonni, Museo e paesaggio: un'alleanza da rinsaldare, commento a: A. Emiliani, Il paesaggio italiano (Minerva, 2016)

 

 

Nel blog

Per una città dell'accoglienza, commento a: I. Agostini, G. Attili, L. Decandia, E. Scandurra, La città e l'accoglienza (manifestolibri, 2017)