| |
L'AI TRA ABITUDINE E TRAPPOLE
Commento al libro di Paolo Fusero
Luca Gaeta
altri contributi:
dello stesso autore
sullo stesso argomento
|
|
|
|
|
Un cortese invito di Renzo Riboldazzi mi ha indotto a leggere Hypercity. Intelligenza artificiale e città del futuro, pubblicato da FrancoAngeli nel 2024. Questo libro di Paolo Fusero, chiaro e ben documentato, ha il merito di tenere unite la transizione digitale e quella ecologica come due aspetti interdipendenti del “cambio di paradigma del nostro modello di sviluppo economico” (p. 14). L’autore di Hypercity pronostica la transizione da un modello di sviluppo lineare, basato sul consumo irreversibile delle risorse naturali, verso un modello circolare basato sul riciclo, la riduzione dello spreco e l’ottimizzazione dei processi. Secondo questa visione, l’intelligenza artificiale trova la massima utilità sociale nell’accompagnare il cambiamento di paradigma. I potenziali vantaggi che l’intelligenza artificiale può apportare alla società in questa transizione superano gli svantaggi e giustificano un atteggiamento di moderata benevolenza. La sfida posta dallo sviluppo repentino dei sistemi di intelligenza artificiale e delle loro applicazioni urbane appare accettabile, secondo Fusero, nel contesto molto allarmante della crisi ambientale. Il contributo dell’intelligenza artificiale va perciò soppesato alla luce della minaccia climatica, tenendo conto anche del crescente impatto ambientale di strutture energivore e idrovore come i data center (Lopez, Diguet, 2023).
Dopo aver esposto queste argomentazioni, Fusero si concentra in particolare sul ventaglio di applicazioni dell’intelligenza artificiale negli ambienti urbani. Questa scelta sembra scontata per un urbanista. Tuttavia, nel secondo capitolo, l’autore spiega che le città sono vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico e sono le principali fonti delle emissioni inquinanti che stanno alterando il clima. L’intelligenza artificiale può svolgere un ruolo di ottimizzatrice dei processi urbani, riducendo il consumo e lo spreco di risorse naturali, ma anche un ruolo di simulatrice delle politiche pubbliche prima che si passi alla loro attuazione. Il ventaglio delle possibili applicazioni è molto ampio: dal controllo dei flussi di traffico alla gestione dei rifiuti, dalla sicurezza al monitoraggio dei parametri ambientali, fino alla pianificazione urbanistica assistita dall’intelligenza artificiale. In tutti questi casi, la posta in gioco consiste, secondo Fusero, nel “rendere le città più efficienti, trasformandole in spazi resilienti, capaci di adattarsi ai cambiamenti ambientali, sociali ed economici” (p. 129). Resta da stabilire se il guadagno in termini di efficienza ambientale possa essere accompagnato da un guadagno equivalente in termini di equità sociale grazie all’intelligenza artificiale. I sistemi di machine learning attuali non sembrano progettati per incorporare criteri di giustizia distributiva né di imparzialità nei processi urbani che gestiscono.
Non molto tempo fa è stata pubblicata la prima enciclica di Leone XIV, Magnifica humanitas, in cui il pontefice riflette su quale debba essere l’atteggiamento della Chiesa cattolica nei confronti dell’intelligenza artificiale. Il Papa ribadisce, in linea con i predecessori, che “la tecnica non va considerata, in se stessa, come forza antagonista rispetto alla persona: al contrario, essa è radicata nella nostra storia fin dal principio” (Leone XIV, 2026, p. 4). Sebbene la tecnica sia parte del mondo umano sin dall’origine, è necessario prestare la più grande attenzione quando tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale “si innestano nella trama della quotidianità, plasmano i processi decisionali e incidono in profondità sull’immaginario collettivo” (ibidem). La capacità dei nuovi media digitali di condizionare in modo inavvertito il comportamento umano è tanto più incisiva quanto più essi assumono un carattere “ambientale”, cioè quando diventano parte integrante della vita quotidiana. Lo aveva compreso perfettamente nel secolo scorso Marshall McLuhan (1964), un perspicace e arguto studioso dei media elettronici, anch’egli cattolico.
Colpisce la tempestività di questa enciclica, poiché lo sviluppo commerciale dell'intelligenza artificiale è piuttosto recente. Ma soprattutto colpisce, per tornare al libro di cui discutiamo, che l’enciclica di Leone XIV si colleghi idealmente alla Laudato si’ di Francesco, dedicata alla crisi ecologica e alla salvaguardia del creato. Colpisce ugualmente la metafora che Leone XIV usa per descrivere l’alternativa di fronte alla quale si trova l’umanità. L’alternativa è, secondo il pontefice, tra costruire una nuova torre di Babele, che poi sarebbe Babilonia, consegnata a poteri che pretendono di dominare senza controllo, oppure la ricostruzione di Gerusalemme, le cui mura in rovina, nel racconto biblico, furono riedificate da tutto il popolo con uno sforzo collettivo. Due città terrene, due icone dell’antico Testamento, oggi irriconoscibili, scelte dal pontefice per rappresentare due versioni inconciliabili del rapporto umano con la tecnologia digitale. Questo rapporto si gioca principalmente nelle città, le nostre città “sature di silicio”, come diceva William Mitchell (1999), citato da Fusero nel suo libro. Il silicio è il materiale dei microprocessori presenti nei nostri dispositivi digitali: la materia di cui sono fatti i nostri sogni cibernetici.
C’è indubbiamente un legame originario e molto profondo tra tecnologia e città che si rinnova con ogni nuova ondata di sviluppi tecnologici. Urbanisti e storici urbani se ne sono resi conto con lucida sensibilità. Si possono citare a titolo di esempio Ildefonso Cerdà, Patrick Geddes, Lewis Mumford, Sigfried Giedion e inoltre, più recentemente, Melvin Webber, Constantinos Doxiadis e Michael Batty. Ogni cambio di paradigma tecnologico ha stimolato negli urbanisti l’immaginazione di nuove forme urbane, come se la città fosse il laboratorio di una civiltà in procinto di nascere, ma anche il banco di prova dei suoi interrogativi etici. A chi desiderasse cimentarsi con il tema non mancherebbero i materiali per scrivere una storia incentrata sul rapporto tra l’urbanistica e la tecnologia dei trasporti e delle comunicazioni. Un’opera come Technics and Civilization (Mumford, 1934) potrebbe fare da modello a condizione di mettere da parte il giudizio morale dello storico statunitense sulla tecnologia buona o cattiva.
Il libro di Fusero, a suo modo, continua una linea di svolgimento del discorso urbanistico in una chiave di adattamento e coevoluzione tra società urbana e tecnologia digitale, senza lo spauracchio della tecnofobia (Gallese, Moriggi e Rivoltella, 2025). E lo fa spingendosi fino al punto di immaginare come potrebbe apparire la città ipertecnologica chiamata hypercity. A questo proposito, l’autore esprime un’opinione con cui mi trovo molto d’accordo: “Dal punto di vista architettonico, l’hypercity potrebbe non essere molto diversa dalla città come la conosciamo oggi” (p. 65). Ciò significa, a mio avviso, riconoscere che la tecnologia digitale, compresa l’intelligenza artificiale, agisce principalmente sugli usi, sulle percezioni e sui comportamenti delle persone in uno spazio urbano che assorbe in sé la componente digitale come una presenza spettrale. Per questa varietà spaziale è opportuno parlare di ibrido, cioè di una commistione inseparabile tra il fisico e il digitale.
Considerata da un altro punto di vista, questa commistione suggerisce che la forma sensibile e l’aspetto esteriore degli edifici non sono un indicatore affidabile degli usi che in essi trovano luogo. Questo è l’effetto spaziale di una tecnologia che abilita la condivisione in tempo reale di ambienti comunicativi polivalenti. Gli edifici progettati per uso residenziale sono soggetti a questa polivalenza più di altri. Col passare del tempo, alcuni tipi di immobili urbani potranno cambiare aspetto o diventare superflui. Altri si moltiplicheranno come i data center, che sono un risvolto della rete digitale vista dall’esterno, per parafrasare un’espressione visionaria del filosofo e tecnologo francese Pierre Lévy (1996). Ma la forma urbana potrebbe cambiare nello spettro visibile assai meno di quanto lo faccia nello spettro digitale.
In una prospettiva di pianificazione urbana, credo che sia importante aspettarsi cambiamenti della città determinati dall’uso e dalla percezione di uno spazio urbano sempre disponibile a ibridarsi. L’abitudine a muoversi e agire in uno spazio aumentato, capace di reagire alla nostra presenza e ai nostri bisogni, si farà sentire e produrrà risultati tangibili con l’avvicendarsi delle generazioni di progettisti dello spazio. L’intelligenza artificiale può contribuire proprio perché apprende dalle nostre abitudini, le rafforza e ce le ripropone come modelli di azione su scala sociale. Fusero esorta a considerare il rischio concreto di amplificare in questo modo odiosi pregiudizi e discriminazioni. Bisognerebbe fare tutt’altro: progettare un’intelligenza artificiale che non sia addestrata sulle abitudini, svincolata dal controllo proprietario dei colossi informatici, sottratta agli interessi commerciali come si era sperato di fare agli albori della rete Internet. Forse siamo ancora in tempo. Oppure sarà la stessa intelligenza artificiale a imboccare una strada autonoma, a scoprire che l’abitudine non è l’unica né la migliore fonte di apprendimento.
Mezzo secolo fa, Henri Lefebvre (1974, p. 201) affermava che ogni tipo di società costruisce il proprio spazio alla maniera di un ragno che secerne la ragnatela dal proprio corpo. La sua è una metafora splendida per la nostra società reticolare, una sollecitazione a interrogarci sullo spazio che la transizione digitale appena iniziata sta generando. In questa transizione anch’io, come Fusero, ritengo che sia indispensabile una relazione più profonda tra cultura tecnica e umanistica. Nel campo della pianificazione urbana, invece, si assiste oggi ad una divaricazione che dovrebbe preoccupare tra la ricerca acritica di efficienza gestionale e la critica sociale demolitrice di ogni competenza tecnica. La generazione che si sta formando nelle aule universitarie è coinvolta in una transizione culturale che modifica in profondità le forme di trasmissione e riproduzione del sapere. Chi crede che l’urbanistica abbia prodotto nel tempo un sapere pratico imperniato su valori solidaristici dovrebbe occuparsi di fare da ponte per tradurre quel sapere e quei valori in forme che siano assimilabili e condivisibili da una generazione di nativi digitali che impara tanto dalla rete quanto dai libri e spesso non si cura della differenza. Meno ancora sembra curarsi nel vivere quotidiano della differenza tra città materiale e città digitale. Quest’apparente disinvoltura è sintomatica di un’esperienza spaziale sincretica che affiora sempre più nella città ipertecnologica.
Luca Gaeta
Riferimenti bibliografici Gallese V., Moriggi S., Rivoltella P.C. (2025). Oltre la tecnofobia. Il digitale dalle neuroscienze all'educazione. Raffaello Cortina, Milano. Lefebvre H. (1974). La production de l’espace. Anthropos, Paris. Leone XIV (2026). Magnifica humanitas. Lettera enciclica sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale. Città del Vaticano. https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html. Lévy P. (1996). L'intelligenza collettiva. Per un’antropologia del cyberspazio, Feltrinelli, Milano. Lopez, F., Diguet, C. (2023). Sous le feu numérique. Spatialités et énergies des data centers. Genève: Métis Presses. McLuhan, M. H. (1964). Understanding Media: The Extensions of Man. London: Routledge & Kegan Paul. Mitchell W. J. (1999). E-topia. Urban Life, Jim—But Not as We Know It. MIT Press, Cambridge. Mumford, L. (1934). Technics and Civilization. Harcourt, Brace and Co., New York.
N.d.C. – Luca Gaeta, professore ordinario di Tecnica e Pianificazione urbanistica al Politecnico di Milano, è stato coordinatore del dottorato di ricerca in Urban Planning, Design and Policy nel Dipartimento di Architettura e Studi Urbani.
Tra i suoi libri: Segni del cosmo. Logica e geometria in Whitehead (LED Edizioni, 2002); Il seme di Locke. Interpretazioni del mercato immobiliare (FrancoAngeli, 2006); Il mercato immobiliare. Beni, diritti, valori(Carocci, 2009); La democrazia dei confini. Divisioni di suolo e sovranità in Occidente (Carocci, 2011); con M. Bolocan Goldstein, S. Moroni e G. Pasqui, Modelli e regole spaziali. Liber amicorum per Luigi Mazza(FrancoAngeli, 2013); con U. Janin Rivolin, L. Mazza (a cura di), Governo del territorio e pianificazione spaziale (CittàStudi Ed., 2013 e 2018); con A. Arcidiacono, A. Bruzzese e L. Pogliani, Governare i territori della dismissione in Lombardia: caratteri, contesti, prospettive (Maggioli, 2015); con A. Balducci (a cura di), L’urbanistica italiana nel mondo. Contributi e debiti culturali (Donzelli, 2015); La civiltà dei confini. Pratiche quotidiane e forme di cittadinanza (Carocci, 2018); con A. Buoli (a cura di), Transdisciplinary Views on Boundaries: Towards a New Lexicon (Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, 2020); Urbanistica contrattuale. Criteri, esperienze, precauzioni (FrancoAngeli, 2021); Orizzonti quotidiani. Introduzione alla conoscenza dei confini (Mimesis, 2023); Il primo libro di urbanistica (Einaudi, 2024); Exploring space with McLuhan: Insights for the digital age (Springer, 2026).
Per Città Bene Comune ha scritto: Lefebvre e il beat della vita quotidiana (4 dicembre 2020); Ritorno al quotidiano dopo l’evento (22 marzo 2024).
Sui libri di Luca Gaeta, v. in questa rubrica: Gabriele Pasqui, I confini: pratiche quotidiane e cittadinanza (11 gennaio 2019); Agostino Petrillo, Oltre il confine (15 giugno 2019); Anna Casaglia, L’invenzione (e l’illusione) dei confini (14 luglio 2021); Piergiorgio Vitillo, Urbanistica? Contrattare si può (11 novembre 2022); Piergiorgio Vitillo, Abilitare le antinomie del piano (26 giugno 2025); Renzo Riboldazzi,, L’urbanistica in un libro (16 maggio 2025); Pier Carlo Palermo, Cammei di urbanistica (3 luglio 2025); Michelangelo Russo, Urbanistica: una disciplina da riscoprire (5 settembre 2025); Patrizia Gabellini, Urbanistica o studi urbani? (17 ottobre 2025).
N.B. I grassetti nel testo sono nostri.
R.R. © RIPRODUZIONE RISERVATA 23 OTTOBRE 2026 |
CITTÀ BENE COMUNE
Ambito di riflessione e dibattito sulla città, il territorio, l'ambiente, il paesaggio e le relative culture interpretative e progettuali
prodotto dalla Casa della Cultura e dal Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano
ideazione e direzione scientifica (dal 2013): Renzo Riboldazzi
direttore responsabile (dal 2024): Annamaria Abbate
comitato editoriale (dal 2013): Elena Bertani, Oriana Codispoti; (dal 2024): Gilda Berruti, Luca Bottini, Chiara Nifosì, Marco Peverini, Roberta Pitino; (dal 2025) Letizia Konderak, Franco Vaio, Bruna Vendemmia
comitato scientifico (dal 2022): Giandomenico Amendola, Andrea Arcidiacono, Arnaldo Bagnasco, Alessandro Balducci, Angela Barbanente, Cristina Bianchetti, Bertrando Bonfantini, Donatella Calabi, Giancarlo Consonni (fino alla sua scomparsa nel 2026), Maria Antonietta Crippa, Giuseppe De Luca, Giuseppe Dematteis, Francesco Indovina, Antonio Longo, Alfredo Mela, Raffaele Milani, Francesco Domenico Moccia, Giampaolo Nuvolati, Carlo Olmo, Pier Carlo Palermo, Gabriele Pasqui, Rosario Pavia, Laura Ricci, Enzo Scandurra, Silvano Tagliagambe, Michele Talia, Maurizio Tira, Massimo Venturi Ferriolo, Guido Zucconi
cittabenecomune@casadellacultura.it
conferenze-dialoghi
2017: Salvatore Settis locandina/presentazione sintesi video/testo integrale
2018: Cesare de Seta locandina/presentazione sintesi video/testo integrale
2019: G. Pasqui | C. Sini locandina/presentazione sintesi video/testo integrale
confronti
autoritratti
2017: Edoardo Salzano 2018: Silvano Tintori 2019: Alberto Magnaghi 2022: Pier Luigi Cervellati 2023: Valeria Erba
letture e pubblicazioni
2015: online 2016: online/periodico1/24 2017: online/periodico2/24 2018: online/periodico1/25 2019: online/periodico2/25 2020: online/pubblicazione 2021: online/pubblicazione 2022: online/pubblicazione 2023: online/pubblicazione 2024: online/pubblicazione 2025: online/pubblicazione 2026:
M. Ieva, L'architettura come arte del pensiero, commento a. M. Sèstito, Grammatiche terrestri (Mediano, 2025)
C. Tedesco, Napoli: sguardi inediti sulla fragilità, commento a: F. Palestino, La forma dell’invisibile (Clean, 2022)
F. Aliata, Architetti italiani in Argentina, commento a: G. D'Amia,Architetti e costruttori italiani in Argentina (Silvana editoriale, 2025)
G. Zucconi, Un paradiso sul mare, commento a: R. Mastrella, A. Jaia (a cura di), Cesare Bazzani architetto, 1873-1939 (Gangemi 2026)
E. Tagliacollo, Lo spazio tra arte e architettura, commento a: A. Zevi, Artisti e architetti alla prova dello spazio (Donzelli, 2025)
G.Nuvolati, Una graffetta per capire il mondo, commento a: V. Porcellana, Antropologia della graffetta (Meltemi 2026)
A. Cancellieri, Combattere la povertà, non i poveri, commento a: P. Grassi, G. Pozzi, V. Verdolini, Milano fantasma (ombre corte, 2025)
B. Bottero, È nato prima l'uovo o la gallina?, commento a: G. Ferri, A. Scandurra, Casa Rebus (LetteraVentidue 2023)
P. C. Palermo, Recensione di urbanistica, commento a: E. Granata, La città è di tutti (Einaudi, 2026)
A. Valentinelli, Le pecore e la BreBeMi, commento a: E. Garda, A. Longo, Le pecore e l'autostrada (Donzelli, 2025)
P. Gabellini, Sull'Italia di mezzo: il primo ritratto, commento a S. Caramaschi, C. Mattioli, La pianura metro-rurale (Donzelli, 2025)
S. Ronchi, S. Salata, R. Moscarelli, Consumo di suolo? 2,7 mq al secondo, commento al Rapporto Ispra 2025
R. Bedosti, Anche i regolamenti vanno letti, commento al Regolamento UE 2024/1991
F. de Agostini, Fare paesaggio con l'architettura, commento a: G. Barazzetta, Architettura e paesaggio. I luoghi e le case di Bruno Morassutti (Pendagron, 2025)
E. Corradi, Storie di architetture e di amicizie, commento a: L. Spinelli, Cino Zucchi (LetteraVentidue, 2025)
M. Assennato, La storia come politica, commento a: R. Masiero, S. Tagliagambe, P. Zanenga, Metadomini (Libria, 2025)
P. Perulli, Conoscere la città camminando, commento a: G. Nuvolati (a cura di), Camminare la città (il Mulino, 2025)
M. Peverini, La casa è di nuovo sexy?, commento a S. Gainsforth, L'Italia senza casa (Laterza, 2025)
P. Pileri, La terra è un cantico, commento a: S. Mancuso, Il cantico della terra, (Laterza, 2025)
M. Cusumano, Ambiente: la dimensione del rischio, commento a: A. Mela, S. Mugnano (a cura di), Il rischio ambientale (Carocci, 2025)
M. R. Gisotti, Molti luoghi dentro di noi, commento a: A. Marson, A. Tarpino, Sguardi sul paeesaggio (manifestolibri, 2025)
F. Gastaldi, La casa: diritto o privilegio? Commento a: A. Gramigna, A. Scialdone (a cura di), Diritto o privilegio? (Egea, 2026)
M. Santangelo, La relazione nella città reclusa, commento a: A. Di Franco, M. Frangipane, G. Orsenigo, Progettare in carcere (LetteraVentidue, 2025)
P. Grassi, Le reti come strumento di sussidarietà, commento a: A. Ranzini, Reti per una città che cura (FrancoAngeli, 2025)
A. Rosima, La città è (anche) dei giovani, commento a C. Leccardi, Vite aperte al possibile (il Mulino, 2025)
F. Ceci, Napoli: la necessità di fare politica, commento ai libri di: B. Russo, Le case dei sogni (Monitor, 2025); L Rossomando, L’impresa del bene (Carocci, 2025); A. Esposito, Le case degli altri (Editpress, 2023).
M. Russo, Arte e architettura: uno spazio comune, commento a: A. Zevi, Artisti e architetti alla prova dello spazio (Donzelli, 2025)
G. Zucconi, Napoleone tra architettura e città, commento al libro di G. D'Amia, Milano capitale 1797-1814 (Silvana Ed., 2021).
M. Manzelle, Perché Venezia sia ancora una città, commento a: D. Calabi, Venezia è viva - Venice is alive - Venise est vivante (Éd. Liana Levi, 2025)
L. Bottini, Necessità di governare lo spazio pubblico, commento a: C. Burini, Governare lo spazio pubblico nelle città italiane (FrancoAngeli, 2024)
M. A. Crippa, L'architettura è un mistero, commento a : E. Faroldi, M. P. Vettori, L’architettura del mistero (LetteraVentidue 2025)
P. Gabellini, Un passato discusso e da discutere, commento ai numeri 165-166 e 169-170 di 'Urbanistica' (Inu Edizioni, 2022 e 2025)
P. C. Palermo, Dare voce a un disagio diffuso, commento a: L. Marescotti, Tra teoria e prassi (Biblion, 2025)
S. Tagliagambe, La città come spazio delle differenze, commento a: G. Pasqui, I filosofi e il progetto per la città (Mimesis 2025)
C. Olmo, Il corpo contro l'abuso della tecnologia, commento a: C. Bianchetti, Clandestine parentele (Donzelli, 2025)
G. Semi, L'urbanistica si impara (anche) nei centri sociali, commento a: V. Mattioli, Novanta (Einaudi 2025)
F. Paone, Avviciniamoci all'urbanistica, commento a: P. Gabellini, Avvicinarsi all’urbanistica (Planum, 2024)
F. D. Moccia, La lezione dell'esperienza, commento a: D. Vianello, Il mestiere dell’urbanista (INU Edizioni, 2025)
G. De Luca, La rigenerazione è tante cose, note sui libri di Carta, Carrà-Pultrone, Buttarelli-Cappuccitti (editori vari)
M. Talia, La Storia come orientamento, L'INU nei numeri doppi di "Urbanistica", a cura di Patrizia Gabellini (n. 165-166 del 2022), e a cura di Giulia Fini (n. 169-170 del 2025)
M. Villani, La necessità di disegnare i luoghi, Note sul contributo di Giancarlo Consonni alla cultura del progetto urbano
O. Pivetta, Milano, una città (solo) da usare?, commento a: G. Cervi, G. Consonni, (a cura di), Il verso di Milano, (About Cities, 2025)
F. Cambria, Un libro da usare?, commento a: C. Bianchetti, Clandestine parentele (Donzelli, 2025)
A. Ferlenga, Lost in transition, Commento a: L. Ciacci, L’inganno della città ideale (Pendragon, 2025)
C. Bianchetti, Cosa riflette il rombicubottaedro?, commento a: M. Biraghi, Quel che resta dell’architettura. Un progetto storico (Einaudi, 2025)
M. Venturi Ferriolo, Urbanistica: impariamo dai filosofi, commento a: G. Pasqui, I filosofi e il progetto per la città (Mimesis, 2025)
A. Bagnasco, Costruire luoghi terzi, commento a: O. De Leonardis, Preferirei di sì (DeriveApprodi, 2025)
|
|
|