Anna Laura Palazzo  
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LA FORMA DEI LUOGHI NELL'ETÀ DELL'INCERTEZZA


Commento al libro di Roberto Cassetti



Anna Laura Palazzo


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Città e spazio. Nuovi codici figurativi e funzionali

Si parla molto di crisi dell'urbanità come crisi di un modello di interazione sociale che aveva conosciuto nella città la sua sede di elezione ed elaborazione in un arco plurisecolare. Crisi di una "Età dell'Incertezza", come la definisce Roberto Cassetti nel suo ultimo libro - La città compatta. Dopo la Postmodernità. I nuovi codici del disegno urbano (Gangemi, 2016) -, che registra la concomitanza di diversi fenomeni nel determinare una sorta di attrazione fatale dell'urbano a tutte le latitudini, nonostante il declino della sua narrativa e dei suoi valori portanti. La contrazione della sfera pubblica, l'alternanza tra sviluppo e recessione, la metropolizzazione, la competizione e globalizzazione dei mercati, la rivoluzione nelle comunicazioni e nei procedimenti industriali, sono alcuni dei principali capitoli di questa trasformazione. Trasformazione che ascrive comunque al "dominio urbano" fattispecie diversissime: la città "storica", comprensiva dei quartieri del XIX secolo che si prolunga sino agli anni Venti e talvolta sino agli anni Sessanta del Novecento, oramai una minoranza con appena 900 milioni di abitanti, le favelas che ne ospitano oltre un miliardo e l'urbanizzazione "diffusa" con oltre due (de Portzamparc, 1996). La bella riflessione di Roberto Cassetti si incentra sul connotato identitario più profondo della città occidentale, sulla dialettica continuità/discontinuità che lega in modi non automatici la città di oggi al repertorio di principi, tecniche e orizzonti figurativi della città di ieri, e sui modelli previsionali sollecitati dalle nuove emergenze ambientali, da inediti flussi migratori e da altre circostanze largamente imprevedibili. Cifra per eccellenza dell'Età dell'Incertezza è la destrutturazione delle relazioni gerarchiche e della filiera decisionale che sconfessa la teoria dell'agire razionale - per dirla con Max Weber, una "razionalità rispetto allo scopo": il Movimento Moderno ne aveva effettuato una trasposizione alla realtà urbana, garantendo attraverso la pianificazione razional-comprensiva una corrispondenza senza residuo tra suoli e funzioni. I portati della cosiddetta Seconda Rivoluzione Tecnologica e della Grande Recessione hanno scompaginato ogni allineamento a priori tra fini, mezzi e decisioni, registrando il definitivo commiato dalla visione unitaria sostenuta da questi principi e meccanismi fondamentali (e rudimentali) di "composizione urbana".

Dopo la breve e discussa parentesi post-moderna, che ha sovrapposto ambiguamente senso del luogo e senso del presente con quella che Cassetti definisce "la teatralizzazione dello spazio urbano e la segmentazione della città in recinti", l'Età dell'Incertezza fa affidamento su razionalità incentrate sul "valore": ne è una prova il sentimento del paesaggio che da circa un trentennio sostiene direttamente l'epopea della pianificazione paesistica e, indirettamente, fornisce alle metriche urbane orizzonti figurativi modulati dall'idea della natura in città e dalla continuità di sedime dello spazio collettivo - emergenze, assi, invasi - che si salda alle trame verdi extraurbane. Non solo: la tematica continuo/discontinuo si esercita anche nel recupero della dimensione della storia, dell'isolato tradizionale che torna ad allineare i fronti su strada aggiornando l'antica alleanza tra tipologie edilizie e morfologie urbane.

In che misura è praticabile questa linea di pensiero? O dovremmo invece accettare l'incoerenza di forme di città come amalgami di frammenti? Parliamo naturalmente della città e della metropoli europea, che di fronte all'incalzare della globalizzazione lavorano sulla differenza, sulla mixité funzionale, sulla complementarietà tra poli urbani. Le esperienze di Berlino, Amsterdam, Parigi e Londra riportate nel libro propongono modelli organizzativi, strategie di strutturazione delle funzioni nello spazio e canoni di composizione urbana in cui la visione d'insieme viene traguardata con moti ascendenti e discendenti, ancorando l'astrazione del modello programmatico alla concretezza dei modi di costruzione della città "per parti" con il recupero della filiera tradizionale tra urbanistica e architettura. La scommessa comune a queste metropoli consiste in una pianificazione strategica in senso lato, in grado di stabilire regole di contesto e di processo mettendo a fuoco priorità strutturali, funzionali e temporali con trasparenza e autorevolezza. Sul piano della forma, si tratta di insediamenti compatti o in procinto di densificarsi che nel guardare alla esperienza passata operano un ribaltamento nel rapporto fondo figura: recuperando la terza dimensione espunta dalla modernità, restituendo ruolo e funzione portante al sistema dello spazio collettivo che governa il contrappunto tra emergenze e pause urbane. Questi interventi riflessivi, codificabili e trasmissibili ci pongono oggi di fronte a percorsi di innovazione con soluzioni che fanno ricorso a un ampio ventaglio di dispositivi e strumenti per varie forme di sostenibilità, piuttosto che a una overriding rule che ne tenga insieme tutte le declinazioni possibili; interventi che assumono nel proprio bagaglio concettuale una nozione allargata di morfologia che si presta ad accogliere le accezioni intermedie tra una idea di forma come organizzazione e disposizione dei volumi e dei materiali urbani, e forma come esperienza, e più specificamente come principio di organizzazione della percezione.

Ben prima del discusso Grand Paris (2009), il concorso internazionale di idee inteso a fornire una risposta alla europea al nuovo bisogno di forma come catalizzatore dell'interazione sociale, la capitale francese si era candidata a laboratorio dell'innovazione, nonostante le tensioni che caratterizzano storicamente i rapporti tra Stato, Regione e Città, i difficili traguardi di una Métropole stretta entro limiti che non corrispondono al suo rango nazionale e interazionale, i problematici orizzonti della globalizzazione che inducono a scelte eterodirette (Panerai, 2008; Orfeuil, Wiel, 2013). Sul piano della governance, la formula del contratto, di matrice privatistica, emerge a fissare meccanismi di funzionamento sempre più complessi nell'ambito del "millefoglie amministrativo" a valle degli energici provvedimenti di decentramento dell'ultimo trentennio (Masboungi, Mangin, 2009): la finalità è realizzare progetti di territorio - di area vasta, diremmo noi - a partire dall'accostamento tra depositari delle forme riconosciute di legittimità razional-comprensiva (la legge e il suffragio universale, ma anche il sapere tecnico e l'expertise), e i nuovi attori della ricerca-azione, partigiani di un diritto flessibile, o "diritto negoziato", entro cui si muovono alcuni istituti fortemente sostenuti dal riformismo illuminato di funzionari, burocrati e "giuristi modernisti" (Gaudin, 1999).

 

Città e tempo. Le diverse temporalità dell'azione collettiva

Tra Otto e Novecento le società urbane si sono espresse attraverso il controllo dello spazio e dei suoi usi nel dominio del tempo. Quel traguardo della modernità ci appare oggi limitato e insoddisfacente. Nel contemporaneo, in relazione all'irruzione di temporalità diverse, inattese, sotto forma di eventi o di eventi mancati, siamo incalzati a ripensare il tempo stesso "nel dominio dello spazio", ossia alla condizione di compresenza e simultaneità tra differenti razionalità e ragioni: abitare, produrre, circolare, impiegare il tempo libero, alle loro interferenze e ai possibili registri di convivenza. L'Età dell'Incertezza ha introdotto una serie di cautele nella dimensione della previsione provvedendo alla formulazione di ipotesi alternative da sottoporre al dibattito collettivo. Anche qui la Francia, attraverso esercizi di démarche prospective, ha delineato uno strumento "che non predice il futuro ma aiuta a costruirlo".

Con la crisi dei paradigmi predittivi, il governo delle città oscilla tra la tentazione di ripiegarsi su una idea di "forma urbana" che sappia contenere e indirizzare le diverse "forme dell'urbano" e prospettive sganciate dalla tradizione classica ma non ancora approdate a modi di agire pienamente convincenti. Peraltro, le "forme ereditate" che ospitano poco meno di un miliardo di abitanti occidentali non parlano alla maggioranza delle popolazioni urbane: la transizione dal moderno al contemporaneo non è avvenuta senza residuo. Le diverse concezioni della città contemporanea approdano comunque a una nozione di forma che si richiama in modo più o meno esplicito a un corpus di regole o criteri estetici, in grado di controllare le trasformazioni fisiche alle diverse scale e di disegnare o ridisegnare gli assetti costruiti. La riflessione di Cassetti, accompagnata da un apparato illustrativo di grande chiarezza ed espressività, ne enuclea alcuni: l'intensificazione funzionale; l'interconnessione in rete; la ricostruzione della trama degli spazi collettivi; la riconnessione dei punti nodali in una nuova immagine urbana. Questa forma è per così dire adattiva: non espunge o esorcizza il tempo, ma lo incorpora, accoglie l'incertezza. E la misura del successo dei tanti interventi realizzati documentati nel volume sembra connessa alla loro capacità di integrarsi con le forme preesistenti, alla possibilità che il "tempo breve" che è loro proprio si saldi con il "tempo lungo" della città, chiamata come soggetto molteplice a forzare la rigidità dello spazio costruito depositandovi nuovi apparati di senso.

Ma la città è molto altro ancora: un fondamentale traguardo della modernità riguardava l'ispirazione universalistica dei diritti di cittadinanza e del welfare, con continue riformulazioni dei sistemi di garanzie e delle soglie di prestazioni a carico dello Stato sociale e delle sue emanazioni territoriali. Con l'esplosione delle disuguaglianze, ci avverte Cassetti, la pervasività della condizione urbana interroga gli stessi fondamenti dello stare insieme: ciò non soltanto nelle conurbazioni del secondo e terzo mondo, dove viene spesso a mancare il requisito essenziale della libertà nel legame sociale, ma anche in seno alle città sedimentate nel tempo lungo, incalzate dai nuovi traguardi della cittadinanza. Qui il contemporaneo tende talvolta a rigettare le sue radici moderne, come dimostrano le attuali drammatiche vicende di migrazioni di massa che sfidano l'attuale orizzonte dei diritti stabilendo dei distinguo.

La città non è barbarie e deve rivendicare il proprio statuto come il più perfetto dei costrutti sociali. Sono in gioco gli elementi di emergenza e rappresentatività delle categorie tradizionali dell'urbano, il lessico e le forme dello spazio comune. Ma anche la sopravvivenza dell'uomo come animale sociale. E l'universalità dei diritti va riaffermata con forza.

Anna Laura Palazzo

 

Riferimenti bibliografici
Ch. De Portzamparc, Préface in O. Mongin, Vers la troisième Ville? Paris, Hachette, 1995.

Ph. Panerai, Paris Métropole. Formes et échelles du Grand-Paris, Paris, Editions de La Villette, 2008.
A. Masboungi, D. Mangin, Agir sur les grands territoires, Paris, Editions du Moniteur, 2009.
J.P. Orfeuil, M. Wiel, Grand Paris. Sortir des illusions, approfondir les ambitions, Paris, Scrineo, 2013.
J.P. Gaudin, Gouverner par contrat, l'action publique en question, Paris, Presses de Sciences Po, 1999.

 

N.d.C. - Anna Laura Palazzo è professore associato di Urbanistica all'Università degli Studi di Roma Tre. È stata Visiting Professor presso l'Ecole Normale Supérieure de Lyon, la Northeastern University of Boston e la San Diego State University. Si occupa di politiche di rigenerazione urbana in Italia e in Europa, è membro del consiglio direttivo dell'Istituto Nazionale di Urbanistica (sezione Lazio) ed è condirettore di "Urbanistica Dossier".

Tra le sue pubblicazioni: Regole della forma e forma delle regole: il caso di Boston, in V. Fabietti (a cura di), Forma urbana e valutazione ambientale, (Sala, 2013); Politique de la Ville et Projets de territoire, "Urbanistica", n. 149, 2012; Governance multilivello e intercomunalità nell?agglomerazione lionese, "Urbanistica", n. 145, 2011; con B. Rizzo, Paesaggio, storia, partecipazione. La Convenzione Europea a San Marino (Officina, 2009); L. Giecillo (a cura di), Territori dell'urbano. Storie e linguaggi dello spazio comune, (Quodlibet, 2009); (a cura di), Campagne urbane. Paesaggi in trasformazione nell'area romana (Gangemi, 2005); con O. Aristone, Città storiche. Interventi per il riuso (Ed. del Sole 24 ore, 2000).

Sullo stesso libro, v. anche il commento di Giuseppe Imbesi, Viaggio interno (e intorno) all'urbanistica (21 luglio 2017).

N.b. I grassetti nel testo sono nostri.

R.R.

 


© RIPRODUZIONE RISERVATA

03 Novembre 2017

 

CITTÀ BENE COMUNE

Ambito di riflessione e dibattito sulla città, il territorio, il paesaggio e la cultura del progetto urbano, paesistico e territoriale

prodotto dalla Casa della Cultura e dal Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano

ideato e diretto da
Renzo Riboldazzi

in redazione:
Elena Bertani
Oriana Codispoti

cittabenecomune@casadellacultura.it

powered by:
Istituto Naz. di Urbanistica

 

Gli incontri

2013: programma/present.
2014: programma/present.
2015: programma/present.
2016: programma/present.
2017: programma/present.

 

 

Gli autoritratti

2017: Edoardo Salzano

 

 

Le letture

2015: online/pubblicazione
2016: online/pubblicazione
2017:

D. Patassini, Lo spazio urbano tra creatività e conoscenza, commento a: A. Cusinato, A. Philippopoulos-Mihalopoulos (a cura di), Knowledge-creating Milieus in Europe (Springer-Verlag, 2016)

F. Bottini, La città è progressista, il suburbio no, commento a: R. Cuda, D. Di Simine, A. Di Stefano, Anatomia di una grande opera (Ed. Ambiente, 2015)

E. Scandurra, Dall'Emilia il colpo di grazia all'urbanistica, commento a: I. Agostini (a cura di), Consumo di luogo (Pendragon, 2017)

M. A. Crippa, Uno scatto di "coscienza storica" per le città, commento a: G. Pertot, R. Ramella (a cura di), Milano 1946 (Silvana, 2016)

R. Gini, Progettare il paesaggio periurbano di Milano, recensione di V. Gregotti et al., Parco Agricolo Milano Sud (Maggioli, 2015)

G. Fera, Integrazione e welfare obiettivi di progetto, commento a: L. Caravaggi, C. Imbroglini, Paesaggi socialmente utili (Quodlibet, 2016)

C. Bianchetti, La ricezione è un gioco di specchi, commento a: C. Renzoni, M. C. Tosi (a cura di), Bernardo Secchi. Libri e piani (Officina, 2017)

P. Panza, L'eredità ignorata di Vittorio Ugo, replica al commento di G. Ottolini a: A. Belvedere, Quando costruiamo case... (Officina, 2015)

A. Calafati, Neo.Liberali tra società e comunità, replica al commento di M.Ponti a: G. Becattini, La coscienza dei luoghi (Donzelli, 2015)

M. Ponti, Non-marxista su un dialogo tra marxisti, commento a: G. Becattini, La coscienza dei luoghi (Donzelli, 2015)

G. Semi, Tante case non fanno una città, commento a: E. Garda, M.Magosio, C. Mele, C. Ostorero, Valigie di cartone e case di cemento (Celid, 2015)

M. Aprile, Paesaggio: dal vincolo alla cura condivisa, commento a: G. Ferrara, L'architettura del paesaggio italiano (Marsilio, 2017)

S. Tedesco, La messa in forma dell'immaginario, commento a: A.Torricelli, Palermo interpretata (Lettera Ventidue, 2016)

G. Ottolini, Vittorio Ugo e il discorso dell'architettura, commento a: A. Belvedere, Quando costruiamo case, parliamo, scriviamo. Vittorio Ugo architetto (Officina Edizioni, 2015)

F. Ventura, Antifragilità (e pianificazione) in discussione, commento a: I. Blečić, A. Cecchini, Verso una pianificazione antifragile (FrancoAngeli, 2016)

G. Imbesi, Viaggio interno (e intorno) all'urbanistica, commento a: R. Cassetti, La città compatta (Gangemi 2016)

D. Demetrio, Una letteratura per la cura del mondo, commento a: S. Iovino, Ecologia letteraria (Ed. Ambiente, 2017)

M. Salvati, Il mistero della bellezza delle città, commento: a M. Romano, Le belle città (Utet, 2016)

P. C. Palermo, Vanishing. Alla ricerca del progetto perduto, commento a: C. Bianchetti, Spazi che contano (Donzelli, 2016)

F. Indovina, Pianificazione "antifragile": problema aperto, commento a: I. Blečić, A. Cecchini, Verso una pianificazione antifragile (FrancoAngeli, 2016)

F. Gastaldi, Urbanistica per distretti in crisi, commento a: A. Lanzani, C. Merlini, F. Zanfi (a cura di), Riciclare distretti industriali (Aracne, 2016)

G. Pasqui, Come parlare di urbanistica oggi, commento a: B. Bonfantini, Dentro l'urbanistica (Franco Angeli, 2017)

G. Nebbia, Per un'economia circolare (e sovversiva?), commento a: E. Bompan, I. N. Brambilla, Che cosa è l'economia circolare (Edizioni Ambiente, 2016)

E. Scandurra, La strada che parla, commento a: L. Decandia, L. Lutzoni, La strada che parla (FrancoAngeli, 2016)

V. De Lucia, Crisi dell'urbanistica, crisi di civiltà, commento a: G. Consonni, Urbanità e bellezza (Solfanelli, 2016)

P. Barbieri, La forma della città, tra urbs e civitas, commento a: A. Clementi, Forme imminenti (LISt, 2016)

M. Bricocoli, Spazi buoni da pensare, commento a: C. Bianchetti, Spazi che contano (Donzelli, 2016)

S. Tagliagambe, Senso del limite e indisciplina creativa, commento a: I. Blečić, A. Cecchini, Verso una pianificazione antifragile (FrancoAngeli, 2016)

J. Gardella, Disegno urbano: la lezione di Agostino Renna, commento a: R. Capozzi, P. Nunziante, C. Orfeo (a cura di), Agostino Renna. La forma della città (Clean, 2016)

G. Tagliaventi, Il marchio di fabbrica delle città italiane, commento a: F. Isman, Andare per le città ideali (il Mulino, 2016)

L. Colombo, Passato, presente e futuro dei centri storici, commento a: D. Cutolo, S. Pace (a cura di), La scoperta della città antica (Quodlibet, 2016)

F. Mancuso, Il diritto alla bellezza, riflessione a partire dai contributi di A. Villani e L. Meneghetti

F.Oliva, "Roma disfatta": può darsi, ma da prima del 2008, commento a: V. De Lucia, F. Erbani, Roma disfatta (Castelvecchi, 2016)

S.Brenna, Roma, ennesimo caso di fallimento urbanistico, commento a: V. De Lucia e F. Erbani, Roma disfatta (Castelvecchi 2016)

A. Calcagno Maniglio, Bellezza ed economia dei paesaggi costieri, contributo critico sul libro curato da R. Bobbio (Donzelli, 2016)

M. Ponti, Brebemi: soldi pubblici (forse) non dovuti, ma, commento a: R. Cuda, D. Di Simine e A. Di Stefano, Anatomia di una grande opera (Ed. Ambiente, 2015)

F. Ventura, Più che l'etica è la tecnica a dominare le città, commento a: D. Harvey, Il capitalismo contro il diritto alla città (Ombre corte, 2016)

P. Pileri, Se la bellezza delle città ci interpella, commento a: G. Consonni, Urbanità e bellezza (Solfanelli, 2016)

F. Indovina, Quale urbanistica in epoca neo-liberale, commento a: C. Bianchetti, Spazi che contano (Donzelli, 2016)

L. Meneghetti, Discorsi di piazza e di bellezza, riflessione a partire da M. Romano e A. Villani

P. C. Palermo, Non è solo questione di principi, ma di pratiche, commento a: G. Becattini, La coscienza dei luoghi (Donzelli, 2015)

G. Consonni, Museo e paesaggio: un'alleanza da rinsaldare, commento a: A. Emiliani, Il paesaggio italiano (Minerva, 2016)

 

 

I post

L'inscindibile legame tra architettura e città, commento a: A. Ferlenga, Città e Memoria come strumenti del progetto (Marinotti, 2015)

Per una città dell'accoglienza, commento a: I. Agostini, G. Attili, L. Decandia, E. Scandurra, La città e l'accoglienza (manifestolibri, 2017)